Francesca Indelicato… SE LO PUOI IMMAGINARE, LO PUOI ANCHE FARE.

Ciao Francesca benvenuta su Spirito Guerriero, orgogliosi che tu abbia accettato il nostro invito, innanzitutto come stai?

Ciao Luca, benissimo grazie, da dopo il mondiale su spiaggia ancora non mi fermo… Preferisco mantenermi in forma anche se poi magari non mi sono ancora goduta appieno la vittoria

Ho letto che hai iniziato la lotta con il tuo papà per gioco e poi…
Si in realtà facendo le vacanze spesso dai parenti in Veneto, ho iniziato li in spiaggia a lottare con il mio papà o i miei cugini, mi è parso da subito che la sabbia come le materassine fossero un esercizio quasi naturale per me, per questo ho poi deciso di provare con il mondiale, e l’ho vinto.
Fai sport da piccolissima, nel tuo percorso hai praticato o pratichi altri sport!?
Come molti da piccola mi hanno portato a provare diversi sport, nuoto,atletica o anche basket, ho capito sin da subito di essere molto competitiva in qualunque cosa provassi a fare.
A 10 anni poi ho scoperto,grazie a mio cugino Jacopo Sandron la lotta, e sono ancora qua… È stato lui a spingermi, i primi anni non sentivo un particolare trasporto,

poi pian piano vedendo che grazie a costanza e impegno ottenevo dei buoni risultati, ho capito che sarebbe stata la mia vita.
Sei vicina alla laurea in scienze motorie, complimenti per la tenacia, studiare e allenarsi non è mica semplice come riesci a fare tutto contemporaneamente ?
Studiare e allenarsi simultaneamente non è facile,in realtà le superiori più dell’università mi hanno creato problemi, il dover studiare quotidianamente mi impediva di allenarmi più di 1 volta al giorno.
In Università sono entrata come atleta medagliata, un progetto davvero ottimo, in questo modo gli esami hanno tempistiche diverse, riesco a dargli nei pochi periodi out competition.
La lotta rimane la mia scelta di vita, ma sarebbe stupido non lasciarsi aperte delle altre possibilità, per questo tengo molto a finire il mio percorso universitario.
Quali sono le tue passioni oltre la lotta?
Diciamo quelle classiche di ogni ragazza della mia età, lo sport mi fa sentire viva e mi occupa molto tempo per cui negli spazi fuori dalla palestra mi piace leggere, guardare le serie TV.
Nel tuo sport quali sono gli atleti italiani e non da cui prendi ispirazione?
Una volta ho letto una frase che dice così: Allenati affinché i tuoi idoli divengano i tuoi rivali.
in realtà gli sportivi che ammiro più di altri sono Helen Maroulis e Jordan Burroughs,due americani.
Sai ho avuto il piacere e l’onore di confrontarmi in un GP a Madrid con la Maroulis, e sono riuscita a fare anche 2 punti,è stato bellissimo lottare contro il proprio idolo.
ho scelto loro come fonte d’ispirazione non perché magari dotati di un talento particolare, ma perché sono divenuti i migliori grazie al duro lavoro, ecco io credo che il sacrificio la costanza
Sono le chiavi di volta per arrivare in alto come loro.
Descriviti in 3 parole
Testarda, resiliente e appassionata.
Cosa provi quando sei sul tappeto?
Mi sento bene,come fosse un elemento naturale.

Dove è con chi prepari le tue lotte?
Mi alleno con il CUS Torino,è una grande realtà nazionale, siamo in tanti e c’è un bel team di ragazze.
Poi siamo seguite da veri professionisti, io ho il mio mental coach personale, ci sono istruttori di pesi e di lotta al top,di alto livello.

A ottobre sei diventata campionessa del mondo di Beach wrestling per la 2 volta, il tuo sogno però sono le olimpiadi giusto?
Si vero,per la 2 volta, il 1 titolo l’ho vinto nel 2017,è per me ancora davvero strano sentirmi dire sei la più forte al mondo,cpmunque il mio grande
obiettivo sono le olimpiadi, per scelta non mi do mai obiettivi a lungo termine, preferisco lavorare in quelli a breve,
tra poco ci saranno gli assoluti italiani ,dovessi vincere mi riconfermerei per la 5 volta di fila campionessa italiana, cosi da potermi concentrare sullo step successivo, i tornei di qualifica .

Quali sono le differenze sostanziali tra lottare sul tappeto e sulla sabbia?
Ci sono diversi aspetti che differenziano la lotta su sabbia dalle materassine, per esempio sulla spiaggia il match dura 3mn,
il primo che si aggiudica 3 punti vince, una proiezione vale 3 punti e quindi basterebbe a dare la vittoria diretta, IL TERRENO È DIVERSO,
l’equilibrio sulla sabbia non è lo stesso si creano buche o dislivelli che rendono l’approccio quantomeno diverso, e poi dulcis in fondo il caldo.
24 anni, Quanti sacrifici rispetto alle tue coetanee Affronti per arrivare a concretizzare il tuo desiderio?
Sicuramente faccio tanti sacrifici, ma la verità e che non mi pesano molto, è stata mia la scelta di questo percorso,e per ora i risultati mi danno ragione.
La lotta italiana rispetto agli altri paesi a che livello è?
Sta crescendo molto a livello giovanile, credo che in pochi anni riusciremo a stare costantemente al livello dei paesi per ora più competitivi.
Molti commenti nel nostro gruppo sono stati di stupore nel leggere che da qualcuno vieni definita un maschiaccio, davvero siamo ancora così lontani da accettare l idea
Che una donna possa essere in realtà femminile e forte anche più di un uomo?
aghagahgga ,sulla questione del maschiaccio, oramai mi sono abituata, sin da piccola essere competitiva negli sport mi metteva in questa posizione, ma a dire il vero Luca a me
di ciò che dicono gli altri non importa molto, io ho imparato ad accettarmi e volermi bene cosi come sono,ho paura che molti sparlano solo per invidia.

” PARLA DELLA MIA VITA QUANDO LA TUA SARA’ UN ESEMPIO.E QUANDO LO SARA’, TI RENDERAI CONTO CHE NON AVRAI VOGLIA DI PARLARE DELLA MIA”

L’attributo che più preferisci di te, è quello fisico o interiore?
Interiore , la forza di volontà.
Vi ringrazio, TUTTI DEVONO AVERE UN SOGNO E IMPEGNARSI AFFINCHE’ SI POSSA, ANCHE IN PARTE, REALIZZARE.
L’IMPORTANTE È DARE TUTTO TE STESSO PER NON AVERE RIMPIANTI,

GIANNI “THE PUNISHER” MELILLO.. “VENOM”.. NESSUNA PAURA CAPIRÀ CHI SONO 💪🇮🇹

Ciao Gianni come stai?

Benissimo… 💪

Allora notizia bomba prendi in short notice Un match che in moltissimi avrebbero rifiutato, Main Event Bellator a Londra il 23 contro Michael “Venom” Page, innanzi tutto se vuoi, avremmo il piacere di sapere come e quando hai appreso la notizia, e poi quali sono state le sensazioni nell’ accettarlo.

Sono stato contattato in questa settimana in tarda serata.
Non nascondo di essere stato estremamente felice quando ho ricevuto la telefonata, Bellator rappresenta un obiettivo che fa gola a ogni fighter di successo.
Naturalmente, apprendere di avere a disposizione così poco tempo mi ha lasciato interdetto, ma solo per una frazione di secondo.

Sono sincero, parti con tutti gli sfavori dei pronostici, almeno questa è la sensazione leggendo in giro, tu come la vedi?

Credo poco nei pronostici, viste le esperienze pregresse.
Ogni match è un evento a sé e può accadere di tutto.
Mi rendo conto, però, di essere stato chiamato a sfidare uno dei migliori; sono consapevole di non dovermi confrontare con un esordiente ed è anche per questo che ho accettato di buon grado.

Page è uno striker straordinario, nell ultimo tuo incontro contro un ex UFC in parte eri nella stessa situazione, più alto con più allungo e tanta esperienza nei ring eppure… avete in mente una strategia simile?

La strategia da adottare non mancherà…per contrastare l’altezza di Page.

Hai mai affrontato un avversario così aggressivo nella gabbia e fuori? Lui è famoso per innervosire con le parole e i modi gli avversari finendo per portarli a combattere come vuole, questo aspetto psicologico come lo affronterai?

direi che a prescindere dall’esito del match, MVP (per la prima volta in vita sua) avrà l’onore di conoscere l’unica persona più arrogante di lui.

Page gioca ogni match puntando tutto sul far innervosire chi lo sfida, ma prima o poi si troverà di fronte a qualcuno capace di farlo meglio di lui.

Nella gabbia, sono molti i fighter animati dalla stessa rabbia di Page, ognuno la manifesta con un personale stile, ma non penso che ci sia qualcuno che entri lì dentro con il desiderio di fare due carezze all’avversario: tutti hanno fame di vittoria.

Fuori dalla gabbia, a volte, può essere anche peggio…

Per molti hai fatto bene ad accettare, l idea e che se perdi non fa nulla se vinci fai saltare il banco, cosa vuoi dire tu invece in merito..

Ora torno a concentrarmi per Sabato 23..! Grazie a tutti voi. THE PUNISHER

Harpastum

Sabato 26 Ottobre ore 15 in via Badia Bedizzole BS si terrà il 1 torneo di calcio antico Harpastum, una assoluta novità. Chiariamo subito che Harpastum e calcio storico fiorentino non sono la stessa cosa, hanno regole, numero di giocatori ed altro che le differenziano, le accomuna il senso del gioco e della squadra, lo scontro fisico. Storicamente questo sport veniva usato tra le legioni romane nei tempi di pausa tra una battaglia e l altra. Abbiamo quindi deciso di chiedere a chi ha organizzato e agli altri capitani di squadra il loro pensiero.

Partiamo con Pierluigi Gentile capitano e fondatore della Roma Legio XI

Benvenuto su Spirito Guerriero, senti partiamo dalle base, cosa è l harpastum?

L’harpastum è il gioco di calcio più antico conosciuto, lo usavano al fronte I legionari per tenersi in forma durante le pause tra una battaglia e l altra.

Come mai avete scelto questo gioco/Sport?

Siamo rimasti affascinati da questi antico sport, per tante caratteristiche uniche, l idea nasce dalla collaborazione con il gruppo storico romano, avendo molti di noi esperienze pregresse in sport da combattimento o come nel mio caso nel rugby, l avvicinarsi è stato quasi naturale.

Quali sono le caratteristiche che più sono avvincenti?

Non ci sono regole…. O quasi, ne esistono pochissime in realtà, è uno sport durissimo dove bisogna confrontarsi in modo duro ma leale, ecco questo forse è l aspetto fondamentale.

Chi è un giocatore di harpastum?

Un giocatore completo con un solido background negli SDC, il coraggio e la collaborazione con il resto del gruppo sono fondamentali.

Avete deciso di organizzare il 1 torneo con altre squadre da diverse parti d’Italia, ti va di presentarci il torneo?

L idea parte da noi, dopo un amichevole con i neri di Brescia, abbiamo iniziato a cercare altre realtà che volessero confrontarsi in questo sport. Abbiamo fortunatamente trovato in Silvio Corvetti e Luca Berges, entusiasti e pronti a raccogliere la sfida. I Marroni del Garda saranno gli ospitanti del 1 torneo su suolo nazionale.
Una cosa che mi preme sottolineare e che l’harpastrum non è la copia ne bella ne brutta del calcio storico fiorentino, hanno regole diverse.

Abbiamo anche sentito Silvio Corvetti nostro caro amico e uno dei primissimi ad impegnarsi in questo progetto,

CIao LUCA, questa avventura è iniziata tre anni fa circa quando avevamo creato i neri di Brescia e grazie soprattutto a SPIRITO GUERRIERO abbiamo avuto contatti con Firenze ,che poi per vari motivi che preferisco non dire io e altri ragazzi ci siamo tolti e a distanza di due anni abbiamo deciso di creare una nuova squadra i marroni del Garda e così preso contatti con Roma della XI legione che giocano e hanno iniziato a far crescere questo antico calcio che si chiama harpastum poi vedendo che si era formata una nuova squadra a Rimini ci siamo sentiti tutti e organizzato questo primo torneo a bedizzole Bs nella sede dove ci alleniamo tutti i sabati in via Badia
Purtroppo i neri per motivi loro non possono partecipare a questo torneo quindi si giocherà in tre squadre ma in totale sono 4 per ora e dal mese prossimo partirà anche un campionato vero e proprio dove invitiamo qualsiasi città paese o regione a seguirci e creare molte più squadre

Abbiamo poi sentito Luca Berges capitano dei biancorossi di Rimini

Ciao Luca benvenuto su Spirito Guerriero, senti partiamo dalle base, cosa è l harpastum?

L harpastum è un antichissimo sport nato a roma. Una volta era l allenamento dei legionari e si perdeva la vita.

Come mai avete scelto questo gioco/Sport?
Quali sono le caratteristiche che più sono avvincenti?

Perche siamo dei matti :)) questo gioco è la mia vita, la mia più grande passione. Faccio parte dei Verdi di Firenze dal 2016 e appena c’ è stata la possibiltà di fare una squadra di harpastum di Rimini non ci ho pensato 1 sexondo.
È il top, un mix di ferocia, tattica, tecnica e poi non bisogna mai pensare solo a se stessi ma alla squadra.

Chi è un giocatore di harpastum?

Un giocatore di harpastum è un UOMO!! UN UOMO che ha voglia di mettersi a disposizione di un gruppo, che ha gli stessi ideali, e deve essere pronto ad ogni cosa per il bene del proprio colore.

Avete deciso di organizzare il 1 torneo con altre squadre da diverse parti d’Italia, ti va di presentarci il torneo?

Il torneo sarà un figata..essendo il primo sarà una cosa nuova e subito capiremo su cosa lavorare. Noi siamo nati da 2 mesi mentre gli altri come Roma sono gia attivi da 1 anno..ma questa cosa ci da solo tanta voglia di fare

Facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i ragazzi coinvolti in questo, per noi, fantastico progetto. Speriamo che il prossimo torneo siano anche di più le realtà iscritte.

Cenni storici sull Harpastum

DOVE E QUANDO
L’Harpastum fu uno sport piuttosto cruento appreso dai romani nell’antica Grecia (dove veniva
chiamato àrpastòn) durante le campagne di conquista del II secolo a.C.
Fu quindi importato a Roma e si diffuse successivamente in tutto l’Impero
UN GIOCO DI CUI SI SA POCO E NIENTE
• Scopo di questo gioco, antenato del rugby moderno, era
portare la palla, riempita di lana o stoppa, oltre l’estremità del campo avversario. Non è disponibile una documentazione attendibile sulle precise regole del gioco in quanto non ne esistevano di comuni.
• Ad ogni modo, dalle fonti storiche si apprende che la partita si disputava tra rapidi passaggi, mischie concitate e scontri corpo a corpo che non di rado causavano gravi ferite se non addirittura decessi.
• Il campo di gioco era solitamente uno spiazzo di terra semplice e privo d’erba; per questo motivo durante le partite aleggiava nell’aria una costante nuvola di polvere che diede al gioco un nuovo nome: pulverulentus.
CENNI STORICI PER COMPRENDERE
(Antifane)
• Ecco come il commediografo greco
Antifane (IV sec. a.C.) descrive una
situazione di gioco: «Prese la palla ridendo
e la scagliò a uno dei suoi compagni. Riuscì
a evitare uno dei suoi avversari e ne mandò
a gambe all’aria un altro. Rialzò in piedi
uno dei suoi amici, mentre da tutte le parti
echeggiavano altissime grida “E’ fuori
gioco!”, “E’ Troppo lunga!”, “E’ troppo
bassa!”, “E’ troppo alta!”, ” E’ troppo
corta!” “Passala indietro nella mischia!”».
Il gioco delle legioni
• Alcune fonti riportano che l’Harpastum fosse usato come
esercizio fisico per i legionari: non è quindi improbabile pensare che questo gioco viaggiò con le legioni romane e fu da queste diffuso in tutta Europa, dove probabilmente si fuse e contaminò con i giochi locali con la palla dato che era praticato soprattutto dalle legioni a presidio dei confini. Erano infatti frequenti le partite fra Romani e popolazioni
autoctone.
Secondo le fonti, ad esempio, nel 276 d.C. si svolse una partita in cui i Britanni sconfissero i legionari con punteggio di 1 a 0
LE INNOVAZIONI NEI GIOCHI DI MARCO AURELIO
• Marco Aurelio, imperatore romano dal
161 al 180 d.C. (noto anche per essere
stato un grande filosofo e seguace
della dottrina stoica), avendo molto a
cuore le questioni morali ed etiche e
ritenendo “barbara” l’immolazione di
uomini e animali nei circhi al solo
scopo di divertire il sadico pubblico
romano, bandì i ludi gladiatorii
sostituendoli con sport dal carattere
meno violento, uno dei quali era
proprio l’Harpastum.
IL RUGBY, UN GIOCO
“ORDINATAMENTE” VIOLENTO
Il rugby è un gioco in cui si gioca solitamente in 15 contro
15. Il contatto è concesso se non quasi obbligatorio. Lo
scopo del gioco, come già nell’harpastum, è di portare la
palla oltre la linea di meta avversaria e, se questo avviene, è
concesso alla squadra che ha segnato la meta (guadagnando
così 5 punti) di calciare il pallone in mezzo ai pali che si
trovano al livello della linea di meta, per far guadagnare 2
ulteriori punti alla propria squadra. Il pallone deve essere
passato con le mani solo all’indietro, in avanti può essere
mandato solo con un calcio
IL CAMPO
• Nell’harpastum il campo era molto semplice, costituito da una
linea media e due linee di meta. Nel rugby invece il campo è un po’
più articolato: presenta infatti una linea di metà campo, poi le due
cd. linee dei 10 metri, due linee dei 22 metri, due linee di meta e
due linee di «palla morta» che attraversano il campo
orizzontalmente rispetto allo sguardo dei giocatori e due linee dei
5 metri che attraversano il campo verticalmente.
I RUOLI
Come nell’harpastum anche nel rugby ogni giocatore deve saper
fare tutto: attaccare, difendere, placcare, ecc. Nel rugby ci sono
comunque ruoli bene precisi che vengono dati ai giocatori.
I quindici giocatori sono divisi in due categorie :
«Avanti»: i giocatori con la maglia n. 1,2,3,4,5,6,7,8
«Trequarti»: nn. 9,10,11,12,13,14,15
IL PLACCAGGIO
Al contrario di quanto si possa pensare, il placcaggio è un’azione
regolare e «premeditata». Al di là delle tecniche personali, quella che
si insegna consiste nello stare bassi, cinturare le gambe
dell’avversario al livello delle ginocchia e sollevarlo con la spalla.
Nel rugby si può comunque prendere l’avversario da qualunque parte
del corpo purché sia sotto la linea delle spalle (mai per il collo,
quindi); condizione indispensabile per poter placcare un avversario è
che questi abbia la palla; nel placcarlo lo si deve accompagnare a
terra, senza sollevarlo.
Per contro, nell’harpastum non vi erano regole su dove e come si
potesse afferrare l’avversario e si spiega così il motivo delle gravi
lesioni, che comunque anche nel rugby non mancano, e dei decessi
dovuti a questo sport.
LA MISCHIA
• Quando si pensa ad una mischia la prima cosa che immaginiamo è il disordine; anche se probabilmente questo poteva valere per l’harpastum, nel rugby la mischia è la cosa più ordinata che ci sia e viene usata a seguito di un passaggio in avanti: gli otto giocatori dall’1 all’8 si dividono in prima, seconda e terza linea. Il movimento deve essere coordinato: le prime linee, infatti, fondano il loro equilibrio sulle seconde, che sono spinte in avanti dalle terze. Ogni elemento della mischia, quindi, dipende dall’altro: se crolla un solo giocatore crolla l’intera mischia.
• Chi non ha commesso il fallo ha la facoltà di immettere il pallone all’interno della mischia, ovviamente avvantaggiando la sua squadra. Una volta dentro la mischia, il pallone viene tallonato all’indietro dalla squadra che riesce a prenderlo fino a farlo uscire, dopodiché si può ricominciare l’azione.
LA META E LA TRASFORMAZIONE
• La meta nel gioco dell’harpastum valeva 1 punto, nel rugby
invece 5 punti. In entrambi i giochi «andare a meta» era il
“semplice” portare la palla oltre la linea di meta e schiacciarla
a terra. Nel rugby dopo aver fatto meta, rispetto alla
direttrice di dove è stata fatta, viene calciata una
trasformazione (il calcio in mezzo ai pali) che vale 2 ulteriori
punti
Progetto:
La Bibliotec@ multimediale
del Foro Romano-Palatino

L’Italia trionfa a Bellator Milano

Pochi giorni dopo Bellator Milano è tempo di un veloce bilancio dell’evento.

Una serata che ha visto come grandi protagonisti i fighter italiani. Ripercorriamo le loro performance all’interno della prestigiosa gabbia americana.

Nicolò Solli vs. Dan Cassell – Vince Solli per Triangle Choke al 1R

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Grandissima prestazione di Solli, che mostra solidità, consapevolezza dei propri mezzi e una strategia perfetta. Grazie a queste skills riesce a sfruttare una situazione di potenziale difficoltà a suo vantaggio, costringendo Cassell in una Triangle Choke al primo round dopo che l’avversario lo aveva portato al suolo. Vittoria che arriva contro un fighter più esperto, e che mostra l’indole da giovane veterano del ragazzo di Biella, ottimo prospect made in Italy. Un atleta che a soli 21 anni non ha mai perso, neanche da dilettante, e ha capito subito l’importanza di dedicarsi anima e corpo a questo sport. Non a caso fa parte del team SBG di John Kavanagh.

Nelle Stories del suo profilo Instagram, Solli ha annunciato grandi novità in arrivo. Probabilmente “The Monkey King” ha firmato un contratto standard da 4 incontri con Bellator.

Walter Pugliesi vs. Andrea Fusi – Vince Pugliesi per UD

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L’incontro più sentito della serata si conclude con la vittoria di Pugliesi, che disattende molti pronostici. “Kraken” mostra miglioramenti evidenti, mantenendo la sua consueta aggressività ma sapendo anche aspettare il momento giusto per colpire. Il fighter di Arcore combatte con convinzione, è molto incisivo nello striking e sfoggia una forma fisica migliore rispetto al primo match con Fusi. Soprattutto non lascia lavorare a parete “Il Barbaro” e mantiene sempre il controllo della sfida. La sua prestazione lascia trasparire la grande voglia di riscatto che ha mosso “Kraken” in questi mesi. Non dimentichiamo che è ancora giovane, e adesso che trovato stabilità dopo il cambio di team e una vita probabilmente rocambolesca, ha ampi margini di crescita.

Fusi è apparso in una serata storta. Non è mai stato nel match, difficile capire anche la strategia che aveva preparato con il suo team. Ha mostrato comunque grandissimo cuore nei diversi momenti di difficoltà in cui si è trovato, senza mai arrendersi e rendendo il match spettacolare. Un guerriero vero, ma su questo c’erano pochi dubbi.

Si parla di una trilogia per chiudere il cerchio, e Pugliesi su Instagram ha già aperto a questa opzione.

Stefano Paternò vs. Ashley Reece – Vince Paternò per UD

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Performance eccellente anche da parte di Stefano Paternò. L’ex campione Cage Warriors si dimostra sicuro, efficace e concreto sin dai primi scambi. Il suo striking è devastante: schiva e rientra con facilità, senza esporsi, e ha mani davvero pesanti.  Reece si rivela un avversario quasi eroico, che resiste a colpi tremendi e riesce a portare l’incontro ai punti. Stefano sta diventando una certezza, sicuramente una delle maggiori speranze delle MMA italiane. Ha ancora 3 match in Bellator.

Alessio Sakara vs. Canaan Grigsby – Vince Sakara per TKO 1R dopo 23 secondi

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Incontro senza storia, Sakara torna a vincere davanti al suo pubblico e trasforma la serata in una festa. Grigsby sicuramente si è rivelato un avversario non irresistibile. Bisogna però rispettare sempre Alessio per la sua carriera da pioniere di questo sport e per quello che ha fatto, e fa tuttora, per lo sviluppo delle MMA in Italia. Grazie alla sua visibilità Sakara sta dando l’occasione a diversi atleti italiani di farsi notare, oltre a regalare agli appassionati eventi come quello visto sabato.

Alessio Sakara pronto per Milano 🇮🇹💪

Ciao Alessio, manca davvero poco, dovrei chiederti come stai, ma seguendoti sui social si vede che sei in perfetta forma , giusto?
Si , mi trovo in formissima , molto soddisfatto di questo camp 7 settimane all’Estero molto intense

Sembri già da tempo vicino al peso, hai adottato un tipo di filosofia alimentare particolare?

Ormai da quando mi segue Gabriele Trapani è’ cambiata la mia alimentazione e non solo , mi ha insegnato moltissimo sull’importanza dell’integrazione e seguo quello che mi dice .. i risultati li notano tutti anche con chi faccio sparring 😜

Ne avevamo parlato per telefono, poi hai confermato tutto nelle varie interviste, in questo match vuoi rischiare meno e portare al suolo il combattimento, sinceramente non avevo mai sentito nessuno rivelare il proprio game plan, come mai questa scelta?

Sicuramente questo sport ha dimostrato più di una volta quanto può essere imprevedibile , ma a terra c’è poco da inventare , la lotta a terra o la conosci o la subisci , non è’ come lo Striking dove può entrare un colpo a freddo o fortunato .

Hai confermato come sia importante e spesso decisivo, fare almeno il camp finale in strutture estere.

Sprono molto i miei partener/allievi ad andare all’estero perché più ti può confrontare con atleti di alto livello più il tuo bagaglio tecnico sale e di conseguenza più altta sarà la percentuale che tu possa far bene nel combattimento

Dai tuoi haters arrivano sempre le stesse recriminazioni, avversari di comodo,come se a sceglierli fossi tu…

Come si è’ visto il Mio ultimo avversario non era di comodo anzi l’ha dimostrato contro Malvin Mhanoef disputando un grande incontro, tanto quando vinci diranno che era finito e così sarà per ogni cosa .. ci sarà sempre una scusa per giustificare le loro paure dietro una tastiera

Il lavoro di ambassador come procede?

Molto bene , con Bellator ho molte idee e si stanno concretizzando , gli italiani sono sempre di più che firmano con la grande organizzazione americana e questo mi rende felice

Cosa ti aspetti da questo evento? Secondo te come risponderà Milano?

Penso che Milano risponderà bene agli Sport da contatto perché gli piacciono questi sport e poi ho molti sostenitori A Milano non vedo l’ora di combattere

Quale match della card oltre il tuo ritieni il più interessante?

Questa volta la card è’ tanta roba .. anche il mio amico Carvalho ha un incontro duro e sarà molto bello

Sempre dalle tue parole, hai limitato ad altri 4 o 5 anni il tuo impegno come atleta, poi cosa pensi o vorresti fare?

Già sto realizzando molte cose di quelle che vorrò fare .. sicurante rimanere nello sport ma anche molto alte che non posso rivelare 😜😉

C è un incontro che vorresti fare e con chi prima di ritirarti?

mah , ci possono essere vari incontri che vorrei fare .. ma quello cn Jackson sarebbe molto
Fico ..

Intervista a James Thompson: da Manchester ai ring del Pride in Giappone

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I numeri del “Colosso” sono molto semplici da ricordare: 196, come i centimetri che possiede in altezza, e 120, come i chilogrammi di potenza che rendono ogni suo singolo pugno simile ad un maglio pronto ad abbattersi sull’avversario. Sono quasi vent’anni che James Thompson combatte in tutto il mondo, dalla sua Inghilterra agli Stati Uniti, passando per il Giappone e l’India, in alcune delle top promotion internazionali: tra le tante ormai scomparse, Pride, Cage Rage e Sengoku; tra quelle ancora in attività, KSW, Rizin e Bellator. Certo non è mai approdato in UFC ma, si sa, non sempre la chiamata di Dana White stabilisce il valore effettivo di un fighter. Il “Colosso”, con la sua cresta rossa fiammeggiante e i mastodontici muscoli che nel flettersi lo rendono molto più simile ad un cyborg che ad un essere umano, è senza dubbio un personaggio che o si ama o si odia, senza compromessi. Nonostante un record non proprio immacolato di venti vittorie e diciassette sconfitte, nel corso della sua lunga carriera James ha affrontato ex campioni UFC, Hall of Famers e persino medaglie d’oro olimpiche; per anni è rimasto sulla cresta dell’onda gareggiando nella promozione più importante del mondo, il Pride, dando sempre spettacolo e mettendosi in gioco in sanguinose ed epiche battaglie. In questa intervista “Megapunk”, che pur di rispondermi ha persino sottratto del tempo al suo attuale lavoro (era ad Ibiza quando l’ho contattato, a fare la guardia di sicurezza per un rapper) mi ha raccontato della sua “colossale” vita e dell’altalena di successi e fallimenti che l’hanno caratterizzata, dell’abisso della dipendenza, delle sue conquiste sportive, ma soprattutto di come non ci si debba mai arrendere di fronte alle avversità. Perché l’unica vera sconfitta è quella di chi smette di lottare.

Ciao James, sono molto contento di averti qui. Partiamo dall’inizio. Raccontaci un po’ della tua vita prima delle MMA, del tuo periodo giovanile e del tuo background sportivo (ho letto che hai praticato  rugby, wrestling e persino bodybuilding).

Ho frequentato molte buone scuole private. Mia madre pensava che fosse colpa delle scuole, non andavo troppo bene quindi venivo spesso spostato (da un istituto all’altro). La verità è che se non mi piace fare qualcosa non sono bravo a farla, e la scuola non mi piaceva particolarmente. Non sono proprio un accademico. È una buona cosa in un certo senso, perché non resterò bloccato a fare qualcosa che non mi piace. Ma quando sono maturato ho capito che a volte devi fare cose che non ti piacciono, anche se questo non significa che rimarrai a farle per sempre. Mi piacevano gli sport ed ero abbastanza bravo, giocavo per la squadra di rugby della scuola ma non mi sono mai appassionato al rugby, c’era troppo da correre. Ricordo di aver sentito parlare della UFC e di aver trovato alcune videocassette nel periodo in cui mi stavo trasferendo a Bristol da Manchester. Le ho trovate mentre disfavo i bagagli e ricordo di aver guardato l’UFC e non potevo credere che nessuno avesse mai fatto qualcosa del genere prima d’ora. Mi ha conquistato. All’epoca facevo solo bodybuilding.

Hai fatto il tuo debutto nelle MMA nel 2003 per la promozione inglese Ground & Pound. Lavoravi già come buttafuori ed esattore per il recupero crediti, quindi sono sicuro che eri ben preparato a scambiare pugni con qualcuno in una rissa.

Sì, quello fu il mio primo incontro di MMA. Avevo fatto già molti combattimenti però. Lavoravo (come buttafuori) ad una porta chiamata Route 66 a Rochdale, Greater Manchester. Avevano cicalini sulla porta principale, un bar sul retro, un bar e un DJ al piano superiore e il DJ al piano di sopra. Il cicalino suonava e l’adrenalina partiva. Allora è quando ho cominciato a sperimentare la modalità di “flight or fight” (combattere o fuggire), e come usare la propria adrenalina. Scherzavo (dicendo) che sentivo il microonde e questo mi metteva in moto. Questo mi ha davvero mostrato la differenza tra trovarsi in una lotta (nata) in un batter d’occhio e organizzare un incontro diversi mesi in anticipo. Il tempo può battere un lottatore peggio del suo avversario.

Nei tuoi primi cinque incontri sei rimasto imbattuto (sconfiggendo, tra gli altri, l’attuale arbitro UFC Marc Goddarg in due occasioni), poi hai subìto una sconfitta per stop medico contro il georgiano Tengiz Tedoradze e in seguito sei tornato in pista con la vittoria sul leggendario campione e Hall of Famer UFC Dan Severn. Raccontaci di più su questo primo periodo della tua carriera.

Tengiz è stata la mia prima sconfitta ed un grande shock. Mi ha mostrato come il tuo stesso ego possa superarti, ma allo stesso tempo hai bisogno di quell’ego per entrare lì dentro in primo luogo. Tengiz era un wrestler solido e mi ha semplicemente pestato per due round. Ad un certo punto ho alzato gli occhi e sono certo che stesse sbadigliando (ahaha). Si era stancato di tirarmi pugni, ora della fine (del match) la mia faccia sembrava carne macinata. È stato bello batterlo più avanti nella mia carriera. Ma allora si trattò di un enorme campanello d’allarme. Dopo ciò ho combattuto contro Dan Severn, che era il nome più importante che avessi mai affrontato. È stato un incontro noioso. Tenevo le mani basse in modo che lui non potesse caricarmi e prendermi gli under hooks. Mi ha fratturato la mascella ma poiché non era rotta in due punti non hanno dovuto legarmela (cosa che mi era successa in precedenza). Era solo un anno, un anno e mezzo che combattevo. Non sapevo davvero nulla. È stata una lotta noiosa, ma ho vinto per decisione dopo cinque round.

Com’era la scena delle MMA inglesi in quel periodo? Anche se esistevano già pionieri come Ian Freeman e Lee Hasdell, infatti, tutte le grandi star britanniche che ora sono popolari (Brad Pickett, Michael Bisping ecc …) non avevano ancora iniziato a lottare. In cosa consisteva il tuo allenamento allora, perché suppongo che vere e proprie palestre di arti marziali miste non esistessero ancora?

Non c’era un vero allenamento per le MMA. Praticavo in modo autonomo boxe, thai, wrestling e jujitsu. Ho seguito una lezione di MMA ma anche quella era insegnata separatamente, con poco GnP (ground and pound). In realtà stavo mettendo tutto insieme lungo la strada, mentre cercavo di rendere il mio cardio e la mia forza quanto migliori possibili.

Come uno dei migliori prospetti inglesi hai quindi ricevuto la chiamata dal Pride in Giappone. In che modo è successo? Quali erano i tuoi pensieri riguardo al fatto di andare a combattere oltreoceano?

Ho affrontato Dan Severn nell’ultimo Ultimate Combat (che era il nome dello show) e subito dopo il promotore Dale mi ha detto di aver spedito le registrazioni dei miei incontri al Pride e che avevo un incontro in programma. È stato così facile, sono passato dal vincere il titolo e battere Dan Severn all’ultimo Ultimate Combat di sempre, al trasferirmi al Pride. È stato surreale perché ricordo di aver partecipato a un evento dell’UC (Ultimate Combat) e di aver detto alla mia ragazza di quel periodo: “Ho intenzione di combattere qui ed essere il main event”. Lo sapevo e basta. Non avevo neppure iniziato ad allenarmi ma già lo sapevo. Mi era successo solo un’altra volta, quando avevo visto una ragazza che lavorava al bar di un locale. Il mio amico aveva detto qualcosa come “Guardala” e io avevo risposto: “Non parlare della mia signora in questo modo.” Sapevo che sarei uscito con lei e basta. Questo mi è successo solamente due volte, ma ogni tanto ora aspetto che questa certezza assoluta mi colpisca come in passato. Immagino che il messaggio sia che non puoi essere sempre sicuro delle cose, ma devi comunque farle. Ma quelle due esperienze le classificherei sotto la voce “destino”.

Il tuo primo incontro per la promotion giapponese è stata la famigerata lotta con Alexander “Red Devil” Emelianenko, fratello del mitico Fedor e noto ai più come “il tristo mietitore”, che ti mandò ko in soli undici secondi a discapito del tuo atteggiamento da “bullo” mostrato durante il face-off e la walk-out. Sul web si discute spesso di questo incontro e ora ho l’opportunità di chiederti una volta per tutte cosa è successo veramente e che cosa è andato storto. Hai avuto difficoltà a riprenderti psicologicamente da una sconfitta simile?

E’ stata dura, all’epoca pensavo che avessero fermato l’incontro troppo presto ma ripensandoci ora, l’arbitro non ha sbagliato. Mi ero montato la testa. Non mi prendo per niente sul serio, ma allo stesso tempo non voglio essere visto come una barzelletta. Ho capito perché la gente ha ritenuto che la lotta fosse stata divertente, lo era. Le persone vogliono sempre vedere il palestrato perdere, soprattutto quando Alexander sembrava appena sceso dal letto mentre io stavo fumando di rabbia. Avevo molti problemi in famiglia quindi ho cercato di trasformare la mia rabbia, nervosismo, ecc. in carburante. Come ho già detto in una domanda precedente. Ho fatto un video su Youtube riguardo a questo. Spiega di più. (Nel suddetto video, che mi allega alla risposta, sostanzialmente James ci spiega come avesse fatto il duro per mascherare la propria insicurezza, dato che non era riuscito a sostenere un allenamento sufficiente in preparazione all’incontro. Suo fratello aveva la leucemia e lui pensava, in modo irragionevole ma con l’unica funzione di auto motivarsi, che se avesse vinto il match, la malattia sarebbe scomparsa. Inoltre, dice, la calma di Alex lo innervosiva e per questo si lanciò su di lui con tutta la rabbia che aveva, come un toro alla carica. Il risultato fu una sconfitta in pochi secondi ma la sua corsa iniziale, il cosiddetto “gong and dash”, lo rese immediatamente uno dei lottatori più amati dal pubblico giapponese. Questo suo comportamento, nonostante l’esito per nulla positivo, gli regalò la chance di combattere di nuovo nella più grande promotion al mondo, e di riscattarsi agli occhi di tutti).

Dopo la sventurata parentesi con Emelianenko hai distrutto giganti come Henry Sentoryu, Giant Silva, Sandu Lungu, Hidehiko Yoshida e hai dato vita ad una meravigliosa “brawl” contro Kazuyuki “testa d’acciaio” Fujita, probabilmente uno dei miei tre match preferiti di sempre. Parlaci di questi scontri, di come sei stato in grado di recuperare dal devastante overhand destro con cui Lungu ti ha mandato al tappeto nei primi istanti della vostra lotta, e più in generale dei ricordi migliori che conservi dai tuoi giorni nel Pride.

Non ho avuto molto tempo per soffermarmi sulla mia sconfitta dato che avevo un altro incontro, quindi (quello che potevo fare) era o piangere o allenarmi, e sono tornato forte. Riguardo alla lotta con Lungu: lui è un abile judoka/wrestler quindi non volevo caricarlo e avvicinarmi troppo per finire poi con lui sopra di me. La gente del Pride adorava il “gong and dash”, io che semplicemente gli correvo incontro. Ma non volevo farlo. Poiché stavo capendo di più la pericolosità di correre verso il tuo avversario a tutta velocità e basta, era chiaro. Quindi ho iniziato a mettermi in discussione. Mi sono reso conto che stavo per andare per il “gong and dash” e allora non l’ho fatto e l’intera folla sembrava delusa, così mi sono gettato all’attacco, mi sono lasciato scoperto e sono stato messo giù. Hahaha sembra che la testa mi si sia staccata dal corpo. Tutto ciò che ricordo dopo questo è lui sopra di me e io che affondavo coi piedi nella sua pancia. La lotta con Fujita è stata una bella battaglia. Ero andato ad allenarmi in California presso la scuola di Eric Paulson ed ero pronto, ma avevo troppa massa muscolare e mi sono stancato. Ricordo di aver sentito il segnale acustico dei cinque minuti e aver pensato di essere messo bene, e due minuti dopo ero senza fiato. (Ho avuto) un sacco di bei momenti nel Pride, ho molto storie nel mio libro quasi-completato, storie di palestra e avventure COLOSSALI. Lottare nell’ultimo Pride con Don Frye è probabilmente stato il momento clou della mia carriera.

Certo, il combattimento con Don Frye! Era il Pride 34, l’ultimo show di sempre per la promotion di Noboyuki Sakakibara. Una guerra incredibile, uno dei migliori match dell’anno. Già dallo staredown tu e Don avete fatto scintille! Ho riguardato l’incontro e ho contato che gli hai tirato quasi novanta pugni prima che l’arbitro fermasse la contesa. Sei rimasto sorpreso dalla quantità di danni che è stato in grado di assorbire senza cadere al tappeto?

Sì, combattere il tuo eroe e sconfiggerlo nell’ultimo Pride di sempre. Non sono rimasto sorpreso dato che Frye è duro come pochi. Il calcio con cui l’ho colpito gli ha tolto tutto quello che aveva da dare, avrei dovuto finirlo prima ma ero senza fiato e i miei pugni non possedevano un colpo secco. Quando ho visto Frye durante il giorno, alla cerimonia del peso ecc. sembrava abbattuto e infelice. Sono certo che questo fosse solo un modo per farmi abbassare la guardia.

Da qui in poi, hai collezionato una sola vittoria nei tuoi successivi nove combattimenti. Cosa ti è successo in questo periodo? Come hai potuto passare dal battere il grande Don Fyre, a perdere contro fighter come Yusuke Kawaguchi, per poi tornare in carreggiata con la tua incredibile faida contro Mariusz Pudzianowski?

Questa è una buona domanda. La sconfitta contro Kawaguchi non è il miglior esempio dato che i giudici mi hanno fregato in quel combattimento. Ma comunque avrei dovuto finirlo, non era un buon avversario. Sono davvero una persona da “o tutto o niente”. Ho messo tutto nelle MMA e quando sono stato derubato, e cioè nell’incontro con Kimbo (Slice), mi sono sentito dispiaciuto e ho iniziato a giocare. Gioco d’azzardo e MMA (sport professionistici in generale) non si mescolano. Non è una scusa, è un dato di fatto ed evidenzia una debolezza nella mia persona. Si è trattato di un periodo davvero doloroso. Stavo combattendo per nutrire la mia dipendenza, ricordo che mi allenavo alla London Shootfighters e che non riuscivo ad arrivare oltre ai Ladbrokes (centri per le scommesse e il gioco d’azzardo londinesi) alla fine della strada. Il gioco mi ha tolto molto di più dei semplici soldi.

Mariusz Pudizanowski: pluricampione mondiale di strongman, sovente descritto come “l’uomo più forte del mondo” dal Guinness World Records, da una decina d’anni è passato alle MMA. Spiegaci come è iniziata e come si è sviluppata la vostra rivalità. I tuoi due combattimenti contro di lui nella sua Polonia sono stati semplicemente incredibili! Dicci anche perché hanno rovesciato il risultato del vostro secondo match in un no-contest, dopo che era stata decretata la tua sconfitta.

Non appena Pudz ha iniziato con le MMA, ho capito che avrei dovuto affrontato. Per me era ovvio. Sapevo anche che avrebbe commesso gli stessi errori che ho commesso io, cioè arrivare con così tanti muscoli. Al momento del primo incontro giocavo molto d’azzardo, ma mi sono ricomposto per sei settimane e sono riuscito ad ottenere la vittoria. Per la seconda battaglia ero in una forma fisica migliore ma hanno dato il match a Pudzianowski. Non ci potevo credere, averla (la vittoria) portata via così da me dopo tutto quello che avevo passato. Ricordo il mio angolo dirmi “Andiamo” e io che ho pensato: “Se vado, vado via e basta, (la sconfitta) rimarrà sul mio record per sempre e la gente se ne dimenticherà. Quindi sapevo che dovevo fare qualcosa, così ho afferrato il microfono e detto loro cosa pensavo. Questo ha portato gli occhi sulla situazione e il giorno successivo (il verdetto) è stato ribaltato (in no contest), perché si trattava di un errore. Sono orgoglioso di questo perché la mia azione, il prendere il microfono ecc. mi ha salvato. Non riesco a pensare ad un momento nella storia delle MMA in cui sia successo qualcosa di simile.

I tuoi ultimi combattimenti sono avvenuti in Bellator e nel giapponese Rizin. Ad oggi ti consideri ritirato? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio ultimo match è stato terribile, il mio incontro peggiore. Perché non ho combattuto. La gente pensava che fosse un incontro combinato e non posso biasimarli, perché semplicemente non ho combattuto. Non l’ho detto perché non avevo capito completamente il perché. In tutti i miei incontri, anche se magari giocavo d’azzardo e non mi allenavo, una volta lì dentro ho dato il 100%. Scriverò sul fatto che non ho lottato sebbene fossi nella forma fisica migliore, e sulla lotta nel Rizin in cui ho combattuto con TK (Tsuyoshi Kohsaka) e non mi ero allenato un giorno, ma ho lottato con tutto ciò che avevo. Lo chiamerò “Contraddizioni Colossali” e sarà su word press su “Colossal Concerns” il mese prossimo. Il tuo tempismo è terribilmente buono, visto che di norma non rilascerei interviste poiché semplicemente sono talmente stufo delle MMA, e non sono contento della mia carriera e di come l’ho approcciata, che per un anno e mezzo non le ho guardate, allenate e non ne ho parlato. Quindi mi hai preso in un buon momento. Ho appena deciso che tornerò a combattere quest’anno e riporterò in vita il mio blog, il canale Youtube e finirò il libro di cui ho parlato prima.

Una curiosità personale su due tuoi incontri che ho davvero amato: Kimbo Slice e Bobby Lashley. Per quanto riguarda il primo: stavi lottando bene e probabilmente vincendo sui cartellini dei giudici ma poi il tuo “orecchio a cavolfiore” è esploso a causa di un pugno ed il match è stato fermato, con conseguente vittoria di Slice per stop medico. Era la prima volta che ti succedeva oppure avevi già avuto problemi di questo tipo? Su Lashley, invece: quanto duri erano i suoi pugni? Il tuo volto alla fine del vostro primo, stupendo scontro era sfigurato. Sono forse quelli i colpi più pesanti che hai mai assorbito?

Il mio orecchio si era gonfiato in allenamento e per qualche ragione il mio team non voleva che lo drenassi, hanno detto che poteva infettarsi. Quindi sono andato lì con una sacca piena di sangue che mi pendeva dall’orecchio a cui lui poteva mirare. Mentre ci si avvicinava al combattimento così tanti lottatori e allenatori mi hanno detto di drenarlo. Ma tutto accade per un motivo (forse). I pugni di Lashley sono duri dato che lui è esplosivo e potente, ma proprio come i miei quando colpiscono producono un tonfo sordo invece che un colpo secco. Quindi no, non sono stati i più pesanti.

Allora chi è stato a colpirti più duramente tra tutti i tuoi avversari?

Si tratta della sconfitta peggiore della mia carriera: Neil Grove. Non lo stimo, il che rende la cosa ancora più dolorosa, ma mi ha spento la luce.

La maggior parte delle tue vittorie sono arrivate prima del limite: sei ugualmente pericoloso in piedi e a terra. Quali pensi siano i punti di forza del tuo gioco?

Sono sempre stato versatile, o ugualmente mediocre in tutto. Mentre sono cresciuto come fighter,  parte di questo sviluppo è capire il tuo stile. Mi piace molto il wrestling, e la mia lotta e il mio gioco a terra sono molto migliori di quanto non abbia mostrato. Mi piace anche il catch (wrestling) ma mi ci sono allenato solo per un certo periodo.

Sei uno dei pesi massimi con le mani più pesanti nella storia dello sport. Ovviamente gran parte di questa forza è dovuta alle tue dimensioni fisiche enormi, ma voglio chiederti se ci sono altri fattori che ti hanno aiutato a svilupparla. Qualche tipo di allenamento particolare, magari?

Sono grosso, anzi, scusate, “COLOSSALE”, e questo aiuta, ma con la velocità arriva la potenza e io non sono così veloce. Inoltre penso troppo, i miei migliori incontri sono quelli nei quali mi butto e basta. Ecco perché mi piace il match con Giant Silva: non sapeva combattere ma era così enorme che presentava vari problemi. Quindi mi sono semplicemente buttato. Non ero rigido e non stavo pensavo troppo. Sono solo andato fluido.

Hai affrontato i migliori pesi massimi della tua epoca e anche alcuni pionieri, ex campioni UFC con scalpi molto importanti sul proprio record. C’è un incontro che preferisci su tutti gli altri?

Penso che la mia vittoria preferita sia quella contro Hidehiko Yoshida, dato che ero un sostituto dell’ultimo minuto e venivo ritenuto un enorme sfavorito. Ed è fantastico poter dire di aver sconfitto una medaglia d’oro olimpica!

Sei certamente una delle figure più iconiche nella storia di questo sport e, sebbene tu non abbia mai vinto un titolo mondiale importante, sei uno dei lottatori più popolari tra i fan. Il tuo personaggio è stato creato appositamente per attirare il pubblico, oppure come ti spieghi che così tante persone ti amino ancora oggi?

È bello sentirsi dire questo, come ho spiegato prima sono stato in molte battaglie, soprattutto con me stesso. Quando mi metto in riga e ci provo, accadono cose buone. Questo è quello che devo ricordare a me stesso e ciò che devo fare. Penso che le persone reagiscano a me in questo modo perché riescono a vedere che la maggior parte delle volte mi ci butto e basta, le gente lo capisce e risponde a ciò.

Parliamo dei tuoi due soprannomi: “Il Colosso” e “Megapunk”. Chi te li ha dati e che cosa stanno a significare?

Nei miei primi incontri un giornalista mi ha descritto come il Colosso di Rodi. Dale Adams, che in precedenza ho detto che promuoveva l’Ultimate Combat, mi ha chiesto cosa pensassi di “Colosso” per un nome da lottatore ed io ero tipo: “Sì funziona”. Megapunk è un soprannome di merda ma mi piace perché me l’hanno dato i fan. Quando ho chiesto perché Megapunk hanno risposto: “Perché sei grande-mega e punk perché i punk vengono dall’Inghilterra”. Una grande intuizione nella mente dei giapponesi.

Se potesse scegliere un avversario qualsiasi contro cui misurarti, chi sarebbe?

Mi piacerebbe affrontare Rob Broughton per la terza volta. La prima l’ho sottovalutato e mi sono trovato senza fiato nel terzo round dopo averlo massacrato per due. Il secondo incontro era parte di un torneo. Avevo appena battuto Tengiz (Teodoradze) ed ero pronto a vendicare la mia prima sconfitta. Ma ancora una volta ho dominato tutto lo scontro e negli ultimi secondi sono finito contro un pugno. L’ho affrontato per circa 25 minuti e dominato per 23, ma ho ottenuto due sconfitte. Fair play per Rob, aveva un cardio da ciccione e l’attitudine a non arrendersi mai. Inoltre è una persona super genuina. Nel nostro secondo incontro dice che ero da solo e mi ha chiesto se volevo andare al cinema con lui e il suo team. Quanto è bello tutto questo. Posso separare il fatto di affrontare la persona, dalla persona, ma guardare un film insieme la sera prima di combattere è un po’ troppo persino per me.

Oggi, a quasi vent’anni dal tuo primo incontro di MMA, cosa pensi riguardando la tua carriera? Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa?

Wow, non lo sapevo e poco prima di questa intervista ho deciso di tornare (a combattere), strano. Se andassi indietro e cambiassi qualcosa non sarei io. La mia carriera è un riflesso di me: caotico, eccitante, sotto alcuni aspetti deludente e poco brillante in altri. Ritornerò e la ragione principale di questo è che ciò significa che dovrò sistemare la mia caotica vita personale in modo da poter dare tutto. Il che non significa essere campione UFC. Significa essere zelanti per tutto il periodo e non solo per una breve frazione di tempo. Ho imparato così tanto nella mia carriera, sono fortunato ad avere una buona genetica e a rimettermi in forma rapidamente. Quindi vedremo cosa succederà, nella mia ultima lotta ero in ottima forma e non ho combattuto, cosa che come ho spiegato mi ha scioccato. Quindi non so cosa accadrà, ma ho intenzione di buttarmici dentro. Come ho già detto, quando faccio così succedono cose buone. Quindi rimanete sintonizzati.

Cosa pensi delle MMA moderne, di come questo business si è sviluppato e dei fighter odierni? Hai attraversato l’evoluzione dello sport dalle sue origini sino ad oggi, quindi sono sicuro che hai una visione molto più completa sull’argomento di quella della maggior parte degli altri lottatori di oggi.

Sai, non posso davvero commentare. Amo le MMA ma ciononostante le ho evitate per due anni, e prima di allora avevo la testa tra le nuvole. Odio il dominio che la UFC ha di questo sport e come loro tentino di chiamarlo “ultimate fighting” (combattimento definitivo): sono MMA.

Chi è il tuo fighter preferito, sia dell’era moderna che della vecchia scuola?

Il mio combattente preferito era Don Frye, amavo il suo stile e atteggiamento. Sono un grande fan di Conor McGregor perché crede in quello che dice (nove volte su dieci), vende bene un incontro ecc. Perché nel profondo ha la convinzione di essere il migliore. È difficile non apprezzarlo quando riconosci questo.

Qual è il consiglio che daresti a qualcuno che sta iniziando la sua carriera nelle MMA?

Buona domanda. Combattere è difficile, perché per essere il migliore devi avere tutto a posto. Non è sufficiente avere talento, hai bisogno di compagni di allenamento, hai bisogno di un coach che ti conosca e sappia come ottenere il meglio da te. Ci sono molte cose che ti ostacoleranno la strada e se aspetti che tutto sia perfetto e che vada tutto a posto non entrerai mai nella gabbia. Quindi, capisci cosa hai e capisci cosa ti manca. Io mi sono buttato a capofitto nelle MMA sin dall’inizio, questo non è ciò che consiglierei ma io ho imparato a nuotare, in fretta. Hai bisogno di un buon allenatore che ti aiuti a muovere i primi passi, se non lo hai trovane uno. Se non riesci a trovarne uno, chiediti se hai guardato abbastanza bene. La prenderei con calma, ma ciò non significa non iniziare mai.

Sei mai stato in Italia? Hai un messaggio per i tuoi fan italiani o qualcos’altro che vuoi dire in conclusione?

Sì, una volta sono stato a Roma per vedere i posti ecc. Non molti luoghi possono mettere in ombra il Regno Unito quando si tratta di storia, ma l’Italia è sicuramente quel posto. Vorrei ringraziarvi per tutto il supporto. Mi sto allenando quindi non riesco a tenere d’occhio la mia pagina su Facebook “James Colossus Thompson” e il mio canale youtube “The Colossal Collective”. Riporterò in vita i miei blog che sono su word press sotto “Colossal Concerns” e documenterò il mio ritorno alle MMA  e la mia vita in generale nel “Colossal Making of Me”. Perché qualunque cosa io faccia, ci esce sempre una buona storia. Quindi ci sono tante cose interessanti in arrivo. Non so in che modo andranno a finire, ma immagino che è quella la parte che rende tutto eccitante.

Armando Belotti un uomo un amico che si racconta e ci spiega il suo progetto. Non appena nasce la virtù, nasce contro di lei l’invidia, e farà prima il corpo a perdere la sua ombra che la virtù la sua invidia. (Leonardo da Vinci)

Ciao Armando, benvenuto su Spirito Guerriero… 😂 Ops non proprio, visto che ne sei parte integrante già da un po’, come stai Armando?Ah ah😉 tutto bene grazie!Partiamo dal principio quando la boxe entra a far parte della tua vita?Probabilmente dalla nascita trasferita in linea retta da mio padre Emilio.Come si è sviluppato nel tempo questo amore per la nobile arte..Un crescendo continuo dalla cameretta con pungi ball e guantoni ad 8 anni, 12 in palestra, novizio e dilettante 2serie, 20 Rimini 1serie poi il professionismo internazionale, tecnico giramondo, oggi anche intermediario con agenzia.Questa compagna di avventura nella tua vita ti ha dato o tolto di più?Dato sempre di più, continua a dare soddisfazioni; rivolgendo sempre da capo la vita ogni volta che si prendeva un senso contrario.Col senno di poi, se potessi tornare indietro nel tempo, rifaresti tutto o cambieresti qualcosa? Hai dei rimpianti oppure dei rimorsi?Emigrerei a Panama nel 1997 per imparare a fare il pugile anziché nel 2005 per imparare a fare il tecnico.Definisci con tre parole la boxeArte nobile del combattimento. Soggettiva, infinita e indefinita.
Una metafora della vita, l’immenso cantico del ring.Cosa si dovrebbe fare in Italia per rilanciare la boxe ?match veri, curriculum veri, appoggi federali economici per i promoter e organizzatori, più scambi internazionali in e out.Miglior pugile italiano e straniero di sempre?
Miglior Italiano e straniero di oggi?Nino Benvenuti
Muhammad AliLuca Rigoldi
Terrance CrawfordQuando e come hai iniziato a sviluppare questa tua nuova posizione quale procuratore o intermediatore di match professionistici ?Un anno fa cercando di brevettare un format nuovo, in italia ci sono molti manager più bravi di me, molti pugili che sono stati piu bravi di me, nonché molti trainer più bravi di me.
Tuttavia ho creato un servizio in toto come intermediario considerando il mio bagaglio da giramondo con oltre 500 contatti internazionali, da trainer internazionale FPI 2 livello e USA NY professionisti, con formazione in Panama con affiancamento a 3 trainer campioni del mondo, allenandomi e vedendo allenare 26 pugili prof di cui 7 campioni del mondo, uno su tutti Jorge Linares con cui dividevo la palestra quotidianamente. Aggiungi i miei 116 combattimenti come esperienza di pugile tra i migliori dilettanti italiani 1995, tra i migliori prof italiani 1999 ed il brand è servito. Posso arrivare e colmare gap……appunto con il vantaggio di cui sopra H24.Ti alleni, insegni stai vivendo questa nuova avventura, sei nostro amico da diverso tempo e te ne siamo grati, ma come fai😘😂😅?
Dimenticavo che ti occupi o ti sei occupato di far conoscere la boxe come forme di riscatto a ragazzi definiti dai più difficili…Io ringrazio voi di spirito guerriero per dare spazio alla mia espressione pugilistica.Amo il pugilato e non ne posso fare a meno pratico l’esercizio dell’insegnamento e cerco di proferirne il verbo con quel che di Ego Sum.Senza dimenticare gli ultimi e chi ne ha bisogno, io ne ho avuto bisogno sempre, specie in un periodo nefasto quale la detenzione, ove la boxe non mi ha abbandonato in ogni sua forma, fisica, metafisica, spirituale.Intermediary manager boxing, si può definire così? A cosa mira il tuo progetto?Si esatto intermediary manager boxing professional, miro a una crescita e a chanse costruttive nel mondo che conta, USA. Però non ha fine carriera come ultimo canto ma appunto ad un progetto formativo, ma senza scorciatoie o record fasulli. Se arrivi e te la giochi veramente, diversamente ci abbiamo provato.Più genericamente come vedi la situazione dei pugili professionisti italiani rispetto al resto del mondo? Ricordiamo che oramai gli States sono una terra conquistata, sei stato in grandi galà portando ragazzi sempre validi che hanno dato battaglia, in qualche caso i verdetti gridano vendetta?Italia purtroppo deficitaria per le ragioni in antefatto, in USA devi vincere e convincere però sei pagato il triplo che in italia e si fanno match veri con pugili veri il gioco è fatto se centri l’obiettivo non puoi sbagliare.Qualche ingiustizia ci sarà sempre i referee sono persone che possono sbagliare, nella boxe non può esistere il VAR.
Jay Nady Mills Lane Octavio Meyran Frank Capuccino Richard Steel Joe Cortez ect ect hanno sbagliato e sono tra i migliori di sempre come arbitri e giudici, se si riesce a capire anche questo è il fascino della boxe perché non è uno sport solo di tempo solo numerico solo di contatto ma tutto insieme.Spiegaci perché un pugile dovrebbe affidarsi a te?Se un pugile si deve affidare a me? Non lo so,; ….se io mi fossi conosciuto in questa veste 25 anni fa, sicuramente mi sarei affidato a me stesso.!!!Noi dello staff conosciamo bene il tuo animo, davvero nobile, sei una persona di quelle che fanno bene a questo sport e in genere nella vita, siamo fiduciosi nelle tue capacità e felici in qualche modo di esserti stati d’aiuto, ci lasciamo con uno spazio tutto tuo, nessuna domanda puoi scrivere ciò che vuoi, ringraziare le persone che ami o altro.. Grazie Armando 🙏☝️Penso che valga la pena vivere con la boxe nel cuore e nel sangue, una grande scuola di vita per tutti!!!Ringrazio mio padre Emilio che mi ha dato e portato al pugilato, ringrazio la mia Valentina per l’equilibrio e la serenità di tutto questo e ringrazio Andrea Prassini per avermi dato gli strumenti per tornare sul mio grande palcoscenico.Grazie a tutti voi di Spirito Guerriero, un onore farne parte un diletto poterne essere corsivista.🥊♥️🙏🇮🇹
Ovvio tra le cose volevo aggiungere un Grazie per la fiducia e il rispetto pugilistico ai miei partner americano Joe De Guardia Luigi Camputaro