L’atteggiamento Paga

Mcgregor è il re degli estremi, divide tutto il mondo della arti marziali; nessuno sotto questo punto di vista è mai stato come lui e, volenti o nolenti, bisogna dargliene atto: ha fatto quello che doveva.
Nurmagomedov contro McGregor è ormai definito come il match del secolo e no, non è definito così solo perché due grandissimi atleti si fronteggieranno, ma è definito così perché un uomo con i suoi atteggiamenti, costruiti o meno non sta a noi stabilirlo, è riuscito a catalizzare tutta l’attenzione su di sè, e questo va accettato perché la notte del 6 ottobre saremo tutti a guardare quel match, e quasi tutti non saranno li per Nurmagomedov, ma per McGregor, da chi vuole vederlo sconfitto a chi invece vuole vederlo trionfare per confermare il suo posto nell’elite dei più grandi.
Possiamo definire Mcgregor in tantissimi modi, positivi o negativi che siano, ma la sua capacità di pubblicizarsi va comunque apprezzata, perché se oggi le Mma sono sempre più seguite lo dobbiamo soprattutto a lui, che ha aperto la strada verso un nuovo modo di fare, modo che indipendentemente da ciò che uno può pensare ha portato e porterà sempre più tifosi e fan a questa disciplina.
“Non importa che se ne parli bene, o che se ne parli male, l’importante è che se ne parli” sembra questa la filosofia di McGregor e a quanto pare non esiste nulla di più vero.

Dalle lacrime alla gloria

Era il 29 Luglio 2017, quando Daniel Cormier e Jon Jones incrociarono i guantini per la seconda volta nella loro carriera.

Ciò che successe all’Honda Center ebbe dell’incredibile: nel corso della terza ripresa, dopo due round di studio, Jones mette a segno un head kick potente e preciso, per poi finire l’avversario a terra.

UFC 214 segnò di fatto la redenzione di “Bones” dopo i noti problemi di doping ed extra-sportivi, oltre che confermare la sua superiorità nei confronti dello storico rivale Cormier.

Redenzione che però si trasformò in “dramma sportivo” il 13 Settembre dello stesso anno, data in cui la USADA rese nota una nuova positività (al Turinabol) del campione in carica Jon Jones.

Titolo sfumato, vittoria sfumata, carriera ridimensionata.

Da questo momento in poi, tutto è messo nuovamente in discussione.

“DC” torna ad essere il legittimo campione, ma solo sulla carta perché uno come lui lo vuole dimostrare nella gabbia che è il più forte di tutti.

Nel frattempo nella categoria dei massimi-leggeri spicca un ragazzone svizzero molto più giovane di lui, con la fama di stendere chiunque nel giro di pochi minuti. Parliamo ovviamente di Volkan “No Time” Ozdemir.

L’incontro, disputatosi ad UFC 220, vede uscire vincitore Cormier, che batte in scioltezza lo svizzero via TKO nel corso del secondo round.

“DC” si riprende così la sua categoria, ma non è abbastanza.

All’interno della promotion infatti, c’è una classe di peso a corto di contendenti credibili per un incontro titolato, la Heavyweight.

Il padrone di casa, il buon Stipe Miocic li ha già stesi tutti: Hunt, Arlovski, Werdum, Overeem, Dos Santos e Ngannou. Sarà “Champ vs Champ”.

UFC 226 ha regalato a tutti gli appassionati di Mma un grande incontro, non solo per la caratura tecnica degli atleti in questione, ma soprattutto per la professionalità e la dedizione mostrata nel corso della carriera da due tra i più grandi pionieri di questo sport.

Tornando ora ad UFC 214, sono ancora indelebili le lacrime di Daniel Cormier, incredulo dopo la sconfitta patita per mano di Jones, poi trasformata in “no contest”.

Oggi, DC è campione delle due massime categorie della promotion più importante al mondo.

Come cambiano le cose.

Insegnare con la sconfitta

Chapeu,
Chapeu DJ, un po’ per tutto sia chiaro, ma principalmente per come hai reagito alla sconfitta.
Più passano i giorni, più vedo quelle immagini e più mi stupisco di come quest’uomo abbia reagito ad una sconfitta tutt’altro che netta.
E mi stupisco perché, guardando dentro di me, mi chiedo come avrei reagito ad una disfatta così, e probabilmente mi sarei comportato diversamente da DJ, forse tutti lo avremmo fatto…
Ma non lui, che ha ringraziato e si è congratulato con l’avversario, come se avesse vinto, come se il record sfumato non contasse nulla, come se il titolo perso non fosse poi così importante.

Ma non è così, lo sappiamo noi e lo sa lui, che però ha avuto la straordinaria capacità di assorbire la sconfitta e farla sua senza troppi drammi, senza sceneggiate.
Si dice sempre che nella vita vinci o impari, ed é vero, ma c’è qualcuno che, oltre a imparare, insegna anche…

UFC 225: Dos Anjos vs. Covington

A cura di Davide Vocale

Rafael Dos Anjos (28-9) vs. Colby “Chaos” Covington (13-1).

Rispettivamente numero 1 e numero 4 dei Welter con in palio la cintura dei Welter. Match succulento e pieno di spunti, anche extra-ottagono a giudicare da quante se ne sono detti i due.

Ma procediamo con ordine.

RDS è rinomato presso la maggior parte dei conoscitori di MMA come peso leggero, ma ha dimostrato negli ultimi tre match (conditi da altrettante vittorie) di poter dire la sua anche nella categoria superiore. Forse anche in virtù del minor taglio del peso, grazie al quale ha rischiato in passato “di essere quasi morto”. Di certo ha battuto non tre qualunque: Saffedine, Magny, Lawler. Dotato di un ottimo striking che fa affidamento sulla presenza costante di calci girati potenti e precisi, procede solitamente al matematico smantellamento dell’avversario grazie a frequenza di colpi e ritmo. E che ritmo. Di quando in quando infila un takedown per rifiatare e fa valere la sua cintura marrone di jujitsu (8 finalizzazioni per sottomissione in carriera).

Dall’altro lato abbiamo Covington, che tra pornostar e risse, ha di recente fatto pervenire in maniera forte la sua candidatura a “miglior villain dell’UFC”. Decisamente più monodimensionale del suo avversario, si concede allo striking solo per finalizzare i takedown e di quando in quando per offendere. Può far valere maggiore stazza ed allungo di RDS, ma la sua vera arma in più dovrebbe essere nella lotta e nel grappling. Il suo wrestling è certificato dai due titoli All-American (mai notato il tatuaggio in comune con Weidman? Entrambi campioni All-American, ecco spiegato l’arcano).

Il match sarà serrato, con “Chaos” che tenterà di portare a terra RDA ed il brasiliano che vorrà mettere alle strette il primo con la sua muay-thai. Penso che Dos Anjos proverà ad inserirsi con brevi combinazioni per entrare nella guardia di Colby e di lì cercherà il KO.

Ko che tenterà di trovare anche Covington, o quantomeno tenterà di tenere a terra il suo avversario per quanto più tempo possibile per guadagnarsi la vittoria agli occhi dei giudici.

Match quantomai incerto, questa volta. Davvero, il più difficile da pronosticare dell’evento, ma forse anche quello che potrebbe regalare più piaceri ai cultori della gabbia dal palato fino.

Pronostico: Covington per decisione unanime.

UFC 225: OVEREEM VS BLAYDES

A partire da oggi il nostro Davide Vocale pubblicherà l’analisi delle main card dei vari eventi numerati UFC. (Overeem vs Blaydes non sarà più in main card, ma abbiamo preferito analizzare il loro match piuttosto che CM Punk vs Jackson)

UFC 225

Overeem (43-16-1) vs. Curtis “Razor” Blaydes (9-1-1):

Questo match, originariamente il primo della main card, è stato spostato nei preliminary per lasciare posto al ritorno di CM Punk. Scelta dettata unicamente dall’audience capace di generare l’ex star WWE, visto che tra di lui ed i lottatori sopra menzionati c’è un abisso di tecnica, esperienza e talento.

Overeem è un atleta che noi tutti conosciamo bene. Proviene da un passato di pura Kick-boxing (come da tradizione olandese) per poi approdare in PRIDE FC, Strikeforce ed infine in UFC. Un atleta ormai avviato verso la fase terminale della sua carriera, ma con ancora le abilità per poter fare la differenza. Può stendere l’avversario con una combinazione ben riuscita, ma sa di non potersi permettere di caricare a mani basse. Il suo mento versa in pessime condizioni e in più di una occasione, negli ultimi anni, l’abbiamo visto crollare dopo un paio di colpi subiti alla mandibola (si pensi ai suoi match contro Ngannou, Rothwell, Miocic, Browne). Vivacchia nelle zone alte della classifica dei massimi, ma tra parte del merito è della sua intelligenza tattica (che gli ha permesso di portare a casa vittorie contro Arlovski, Hunt e Werdum) e del fatto che probabilmente la categoria più “heavy” dell’UFC sia anche quella qualitativamente più indietro rispetto al resto della promotion. Ma questo non conta nulla, perchè ogni atleta che entra in gabbia lo fa sempre con l’intenzione di portare a casa il risultato per cui si è allenato duramente.

Blaydes invece ha subito, come il suo avversario, una sconfitta per mano di Ngannou. Successivamente a questa ha però infilato cinque vittorie di fila (di cui una trasformata in no-contest dopo che è stato trovato positivo alla marijuana). Artista marziale dalle mani pesanti, in carriera ha guadagnato sette finalizzazioni per TKO e due per decisione unanime.

Si prospetta un match basato sullo striking, visto che è per entrambi i fighter la loro area di forza. Credo che Blaydes, forte di una maggiore fisicità, potrebbe provare a portare a parete l’olandese per poi inserire qualche colpo a corto raggio ma comunque dotato di potenza sufficiente ad abbattere il suo avversario.

Pronostico: Blaydes per TKO al secondo round.

A cura di Davide Vocale