INTERVISTA A MASSIMO RIZZOLI

Massimo Rizzoli è un ex fighter nonché head coach di una delle realtà italiane più importanti per quanto riguarda le arti marziali miste: il Rendoki Dojo di Livorno. Lo abbiamo contattato per un’intervista, questo è il frutto della nostra chiacchierata.

Ciao Massimo, grazie per la disponibilità. È stato un periodo di fuoco per il Rendoki ed i suoi atleti: tre incontri, molto importanti, in diverse parti del mondo. Com’è stato vivere questo tour de force e quali emozioni provi, a freddo?

Io vivo queste esperienze in modo molto passionale, mi ritrovo a consumare tantissimo e ad invecchiare. Questo indipendentemente dall’evento o dalla promotion; è chiaro che, quando il match è fortemente collegato al futuro del mio atleta, sono più coinvolto, a prescindere da titoli o altro. Come dicevo prima soffro molto, faccio un grande lavoro su di me per riuscire a rimanere lucido e ci riesco. È difficile trovare strategie e consigli adatti se non si mantiene la lucidità. Più che emozioni a freddo, cerco di fare valutazioni complessive, dalla preparazione a cosa è mancato, cosa può essere fatto meglio; il trattamento che ci ha riservato la promotion, come si è mosso il management nei confronti dell’atleta, la borsa e poi il match in sè per sè. Sono solito riguardare gli incontri allo sfinimento per capire i lati positivi e negativi. Ovviamente provo grande gioia quando vincono, però sono molto critico: lo ero con me stesso e lo sono oggi con chiunque.

Davide Baneschi ha vinto in Finlandia contro un avversario molto tosto, finalizzandolo, e si è preso la prima posizione dei ranking italiani di categoria. Com’è stata la preparazione al match e cosa ci puoi anticipare sul suo futuro?

Davide ha vinto bene, quando non si lascia la decisione in mano ai giudici c’è poco da contestare. La preparazione è stata indirizzata per combattere contro uno striker mancino dalle leve lunghe, l’avversario era leggermente più basso di Davide ma aveva un allungo superiore. Abbiamo lavorato bene togliendoli l’appoggio sulla gamba anteriore, una volto levato l’appoggio abbiamo iniziato con i pugni e con il lavoro a parete. Ottimo anche il finlandese nella parte a parete, ma atleticamente inferiore a Davide che ha, invece, un cardio spaventoso ed è riuscito a pressarlo molto bene. In realtà il takedown l’ha portato l’avversario, Davide non ha praticamente difeso e, una volta a terra, ha iniziato subito a lavorare per il triangolo, è riuscito a chiuderlo e l’ha tenuto quasi per un minuto e quaranta di fila però il finlandese difendeva bene con il braccio mentre Baneschi si era impuntato nella sottomissione; gli consigliavo di colpire in modo da aprire una fessura per finalizzare, cosa che poi è successa. Mi ha fatto spaventare nel primo round perchè, dopo venti secondi, ha preso un diretto sinistro che l’ha fatto tremare e si è dovuto appoggiare a parete, però è riuscito a riprendersi bene ribaltando la posizione.

Giorgio Pietrini è tornato dopo un anno di inattività, ed è tornato in grande stile, demolendo il suo avversario in meno di un minuto in una promotion importante quale Bellator. Cosa ci puoi dire di questo lungo periodo di assenza e sulla preparazione che avete messo in piedi, anche da un punto di vista psicologico?

Giorgio è tornato dopo 15 mesi di lunga assenza ed un brutto infortunio, è tornato alla grande vincendo in soli venti secondi. Da un punto di vista psicologico questo lungo periodo è servito a maturare diverse cose importanti, metabolizzarne altre e chiaramente prepararsi al meglio per un futuro più roseo e fruttifero possibile. Ha diverse possibilità per il proseguo della carriera, ma adesso è prematuro parlarne perchè non c’è ancora niente di sicuro e definito. Giorgio si è preparato come al solito, abbiamo però dato meno importanza alla parte pesistica concentrandoci di più cardio e tecnica; per questo incontro siamo partiti anche da un peso più basso in modo da dover tagliare meno liquidi la settimana del match, addirittura non ha avuto bisogno di fare il taglio in giornata. Questi accorgimenti hanno dato i loro frutti in quanto a velocità, reattività e resistenza.

La situazione contrattuale di Giorgio relativa al management è poco chiara: fino a qualche tempo fa era presente sul sito di ITFM ma, a giudicare da qualche scambio sui social, la situazione non pareva essere idilliaca. Cosa puoi dirci a riguardo?

Sui social non sono comparsi scambi particolari: lessi un’intervista ad Alex Dandi pubblicata dal vostro blog e, a domanda sul futuro di Giorgio, lui rispondeva che aveva ricevute varie offerte, anche importanti, ma le aveva rifiutare tutte. Io contattai Dandi quando Giorgio era ormai pronto a rientrare e lui mi propose Beslan Ushukov (15-3 all’epoca) ad Akhmat oppure un contratto di 3 match in esclusiva per ICF. Giorgio le ha rifiutate entrambe. Per quanto riguarda il management mi ha detto che non si è sentito tutelato ma, piuttosto, adoperato.
Una cosa importante, ci tengo a sottolinearla, è che il record di Giorgio l’ho aggiornato io con l’aiuto di alcune persone come mio fratello, Vito Paolillo e Gianluigi Teodoldi che mi hanno permesso di avere le documentazioni necessarie per regolarizzare il record su Sherdog.

Quali sono le prossime mosse che avete in mente per il futuro di The Italian Bear?

Le prossime mosse saranno quelle di spingerlo in una promotion importante e di dargli un futuro in questo sport. In questo momento ci sono parecchie cose in ballo, ma ancora niente di ufficiale.

Chiara Penco ha, purtroppo, perso la cintura di campionessa EFC, nonché il suo record da imbattuta, in un match molto combattuto. Com’è stato il contraccolpo psicologico e come credi sia meglio comportarsi in casi come questi? Potendo tornare indietro, cambiereste qualcosa nell’impostazione del match?

Chiara ha perso, secondo me avrebbe potuto essere una vittoria, o un pareggio, però è andata così e l’accettiamo. È abbastanza solida per sopportare questo tipo di avvenimenti, psicologicamente ha voglia di crescere ed imparare ancora di più. È difficile dire che cambierei qualcosa riguardo alla preparazione, perché lei si era preparata per un altro tipo di avversaria. Abbiamo dovuto rivoluzionare la strategia in breve tempo, purtroppo è andata male. L’unica cosa che cercherei di cambiare è di farle avere meno pressione psicologica prima del match, le toglierei il cellulare e la isolerei dal mondo per 7 giorni.

Chiara è, comunque, molto giovane e con un futuro promettente. Quali saranno le prossime mosse?

Piace a diverse promotion importanti, però dobbiamo ancora fare le nostre valutazioni. In questo momento il contratto con EFC è valido per ancora 4 match, questo contratto può essere spezzato solamente da due proposte particolari. Per ora andiamo avanti con EFC, la promotion è bella ed importante.

Uno dei match più “chiacchierati” è Penco vs Di Segni. Ci sono state anche delle schermaglie social fra voi ed i membri del Gloria; credi sia un match che potremmo vedere realizzato, prima o poi?

Ci sono alcune cose che ci tengo a precisare: la prima è che non mi piace discutere di queste cose su facebook, preferisco di persona oppure a voce. Questi screzi sui social sono stati brutti. Ultimamente io e Lorenzo ci siamo sentiti al telefono ed abbiamo risolto, lui si è scusato per aver alzato i toni ed abbiamo deciso di fare in modo che i rapporti rimangano corretti. La nostra promessa è stata di chiamarci in caso di problemi. Tutto è nato da un’incompresione riguardo alla VanZant, a cui era saltata l’avversaria, ed entrambi avevamo fatto un post a riguardo quasi contemporaneamente. Io e Lorenzo ci conosciamo da svariati anni, l’ho allenato per qualche tempo qui a Livorno perciò non vedo la ragione di questi screzi pubblici fra due persone che hanno avuto, comunque, un bel rapporto. Per quanto riguarda il match ti dico una cosa: avverrà per il titolo in UFC, che ne pensi? Magari nella stessa card faranno anche Pedersoli campione contro Pietrini sfidante; ti immagini? Sarebbe una bomba. Ecco, potrebbe succedere in questi casi, in una grande promotion e per un titolo. Dare questo incontro in pasto alla parte “peggiore” delle MMA italiane non è nelle nostre intenzioni, ma non credo sia nemmeno in quelle di Micol e Lorenzo

Il prossimo evento targato Venator si terrà a Livorno, nella vostra città. Avete stretto una sorta di “collaborazione” per questo evento? Puoi anticiparci se e chi combatterà dei tuoi?

Venator sarà a Livorno, il 9 marzo. In questo momento dei miei, sicuri, c’è Davide Baneschi per il titolo, il debutto da pro di Dario Bellandi e combatterà Ashley Rosi.
Sarà una bella card, io mi occupo della promo locale e sono dentro l’organizzazione con Silvia e Frank. Sono sicuro che sarà una grande serata, un evento che ricorderemo.

Il Rendoki Dojo è una realtà storica nelle ambito delle MMA italiane, ed è in continua evoluzione. Quali sono le vostro aspirazioni per il futuro?

Continuare a lavorare serenamente come abbiamo fatto fino ad oggi. Preparare atleti e cercare di portarli in eventi il più importanti possibili.

Per chiudere l’intervista propongo un match: voglio la rivincita contro Cristian Binda di k-1! Lo chiameremo “super geriatric match“!

Manolo Zecchini: “Sono maturato, mi aspetto di fare un grande match”

A due giorni da ICF 6, in scena sabato al Pala Ferroli di Verona, abbiamo raggiunto Manolo “Angelo Veneziano” Zecchini (6-1) per un’intervista. Il giovane atleta veneto sarà uno degli idoli di casa dell’evento, e affronterà il francese Mohamed Sayah (7-5-1).

Sayah ha collezionato tre vittorie consecutive e una sconfitta negli ultimi quattro incontri. In carriera ha perso principalmente per decision, mentre si è aggiudicato 3 successi su 7 per TKO. Il francese è un peso welter che ha accettato di scendere nei leggeri per affrontare Zecchini, oltre ad essere già di per sé dotato di una notevole fisicità.

Da parte sua, l’ultima volta che è entrato in gabbia, l’ “Angelo Veneziano” ha vendicato la prima sconfitta in carriera, subita contro Gert Kocani, battendo in modo netto (via decisione unanime dei giudici) Francesco Moricca a The Golden Cage 2 dello scorso giugno.

Zecchini in carriera ha conquistato 4 vittorie per TKO e 1 per KO: è un fighter dotato di mani molto pesanti e di uno striking incisivo e pericoloso. Ma non solo: nel suo impegno a The Golden Cage 2 il giovane atleta ha mostrato anche progressi nella lotta a terra. Ecco le impressioni di Manolo sulla sfida che lo aspetta a ICF 6, ma non solo.

Un tuo commento sul match contro Moricca: come lo analizzeresti?

È stato un incontro sicuramente intelligente e ben studiato da parte mia e del mio team.

In quell’occasione hai imposto il tuo gameplan senza esporti a rischi eccessivi. Cosa ti ha insegnato la sconfitta contro Kocani? Ti senti più maturo come fighter?
Quella sconfitta mi ha insegnato che non sempre l’irruenza è la chiave per vincere, ma anzi, la testa la maggior parte delle volte ha la meglio!

Ad ICF 6 affronterai il francese Sayah, che non ha un record immacolato ma vanta una buona esperienza nelle MMA. Che incontro ti aspetti?
L’unica cosa che mi aspetto è di fare un gran match!

Sayah è un welter che scenderà nei leggeri in occasione di questo incontro. Come giudichi tagli del peso così importanti? Fisicamente credi che sarà avvantaggiato?

Di certo lui si presenterà al match più pesante di me. Sarà una mia priorità che questo aspetto non condizioni la mia performance. Secondo me, i tagli del peso superiori ai 7 kg sono esagerati e deleteri.

Dove hai svolto il camp?

Qui a Venezia e a Milano!

Nel 2014 hai disputato un match in Brasile. Cosa ricordi di quell’esperienza? Com’è stato combattere in Brasile?

È stato il mio primo match da professionista, avevo solo 17 anni. Io dico sempre che quell’esperienza mi ha fatto uomo, perché vivere e combattere in certi ambienti ti costringe a crescere prima del tempo.

PHOTO CREDIT BY PIETRO BARONI

Penini: “Match duro, quello che volevo. Pronto alla sfida nella mia Verona”

Pietro “King Kong” Penini (7-1-1, 1 NC) affronterà il montenegrino Nihad Nasufovic (9-2) per il titolo dei pesi medi Italian Cage Fighting nel main event della card ICF 6, prevista per sabato 15 dicembre a Verona.

Penini in carriera ha già conquistato un titolo nazionale, laureandosi campione di Venator FC con un netto TKO in soli 25 secondi ai danni di Cristian Magro. In ICF “King Kong” è al suo secondo assalto al titolo: lo scorso marzo sfidò Leon Aliu per la cintura, registrando la prima sconfitta in carriera, decretata dallo stop medico mentre era in vantaggio sui cartellini dei giudici.

L’atleta della Fight House Verona è tornato in gabbia a fine settembre, quando ha sconfitto l’ex kickboxer Francesco Demontis per TKO alla prima ripresa. A questo punto Penini ha chiesto a gran voce una nuova chanche titolata, che alla fine gli è stata concessa dalla dirigenza ICF.

Il suo avversario, Nihad Nasufovic, è reduce da uno score di sei vittorie consecutive (non perde dal 2015), di cui cinque prima del limite, tre di esse al primo round. Le uniche due sconfitte in carriera il montenegrino le ha subite per decisione dei giudici.

Si tratta di un fighter completo, con 5 vittorie per KO/TKO su un totale di 9, indice di uno striker dalle mani molto pesanti, capace però di assicurarsi 3 incontri per submission, quindi da non sottovalutare nel ground game. In carriera ha sfidato anche l’ex UFC Amilcar Alves, aggiudicandosi il match ai punti dopo 5 riprese e conquistando così la cintura della promotion tedesca Shooto Kings.

Dunque, un incontro che si presenta come molto equilibrato, un match sfidante per il nostro connazionale Penini, chiamato al confronto con un avversario di esperienza e vincente. Ecco le parole di “King Kong” in merito.

La vittoria contro Demontis è stata tutt’altro che scontata, dato che l’ex kickboxer è partito con uno striking aggressivo che, nelle primissime fasi del match, ti ha messo in difficoltà. A mente lucida, che incontro è stato? Ti aspettavi un inizio così agguerrito da parte del tuo avversario?

In realtà mi assumo le colpe di una partenza troppo aggressiva. Certo è che sicuramente dal mio avversario non mi aspettavo altrettanto. Demontis mi ha sorpreso con un gancio stretto ed è stato un inizio di match in salita, ma avevamo preparato l’incontro troppo bene per permettere ad un errore di far sfumare tutto. Poi, la voglia di vincere ha fatto il resto.

ICF 6. Nasufovic è un fighter ostico: ha mani molto pesanti ma anche a terra è pericoloso. Tecnicamente, che match ti aspetti? 

Mi aspetto un incontro tatticamente delicato. E’ il genere di match che volevo, il mio avversario ha molta esperienza, è duro e coriaceo. Non è mai andato KO e il suo score parla da solo. Sono davvero elettrizzato, non vedo l’ora di combattere!

C’è un ambito in cui pensi di essere superiore rispetto a lui? Hai individuato qualche sua lacuna in particolare?

E’ un atleta completo e sicuramente sarà un match che su giocherà su più fronti. Ma oltre ad avere molti punti di forza, Nasufovic ha anche delle lacune, e sarà proprio lì che porteremo a casa la vittoria.

Torni a combattere nella tua Verona. Che sensazioni hai in merito?

Sono estremamente legato alla mia città, e sono felicissimo che lo staff di ICF abbia scelto proprio Verona per un evento di questo livello. Sarà un onore per me chiudere la serata con il match titolato.

Il tuo camp è stato piuttosto variegato, tra Verona, Milano e New York. Come ti sei trovato durante la preparazione? Com’è andata l’esperienza a NY?

Il camp è andato benissimo e posso tranquillamente affermare che, oltre al mio team (Fight House Verona, nda), anche Milanimal e Longo and Weidman MMA fanno parte al 100% del Team Penini. Mi hanno aiutato moltissimo nello svolgimento della preparazione, questa unione tra palestre è fondamentale per poter crescere. New York ormai è una seconda casa, e i ragazzi della Longo and Weidman MMA e di Serra BJJ Academy sono dei compagni di squadra a tutti gli effetti. Tutti loro hanno sposato in pieno la causa, aiutandomi in ogni modo a preparare l’incontro. Mi ritengo fortunato ad avere intorno persone del genere.

Credit photo: Fabio Barbieri 

ORLANDO D’AMBROSIO AL BELLATOR

Orlando D’Ambrosio (7-3) affronterà il prodotto della famosa palestra SBG Kiefer Crosbie (4-0) questo sabato, a Bellator 211 di Genova.

Queste le sue parole a Spirito Guerriero:

Sei reduce da due sconfitte negli ultimi tre incontri, avvenute però in una promotion prestigiosa, Cage Warriors. Cosa ti ha lasciato l’esperienza in CW? A distanza di mesi, come giudichi quei due match?

Mi ha lasciato davvero una grande esperienza e mi ha fatto capire davvero cosa sono le MMA per me. Due match completamente diversi: nel primo, se avessi dato di più, lo avrei portato di certo a casa mentre, nel secondo, nonostante stessi facendo una buona prestazione la maggiore esperienza di Wheeler ha avuto il sopravvento portandosi a casa il match con una finezza tecnica di tutto rispetto.

Crosbie si presenta con 4 vittorie, tutte prima del limite, 3 per TKO. Tecnicamente, cosa ti aspetti da lui? Che tipo di incontro sarà?

Mi aspetto il meglio dalla sua performance, penso si sia preparato al meglio per questo match, ha avuto tempo e spero sia cresciuto rispetto ai suoi match precedenti, credo che comunque punterà sulla forza del suo striking.

In cinque occasioni sei arrivato al verdetto dei giudici. Questo ti rende favorito nel caso in cui l’incontro dovesse andare alla distanza?

Non mi rende affatto favorito, lo svolgersi del match darà la sua sentenza

Non hai mai subito sconfitte per KO/TKO: temi lo striking di Crosbie o fai affidamento sul tuo mento ancora inviolato?

Dire che lo temo è tanto, starò vigile e attento alle sue bordate, il mio striking non è affatto male quindi su questo piano penso che ci sarà da divertirsi in gabbia.

Il tuo avversario ha avuto una carriera lunga cinque anni da dilettante. Secondo te questo può avere influito positivamente sulle sue capacità, oppure dilettantismo e professionismo sono due realtà totalmente diverse?

Dilettantismo e professionismo sono realtà praticamente diverse. Nel dilettantismo non trovi solitamente persone con molta esperienza a differenza del professionismo dove trovi persone che dedicano la loro vita a questa attività

Hai lasciato gli studi per dedicarti esclusivamente alle MMA. Come hai maturato questa decisione? Quanto è importante per te il palcoscenico di Bellator?

Il palcoscenico di Bellator è davvero importante per me ed è un traguardo significativo nella mia carriera sportiva. Ringrazio il mio management Calibian per avermi procurato un opportunità cosi grande!

A cura di TOMMASO CLERICI

Credits: Maurizio Pavone Photo

Intervista a Silvia La Notte prima della difesa mondiale WAKO

Silvia “Little Devil” La Notte ha bisogno di ben poche presentazioni: 97 incontri all’attivo in svariate discipline (dal K1 alla savate, fino alla Muay Thai), impreziositi da 77 vittorie, 16 sconfitte e 4 pareggi. La Notte rappresenta da anni l’Italia sui ring di tutto il mondo, ed è una delle atlete più note a livello globale nei combat sports.

Il suo palmarès é ricchissimo, dato che ha vinto ben 13 titoli in carriera, sia europei che mondiali, nei diversi stili di combattimento in cui si è cimentata.

“Little Devil” tornerà in azione tra meno di una settimana, sabato 1 dicembre, a Troyes, in Francia. La nostra connazionale difenderà per la terza volta il titolo mondiale WAKO contro la francese Ludivine Lasnier, campionessa mondiale ISKA di kickboxing.

Abbiamo colto l’occasione per fare una lunga chiacchierata con Silvia, che ringraziamo per la disponibilità.

La francese Lasnier ha all’attivo 50 match tra full contact, savate, kickboxing-K1 e Muay Thai. Anche tu, nel corso della carriera, hai sperimentato diversi stili di combattimento. Pensi che spaziare tra discipline differenti renda un’atleta più completa? 

Ho sempre combattuto in diversi stili perché ho un peso molto “limitato” (48-51 kg, ndr), quindi, per fare esperienza, in tante occasioni ho accettato quello che mi proponevano. Questo ha permesso di farmi conoscere in tutte le discipline in maniera evidente. Ovvio che poi, per eccellere, devi specializzarti in uno stile. Io prediligo il K1, la savate non la pratico più, veramente troppo di nicchia, ogni tanto accetto anche incontri di Muay Thai, ma alle giuste condizioni, come il peso.

Tecnicamente, cosa ti aspetti dalla tua avversaria e dal match?

Affrontai Ludivine più di un anno e mezzo fa, chiamata in Francia 20 giorni prima dell’incontro, per un match di K1. Sono sempre in ottima condizione fisica per gli allenamenti in Thunder Gym, quindi accettai e vinsi all’unanimità, attaccando la francese per tutte le tre riprese.
Perciò ci conosciamo, e non sarà sicuramente scontato il risultato. Devo affrontarlo come un nuovo match. Organizzano per lei l’evento e il Mondiale, quindi devo vincere nettamente tutte le riprese per riconfermare il titolo nelle mie mani, e mi sto preparando per questo.

L’incontro si svolgerà in Francia, a Troyes. Che sensazioni vivi quando combatti all’estero? Preferisci combattere in Europa o in Asia?

Mi piace molto combattere all’estero. Vivo la trasferta come un momento di stacco dalla mia frenetica vita di Milano, fatta di spostamenti da una palestra all’altra, per allenarmi e soprattutto per allenare. Poi penso solo al match e a dare il meglio di me stessa. In Asia c’è una bellissima energia per i fighter, organizzazioni bellissime, interviste e filmati. Insomma, ti fanno sentire veramente un guerriero famoso!

La preparazione di un incontro cambia quando hai già affrontato in passato la tua avversaria? In che modo? Influisce anche a livello mentale?

Mi è già successo, e non ho affrontato in maniera diversa la preparazione del match. Anzi, forse l’ho svolta con più concentrazione.

Hai iniziato il percorso da atleta quando gli sport da combattimento, in Italia, erano ancora molto di nicchia. Che ricordo hai di quegli anni? Come sono cambiati questi sport da allora ad oggi?

Credo che questi sport siano ancora di nicchia, purtroppo, visto che non ci puoi vivere. Sicuramente è cambiata la comunicazione con i social, nel bene e nel male. Magari ora un’atleta con molta meno esperienza sul ring, ma più nel virtuale, riscuote più successo e molti, soprattutto molte, pensano più all’apparire che all’essere veramente un top fighter. Ma i video dei match, che ormai sono online in tempo reale, distinguono subito questo fatto, facendoti vedere in maniera chiara il livello di chi si affronta e se sei veramente un campione.

Qual è stato l’incontro più duro della tua carriera? E l’esperienza che ricordi con maggior piacere?

Non ricordo un match duro in particolare, penso sempre che lo siano tutti. Soprattutto è più dura la preparazione, e una volta passata quella l’incontro diventa facile. Ecco, un ricordo bellissimo è stato la vittoria del Torneo di Tokyo e la riconferma del mio Mondiale WAKO l’anno scorso.

Alcune tue “colleghe”, come Gloria Peritore e Jleana Valentino, si sono cimentate anche nelle MMA. Tu hai mai preso in considerazione questa ipotesi? Ti vedremo mai combattere in gabbia?

Mi piacerebbe, ma.. È complicato, soprattutto per gli allenamenti, incastrare tutto con il mio lavoro. La preparazione è veramente tosta, vediamo, ma non so effettivamente cosa rispondere. Dovrei solo lottare e lasciare stare match in piedi per un po’, e non me la sento ecco.

C’è qualche atleta in particolare che vorresti affrontare in futuro? E invece, con chi faresti volentieri un rematch?

Più che atleta da affrontare, mi piacerebbe partecipare ad un evento bellissimo quale il Glory, sogno di tutti i fighter, ma non c’è la mia categoria di peso, quindi.. I rematch sono impossibili, in Italia sono tutte brave a parlare solo sui social.

Ti lascio un ultimo spazio per ricordare a chi ti segue i tuoi prossimi appuntamenti, sia sul ring che in eventuali stage o iniziative varie.

Il 15 dicembre invito tutti al mio stage di Milano, nella palestra dove lavoro, Montenero Boxing Club.

Per quanto riguarda i miei prossimi impegni agonistici, saranno sicuramente il Mondiale Enfusion a Roma il 23 marzo, sempre nel K1 a 50kg, con la scozzese Amy Pirnie, organizzato dall’amico Alessio Smeriglio. Il 23 aprile un match ancora in Francia, contro Fatima Basnir. Inoltre sono già stata sfidata per il Titolo WAKO, in Brasile, nel nuovo anno, dove sfiderò la neo campionessa panamericana Lailane Mota. Insomma, sarà una bella stagione per me.
Inoltre ringrazio la Thunder Gym per la quale combatto, dove mi preparo con i M^ Brenna, Castoldi e Bertucci e la Montenero Boxing Club, dove lavoro, e il mio preparatore atletico Nicola Colaianni, i miei sponsor Leone per abbigliamento e materiale tecnico, e Fitcenter per gli integratori.

Infine, sono tesimonial di un progetto che promuove l’antiaggressione femminile. Il corso si tiene all’Istituto Gonzaga di Milano, quasi tutti i sabati mattina, fino giugno.

Credit photo: Warrior of Creativity – Maurizio Pavone

 

Vitali: “Bellator un’occasione da all-in. Emozione unica, sarà un match duro”

Luca “The Ace” Vitali (11-4) affronterà a Bellator 211, in scena sabato prossimo a Genova, il croato Luka Jelcic (10-3).

Vitali, pro dal 2011, è reduce da cinque vittorie consecutive, e non perde da quattro anni. E’ uno specialista delle sottomissioni, grazie a cui ha ottenuto 5 dei suoi 11 successi, seguite dai 4 incontri che si è aggiudicato per decision. Nel 2018 è già entrato in gabbia in due occasioni.

Jelcic, scuola SBG Ireland, è reduce da una brutta sconfitta per TKO al primo round proprio in Bellator. In tutti e quattro i match precedenti, però, ha conquistato la vittoria alla prima ripresa. Anche il croato predilige la lotta al suolo (5 i successi via submission), ma allo stesso tempo è dotato di mani molto pesanti (4 vittorie per KO/TKO). In carriera ha già affrontato due italiani, Elia Madau e Danilo Belluardo, sconfitti entrambi al primo round.

L’occasione di combattere in Bellator arriva nel momento migliore della tua carriera?

No, non sono nel momento migliore della mia carriera, sono solo all’inizio della mia carriera. Era arrivato il momento di fare un all-in ed è quello che sto facendo, ma non lo considererei il momento migliore. Piuttosto direi che sto imparando ad esprimermi al meglio, e questa è più una rinascita.

Dieci anni dopo il debutto da fighter, la chiamata nella seconda promotion più importante al mondo. Quanto è importante la gavetta in questo sport? Come giudichi il tuo percorso?

La chiamata di Bellator credo che me la ricorderò per sempre. Giravano un sacco di voci di corridoio ma non si capiva realmente quanto fosse ufficiale. Quando ho avuto l’ufficialità è stata una figata. Un mix di adrenalina e tensione che non saprei descriverti. La gavetta è importante per l’esperienza che ti dà, fare le cose di fretta non porta mai molto lontano. A me la gavetta ha aiutato a non rimanere “scottato” a livello emotivo dall’ adrenalina che ti dà questo sport. Il mio percorso mi ha reso tutto ciò che sono e non posso fare altro che rispettarlo molto. L’unica cosa di cui mi dispiace è che è stato purtroppo rallentato da un po’ di infortuni, che mi hanno tenuto per forza lontano dalla gabbia.

Jelcic è un avversario ostico. Ha mani pesanti, ma è anche uno specialista nelle sottomissioni: un atleta completo. Tecnicamente, cosa pensi di lui? Che tipo di incontro ti aspetti?

Mi aspetto un incontro sicuramente interessante. Lui è molto forte e mi aspetto un match duro, di certo non una passeggiata.

Assisteremo ad una battaglia al suolo?  Secondo te il match andrà ai punti o finirà prima del limite?

Lo scopriremo il 1 dicembre come sarà questo match.

Recentemente ti sei allenato per una settimana al Gloria Fight Center. Soddisfatto dell’esperienza? È stato utile ai fini della preparazione?

È stata una settimana intensa e loro mi hanno trattato come un figlio e come un fratello. Dall’anno scorso ho iniziato a muovermi per studiare, e devo dire che ogni palestra in cui entro mi lascia sempre tanto.

Hai esordito da pro giovanissimo, appena 19enne, nel 2011. Com’era la situazione delle MMA italiane quando hai iniziato? In cosa sono cambiate in questi anni?

Quando ho iniziato io le MMA in Italia non avevano la fama che hanno adesso, eravamo davvero pochi atleti! Sono felice di vedere che questo sport sta prendendo piede nel nostro paese, abbiamo fighter che sono sempre più forti!

Luca Vitali non si dedica solo alle arti marziali, ma anche al fitness e alla preparazione atletica: è istruttore di diverse discipline e personal trainer certificato. Per informazioni e per seguirlo nel suo percorso da atleta: lucatheacevitali.com, Luca “The Ace” Vitali (Pagina Fb), @theacevitali (Account Instagram).

 

 

Amedovski: “Sono pronto, ho preparato diverse strategie in tutti i campi”

Alen Amedovski (7-0) sabato prossimo tornerà in azione contro il francese Ibrahim Mané (7-1) a Bellator 211, in scena a Genova.

Amedovski riabbraccia Bellator dopo la convincente vittoria contro Will Fleury. Il fighter macedone ha ottenuto 6 successi per TKO e uno, l’ultimo, per KO. Cinque di questi sono arrivati al primo round. Statistiche impressionanti per un atleta che ha nella potenza dei colpi uno dei suoi punti di forza, insieme a un grappling da non sottovalutare.

Mané è reduce da due vittorie negli ultimi tre incontri. Ha conquistato 4 successi per KO/TKO, 2 via submission e uno dopo il verdetto dei giudici. La sua unica sconfitta l’ha subita tramite decision. Arriva dalla Extreme Fighting Championship (EFC), la promotion sudafricana di cui è campionessa la nostra connazionale Chiara Penco.

Abbiamo contattato Amedovski per rivolgergli qualche domanda sul match. Ecco le sue sensazioni in merito.

Il tuo avversario è un fighter completo, pericoloso sia in piedi che a terra, con una sola sconfitta in carriera. Che tipo di incontro ti aspetti?

Mi aspetto il match vada così come lo abbiamo studiato, ci lavoriamo da 6-7 settimane. Andrà come deve, ovvero come abbiamo pianificato.

Nel tuo ultimo incontro, vinto proprio in Bellator contro Fleury, l’irlandese aveva subito cercato di portarti al suolo per sfuggire alla pesantezza dei tuoi colpi. Pensi che anche Mané abbia preparato un gameplan simile?

Certamente, Fleury voleva portarmi a terra, ma anche in quell’occasione ce lo aspettavamo perché lo abbiamo studiato molto durante la preparazione. Grazie al lavoro fatto con il mio team sapevo esattamente cosa aspettarmi da lui. Ero pronto per rialzarmi se mi avesse portato al suolo, sapevo tutto nel dettaglio. Sono pronto per chiunque, se anche Mané vorrà portarmi al suolo, poi vedremo quali saranno le conseguenze. Sono preparato per tutto quello che potrebbe fare, anche si mettesse a volare sarei pronto a prenderlo!

In carriera hai sempre vinto per KO/TKO, mentre l’unica sconfitta di Mané è arrivata via Decision. Hai visto i suoi incontri? Credi che abbia un mento particolarmente solido oppure non ha mai affrontato un fighter con il tuo KO power?

Poco importa che Mané abbia perso una volta sola per decisione dei giudici, io farò il mio. Mi baso sempre su diversi piani di lavoro e strategie multiple, per cui se non dovesse venirmi una tecnica, opterò per un’altra. Ovviamente entrerò in gabbia per vincere.

Non sei mai andato oltre la seconda ripresa, mentre il tuo avversario ha lasciato in due occasioni il verdetto nelle mani dei giudici: pensi che questo potrebbe avvantaggiarlo se il match dovesse arrivare al terzo round?

Sono pronto a fare 10 round. Davvero, sono preparato in ogni aspetto, anche nel caso in cui il match dovesse andare alla distanza. Non mi preoccupa arrivare alla terza ripresa, so quello che devo fare, e sabato prossimo lo vedrete tutti.

Hai mostrato un’ottima difesa dai tentativi di portarti a terra nell’incontro con Fleury, ma Mané ha vinto due incontri per Submission. Ritieni che il vostro grappling sia allo stesso livello?

Mi alleno con alcuni tra i migliori al mondo, sia nella lotta che nello striking, perciò non temo il grappling del mio avversario. Non è importante quello che penso io, ma quello che accadrà in gabbia, e sabato prossimo sarà chiaro a tutti!

 

Baneschi: “Avversario ostico, ma io sono pronto. Venator FC top in Italia”

Abbiamo contattato Davide Baneschi (13-6), secondo classificato nei ranking italiani di MMA nella sua categoria, quella dei pesi gallo, in vista del suo prossimo impegno.

Baneschi combatterà sabato nel co-main event della promotion finlandese CAGE, in occasione della card CAGE 45, contro Janne Elonen-Kulmala (15-7-1). Elonen-Kulmala ha già disputato sette incontri in CAGE, con un bilancio di 5-2: sarà il beniamino di casa. Tuttavia, l’atleta filandese non vince da due anni, in cui ha collezionato tre sconfitte e un pareggio.

Da parte sua, Baneschi è reduce da tre vittorie negli ultimi quattro incontri, e nel 2018 ha sempre vinto. Ecco le sue dichiarazioni a Spirito guerriero.

Il mio avversario è un fighter molto ostico, credo che le ultime sconfitte che ha subito non influiscano sulle sue capacità. Lo ritengo un atleta solido, pericoloso sia nello striking che nel ground game. Io vengo da una serie positiva, sono in un’ottima condizione. Ho svolto una bella preparazione, mi sento in forma e penso che farò un gran match. Non so dirti come si svolgerà l’incontro perché non sono un indovino. Quello di cui sono convinto è che, qualunque sia la direzione che prenderà l’incontro, farò del mio meglio per portare la vittoria a casa. Sono pronto per affrontare qualsiasi situazione all’interno della gabbia.

Interpellato sul livello delle promotion italiane rispetto a quelle estere, l’atleta del Rendoki Dojo ha risposto:

In Italia c’è una bella crescita in questo settore. Alcune promotion ormai sono a livello di quelle straniere, altre no. Ora come ora, Venator FC è l’organizzazione che più mantiene gli standard alti come quelli degli eventi all’estero. Ti ospita in alberghi a 4 e 5 stelle, in cui ti fa alloggiare già un paio di giorni prima dell’incontro. Ti fa fare il peso a un orario decente, ti tratta da vero professionista. Il loro staff non ti fa mancare niente e ti asseconda in ogni richiesta.

Credit photo: Calibian Sports Management

Jeremy Horn su Spirito Guerriero: “Combattevamo per il semplice fatto che amavamo farlo!”

Il 5 marzo 1999, nell’evento di UFC 19 dal suggestivo titolo “Ultimate Young Guns”, Chuck Liddell andò incontro alla sua prima sconfitta nell’ottagono. Fu proprio una “giovane arma” del Nebraska a fermarlo, un ventiquattrenne con i capelli rasati e una faccia da bravo ragazzo che contrastava non poco con il rude aspetto di “The Iceman”, con i suoi tatuaggi e l’iconico taglio alla moicana. Forse per questo suo fisico apparentemente innocuo, che celava in realtà un’indole guerriera senza pari, forse per le sue prodezze tecniche a dir poco stupefacenti, Jeremy Horn entrò subito nel cuore dei fan. Un vero pioniere delle MMA e uno dei fighter più prolifici nella storia, oggi, a 43 anni di età, neanche lui stesso riesce a ricordare con esattezza quanti incontri abbia disputato. Nei suoi 19 anni totali di carriera non c’è avversario che non abbia affrontato, non c’è promotion nella quale non abbia mostrato il suo coraggio e le sue abilità, spinto solamente dal suo coraggio e da un amore infinito per questo sport. Da incontri a mani nude in squallidi parcheggi e magazzini, a tornei di valetudo nei palazzetti di mezza america, fino alle arene giapponesi traboccanti di fan in delirio, Jeremy è uno dei pochi lottatori a poter dire di aver vissuto in tutto e per tutto questo sport, in ogni sua singola sfaccettatura. Di questo e molto altro ancora ce ne ha parlato in un’intervista esclusiva, senza precedenti, che sono sicuro farà ricordare con nostalgia la “old school” delle MMA.

Ciao Jeremy, è un grande onore averti qui. Il tuo record ufficiale è incredibile: 91 vittorie, 22 sconfitte, 5 pareggi e 1 no contest, e dichiari di aver combattuto in centinaia di altri match non registrati. Come mai hai deciso di fare il tuo debutto in uno sport che all’epoca (1996) stava ancora emergendo ed era così poco conosciuto? Chiaramente non l’hai fatto per fama o per soldi.

Ho iniziato perché mi allenavo e sembrava divertente. È davvero così semplice. Mi è sempre piaciuto allenarmi, quindi questa è stata l’occasione per provarlo per davvero e sotto controllo e sicurezza. Una volta che l’ho fatto mi sono innamorato e non mi sono mai più guardato indietro.

Hai debuttato nel 1996 combattendo in un magazzino di Atlanta contro un tale Rick Graveson, un incontro che hai vinto per leva al braccio in meno di due minuti. Era la prima volta che lottavi a contatto pieno oppure avevi avuto altre esperienze precedenti, ad esempio nei combattimenti di strada? Quali emozioni hai provato realizzando che stavi per entrare nel tuo primo match?

Mi allenavo in una palestra locale. Ho iniziato quando mio fratello ha visto una dimostrazione in una fiera locale e l’ho semplicemente seguito. Quell’incontro con Rick è stata la mia prima volta. Non ero mai stato coinvolto in un combattimento per strada. Le emozioni erano strane perché non sapevamo davvero in cosa stessimo entrando. Piuttosto stavo solo seguendo la corrente. Basandomi sul mio allenamento ritenevo di essere abbastanza bravo, ma in realtà non avevo un vero metro di paragone.

Nel terzo match della tua carriera hai subito la tua prima sconfitta ufficiale per mano di Mark Hanssen. È stato difficile gestirla? Cosa ti ha attraversato la mente in quel momento?

Quando ho perso quell’ incontro è stato come aprire gli occhi. Fino ad allora, per qualche ragione, pensavo di essere l’unico a conoscere quello che conoscevo io. Quando mi ha preso nell’armbar mi sono reso conto che ANCHE ALTRE PERSONE FANNO BJJ!

Hai fatto parte di uno dei team storici della MMA: il Pat Miletich Fighting System, casa di leggende del calibro di Matt Hughes, Jens Pulver, Tim Sylvia, Robbie Lawler e tanti altri. Come sei entrato in contatto con Pat e perché hai deciso di rimanere con lui? Com’era allenarsi ogni giorno insieme a tutti questi grandi campioni?

Ho incontrato Pat per la prima volta quando ho combattuto contro Mark Hanssen. Erano compagni di allenamento. Dopo quell’ incontro sapevo di aver bisogno di più indicazioni per migliorare. Lui era l’unico che conoscessi ed era vicino. È stata una decisione facile e si è rivelata buona. Per quanto riguarda l’allenamento con i ragazzi, non ho mai pensato che fossimo i migliori. Eravamo solo dei ragazzi che si allenavano insieme e si divertivano.

Nel maggio 1998, con un record di 9-2-3, hai debuttato in UFC contro uno dei lottatori di arti marziali miste più forti di sempre: Frank Shamrock, detto “La Leggenda”. Frank era il campione in carica dei pesi medi UFC (oggi mediomassimi) e all’epoca aveva un record di 16-7-1. Come sei riuscito a resistere per oltre quindici minuti contro un avversario tanto duro e molto più esperto di te?

Quando ho ricevuto la chiamata per quel combattimento mi è sembrato piuttosto semplice. Frank aveva appena battuto Kevin Jackson e Igor Zinoviev, entrambi in meno di un minuto. Il mio unico obiettivo era durare più di un minuto. Sapevo di poterlo fare. Nessuno mi può battere in meno di un minuto.

Dopo una sconfitta contro Ebenezer Fontes Braga nell’ottobre dello stesso anno, nei tuoi dieci incontri successivi hai accumulato un record di nove vittorie, nessuna sconfitta e un pareggio, e poi sei tornato in UFC. Era UFC 19 dove hai affrontato la leggenda come Chuck Liddell. Non solo sei l’unico fighter ad averlo mai sottomesso in un incontro di MMA, ma ancora meglio lo hai fatto in modo spettacolare con triangolo di braccia dalla guardia che gli ha fatto perdere i sensi! A quei tempi Chuck era una bestia e aveva da poco massacrato il mito del valetudo Jose Pelè Landi. Qual è stato il segreto per riuscire ad eseguire una tecnica così particolare contro di lui?

Stavo solo cercando di sopravvivere. Ero ancora un novellino nonostante la mia esperienza nel mondo dei combattimenti. Sono sempre stato in grado di rimanere abbastanza calmo così ho continuato a lavorare per portarlo a terra. Sapevo di poterlo tirare giù  e di salire in monta. Quando ha spinto verso di me cercando di ribaltarmi, è praticamente caduto tra le mie braccia.

Nel settembre del 2003 hai partecipato al torneo “Global Domination” dell’IFC dove hai sconfitto prima Mikhail Avetisyan e poi il futuro campione del mondo UFC Forrest Griffin, perdendo per una controversa decisione arbitrale la finale contro Renato “Babalu” Sobral. Hai mostrato alcune delle tue migliori abilità quella sera, come il knockout per head kick contro Griffin o il triangolo con cui hai quasi sottomesso, nel corso di una vera e propria battaglia, la cintura nera di Bjj Babalu. Parlaci di quell’evento. 

Quel torneo è stato il mio preferito. Pensavo di aver combattuto davvero bene. La mia rovina è stata che, andando in finale, sapevo che Babalu era ridotto davvero male mentre io ero fresco. Ho immaginato che tutto ciò che dovevo fare fosse rimanere calmo e che prima o poi lui sarebbe crollato a causa di quello che aveva passato. Era un duro e ha semplicemente continuato a spingere. Ritengo che se avessi attaccato un po’ più forte avrei potuto finalizzarlo ma ho continuato a pensare che sarebbe andato giù e basta.

Sei un peso medio naturale ma durante la tua carriera hai combattuto anche nelle divisioni dei massimi e dei mediomassimi, una categoria, quest’ultima, nella quale sei stato addirittura campione per la celebre promotion King of the Cage. Quanto è difficile combattere con qualcuno che pesa dieci, venti chili più di te, e come mai hai deciso di lottare in queste categorie?

Una grande differenza di peso non mi ha mai preoccupato. Ho sempre cercato di concentrarmi su una buona tecnica, quindi trovarsi in inferiorità per peso e forza non mi ha mai importato molto.

Nelle tue 91 vittorie hai finito 63 avversari per sottomissione e 16 per knockout. Ovviamente sei un esperto nella lotta a terra: la leva al braccio che hai utilizzato contro Chael Sonnen ad UFC 60 è stata piuttosto spettacolare e, inoltre, sei stato tu stesso ad insegnare a Matt Hughes l’armbar con il quale ha sconfitto GSP nel loro primo match. Tuttavia hai anche mani molto pesanti, come hai dimostrato contro Daiju Takase o il già citato Forrest Griffin. Come descriveresti il ​​tuo stile e i tuoi punti di forza?

Sono sempre stato molto di più grappler che uno striker ma per essere completo devi allenarti in tutto. Mentre progredivo e miglioravo nella lotta in piedi questo ha iniziato a venire fuori nei miei combattimenti.

Ho letto che quando hai affrontato Gilbert Yvel al Pride, prima dell’evento tu e gli uomini del tuo angolo vi eravate messi a giocare sparandovi a vicenda con armi da softair per le strade di Tokyo. Come potevi essere così rilassato quando sapevi che in poche ore avresti dovuto affrontare un fighter spaventoso come Gilbert?

In quel periodo della mia carriera combattere era una seconda natura per me. Era solo questione di allenamento, che amavo, e poi di fare l’incontro, che amavo ugualmente. Non c’era motivo di essere nervosi. Era solo un altro giorno passato a fare ciò che amavo.

Ti chiamano Gumby, come il personaggio di un vecchio show televisivo per bambini che era fatto di argilla. Come mai ti hanno dato questo soprannome?

Penso che durante il mio combattimento contro Frank Shamrock Jeff Blatnick (medaglia olimpica e all’epoca commentatore UFC) mi abbia chiamato in quel modo. Frank mi aveva preso la testa e io chiamai guardia piegandomi il collo in una brutta posizione. Jeff disse “Jeremy Horn è un Gumby!”. È rimasto. Non è mai stato un soprannome che mi piacesse ma immagino che sia così che funzioni con i nickname. Non li scegli, vengono scelti loro per te.

Sei stato coinvolto in numerosissime battaglie contro i più grandi campioni di ogni tempo: Dan Severn, Travis Fulton, Kiyoshi Tamura, Randy Couture, Anderson Silva, Minotauro Nogueira, Ricardo Arona, hai sconfitto Chael Sonnen per ben tre volte e la lista potrebbe continuare all’infinito! Quale è stato l’avversario più forte che tu abbia mai affrontato e perché?

Non mi è mai importato contro chi dovessi combattere. Ho sempre amato combattere e basta. Come ho detto prima, penso che il torneo con Forrest e Babalu sia stata la mia serie preferita di incontri. Ho combattuto diversi match duri e non credo di poterne scegliere uno solo.

Hai combattuto sia nelle piccole promotion americane sia nelle più grandi organizzazioni di arti marziali miste al mondo: UFC, WEC, PRIDE, Bellator, Pancrase, IFL, KOTC, IFC. Qual è stata la tua preferita? Sono sicuro che hai un sacco di storie incredibili sugli anni nei quali hai lottato in lungo e in largo per tutti gli Stati Uniti. Qual è la situazione più strana in cui sei mai stato coinvolto?

Ho sempre amato lottare per le promotion giapponesi. Ti trattano in modo diverso rispetto agli altri eventi. In Giappone sei trattato come un guerriero rispettato che è disposto a farsi male per intrattenere la folla, e ti amano per questo. In altri show ti trattano come un animale da circo. Non tutti sono così, ma ce ne sono troppi. Sono sempre stato relativamente timido in pubblico, quindi non ho molte storie. Penso che le armi da softair in Giappone siano probabilmente state una delle cose più “selvagge” che io abbia mai fatto. Non troppo selvaggia in realtà.

Qual è la tua eredità come combattente?

Penso, e spero, di essere stato in grado di mostrare al mondo che un tipo comune può competere con chiunque se si allena abbastanza duramente e nel modo giusto. Non devi essere un super atleta per essere bravo in questo. Devi solo volerlo abbastanza.

So che attualmente stai allenando lottatori a Salt Lake City con l’Elite Performance, il team che hai fondato. Che cosa fai oggi e quali sono i tuoi piani per il futuro?

Sono ancora il ragazzo che ero quando ho iniziato. Adoro giocare ai videogiochi. Sto cercando di avviare una pagina su Twitch.tv. Sono un grande amante degli animali: ho tre bassotti. Sono un po timido, preferisco stare da solo o in piccoli gruppi. Fondamentalmente sono ancora solo un ragazzino.

Il tuo ultimo incontro è stato nel novembre del 2015 contro Egidijus Valavicius, 19 anni e 119 combattimenti dopo il tuo debutto da professionista. Oltre a Dan Severn e Travis Fulton, sei forse l’unico lottatore ad aver disputato più di cento incontro nella propria carriera. Cosa ti ha permesso di combattere così frequentemente e per così tanto tempo? Sei ufficialmente in pensione o forse ti vedremo sul ring ancora una volta?

Penso che la mia longevità possa essere attribuita al mio stile così come alla mia naturale durabilità. Ho sempre combattuto con l’obiettivo di finire il più velocemente possibile. Non cerco di farlo per l’intrattenimento dei fan. Sono anche abbastanza duro a livello fisico. Genetica fortunata, credo. Per quanto riguarda combattere, penso che potrei avere ancora qualcosa in me ma ho anche molte altre cose sul mio piatto.

Segui ancora le MMA? Chi è il tuo combattente preferito?

Le seguo un po’ ma con così tante persone che combattono oggi è difficile tenere il passo. Sono davvero interessato solo ai ragazzi che si distinguono per l’abilità che hanno. Non mi interessa chi dice cosa, o chi ha il taglio alla moicana viola più grosso. Mi interessa chi mostra più abilità nel ring. Non mi interessa vedere due ragazzi che stanno lì a colpirsi l’un l’altro alla cieca più di quanto non mi interessi vedere qualcuno eseguire un takedown e restare lì per tutto il combattimento. Sono molto impressionato da gente come Conor, ovviamente, che sa colpire con precisione. O Khabib, che può mettere così tanta pressione su qualcuno da farlo crollare. Mi piacciono anche tipi come Demian Maia. Tutti sanno esattamente qual è il suo piano ma comunque non riescono a fermarlo. Questo è fantastico secondo me.

Tu appartieni ad un’epoca nella quale ad ogni singolo combattimento i lottatori entravano nella gabbia con la mentalità di “uccidere o essere uccisi”. Quale pensi che sia la grande differenza tra voi e i fighter di oggi?

Molti dei lottatori oggi stanno entrando in questo sport perché pensano sia un modo semplice per fare soldi. Questo non potrebbe essere più lontano dalla verità. I soldi sono molto lontani. Se non ami questo gioco per i suoi meriti, non avrai mai il coraggio di continuare con esso per il tempo necessario a diventare bravo e magari guadagnare un po’ di soldi. Quando abbiamo iniziato noi non c’erano soldi. Lo abbiamo fatto tutti perché lo amavano.

Sei mai stato in Italia? Sarebbe meraviglioso vederti qui un giorno per tenere un seminario.

Sono stato a Roma una volta e l’ho adorata. Dopo un mio combattimento in Irlanda per l’UFC, la mia ragazza e io abbiamo fatto una deviazione per visitarla. È stato stupefacente. La storia e l’età sono molto umilianti e incutono soggezione. L’idea che la città abbia quasi tremila anni mentre gli Stati Uniti appena duecento è semplicemente incredibile. Mi piacerebbe molto tornare e visitarla di nuovo. Un seminario sarebbe fantastico. Ringrazio sempre tutti i fan che ho là fuori perché senza i fan non sarei in grado di essere pagato per fare lo sport che amo. Sono molto fortunato. Grazie a tutti.

A CURA DI FABIO SPANGARO

Pietrini: “Sono il welter migliore in Italia. Pronto a fare la guerra, l’orso è tornato!”

Giorgio “The Italian Bear” Pietrini (14-4) è finalmente pronto a tornare in azione dopo un lungo periodo di stop forzato.

Considerato uno dei più promettenti pesi welter italiani, Pietrini riprenderà la sua carriera da Bellator 211: Sakara vs Kauppinen, in scena all’RDS Stadium di Genova sabato 1 dicembre.

“The Italian Bear”, che nel 2017 ha collezionato 3 vittorie consecutive e un pareggio nella storica battaglia contro Stefano Paternò, affronterà il bosniaco Nemanja Milakovic (5-3), reduce da tre successi negli ultimi tre match e imbattuto da due anni.

L’atleta livornese è un fighter completo: ha ottenuto la maggior parte delle sue vittorie per KO/TKO, ma si è aggiudicato anche ben 4 incontri via submission e altrettanti per decision.  Da parte sua Milakovic ha conquistato 3 successi su 5 per KO/TKO, e i restanti due via sottomissione.

Ecco le parole di Pietrini sull’incontro che lo aspetta a Bellator Genova e sul suo atteso ritorno in azione.

Torni dopo più di un anno dalla tua ultima apparizione in gabbia. Come hai vissuto questo periodo? Quali sensazioni provi in merito al tuo rientro?

Innanzitutto grazie per l’intervista. Non vedo l’ora di rientrare, sono davvero felice in questo momento. Restare un anno fermo ai box è stato veramente duro, ma adesso sono pronto a tornare in gabbia dopo l’inferno che ho passato. Sono più voglioso e motivato che mai.

Non hai mai chiarito quale tipo di infortunio tu abbia subito. Vuoi essere più specifico o aggiungere qualcosa che non hai mai detto su questi mesi di stop?

Non aggiungo niente in merito. E’ stato un periodo buio, ma nel quale sono cresciuto molto. Adesso sono pronto a dimostrare a tutti quanta fame può provare un orso!

Veniamo all’incontro di Bellator. Il tuo avversario è reduce da tre vittorie consecutive, ottenute tutte prima del limite. Tecnicamente, cosa pensi di lui? Che match ti aspetti?

Non sono interessato al mio avversario. E’ un bravo combattente, ma io sono pronto e questo è quello che conta. Ho delle motivazione che vanno ben al di là di un singolo match, mi sono allenato duramente per questo rientro e lo dimostrerò a tutti.

La differenza tra i vostri record è notevole. Ti senti favorito?

No, non mi sento favorito. Il mio avversario è un buon fighter, lo rispetto e sono pronto a fare una guerra!

Credi che l’incontro si concluderà prima del limite? Entrambi avete conquistato vittorie sia per KO/TKO che per sottomissione: sarà una battaglia in piedi oppure prevarrà la lotta a terra?

Sarà una battaglia, ne sono convinto, e lo spettacolo ne guadagnerà molto. Penso che si rivelerà un grande incontro, sotto tutti i punti di vista: striking, wrestling, e grappling.

Cosa pensi della situazione attuale dei pesi welter in Italia? Credi sia cambiato molto in quest’ultimo anno?

In italia ci sono ottimi welter, ma io sono il migliore e lo dimostrerò il primo dicembre. “The Italian Bear” is back!

Bellator per molti fighter è un traguardo, per te è un punto di ripartenza. Cosa dobbiamo aspettarci dal ritorno di Giorgio Pietrini, sia in questo match che in generale?

Non aspettatevi niente da me, semplicemente venitemi a vedere in azione il primo dicembre a Genova, e vedrete di che cosa è capace un orso affamato!