Blandamura: “Sono pronto, conta la sostanza. Giovedì scriverò il mio futuro”

Giovedì 11 luglio, al Foro Italico (Stadio Nicola Pietrangeli) di Roma, si accenderanno i riflettori sulla grande boxe italiana.

Tornano infatti le riunioni di prestigio promosse da OPI Since 82, Matchroom Boxing Italy e DAZN. In questa occasione il main event vedrà impegnati il nostro connazionale Emanuele “Sioux” Blandamura (29-3) contro l’inglese Marcus Morrison (20-3) in un incontro valido per il titolo vacante WBC International Silver dei Pesi medi.

Il match sarà il momento clou di una serata che avrebbe dovuto vedere sul ring anche il fiorentino Fabio “Stone Crusher” Turchi (17-0) opposto a Tommy McCarty (14-2) per la cintura WBC International Cruiserweight, al momento detenuta da Turchi. Purtroppo il pugile toscano si è infortunato al bicipite destro una decina di giorni fa e oggi l’incontro è definitivamente saltato.

Infine il boxeur ucraino Serhiy Demchenko (24-14-1) inaugurerà la main card affrontando nuovamente il francese Hakim Zoulikha (26-10), già battuto nel 2017 quando era in palio lo stesso titolo, e cercando così di riconquistare la cintura EBU dei Pesi massimi leggeri, ora vacante.

Ma non solo: sull’importante palcoscenico avranno la loro occasione anche Mirko Natalizi (5-0), Sebastian Mendizabal (2-0), Emiliano Marsili (37-0-1), che in carriera ha già conquistato diversi titoli sia italiani che europei oltre ad una cintura intercontinentale e una mondiale, Vincenzo Bevilacqua (15-0), già campione italiano e detentore del titolo WBC Mediterraneo, e Valentino Manfredonia, al suo esordio nel professionismo.

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Il poster dell’evento. (Credits: DAZN)

Per chi segue la boxe, Emanuele Blandamura ha bisogno di poche presentazioni. Friulano, classe 1979, ha sostenuto 32 incontri in carriera con un bilancio di 29 vittorie, di cui 5 per KO, e 3 sconfitte. Nell’aprile dell’anno scorso ha avuto la chance mondiale per il titolo WBA dei Pesi medi contro il forte campione in carica Ryota Murata, venendo sconfitto per TKO all’ottavo round.

Tornando indietro nel tempo, il suo palmares complessivo è ricco: nel 2007 ha conquistato il titolo di Campione WBC del Mediterraneo, successivamente si è laureato anche Campione Internazionale Silver WBC (2012), Campione dell’Unione Europea (2014) e Campione d’Europa (2016) della sua categoria, i Pesi medi. Un pugile di grandissima esperienza e caratura internazionale.

Il suo avversario, Marcus Morrison, 26 anni, ha ottenuto 14 vittorie delle 20 totali per Knockout. Un boxeur dalle mani pesanti che ha perso solo ai punti, 3 volte in carriera. È reduce da quattro vittorie consecutive e ha già combattuto per il titolo WBC International Silver, venendo sconfitto ai punti.

Ecco le sensazioni di Blandamura in merito all’appuntamento di giovedì, e non solo.

Che incontro ti aspetti? Sarà un match tattico oppure finirà in battaglia?

Sarà un incontro totale, a trecentosessanta gradi, sotto ogni aspetto. I match si fanno in due: io sono pronto.

Combatti in casa, nella tua città di adozione, Roma. Quali sensazioni provi in merito?

Sono felice di combattere allo Stadio Pietrangeli davanti a migliaia di persone. Si è registrato il tutto esaurito e se penso che il ring announcer sarà Michael Buffer, una leggenda, che solo a pensarci sorrido, mi dico: davvero stupendo.

È la nona volta in carriera che competi per un titolo. Il tempo ha cambiato il tuo approccio a questo tipo di match? Come ti senti mentalmente?

L’età ti fa capire molte cose, l’esperienza ti rende più maturo. Oggi mi definisco tranquillamente agitato per questo incontro, e non vedo l’ora di salire sul ring.

Hai già conquistato la cintura WBC International Silver nel 2012. Cosa significa per te questo titolo?

Penso che le cinture siano il premio, ma è la sostanza che conta.

Il tuo avversario ha le mani pesanti, ma è leggermente più alto di te. Dovrai essere tu ad accorciare per colpirlo. Come pensi di gestire questo aspetto?

Ho studiato Morrison, ma io non sono per le tattiche maniacali. Credo che bisogna combattere a seconda di chi si ha davanti, ma senza focalizzarsi su una singola strategia.

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Nell’ultimo match disputato a fine aprile, Blandamura ha sconfitto ai punti Nikola Matic (16-40). (Credits: DAZN)

Sei un veterano del ring, mentre Morrison ha 13 anni meno di te ed è all’inizio della carriera. Si prospetta il classico scontro esperienza opposta ad irruenza. Sarà questa la chiave del match?

Gli atleti sono sempre diversi tra loro, ma nella nobile arte tutto si compatta in una parabola perfetta quando si incontrano agilità e potenza. Non so quale sia la chiave, ma io sono pronto: questa è l’unica cosa che mi sento sicuro di dirti.

Morrison ha perso un paio di incontri in modo inaspettato, contro avversari con record negativo o decisamente alla sua portata. Hai studiato questi match? 

Sì, li ho visti. Non credo che sia un grave problema, si può vincere e perdere, questa è la boxe. Io davanti a me ho un avversario valido, e darò il meglio di me per batterlo.

Quanto è importante il contributo che OPI Since 82, Matchroom Boxing Italy e DAZN stanno dando per rilanciare il pugilato italiano? 

Il mio manager Cristian Cherchi è una persona che dà sempre il meglio. Anche negli anni “bui” ha cercato di fare grande questo sport, è il suo lavoro. Infatti oggi, grazie a questo accordo non facile con le sigle che hai citato tu, Cristian ha saputo dare una luce importante e diversa alla boxe. È sempre il primo a metterci passione e impegno, insieme alla sua famiglia di grandi manager.

Ti abbiamo visto anche nelle vesti di opinionista e inviato a bordo ring per DAZN. Come giudichi questa esperienza?

Mi diverto molto e se l’impegno paga, allora vorrà dire che per un dopo carriera sarò pronto ad affiancare definitivamente i miei amici di DAZN. Ma ne parleremo quando sarà il momento.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Il mio futuro lo scriverò giovedì 11 luglio.

Spazio ai ringraziamenti.

Vorrei ringraziare te per la possibilità di poter esprimere il mio pensiero. Ringrazio anche tutto lo staff medico: il professor Sanguigni per i test che abbiamo fatto, il dottor Andrea Melini per la fisioterapia, il dottore Carmine Orlandi e lo staff per la nutrizione, il dottor osteopata Alessandro Benevento, lo psicologo Luigi Arsi per il supporto mentale. Grazie al mio angolo: al Maestro Agnuzzi, al Secondo Federico Giorgi, al preparatore Antonello Regina. Poi, la mia famiglia: nonna Isabella, zia Teresa, zio Moris, mia cugina Giulia, mamma Teresa e papà Nicola. Le persone speciali: la mia ragazza Veronica e mio nonno Felice, di nome e di fatto.

Da parte sua Morrison ha dichiarato in conferenza stampa: “Questo è l’incontro che volevo, ringrazio tutti quelli che hanno lavorato per renderlo concreto. Sono pronto, onestamente penso che sia il mio momento. È davvero emozionante combattere a Roma in un grande palcoscenico. Vi farò vedere cosa sono in grado di fare”.

L’evento sarà trasmesso in diretta su DAZN a partire dalle 19.30 di giovedì. Ecco la card completa direttamente dal sito della FPI:

Card
Credits: http://www.fpi.it

Lapicus: “Ecco come ho vinto all’esordio in ONE”. Anatomia di un successo

Iuri Lapicus (13-0) è reduce dal convincente esordio in ONE Championship.

Lo scorso 17 maggio infatti il fighter moldavo del Team Petrosyan ha calcato per la prima volta il prestigioso palcoscenico della nota promotion asiatica. Il suo avversario è stato il thailandese Shannon Wiratchai (9-4 prima di incontrare Iuri), nel roster di ONE dal 2012 e reduce da tre sconfitte negli ultimi quattro match.

Nonostante i suoi ultimi risultati non fossero brillanti, Wiratchai si è dimostrato un atleta temibile. Il thailandese si è presentato all’incontro avendo raccolto la maggior parte dei successi in carriera per KO/TKO e dopo aver inanellato ben 6 vittorie consecutive dal 2013 al 2017. Un fighter ostico che ha dato battaglia a dimostrazione del livello medio del roster di ONE, piuttosto alto.

Lapicus, per chi non lo sapesse, è stato ingaggiato dalla promotion con un record di 12-0, tutte vittorie al primo round, 8 via Submission e 4 per KO/TKO.

Abbiamo raggiunto Iuri per esaminare insieme l’incontro e conoscere qualche retroscena in merito.

Ciao Iuri, bentornato su Spirito guerriero. A mente lucida, come analizzeresti il match oggi?

È stato un incontro duro e impegnativo, contro un avversario tutt’altro che facile. Sono felice: è andata come doveva andare. I sacrifici fatti durante la preparazione e il duro lavoro con il mio team hanno ripagato in pieno!

Il tuo esordio in ONE. Come ti sei trovato con l’organizzazione? 

Sono stato benissimo, mi hanno trattato alla grande. L’organizzazione é pazzesca, finché non la vivi non ci credi. Tutto è curato nei minimi dettagli. Un’esperienza fantastica, da ripetere altre mille volte.

Il walkout di Lapicus, definito dai telecronisti di ONE “a scary man”. (Credits: ONE Championship)

Nel primo round hai tentato più volte il takedown. Come avete preparato il match a livello di gameplan?

Ci siamo concentrati soprattutto sull’evitare il suo gancio sinistro, che è molto pericoloso. Aveva anche un ottimo tempismo con il middle kick. La strategia si è basata su questi due aspetti.

In generale Wiratchai mi è sembrato discreto nella lotta, ha dimostrato una buona takedown defense. Anche tu hai avuto la stessa impressione? 

Sì, confermo. Sapevo già che era forte a difendere i takedown. Poi, essendo thailandese, aveva anche un buon clinch.

Wiratchai si difende efficacemente dagli attacchi di Lapicus. (Credits: ONE Championship)

Nella seconda ripresa hai iniziato una lunga azione di Ground and Pound. Pensi sia proprio questa la tua più grande abilità? Dal tuo angolo si è sentito un: “Questa è la tua posizione”.

Sì, mi piace molto come posizione. Quando mi capita in un match cerco di sfruttarla al meglio, così come cerco di trarre vantaggio da qualsiasi altra situazione o tecnica.

Lapicus porta al suolo l’avversario nel secondo round. (Credits: ONE Championship)

Le prime fasi del terzo round sono forse state le più critiche dell’incontro per te. Hai incassato colpi duri e Wiratchai era molto aggressivo. 

Non mi aspettavo che partisse così. Voleva buttarmi giù a tutti costi, ha spinto al massimo perchè sapeva anche lui di aver perso le prime due riprese, quindi ha cercato il KO.

Lapicus in difficoltà all’inizio della terza ripresa.          (Credits: ONE Championship)

Come ti sei sentito a fare quasi tre round completi per la prima volta nella tua carriera?

Mi sono sentito bene, non ho accusato così tanto come pensavo. Un risultato ottenuto grazie agli allenamenti fatti con il mio preparatore atletico Ermes Di Francesca. Poi, avendo Giorgio Petrosyan come sparring partner, anche lui mancino, mi sono preparato davvero al massimo.

La fine del match: vittima di una furiosa azione di Ground and Pound, Wiratchai espone la schiena e Lapicus chiude una perfetta Rear-Naked Choke. (Credits: ONE Championship)

Differenze nel combattere sul ring rispetto alla gabbia? Dove ti trovi meglio?

Per me non cambia dove combatto, è uguale. Ovvio, ci sono alcuni aspetti su cui stare attenti e da valutare, ring e gabbia sono diversi. Però personalmente non avverto grande differenza quando sono nel match.

Hai notizie sul prossimo incontro? 

Sì, a breve ci saranno novità.. Vi tengo aggiornati!

Scardina vs. Goddi: le parole dei protagonisti e tutte le info sull’evento

Torna la grande boxe italiana promossa da OPI Since 82, Matchroom Boxing Italy e DAZN.

L’incontro tra i Pesi supermedi Daniele “King Toretto” Scardina (16-0) e Alessandro “Highlander” Goddi (35-4-1) per il titolo internazionale IBF andrà in scena domani sera all’ex Palalido di Milano, ora Allianz Cloud, storico tempio milanese del pugilato. La cintura IBF è detenuta da Scardina, che l’ha conquistata lo scorso marzo vincendo ai punti contro il finlandese Henri Kekalainen.

“King Toretto”, 27 anni, originario di Rozzano (Milano), si è trasferito a Miami già da diversi anni e si allena alla storica “5th Street Gym” di coach Dino Spencer. Attualmente è imbattuto, con ben 14 vittorie su 16 prima del limite. In carriera ha già conquistato un titolo WBA Fedecaribe.

“Highlander”, 31 anni, è nel pieno della sua maturazione da atleta. Ha ottenuto 17 vittorie per KO. È un pugile di grande esperienza, che vanta 40 incontri da pro: ha combattuto due volte per il Titolo Europeo EBU dei Pesi medi e ha vinto la cintura continentale dei Pesi medi WBA. È reduce da due sconfitte negli ultimi quattro incontri, ma è un pugile ostico e sempre pronto alla battaglia.

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Il poster dell’evento.

Ecco le parole dei due protagonisti direttamente dagli speciali che DAZN ha realizzato per promuovere l’evento.

Alessandro Goddi, nato per sfide come questa.

Una sfida tutta italiana e che si presenta come durissima. Sarà un bel match sicuramente. Il pugilato ha bisogno di questo, non servono a niente gli incontri facili, perchè la vita stessa non è semplice. Io queste sfide così difficili le accetto molto volentieri e le affronto di petto e con il cuore, perchè la mia vita non è stata facile e mi ha insegnato questo.

Successivamente “Highlander” esprime un giudizio tecnico sull’incontro:

Scardina è alto dieci centimetri più di me, io lavorerò a corta e media distanza per cercare di accorciare e ridurre il suo vantaggio nell’allungo. Combatto sempre così, vado sotto, cerco lo scontro e non mi tiro mai indietro.

Il pugile conclude così:

La boxe mi ha dato tanto, anzi tutto: è il mio lavoro e in palestra ho anche conosciuto mia moglie. Sono cresciuto in quartiere difficile di Cagliari, ho indossato i guantoni per la prima volta quando avevo 6-7 anni, grazie a mio nonno. Il quartiere mi ha insegnato tanto, da ragazzino avevo molte tentazioni però ho conosciuto molte persone che mi sostengono ancora oggi. Combattere al Palalido di Milano è un sogno che si avvera.

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Il Face to face tra i due pugili.

Daniele Scardina, da Rozzano per “spaccare”:

Mi fa sempre piacere tornare a Rozzano, dove tutto è iniziato. Vorrei essere un esempio per tutti i ragazzi che coltivano un sogno. Bisogna crederci sempre e avere punti di riferimento che ti spronano a dare il meglio. Più che sul match sono focalizzato sul creare l’evento, non solo combattere ma regalare qualcosa di speciale al pubblico, dare spettacolo.

È importante ricordare sempre da dove si è partiti. Ho vissuto il mio quartiere fino in fondo e in modo molto intenso. Da ragazzo ho fatto molte cose, sia positive che negative: queste ultime però mi sono servite a crescere, mi hanno insegnato tanto e reso la persona che sono oggi.

“King Toretto” poi si esprime sul match:

La preparazione è andata benissimo, alla grande. Ho fatto sparring e lavorato con atleti di alto livello, campioni mondiali (Demetrius Andrade, Sullivan Barrera e Luis Arias, ndr). È stata una preparazione dura e valida, siamo andati davvero forte. Venerdì voglio fare emozionare il pubblico e vincere.

Ed ecco il suo parere su Goddi:

Non mi interessa che il mio avversario abbia più incontri. Sicuramente sa come si sta sul ring, forse anche più di me. Ha combattuto per diversi titoli e ha più esperienza rispetto a me, però mi sento ben preparato, voglio dare il massimo, “spaccare” e vincere. Sarà una serata carica di emozioni, questo è certo.

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I due avversari.

A questo punto interviene il rapper Gué Pequeno, grande amico di “King Toretto”:

Daniele è supportato da diverse persone del mondo dello spettacolo, cantanti, rapper e anche altri sportivi. Tutto questo contribuisce a creare valore per l’evento, a far sì che se ne parli e a dargli visibilità. Secondo me è un aspetto molto importante.

Infatti all’ultimo incontro di Scardina erano presenti a bordo ring i calciatori Marco Borriello, Radja Nainggolan e Andrea Petagna e i rapper Sfera Ebbasta, Marracash, DrefGold, Charlie Charles, oltre allo stesso Gué.

Appuntamento a venerdì sera su DAZN, in diretta dalle 19.30, e all’Allianz Cloud di Milano (via Marco Cremosano 2) dalle 17:45 per gustare live l’evento.

Ecco la card completa:

MAIN CARD (a partire dalle ore 21)

Titolo internazionale IBF (10 riprese): Daniele Scardina vs. Alessandro Goddi

Titolo europeo (12 riprese): Francesco Patera (21-3) [campione in carica] vs. Paul Hyland Jr.(20-1) 

Titolo Global WBO (10 riprese): Dario Morello (14-0) vs. Steve Jamoye (26-7-2)

UNDER CARD (incontri sulle 6 riprese)

Maxim Prodan vs. Nika Nakashidze

Ivan Zucco vs. Borislav Zankov

Nicholas Esposito vs. Jonny Joel Zeze

Luca “The Mentalist” Capuano vs. Filippo Gallerini

Jamie McDonnell vs. Cristian Narvaez

Riccardo Merafina vs. Altin Dedej

 

 

London Calling in short-notice: Brazier vs. Botti

Sabato 22 giugno andrà in scena alla SSE Arena di Wembley l’evento Bellator London: Mousasi vs. Lovato Junior. La card preliminare ospiterà un match-up molto atteso dai fan italiani: il nostro connazionale Alessandro “Bad” Botti (15-9) sfiderà infatti l’inglese Terry “The Dominator” Brazier (10-2).

Botti ha accettato il match in short-notice, con sole due settimane di preavviso. Per questo motivo l’incontro sarà un catchweight al limite dei 72,5 kg, al posto dei 70 kg previsti per i Pesi leggeri. Curiosità: l’atleta italiano è il terzo fighter proposto a Brazier dopo gli infortuni dei precedenti due, tra cui Peter Queally della SBG.

Il punto sull’avversario. Il primo match di Terry Brazier nelle MMA professionistiche risale al 2015, dopo un buon trascorso da amateur. L’inglese ottiene le prime 4 vittorie in carriera per TKO, e poi alterna successi per Submission (2) ad altri via Decision (4). È stato campione sia dei Pesi welter che dei Leggeri nella nota promotion inglese BAMMA e ha combattuto in diverse organizzazioni britanniche, tra cui la UCMMA. Le uniche sconfitte di questo atleta sono arrivate per KO, al suo secondo match da pro, e via Submission nell’ultimo incontro disputato, in occasione dell’esordio in Bellator contro Chris Bungard.

Ma le battaglie più dure della sua vita Brazier non le ha affrontate in gabbia. “The Dominator” ha combattuto in Afghanistan tra le file dei parà e ha dichiarato di essersi avvicinato alle MMA per sconfiggere i pensieri suicidi causati dalla sindrome da stress post traumatico (PTSD).

Figlio di un padre alcolizzato, cresciuto in un quartiere difficile, Terry si arruola nell’esercito britannico per evitare una condanna a due anni di carcere. Successivamente, data la sua prestanza fisica e la sua indole determinata, entra nel corpo dei paracadutisti e nel 2010 viene mandato in missione in Afghanistan. Combatte in prima linea e così assiste a scene di guerra strazianti. È a quel punto che Brazier inizia a soffrire di attacchi d’ansia, ad essere depresso e a non riuscire più a dormire per via degli incubi. Gli viene diagnosticato il PTSD e viene congedato dall’esercito con il grado di caporale.

Nonostante ciò “The Dominator” inizia anche ad avere pensieri suicidi che cessano solo quando nella sua vita entrano le MMA. Questa disciplina lo conquista perché, per sua stessa ammissione, lo fa sentire di nuovo vivo, dandogli gli stimoli e la stessa adrenalina che provava quando era un militare. A dimostrazione della ritrovata forza d’animo, pochi giorni prima del match contro Alex Lohore, con in palio il titolo dei Pesi welter BAMMA, Terry perde la madre da tempo malata, ma decide di combattere lo stesso e conquista il titolo.

Oggi Brazier ha una moglie e un figlio, dice di sentirsi meglio e vuole a tutti i costi che il suo nome venga ricordato in futuro per via delle sue vittorie in gabbia.

Un interessante servizio di ESPN sulla difficile storia di Brazier.

Il ritorno di “Bad”. Botti torna in azione per quello che sarà il suo primo incontro del 2019. Dopo il match saltato all’ultimo a Venator 5, “Bad” ha un’occasione d’oro per riscattare la sconfitta di settembre contro Abner Lloveras (poi ingaggiato proprio da Bellator), che lo ha spogliato del titolo ICF. Prima di questo incidente di percorso il fighter lecchese era reduce da tre vittorie consecutive, ottenute tutte prima del limite, e si trovava in un grande stato di forma. In carriera ha ottenuto ben 9 successi per KO/TKO, 5 via Submission e 1 tramite Decisione dei giudici. Un atleta dalle mani pesanti che però si trova a suo agio anche al suolo: sostanzialmente un fighter completo.

Botti, a soli 30 anni, due in meno del suo avversario, è già un veterano della gabbia: sono 24 gli incontri disputati in carriera. Ha esordito da professionista nel 2010 e ha affrontato atleti del calibro di Mattia Schiavolin, Daniele Scatizzi, Leonardo Zecchi e Stefano Paternò. Vanta ben 7 incontri in Venator FC.

Il palcoscenico di Bellator offre una grandissima opportunità al nostro connazionale, che è pronto a sfruttarla per mettersi in mostra nonostante la chiamata sia arrivata con poco preavviso. Una conferma nel roster della seconda promotion più importante al mondo sarebbe un upgrade notevole per la sua carriera.

Come andrà il match? Solitamente Brazier cerca di portare a terra i suoi avversari tramite takedown o grazie ad un efficace lavoro a parete. Ha combattuto anche nella kickboxing, ma il suo punto di forza è senza dubbio il grappling.

Appena inizia il match Brazier accorcia la distanza e porta subito a terra l’avversario (vs. McKee).

Botti potrebbe invece sfruttare la pesantezza delle proprie mani per trovare il colpo del KO, cercando di imporre il suo striking, oppure tentare la monta per poi scatenare un ground and pound risolutivo.

Botti finalizza Kennington al Venkon Fight Night 2.

Attenzione perché l’inglese è abile nei colpi di rimessa. Ha dimostrato di avere un ottimo mento e di riuscire a superare fasi critiche dei match invertendone l’inerzia a suo favore.

 

 

“The Dominator” resiste agli attacchi di Gahadza e vince per Submission assicurandosi la cintura BAMMA dei Pesi welter. 

Brazier probabilmente entrerà in gabbia più pesante del nostro connazionale.

Dove si vede l’incontro? La card inizierà alle 18.30 ora locale, quindi per le 17.30 in Italia. Salvo comunicazioni particolari, il match verrà trasmesso gratis sulla App Bellator MMA e sarà il quarto della Preliminary Card ad andare in scena.

In conclusione ecco un esaustivo Tale of the tape proposto da Tapology:

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Credit: Tapology

 

 

 

 

Gloria ” The Shadow” Peritore

Ciao Gloria, bentornata su Spirito Guerriero, come stai?

Ciao a tutti, sto bene grazie. Sempre in preparazione.

Gloria is back… A Pescara sei tornata a combattere una bella vittoria per ko, sei felice?

Sono felice di essere tornata al 100% ed essermi sentita nuovamente me stessa sul ring, come volevo che fosse. Il ko è stato la ciliegina sulla torta, anche se mi interessava più sentirmi bene che il risultato, dato che era il mio rientro dopo quasi un anno di assenza sul ring e dopo aver cambiato città e team. Come sapete fin dall’inizio della mia carriera mi sono allenata con il maestro Morelli. Ho avuto bisogno di alcuni mesi per adattarmi ai nuovi ritmi ma ho lavorato sodo e ho sentito subito i risultati. Sono molto felice di aver ritrovato quella motivazione che pensavo di aver perso e di riuscire a continuare il mio percorso sportivo, dato che ho deciso di fare questo nella vita lasciando il mondo del marketing e della moda, in cui avevo anche un bel lavoro.

Dopo il Bellator Roma la tua strada professionale ha preso in nuovo corso, ti va di parlarne? Avevi bisogno di nuove motivazioni?

Dopo il Bellator perso di misura, probabilmente per una strategia sbagliata, mi sono rimessa in gioco preparandomi nelle mma, ma come sapete il match non è andato bene. La situazione sportiva di un’atleta influisce molto sulla vita di un’atleta professionista, in quanto si è atleti 365 giorni l’anno, è un modo di essere e di vivere, non è un lavoro. Il lavoro vero e proprio è il contorno: collaborare con gli sponsor, sfruttare la notorietà che ci permette di avere più tempo per allenarci. Per fortuna esistono manager anche per questo. Dato che combattiamo per vincere, l’andamento della carriera ha quindi delle ripercussioni anche sulla vita in generale, è ovvio. Diciamo che dopo quasi 10 anni a Firenze e dopo un anno molto difficile, la scelta di cercare la motivazione altrove, di cercare nuovi strumenti per andare avanti, è venuta da sé, in quanto sentivo di essermi fossilizzata. Sarò sempre riconoscente al coach con cui ho iniziato per tutto ciò che mi ha insegnato e sicuramente i suoi insegnamenti mi serviranno per il futuro, ma penso che sia comprensibile che a certi livelli è giusto anche trovare nuovi stimoli e seguire i propri bisogni, c’è bisogno di cambiare e variare per anche per crescere. Ringraziando chi ci ha fornito gli strumenti, nel corso della nostra carriera per arrivare fino quel livello, consapevoli del lavoro svolto insieme. E’ il corso naturale delle cose, piu si va avanti e più si ha bisogno di stimoli, sparring partner, esperienze. E molte volte sono, o dovrebbero, essere i maestri stessi ad accorgersi delle condizioni dell’atleta e che dovrebbero cercare di spingersi a migliorarsi, consapevoli del lavoro svolto. Il mio nuovo percorso è iniziato da Roma, dove ho trovato due team adatti a me, inizialmente il Gloria Fight Center per le MMA e successivamente (sotto consiglio dello stesso coach di mma, Borgomeo) mi sono rivolta al Raini Clan per continuare il mio percorso nella Kickboxing. Entrambi mi hanno supportata con grande professionalità ed empatia, rendendo questi mesi a Roma leggeri e stimolanti. Infatti dopo solo alcuni mesi qui, ho sentito un bisogno fortissimo di combattere. Ho avuto molte difficoltà sia a trovare avversarie e anche diversi problemi che voglio definire “burocratici”, che sono riuscita a superare, talmente la voglia di tornare sul ring. Avrei dovuto combattere ad aprile ma è saltato il match per motivi che non mi interessa rendere pubblici. Nonostante questo, sono riuscita a esprimere me stessa e a divertirmi di nuovo, proprio come era una volta ma più consapevole delle mie potenzialità e di nuovo con chiari obiettivi in testa, tra cui quello di fare quante più esperienze possibili all’estero.

Sei tornata lì dove avevi lasciato nel circuito di Fight 1, lo ritieni per le donne sul ring il migliore?

Se sono in Fight1 è perché la ritengo la federazione migliore per me in questo momento, sulla base dei miei attuali obiettivi. Devo dire che la federazione nei miei confronti è molto presente, soprattutto in questo momento, ed è una cosa fondamentale per noi atleti, a maggior ragione per i professionisti. Sicuramente la cosa importante da cercare in una federazione è che quest’ultima abbia i giusti contatti, ma soprattutto che abbia le potenzialità per essere un trampolino di lancio per chi passa dal dilettantismo al professionismo, io non posso lamentarmi in merito. Ho sfruttato al meglio le occasioni che mi sono state offerte, come Bellator USA, o alcuni Oktagon su invito, e poi su questa base sto costruendo la mia carriera. Bisogna avere anche le competenze per riuscire a far arrivare in alto gli atleti, uscendo dall’ambiente italiano, che dovrebbe servire per coltivare anche un sano “vivaio”… per questo non amo molto i “derby italiani” tra professionisti che potrebbero essere molto competitivi nel mondo, ma è un mio punto di vista, ne ho disputati molti anche io all’inizio. Un’atleta dovrebbe scegliere di stare dove più conviene per la propria carriera, ma come in tutte le cose, poi sta a noi cogliere le occasioni e saperle sfruttare al 100%.

Senti di avere la giusta considerazione per ciò che hai fatto come atleta?

Questo non è un aspetto al quale do molto peso perché so che non è questo il mio obiettivo principale, la considerazione in questo senso. Non punto ad averla tramite la federazione, che è per me un mezzo per raggiungere obiettivi internazionali. So di avere molto seguito nell’ambiente in generale, moltissime persone che mi seguono e credono in me, sia a livello di social ma soprattutto nel mondo reale. Sono sicura che avrò le occasioni al momento giusto, e se non le avrò, troverò il modo di crearle. Penso che sia anche nell’ interesse di una federazione cercare di fare arrivare gli atleti ai vertici mondiali, quindi sono fiduciosa. Quando vinsi con Lizzie Largilliere, mi fu fatta “promessa”, una nuova corsa al titolo mondiale, questa volta ISKA, che non arrivò dopo la vittoria. Ma col senno di poi, penso che alla fine sia stato positivo per la situazione in cui mi trovavo, in cui dovevo fare degli aggiustamenti e capire alcune cose. Penso che tutto avvenga per un motivo e che mi verranno offerte le occasioni che merito e nel modo giusto.

Riparti per arrivare dove?

In realtà non mi sono mai fermata. Per fortuna ci ho sempre creduto anche nei momenti più bui e ora più che mai, voglio arrivare in alto perché la voglia e la dedizione non mi manca. Ho lavorato molto in questi anni per arrivare a vivere di questo e ho sempre sognato di avere tutta la giornata a disposizione per allenarmi. So che il tempo è una cosa fondamentale, e so di essermelo guadagnata con tantissimi sacrifici, molti di questi li so solo io e la mia famiglia. Sono fiera di me per non aver mai mollato, anche quando sembrava impossibile, anche quando hanno cercato di farmi sentire debole.

Allenandoti anche con il Gloria Fight Center pensi di tornare a combattere anche di MMA?

Assolutamente sì. Nonostante la mia carriera non sia iniziata col piede giusto sono fiduciosa perché mi sento a mio agio in gabbia e mi piace soprattutto imparare cose nuove, senza mettermi limiti. È molto impegnativo combattere in entrambe le discipline, ma io mi allenerò al 100% e cercherò sempre il meglio per me, per essere pronta a tutto, finché mi reggeranno testa, braccia e gambe 😉

In questi giorni è uscito un articolo scritto da Paolo Morelli in cui racconta di alcuni tuoi match importanti e di quello che è accaduto prima, durante e dopo questi eventi.. Hai avuto modo di leggerlo?

Si l’ho letto. A differenza del titolo dell’articolo, penso che abbia raccontato solamente la sua storia e non la mia, facendolo in un’ottica decisamente distorta, a mio parere. Ha ripercorso delle tappe importanti della mia carriera in modo romanzato, per qualche strano motivo, fornendo un’immagine di me come atleta e persona dal suo punto di vista, che non è realistico. Per questi motivi, non ho niente da aggiungere.

Non possiamo far altro che ringraziare Gloria, sei la nostra campionessa e siamo certi che ti prenderei ancora tantissime soddisfazioni. 🇮🇹🥊🙏💪

Stefano Ramundo vi racconto il mio sogno che si realizza

Questa la potrei definire un’intervista del cuore, un amico che si presta a raccontarci la realizzazione del suo sogno, quello che poi tanti ragazzi giovani e determinati hanno quando entrano in palestra, il tempo poi forgia i più forti e convinti, i più resilienti, quelli che non si abbattono.

Stefano non è famoso, io spero lo diventerà, ma comunque per me incarna perfettamente, lo spirito guerriero che cerchiamo di raccontarvi in ogni intervista.

Buona lettura e un grosso in bocca al lupo a Stefano e a tutti quelli che lottano per arrivare li dove vogliono. 🙏🥊🇮🇹

Ciao Stefano benvenuto su SPIRITO GUERRIERO ,come stai?

Tutto bene, carico e pronto per il mio esordio. È un piacere fare due chiacchiere con voi che vi occupate di sport da combattimento 😁

Iniziamo con una serie di dati che serviranno a farti conoscere meglio,stai per diventare professionista ,la tua carriera da dilettante come è stata?

La mia carriera da dilettante è stata molto movimentata, l’ ho chiusa con 69 incontri di cui 40 vittorie, e ho disputato un solo match in casa! L anno scorso nella riunione organizzata dal mio team Vastoring, è stata un gran successo dopo tanti anni la grande boxe è tornata a Vasto 😁

P. S. Ho vinto il torneo nazionale azzurrini nel 2012, 3 volte campione regionale, sono andato 3 volte alle fasi finali, e sono uscendo sfiorando il podio sempre con verdetti un po’ amari (I match ci sono sui canali YouTube FPI )

Come hai scoperto la boxe?

Ho fatto piscina da PICCOLO, ed ero molto BRAVO, poi calcio ma non riuscivo a dare il meglio di me, poi ho iniziato con gli sport da combattimento, con il kung fu ma non c’era un vero contatto, poi ho lasciato e sono ingrassato un pochino, io ed un mio amico ci siamo messi d’accordo che avremmo provato la Boxe e Muay Thay, lo abbiamo fatto e io ho scelto la boxe,il mio amico addirittura ha combattuto prima di me, ma subito dopo ha smesso 😁 grazie probabilmente a questo accordo di andare insieme a provare, mi ritrovo qui, facevo circa 30km al giorno in motorino agli inizi per allenarmi

Vasto tranne un esempio non è mai stata terra fertile di pugili,quando ti sei reso conto che il tuo sogno era salire su un ring?

Subito dopo aver iniziato, ho capito che volevo esordire, e l’ho fatto, dopo 6 mesi che ero entrato in palestra, pesavo 66kg all’inizio, ho combattuto nella categoria 57/60 ad Andria ed ho vinto, se non erro ho vinto 5 incontri di fila debutto compreso, il match che farò nell’esordio lo faccio proprio con un pugile che si allena ad Andria nella palestra dello stesso con cui ho combattuto il mio primo match

Ti ricordi il tuo primo giorno in palestra?

Il primo giorno preciso non lo ricordo bene, probabilmente l ho passato allo specchio a provare la guardia 😅ricordo un po’ il primo periodo, gli altri ragazzi tutti con molta più esperienza di me, non mi sapevo muovere per niente ma sapevo che potevo migliorare

Per te la Boxe è?

Per me la Boxe è vita, è rispetto, coraggio, scoprire i propri limiti e superarli! Davvero ti matura molto, che tu sia timido e ti vuoi sbloccare o che tu sei diciamo un tipo agitato ti fa calmare, con la disciplina e tutto il resto

Solitamente i ragazzi inseguono tutt’altro che sogni fatti di sudore fatica e sangue,hai mai pensato in questo percorso di mollare?

Il pensiero di mollare c’è stato sicuramente, sai noi abbiamo quella fastidiosa vocina interiore che fa di tutto per farti stare a risparmio energetico in qualunque situazione, ma sinceramente voglio ancora togliermi tante soddisfazioni, con il professionismo so che posso farlo più di quello che ho fatto da dilettante

Sai bene che mi occupo più di altri sport,cosa sogna un giovane pugile? CINTURE, palazzetti FAMOSI, soldi?

Un giovane pugile sogna tante cose, sicuramente arrivare ad alti livelli, e con la Boxe è un percorso molto lungo, per i soldi ci si può pensare ma ci vuole tempo, saranno una conseguenza

Nel 2012 ho fatto anche un ritiro in nazionale di una settimana dopo aver vinto il torneo, una bellissima esperienza

il tuo pugile di riferimento è?

Per il momento seguo molto Saul Canelo Alvarez, è un supermedio, attualmente il più pagato al mondo, molto sportivo, leale e mi piace sia tecnicamente sia fisicamente

Il più grande rimane sempre e comunque Muhammad Ali’, ma era un peso molto differente dal mio e comunque studio molti pugili, sia in combattimento che nello stile di vita 💪

Come definiresti la attuale situazione italiana del pugilato?

La situazione italiana del pugilato, io la vedo leggermente in miglioramento, specie per i pro, poi politicamente non ne so molto

Preparare un match da pro è diverso dal farlo da dilettante,come ti stai preparando?

Con chi ?

Ho iniziato a fare una nuova preparazione già dai campionati di fine anno scorso e dopo la decisione definitiva del passaggio è iniziato un ottimo lavoro sotto tutti i punti di vista, non ci rimane che scendere in campo, valutare il tutto e prendere appunti per i vari miglioramenti

Sono seguito da : nutrizionista, preparatore atletico, massaggiatore sportivo ed il mio allenatore Maurizio Pandolfi sempre presente ed attento

Quanto tempo dedichi al tuo sogno?

Dedico molto tempo al mio sogno ogni santo giorno 💪

Cosa sacrificheresti per raggiungerlo?

Bisogna sacrificare molte cose, uscite con amici,abbuffate, anche solo fare tardi la sera, del tempo libero con cui potresti fare tante cose e tanto altro!

La tua palestra vive di passione,non ci sono i grandi spazi questo vi rende una famiglia o sbaglio?

La mia palestra è nata grazie a mio padre che ha insistito subito per realizzarla il prima possibile , si è preso cura di tutti i lavori, abbiamo aperto a Marzo 2015 ed è stata subito affollata, una grande famiglia, un clima che si trova davvero da poche parti, da provare!

Hai riti o scaramanzie?

Non ho particolari riti o scaramanzia, mia mamma preme di mettermi un po’ di sale addosso durante i match ma lo faccio difficilmente

il peso,tu tagli o basta la dieta? fai molti sacrifici per rimanere a dieta?

Io tendenzialmente sono un tipo che prende subito peso quindi mi tengo sempre vicino al peso ideale con una tolleranza di 2 kg, seguo sempre un regime alimentare equilibrato, mi concedo un giorno a settimana, dividendo i pasti per esempio. Sabato sera e Domenica a pranzo, faccio almeno 2 volte l’anno la bio impedenziometria per vedere le % di massa magra e grassa e quindi il nutrizionista mi riformula il piano alimentare, mangio sempre pulito ma in quantità 😁
Non effettuo tagli, almeno per il momento, ho deciso di fare la categoria welter al limite dei 66.7kg, da dilettante ero superleggero 60-64, da pro il superleggero è al limite dei 63.5 e abbiamo deciso di tenerci qualche kg buono in più così da mantenere salda la preparazione atletica, nella boxe (come anche negli altri SDC il taglio è una scelta soggettiva e molto pericolosa a mio parere)

Quali sono i tuoi punti di forza?

I miei punti di forza? Beh non li rivelo così a caso, scherzo mi soffermo sulla resilienza, e sul quadrato sono abbastanza polivalente, non faccio mai sempre le stesse cose, penso a Bruce Lee che diceva: nessun metodo come metodo, nessun limite come limite!

Oltre la BOXE ,hai altri hobby?

Sto spesso con la mia fidanzata a cui tengo molto, che mi è sempre vicina,più di un amico o altro, le auto sono una grande passione costosa che ho, ho un bel pastore tedesco ; Rocky con cui gioco molto, e mi piace viaggiare, per l età che ho, sono stato in tanti posti e voglio visitarne altrettanti, sicuramente dimentico qualcosa 😁

Obiettivi a medio e lungo termine?

Il primissimo obiettivo è debuttare al meglio, subito dopo accumulare punti per il titolo italiano, penso subito ai titoli perché non inizio una carriera come mestierante, ma ho fame di vittoria 💪💪💪

Tu lavori ,è complicato fare entrambe le cose?

Io faccio dei turni particolari, 2 mattine 2 pomeriggi e 2 notti di fila a giro con Sabati Domeniche e festività, puoi capire come il ritmo sonno /veglia è sempre diverso, ma la mia determinazione è sempre più forte 💪

“soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire…. tu hai timore di fallire ?

Sicuramente la paura di fallire ogni tanto si affaccia ma mi focalizza sul riuscire piuttosto che sul fallimento quindi la voglia di andare avanti asfalta sempre dubbi o paure che normalmente si presentano d avanti!

GRAZIE A STEFANO PER ESSERSI PRESTATO GENTILMENTE💪🇮🇹🥊

Storie di successi… ( Peritore-Morelli)

Siamo stati contattati dall’amico Paolo Morelli, ci ha gentilmente chiesto se poteva scrivere un memorandum, sulla strada sportiva percorsa, con la sua allieva che tanto gli ha dato soddisfazione Gloria ‘The Shadow’ Peritore, tutti il pezzo è scritto dal maestro Morelli. Qualora la protagonista dello scritto in questione volesse rispondere saremo lieti di dare a Gloria il diritto di replica.Come vincemmo il terzo Oktagon, e l’epilogo della storia sportiva mia e di GloriaIl primo capitolo di questa storia ebbe un grande successo, rivelavo i diversi retroscena che si nascondono dietro la vita di un atleta, le sofferenze, le cadute, le battaglie che si combattono anche fuori dal ring. Ci sono storie che vale la pena raccontare, storie che ci ispirano, che ci fanno comprendere che ognuno di noi è in grado di trasformare la propria vita in leggenda. Soltanto per questo racconto questa storia, perché ogni persona può trasformare i propri sogni in realtà. Perché in fin dei conti sono passati soltanto cinque anni da quando io e Gloria eravamo sulle tribune del Forum di Assago ad assistere ad Oktagon e io le dissi che l’anno successivo non ci saremmo accontentati di essere meri spettatori, che avremmo dovuto essere protagonisti e lei non mi prese sul serio, era come dire ad un bambino appassionato di calcio che l’anno successivo avrebbe dovuto giocare la finale di Champions League. A distanza di cinque anni, Gloria viene descritta come un’icona della kickboxing, è diventata Miss Oktagon, ha battuto ogni record nella manifestazione. Che dire di più? Andiamo con ordine: Nel 2016 avevamo appena vinto il secondo Oktagon, Lin Mingrui, la campionessa cinese, era andata giù su un preciso diretto destro di Gloria, e, di fronte a quasi quindicimila spettatori, avevamo vinto il secondo Oktagon per KO. Era l’Oktagon del primo Bellator in Italia, il primo fuori da Milano, un’edizione particolare. Eppure non fu quello a trasformare Gloria in una star. Anche se ricordo che dopo il match erano innumerevoli i fan che chiedevano di farsi una foto con la campionessa, per potersi muovere da una parte all’altra del PalaAlpitour liberamente doveva indossare cappuccio e occhialoni scuri. In quel momento era come se fosse una diva di Holliwood. Era frastornata, tutti noi eravamo frastornati, non credevamo fino in fondo a quello che era successo. Lo sport è così, un istante prima non sei nessuno, e dopo soli nove minuti di match vieni proiettato tra le stelle come un missile intergalattico.Tornati a Firenze aspettavamo di capire quali sarebbero stati i prossimi obiettivi, Gloria me lo chiedeva sempre: quale è il prossimo obiettivo? E adesso che facciamo? Ogni tanto rispondevo tra il serio e l’ironico che il prossimo obiettivo era di entrare nella leggenda. A distanza di un paio di settimane ci contattarono per combattere con Jleana Valentino alla notte dei campioni, avremmo dovuto mettere in palio il titolo italiano contro l’atleta dei fratelli Petrosyan. Non andavamo volentieri a combattere a Milano, la Notte dei Campioni era un galà che aveva la fama di far vincere soltanto gli atleti di casa e la Valentino era un’atleta comunque molto forte e il nome dei Petrosyan incuteva timore. Accettammo quell’impegno controvoglia, non era quello il match che Gloria avrebbe voluto combattere dopo aver vinto il secondo Oktagon. Io mi ero prodigato affinché fossero scelti anche due arbitri provenienti dalla Toscana e, dopo molte discussioni, così fu. Tant’è che partimmo tra dubbi e timori. Gloria si sentì male già il giorno del peso, ma fu il giorno dopo quello più lungo. Nello spogliatoio prima dell’incontro lei stava veramente male, ricordo che ci seguiva un documentarista, Niccolo Celesti, con le sue telecamere, i suoi microfoni attaccati da tutte le parti, microfoni che catturarono tutto e le cui registrazioni avrebbero dovuto essere cancellate. A meno di venti minuti dal match, con le fasce già indossate, Gloria aveva sudori freddi e palpitazioni, non si reggeva letteralmente in piedi. Io, sinceramente, non sapevo come fare. Era possibile annullare un match a venti minuti dall’inizio? Stetti tutto quel tempo con lei nello spogliatoio a cercare di farle trovare un po’ di energia e serenità interiore. In qualche modo, non so come, riuscimmo a salire sul ring. Ovviamente Gloria era al 50%, nonostante tutto il match fu combattuto. Il furto ci fu lo stesso, la vittoria venne assegnata per split decision alla Valentino, a distanza di tre anni posso dire che sicuramente non avevamo perso, Gloria, seppure in condizioni psicofisiche molto precarie, aveva comunque vinto. Persino il telecronista Rai nel commento all’incontro rimase stupito del verdetto. Ci sentivamo defraudati di qualcosa di importante. Tutto sembrava finito in un lampo. Dalle stelle alle stalle. E’ la legge dello sport. Era la Valentino la nuova star? Quando sembrava che tutto dovesse spegnersi piano piano dopo essere partito in un lampo, ricevemmo una chiamata. Migliaccio mi chiamò in tarda sera dicendomi che mi avrebbe offerto un’importante opportunità per Gloria, che si trattava di una borsa che non avevamo mai visto prima e che si trattava di farsi dodici ore di aereo. Mi disse che non poteva dirmi di più e che avrei dovuto dire subito di sì o di no a scatola chiusa. Ci pensai un’ora, chiamai Gloria per raccontarle tutto, poi chiamai Migliaccio e gli dissi di Sì, saremmo andati, saremmo partiti per un viaggio di diecimila km senza sapere dove. Ovviamente si trattava del Bellator, si trattava degli Stati Uniti. Partivamo per la terra dei sogni. e l’avversaria era niente meno che Denise Kilholtz, quattro volte campionessa mondiale, che allora aveva un record di 42 vittorie e due sole sconfitte, imbattuta da nove anni, di una categoria di peso superiore alla nostra. Vidi la Kilholtz di persona per la prima volta a Torino, quando doveva affrontare la Vernocchi nel primo Bellator italiano. Quando la vidi pensai soltanto una cosa: quel fisico non si può ottenere in nessun modo attraverso vie naturali. Nelle settimane precedenti alla partenza nessuno credeva in Gloria. Ricordo che un coach mi disse che era una grande opportunità per noi, che se Gloria avesse combattuto bene, se fosse rimasta in piedi, probabilmente avremmo avuto altre opportunità. Non prendeva neanche in considerazioni la possibilità che potessimo vincere. Io gli risposi che a dire il vero io andavo negli Stati Uniti per vincere, ricordo ancora i suoi occhi, come se avessi detto che erano appena sbarcati gli alieni. La trasferta negli Stati Uniti meriterebbe un libro intero, tanto furono densi quei giorni di fine giugno.Una delle cose che mi preoccupava di più erano le 12 ore di aereo. L’anno prima avevo rischiato di morire, avevo avuto una fibrillazioni atriale, probabilmente dovuta alla disidratazione e al gran caldo, ed ero caduto in avanti battendo faccia e testa. Da quel momento soffrivo di tanto in tanto di attacchi di panico, specialmente se mi trovavo chiuso da qualche parte. Stare nella cabina di un aereo per tante ore mi preoccupava. Durante tutto il viaggio facevo esercizi di respirazione, cercando di non far comprendere a Gloria il mio stato psicofisico, lei avrebbe potuto pensare che fossi in ansia per il match e questo non potevo permetterlo. In qualche modo arrivammo a St Louis e devo dire che quei giorni furono bellissimi, un altro mondo, un’altra realtà. Un paese in cui gli atleti del nostro sport sono delle star, eravamo in un albergo stupendo, con una stanza ciascuno grande come il mio appartamento di città. Facevamo i turisti e ci allenavamo, preparando il match nei minimi dettagli dal punto di vista tattico. I video di Denise li vedemmo miriadi di volte, ormai conoscevamo a memoria ogni suo movimento. La tattica era chiara, modificammo il modo di calciare di Gloria, allenandoci alle palette, e utilizzando tecniche di taekwondo. Ogni tanto mi sentivo male e con qualche scusa mi rifugiavo in camera aspettando che passasse.L’organizzazione del Bellator negli States è una cosa che può capire solo chi c’è stato dentro. E’ un immenso, meraviglioso show. Il vero professionismo lo trovammo lì, dopo aver girato buona parte dell’Europa. Mentre preparavo Gloria per il match si alternavano quattro commissari intorno a me per assicurarsi che non facessi qualcosa di illecito. In quel momento indossavo il fitbit e per sbaglio diedi un’occhiata alle mie pulsazioni, erano a 120, non avevo mai visto le mie pulsioni prima di un match, era come se fossi in una fase di allenamento di buona intensità. Prima di entrare nel palazzetto dagli spogliatoi c’era la troupe televisiva che mi mise un microfono, come accade negli studi televisivi. C’erano quasi ventimila spettatori allo Scot trade Center, dove di solito gioca l’NFL , l’entrata fu da brividi. Il match fu perfetto, la prima ripresa vinta nettamente, la seconda vinta, poi Denise provò a recuperare ma perse, per la prima volta dopo nove anni. L’emozione fu indescrivibile. Dall’Italia tutta la squadra aspettava di avere notizie, ci scrivevano in continuazione. Io mi lasciai andare ad una parolaccia dopo molto tempo e scrissi soltanto “abbiamo vinto, cazzo!” e da diecimila km di distanza riuscimmo a percepire la gioia dall’Italia. Fu in quel momento che Gloria diventò una star, fu in quel momento che qualcosa cambiò. Tutti pensavamo che avremmo perso, che non ci sarebbe stata storia, invece vincemmo. Quando tornammo in Italia, a Peretola trovammo le persone che contavano davvero per noi e quelle che sempre conteranno che ci accoglievano come degli eroi. La vittoria al Bellator ci offrì l’opportunità più grande della vita disputare, sempre con Denise il titolo mondiale di Bellator, nella mia Firenze, con il pubblico a favore. Beh che firmammo un contratto che in caso di vittoria avrebbe, probabilmente, cambiato la vita di Gloria.Parlare di quel mondiale è difficile, tutti sanno come andò a finire ed è difficile capire cosa andò storto. Il primo errore fu non combattere per sei mesi fino al mondiale. Denise ebbe l’opportunità di affrontare un’avversaria materasso in Ungheria, a noi opportunità di questo genere, solo per fare score e per tenersi allenati non ci venivano concesse mai e non potevamo rischiare niente con avversarie dure che magari potevano procurare a Gloria un infortunio. La preparazione fu scientifica come sempre e Gloria arrivò in forma, anche se ebbe un periodo difficile per problemi personali. Portammo oltre 300 amici al Mandela forum, che era gremito in ogni ordine di posto, c’erano persino posti in piedi, più di 8000 persone ad assistere all’evento. Successero tante cose, forse troppe e forse non posso spiegarle bene fino in fondo. Ma quando Gloria fece la passarella e tutto il pubblico urlò il suo nome mi vennero i brividi, difficile da capire, difficile da raccontare. L’incontro fu duro, diverso da come lo avevo immaginato. Pensavamo ad una Denise che si sarebbe buttata addosso come un caterpiller, invece lei stava lì ed aspettava, l’arbitro fu persino costretto ad invitare le atlete a combattere. L’incontro fu duro sì, al quarto round entrò un calcio girato al fegato di Denise, poteva essere la svolta ma l’olandese in qualche modo assorbì il colpo. L’incontro finì, e il verdetto fu sconfitta per split decision, anche questa volta due arbitri diedero la vittoria ad un’atleta uno la diede all’altra solo che questa volta noi stavamo dall’altra parte del verdetto. Forse quel verdetto fu l’inizio della fine, non so, perché quando arrivi a sfiorare il cielo e non lo afferri poi rischi di cadere giù. Gloria ebbe un periodo molto difficile dopo il match dovuto a molte circostanze che non dipendono da cause soltanto sportive e che non posso raccontare io. Fatto sta che ricostruire qualcosa fu difficile per molti motivi, a febbraio del 2017 andai via dalla palestra storica dove ero stato per 12 anni, e c’era davvero molto da ricostruire, prima di tutto le abitudini e i ritmi di allenamento. Anche io avevo molti problemi, controllavo i miei malori sempre meglio ma subivo comunque pressioni molto forti. Da quel momento ci furono altri due impegni, uno in Cina con Yang Yang e l’altro con l’atleta più forte di tutti i tempi nel nostro sport, l’unica imperatrice: Anissa Meksen. L’impegno in Cina serviva per venire fuori da un momento difficile, forse non eravamo al meglio, Gloria fece un match molto prudente, le due atlete si scambiarono pochissimi colpi e forse la cinese colpì una volta in più, tant’è che fu una sconfitta.Affrontammo Anissa Meksen in Francia, in casa sua, non parlo della trasferta, partimmo in tre coach, mi portai due secondi con me, pagai io le spese di viaggio di uno, l’altro se le pagò da solo. Eravamo un gran team, venne anche la sorella di Gloria e fu davvero una bella trasferta. Eravamo abituati a soggiornare in alberghi di lusso e quella volta eravamo in una vera e propria bettola, con il water vicino al letto matrimoniale ed al lettino dove dormivamo in tre. Ma la borsa era davvero buona per essere un prestige fight (l’avevo contrattata personalmente 🙂 ) . Tant’è che il match fu un altro piccolo capolavoro, per la prima volta dopo cento match la Meksen si trovò in grandi difficoltà, il verdetto fu una sconfitta, ma posso dire ragionevolmente che non avevamo perso, il match è su youtube e chi vuole può andare a vederlo può verificare di persona. Io avevo la certezza che se la Meksen era la più forte di tutte, Gloria era, o poteva essere, al suo livello. Il momento di sbandamento continuava, anche se il match con la Meksen aveva dato nuove certezze. La mia idea era di far provare Gloria nella MMA, il suo tipo di striking era adatto alle arti marziali miste e, a mio avviso, avrebbe potuto imparare a lottare con relativa facilità. Fatto sta che fissammo un match con Chiara Vincis, l’avversaria ideale, un’altra striker affermata che poteva rappresentare un buon test. Alla fine Chiara si infortunò ad una settimana dal match e con molta fatica fu trovata un’altra avversaria: l’Archir. Fu una vittoria. Fatto sta che avevo quasi fissato con Sagi un altro match di Gloria con la Vivarini. Ci furono molte discussioni con la mia atleta, perché Gloria si impuntò di non voler fare quel match. A luglio dello stesso anno saltò l’acquisto di una palestra nella quale avrei dovuto trasferirmi con la squadra e mi ritrovai, con tutti gli atleti a fare lezione all’aperto. Gloria non venne mai ad allenarsi con noi, un paio di volte si fece vedere per salutare. Altri atleti non ci seguirono, noi giocavamo le nostre partite di calcio storico soft e ricostruivamo il senso di squadra. Da allora in avanti tutti gli anni nel mese di luglio giocheremo almeno una partita all’aperto.A settembre aprii, dopo tantissime vicissitudini, e dopo il rischio di perdere tutto il lavoro sportivo di una vita, la mia palestra, il mio “Combat Lab” era nato, il tempio in cui proteggere la mia anima guerriera. Racconterò un’altra volta l’odissea che mi portò ad aprire la “mia” palestra. Questa volta si partiva di nuovo, si ricostruiva. Con Gloria avevamo un importante impegno in Spagna, contro Lara Fernandez, già campionessa mondiale Iska, che sarebbe stata, di lì a pochi mesi, finalista per l’importante promotion europea Enfusion. Il match con l’Archir lo preparammo nella palestra cantiere, perché non era ancora finita. Ci allenavamo tra calcinacci e ponteggi, respirando polvere e cemento, ma in qualche modo riuscimmo a portare Gloria ad una forma accettabile. In Spagna fu un’altra bella trasferta, l’evento era di quelli importanti. Gloria vinse piuttosto nettamente, Lara Fernandez, una campionessa mondiale, era sconfitta. Di lì a pochi mesi ci sarebbe stata un’altra edizione di Oktagon a Firenze, la quarta per noi, un vero e proprio record per un’atleta donna.Dovevamo prenderci la rivincita con quel Mandela Forum che l’anno prima ci aveva visto scappare via il sogno della vita, il mondiale Bellator. La preparazione andò piuttosto bene tutto sommato, in una fase difficile perché dovevo avviare la mia attività, ricostruire per quanto possibile il lavoro di anni.Anche quell’anno, come nell’edizione precedente, il Mandela Forum fece registrare il sold out, più di ottomila persone ad assistere all’evento. Gloria entrò con la maglia “stop violence against women” e tutto il palazzetto urlò il suo nome, a me, che ero all’angolo ad aspettare l’entrata, vennero i brividi, non potrò mai dimenticare quel momento. Il match cominciò e fu subito duro, la francese, quattro volte campionessa del mondo, che ci aveva sconfitto in Francia per il titolo europeo in modo discutibile, partì fortissimo. La tattica era semplice, andare avanti e picchiare, mettere da parte tutte le movenze da “shadow” e far valere la maggiore forza nei colpi. Lizzie Langilliere era un’atleta esperta, smaliziata, ma sicuramente aveva sottovalutato Gloria, per tutto il match fu costretta a sporcare l’incontro per cercare di non scambiare ma nella terza ripresa il diretto destro della mia allieva andò a segno e le gambe di Lizzie si piegarono irrimediabilmente solo un piccolo colpo di fortuna la tenne in piedi. Alla fine il verdetto non poteva che essere di vittoria. Gloria aveva vinto il terzo Oktagon, era entrata nella leggenda, aveva superato Veronica Vernocchi.Abbiamo passato qualche mese a festeggiare, ad aspettare qualche altra opportunità internazionale che non arrivò. Ci avevano promesso che se avessimo vinto quell’edizione ci sarebbe stata data l’opportunità per combattere per un titolo Iska. Passarono i mesi e l’opportunità non arrivò. Nel mese di maggio, durante gli italiani parlai con Di Blasi, Martine Michieletto era già ad Oktagon di Roma, noi no.Avevamo vinto il nostro match ma per noi non sembrava essere automatica la regola che chi vince rimane e chi perde esce. Parlai con Di Blasi e gli proposi il match dell’anno per la kickboxing femminile italiana, Michieletto-Peritore. Sapevo tutti i rischi a cui andavo incontro proponendo quel match. Avremmo dovuto combattere in una categoria superiore, contro un’avversaria imbattuta da 12 match che aveva appena sbaragliato tutte le avversarie nel mondiale di Muay Thai, ma soprattutto, ripeto, di un’altra categoria di peso. La preparazione fu adeguata e Gloria arrivò a Roma preparatissima. Però facemmo due errori, due errori che ci furono fatali. Il primo fu di non combattere per sei mesi, in realtà cercammo disperatamente un’avversaria per giugno senza riuscire a trovarla (non era facile con le borse di Gloria), il secondo errore fu tattico, sopravalutammo la Michieletto e decidemmo di tornare agli shadow movement, cercando di girare e rientrare. Il Foro Italico non era stra pieno, ma c’erano comunque ottomila persone. Si combatteva per la prima volta un Oktagon d’estate all’aperto. Ricordo le gocce di pioggia che anticiparono l’evento e ci fecero sudare freddo.
Il match partì subito in salita, su un calcio di Gloria, Martine anticipo con il diretto destro e Gloria cadde, non era un atterramento, era una scivolata, ma sicuramente fece impressione sui giudici. La prima ripresa era per Martine. Girare non funzionava, a metà della seconda ripresa gridai a Gloria di attaccare, di non mollarla più, e Gloria iniziò a recuperare. La Michieletto attaccata andava in crisi e qualche colpo lo aveva sentito, la seconda ripresa era pari. Nella terza ripresa continuò ad attaccare, in un’azione con un calcio al fegato la Michieletto si piegò leggermente, fece finta che il colpo fosse arrivato nelle parti basse, Gloria si fermò senza lo stop dell’arbitro, poteva essere l’occasione giusta. I match sono così, questione di istanti, di centimetri, di occasioni. Il terzo round per me era di Gloria. Mi aspettavo un extra round. Ci detterò la sconfitta. Grande match, bello spettacolo ma avevamo perso. Dovevamo attaccare da subito in modo pressante, ma con il senno di poi è sempre tutto facile.Ancora una volta ci fu un po’ di crisi. Gloria disse che non voleva più combattere di kickboxing che voleva darsi alle MMA. In effetti dopo il match con la Michieletto sembrava diventata più forte, più potente, dovevamo soltanto trovare l’occasione. Un po’ di match ci vennero proposti, ma Gloria non voleva combattere di kickboxing, così cercai un match di MMA. Lei si preparò nel migliore dei modi possibili sulla lotta a terra, certo lottava da pochi mesi. Trovai un match con Giulia Chinello. Che sembrava fattibile. Di questo match posso dire poco, perchè ci furono dei problemi seri nel prematch durante il riscaldamento, cose che non racconto. Fatto sta che il match fu a senso unico, la Chinello riuscì a portare Gloria giù alla prima azione e prese la side, tutto fu sfavorevole, mentre Gloria stava per uscire, l’arbitro spostò le atlete a centro ring (non c’era la gabbia) da lì la Chinello prese la monta e inizio un gnp. Il mio più grande rammarico riguarda l’incompetenza arbitrale dell’arbitro centrale che fermò il match subito, quando Gloria non aveva subito praticamente nessun colpo, neanche nel light si ferma un match così, le nostre proteste furono poche semplicemente perchè il match lo stavamo perdendo ai punti, ma nelle MMA non abbiamo arbitri all’altezza e quell’arbitro ha fatto davvero una grossa cazzata.Cosa successe poi? Gloria decise di partire, di cambiare città e ambiente.Cosa mi resta? Ho preso una ragazza di venti anni che giocava a pallamano. Le ho insegnato le arti marziali e la kickboxing. Abbiamo gareggiato nel light contact, siamo passati al contatto pieno e poi ha combattuto da pro. Ha vinto tre titoli mondiali da dilettante, e svariati titoli italiani, ha vinto due titoli italiani da professionista. Soprattutto ha partecipato a cinque edizioni di Oktagon vincendone tre. Le nostre avversarie si sono chiamate Kielholtz, Meksen, Largielliere, Fernandez, Yang Yang, Michieletto solo per citarne alcune, per non citare tutte le italiane più forti del momento. Non ne esistono di più forti al mondo. Siamo stati nel Gotha mondiale degli sport da combattimento per quattro anni. Combattendo in Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti, Cina e forse dimentico qualche paese. Campionessa di Oktagon 2015, 2016 e 2017. Adesso che si è trasferita a Roma le auguro un grosso in bocca al lupo e le ricordo di ricordarsi da dove e partita e dove è arrivata.