La chance mondiale di Emanuele Blandamura// Intervista

Domenica 15 aprile Emanuele “Sioux” Blandamura affronterà per il titolo mondiale Wba dei Pesi medi il campione in carica Ryota Murata alla Yokohama Arena (17.000 posti, previsto il tutto esaurito) in Giappone. Murata, giapponese, 32 anni, ha vinto l’oro olimpico a Londra nel 2012, diventando poi campione mondale al 14esimo incontro da professionista. Il suo record è di 13 vittorie ed una sconfitta.

Emanuele Blandamura, 38enne pugile friulano, ha sostenuto 29 incontri: 27 vinti, due persi. Nel 2007 ha conquistato il titolo di Campione Wbc del Mediterraneo, successivamente si è laureato anche Campione Internazionale Silver Wbc (2012), Campione dell’Unione Europea (2014) e Campione d’Europa (2016) della sua categoria, i Pesi medi. L’ultimo titolo citato lo ha dovuto lasciare vacante per la chanche mondiale di domenica.

In occasione della sfida più importante della sua carriera, abbiamo contattato in esclusiva Emanuele, che ringraziamo per la disponibilità.

Come procede l’ambientamento a Tokyo? Come ti senti fisicamente?

Procede tutto bene, a parte i primi tre giorni che sono stati i più difficili per l’ambientamento, ma poi è andato tutto liscio.

Pensi che il match andrà ai punti? Che incontro ti aspetti?

Io i match non li preparo con la calcolatrice, so solo che mi sono allenato duramente per questa sfida, finirà come dovrà finire.

Murata ha avuto una felice carriera da dilettante. Questo lo rende più pericoloso oppure dilettantismo e professionismo sono due mondi talmente distanti che il suo palmares in questo caso non fa testo?

Penso che sia io che Murata abbiamo le nostre carriere. Meglio una o l’altra? Dipende, io sono felice della mia sia oggi che nel passato, anche se credo che adesso conti il presente.

Secondo te, a cosa è dovuto il fatto che solo arrivando ad un livello alto come il tuo un pugile possa mantenersi economicamente? Cosa manca in Italia affinchè ciò possa finalmente accadere anche a livello nazionale?

Il pugilato italiano non manca di campioni, ma dello giusto collocamento nei palinsesti e di un inquadramento a livello politico. Io fortunatamente oggi riesco a fare solo il pugile e questo per me è una grande gioia, raggiunta con tanti sacrifici.

A maggio uscirà in libreria “Che lotta è la vita”, l’ autobiografia che hai scritto insieme a Dario Torromeo. Da dove nasce l’interesse e la volontà di scrivere un libro?

L’idea é nata dopo la presentazione di un libro di Torromeo; abbiamo fatto una chiacchierata e deciso che sarebbe stato interessante raccontare la mia storia.

Nel 2010 sei diventato buddista. Come interpreti il fatto che proprio in Oriente si giochi la sfida più importante della tua carriera?

Il buddismo mi ha cambiato la vita radicalmente. Combattere per il titolo in Oriente per me è stupendo; qui c è il maestro della Soka Gakkai, Daisaku Ikeda, perciò sento che combatterò anche io in casa.

Il match sarà visibile su Fox Sports, canale 204 di Sky, alle 13 ora italiana.

MICHELE VERGINELLI

***** MICHELE VERGINELLI *****

Michele “Iron Mike” Verginelli, un atleta che non ha bisogno di presentazioni. Orgoglio italiano da anni, Michele è riconosciuto a livello mondiale come uno dei più completi fighter in circolazione.

Papà romano e mamma calabrese, Michele è nato e cresciuto nel quartiere borgata di Torpignattara a Roma, nel 1973, per poi trasferirsi dopo pochi anni in un’altra zona, all’epoca “molto calda” di Roma, il quartiere Laurentino.
Molto legato alla famiglia, vera ancora e porto sicuro in un periodo storico dove, per chi cresceva in certe realtà urbane degradate ed abbandonate dalle istituzioni, il rischio di “finire male” o di inciampare in “amicizie sbagliate” era praticamente all’ordine del giorno, “Iron Mike” cresce con solide basi e valori granitici.

“Papà è stato avaro in quanto a calore umano, ma doveva pensare a sfamare 6 figli e da quel punto di vista nulla posso rimproverargli. Un grande lavoratore che si alzava alle 5 del mattino, ma il vero collante familiare è stata mia madre. Tipica donna del Sud, ha sacrificato e speso ogni energia per tenere unita la famiglia anche nei periodi più difficili”.

Altro importante punto fermo nella vita di Michele è stato lo sport. “Mi ha tolto il tempo per poter cadere in tentazione e rischiare, come purtroppo è capitato a due dei miei fratelli, di incappare in cattive amicizie e prendere una strada che non mi appartneva e non mi appartiene”. Purtroppo in quegli anni Roma è invasa dalla droga; c’era più cocaina ed eroina nelle strade che acqua nel Tevere e, purtroppo, ad esserne vittime sono anche due dei fratelli di Michele, che purtroppo non ce l’hanno fatta. Gli chiesi se aveva provato rancore verso coloro che avevano portato i suoi fratelli in quell’abominio. Questa fu la sua risposta: “Io rancore l’ho provato soprattutto verso i miei fratelli, vedendo il dolore lacerante che causavano a mia madre e alle mie sorelle. Vendetta verso chi li aveva portati dentro quello schifo? Certa gente non merita nemmeno il lusso di essere presa a pugni. Ti infettano solo a toccarli. Ho riversato nello sport anche tutta la mia rabbia e la mia determinazione nel dedicarmici”.

Il primo approccio è nell’atletica, precisamente nel lancio del giavellotto, mentre per vederlo negli sport da combattimento dobbiamo aspettare che compia i 18 anni. Sono il Full contact e la Kick Boxing le prime discipline nelle quali Michele si cimenta, seguite subito dopo dal Sanda, nel quale si laurea nel 1992 campione italiano di Sanda, titolo che si aggiudicherà in tutto per ben sei volte (due da amatore e 4 volte da professionista). Qualche anno più tardi, a cavallo fra il 1998 ed il 1999 Michele Verginelli fa letteralmente la storia. Vince per ben due volte il campionato mondiale di Sanda e, primo italiano a combattere in Italia (a Roncadelle) in tale disciplina, affronta e sconfigge in un match di Valetudo l’olandese Rodney Faverus. A seguire Michele in questi primi anni di carriera c’è Agostino Moroni.

Dal 1998 al 2000 combatte in ben 8 incontri vincendoli tutti (7 su 8 prima del limite), combattendo sia in Italia che all’estero contro avversari ostici e di assoluto valore. “Non ho mai cercato di vincere facile nè di costruirmi lo score. Ho invece sempre cercato di migliorarmi cimentandomi in diverse discipline, cercando di competere con i migliori affinchè potessi imparare da loro”. Umiltà, tenacia e spirito di sacrificio proiettano Michele Verginelli nell’Olimpo dei fighter mondiali.

Il successo più bello lo raggiunge, però al di fuori della gabbia o dei ring nei quali ha combattuto. Dal suo legame sentimentale con Laura, durato una decina d’anni, nasce sua figlia Michela e quando ne parla gli occhi gli si illuminano in un modo che non è assolutamente possibile descrivere. L’amore che trasmettono il suo volto ed il suo sorriso quando il discorso si sposta sulla figlia è qualcosa di unico. “Ho assistito al parto ed ho anche pianto per l’emozione di tenere fra le braccia quel corpicino cosi tenero e minuto.

Non so se anche lei si dedicherà agli sport da combattimento; Michela ha delle doti artistiche molto spiccate, potrebbe essere quella la sua strada, anche se ultimamente si sta interessando sempre di più a quello che è il mio mondo e mi ha chiesto anche di darle delle lezioni. In un figlio vedi sempre una parte di te e la cosa che mi piace di più è che, mentre cresce (ormai ha 15 anni n.d.r) mi vedo sempre di più in lei. Cerco e spero di essere un buon padre e di trasmetterle dei sani valori”.

Purtroppo la serenità e solidità familiare che Michele sperava di aver costruito, coronata appunto dalla nascita di sua figlia, si interrompe dopo meno di un anno; il suo decennale legame con Laura si chiude definitivamente, “Un rapporto che mi ha regalato momenti belli ed intensi ed altrettanti difficili, ma l’amore è anche questo”, ed Iron Mike rimane per alcuni anni lontano dalle gare e dalle competizioni, dove torna nel 2005, incontrando, purtroppo, la prima sconfitta della sua carriera combattendo al Meca 12 contro Rafael “Barata” Freitas, con un verdetto decisamente generoso verso il brasiliano. in quella stessa serata (lo scriviamo tanto per far capire l’importanza dell’evento e di quale prestigio già fosse in possesso Verginelli per essere invitato a tale competizione) si combattè un grandissimo match fra Josè Aldo ed Anderson Silverio.

L’anno successivo è invece quello che vede scoccare un nuovo amore sportivo per Michele: è l’inizio della sua avventura nel calcio storico fiorentino, dove da ben 11 anni è protagonista nelle fila dei Bianchi di Santo Spirito, compagine dove militano o hanno militato altri nomi molto importanti (come anche nelle altre squadre che si contendono il trofeo finale), fra i quali Gianluca Caruso e Matteo Minonzio. “Quest’anno però non ho potuto disputare la finale a causa di una squalifica avvenuta in una specie di rissa dove sono intervenuto per difendere un compagno di squadra”, ci dice Michele, abbozzando un sorrisetto come quello dei bambini che confessano di aver fatto una monelleria. Nonostante la sua assenza, i Bianchi conquistano uno storico triplete sconfiggendo per 6 cacce contro 5 e mezzo i Rossi di Santa Maria Novella.

Sempre nel 2006, a Novembre, troviamo Michele in Brasile, a San Paolo, dove al Fury 2 affronta, uscendone purtroppo sconfitto, Giva “The Arm” Santana. Nonostante incappi in una nuova sconfitta, l’attenzione e l’opinione dei maggiori esperti non diminuisce, tutt’altro; il coraggio con il quale l’atleta italiano si cimenta ogni volta viene chiamato in causa fa breccia non solo nei tifosi ma anche e soprattutto negli organizzatori che, l’anno successivo, lo richiamano per la terza edizione, organizzando\n per lui un match contro Daniel Acacio, atleta che si presenta con un record di 10-5. Anche questa volta l’esito è negativo, caratterizzato da diversi dubbi sulle decisioni dei giudici, ma anche questa terza sconfitta non intacca nè scalfisce l’immagine del nostro atleta, ormai unanimemente riconosciuto quale uno dei maggiori interpreti in campo mondiale di questa disciplina, soprattutto per le sue indiscusse qualità mentali. La grande determinazione, la capacità di uscire dalle situazione più critiche sia nello sport che nella vita senza mai apparentemente scomporsi più di tanto, affrontando sempre di petto ogni evento (ad esempio una sera di alcuni anni, durante una notte nella quale il caldo era notevolmente opprimente, prese, assieme all’immancabile figlia, il materasso e lo portò fuori sul balcone trascorrendo lì la notte per poi risvegliarsi zuppo di umidità), lo hanno reso un esempio ed un punto di riferimento per moltissimi che si approcciano al mondo degli sport da combattimento. “Non mi sono mai scelto un avversario nè ho mai voluto che mi si chiedesse di farlo. Un incontro, vinto o perso che sia, deve servire in primis a migliorarsi e ad accumulare una maggiore esperienza da utilizzare nell’incontro successivo; a me non interessa fare match solamente per riempire di x la casella delle vittorie. alla lunga non serve a niente, perchè solamente in una visione limitata di questo sport, ed è limitata proprio perchè viene fatta da pochi e non di alto livello, si può pensare che i grossi circuiti e le maggiori Promotions possano scegliere un atleta solo basandosi aridamente su un mero score. I grandi matchmaker e le principali organizzazioni si informano anche e soprattutto su quanti e quali avversari uno abbia incontrato e, naturalmente, dove li abbia affrontati. Se ti costruisci una immagine da campione di condomionio, solo nei condominii potrai combattere. come esci dal tuo cerchio la realtà viene a galla”.
L’anno si conclude comunque con la vittoria su Carciuc per sottommisione (armbar) al primo round.

La carriera procede quindi speditamente negli anni successivi, sempre affiancata dal suo impegno nel calcio storico fiorentino. Il 18 Giugno del 2009 affronta nientemeno che Igor Araujo in uno Sport Palace di Piazza Apollodoro (Roma) che presentava nella card atleti come Luigi Fioravanti, statunitense ma di chiarissime origini italiane vincitore del The Ultimate Fighter 3 e protagonista di vari match in UFC fra il 2006 e il 2009. La vittoria viene dai giudici (con giudizio non unanime) assegnata ad Araujo, ma Michele ne esce come sempre a testa altissima a tal punto da essere contattato dalle maggiori promotions europee e mondiali (XC, SHC, CGP, WFE, CMMA e CWFC) collezionando ben 6 vittorie (1 Ko, 2 TKO, 1 sottomissione per RNC e due per Decisione unanime), due sole sconfitte (entrambe per decisione, a dimostrazione che Iron Mike non lo butti giù) ed il pareggio nel match contro Norman Paraisy nel SHC 4, dove nella stessa serata erano in card anche Ivan Musardo, opposto a Hristov, e, nell’incontro di cartello, Jeff Monson contro Maro Perak.

Questo ruolino impressionante è il biglietto da visita con il quale, il 24 Marzo 2012 in un gremitissimo forum di Assago, Iron Mike affronta nell’Oktagon il brasiliano Anderson da Silva (lo stesso che sarà battuto nel Gennaio 2015 da Marvin Vettori al Venator) in un incontro ad altissima spettacolarità. L’atleta italiano trionfa vincendo al primo round per ko a seguito di una perfetta serie di gomitate sferrate in fase di lotta a terra.

Tra il 2012 ed il 2013, anno dell’ultimo incontro di MMA finora combattuto da Michele, si susseguono altri 3 matches, fra i quali quello contro il fortissimo Andrei Semenov. “E’ il combattente che più mi ha impressionato fra i miei avversari. Duro, resistente e con colpi pesantissimi; una vera macchina da guerra, però neanche lui è riuscito a buttar mi giù” mi ha detto Iron Mike parlando di quell’incontro.

La vita però non è fatta solamente di incontri, di sport e di attività in palestra; vi sono anche altri ambiti più personali ed intimi che non possono e non devono essere tralasciati, in quanto permettono di dare all’anima quel completamento ed appagamento che lo sport ha regalato al fisico. Nonostante il suo essere decisamente introverso e poco incline all’espansività, “Ma da piccolo era ancora peggio; adesso anche grazie allo sport e alle mie attività, stando a contatto con tantissime persone, sono decisamente più aperto rispetto a prima. Pensa che a 5 anni se qualcuno, non necessariamente adulto, mi rivolgeva la parola, io abbassavo lo sguardo a terra e non riuscivo praticamente ad articolare parola alcuna”, nella sua vita entra la sua attuale compagna, Francesca, “Una donna splendida e meravigliosa che mi sta dando veramente tantissimo. Per carità come tutte le donne ha la sua dose di rompimento di scatole e di stress da elargire, ma è comunque una presenza che per me ha un grande significato nella mia vita. Mi dispiace che io, caratterialmente cosi poco incline al manifestare apertamente certi sentimenti, non riesca a ricambiare in proporzione a quello che mi da lei, che è davvero tanto”.
Nella casa di un guerriero inoltre non poteva di certo mancare anche un animale per allenarsi nel combattimento pure quando si è fra le mura domestiche; non riuscendo a trovare una tigre bianca, perchè l’altro Iron Mike, Tyson, è arrivato prima, a fare da sparring a Michele Verginelli c’è invece Nelson (chiamato cosi dalla figlia in onore del premio nobel Nelson Mandela), un gatto dal carattere (ed anche dal colore del pelo) simile a Darth Vader di Guerre Stellari.

P.S: Ringrazio moltissimo una persona che mi ha aiutato a preparare parte del racconto/intervista e nello scegliere alcune foto che vi presentiamo. questa persona ha anche un messaggio per Michele:

“Vorrei dire a papà che sono molto fortunata ad avere un padre come lui e che anche se delle volte mi rimprovera perchè lo faccio arrabbiare, so che lo fa per migliorarmi e farmi crescere ogni giorno di più.

Ti voglio tanto bene papà,

Michela ”

Alla sua carriera di combattente e di protagonista nel calcio storico fiorentino (come raccontato precedentemente),

Iron Mike ha aggiunto un altro tassello nel puzzle della sua poliedrica vita, quello da brand Ambassador del Magnum Fc, l’ambiziosa Promotion creata da Max Baggio, presidente della Kombat League, e da Patrizia Marin, affascinante ed espertissima presidentessa di Marco Polo Experience, azienda leader nella promozione e sponsorizzazione di eventi con grande attenzione ai rapporti con i mass media. E’ lo stesso Michele a spiegarci la sua decisione di collaborare a questo progetto “A differenza di altre situazioni, a convincermi sono state soprattutto la chiarezza e l’altissima professionalità delle persone coinvolte, nonchè, cosa per me fondamentale, la volontà di creare un qualcosa di duraturo che permetta una continuità fin qui mai purtroppo realizzata. L’organizzazione è gestita in ogni aspetto da professionisti di ogni campo ed al centro del progetto c’è l’atleta, che viene trattato da professionista in tutto e per tutto, a partire dalle borse che percepisce”.

Quello della professionalità degli atleti è, soprattutto qui in Italia, un tasto assai dolente. Chiediamo a Michele di chiarire e, se possibile, ampliare il discorso. Non si fa pregare “In primis noi trattiamo l’atleta da professionista partendo, come già specificato, dal compenso. Inoltre non obblighiamo gli atleti a vincoli restrittivi, tutt’altro, concediamo loro la massima libertà di poter combattere anche in altri eventi e Promozioni. Ritengo che uno dei gravi problemi che abbiamo qui in Italia sia proprio questo considerare gli atleti una proprietà per poter lucrare su di essi. Questo avviene in primis anche nei team, molti dei quali sono quasi delle vere e proprie sette che impediscono agli atleti di confrontarsi con realtà al di fuori del team stesso. Colpe però ne hanno anche gli stessi combattimenti, perchè loro stessi devono imparare a mettersi in gioco e non a pensare esclusivamente alle caselline dello score, credendo ingenuamente che i Promoter ed i Matchmaker delle più importanti organizzazioni siano cosi sprovveduti da non saper leggere dietro uno score. Lo sport, e soprattutto quello da combattimento, come prima cosa serve a migliorarsi e lo si pratica per vedere i propri limiti per poi imparare a superarli. Assurdo pensare di fare strada scegliendo solo e sempre avversari di comodo. Se non cambiamo questa mentalità, pur avendo negli ultimi anni moltiplicato il gran numero dei praticanti, soprattutto nelle MMA, non vedremo mai un aumento a livello qualitativo, mentre negli altri paesi, soprattutto nell’Est Europa, ma anche in Gran Bretagna, l’incremento quantitativo ha permesso di forgiare anche atleti di livello superiore. Molti fighters italiani non difettano rispetto a quelli stranieri nel fisico o nella tecnica, ma a livello di testa. Prima ancora di raggiungere determinati traguardi si atteggiano già a superstar e poi, come detto prima, per paura di rovinarsi lo score, rifiutano di affrontare incontri dove potrebbero venire sconfitti”.

Anche sugli attuali nostri alfieri nella massima rassegna mondiale Michele ci rilascia una dichiarazione.
“Sono due ragazzi molto talentuosi e che hanno anche grandi mezzi fisici. Preferirei che Marvin fosse più concentrato su se stesso e sul suo percorso di crescita come combattente e accantonasse un po’ il trash talking. Deve ancora dimostrare parecchie cose. Alessio ha un atteggiamento che mi piace molto, soprattutto come affronta i match. A lui consiglio una maggiore aggressività”.

Un pensiero è rivolto anche a chi volesse entrare a far parte del mondo degli sport da combattimento.
“Le MMA, ma anche tutte le altre discipline, possono dare molto sia a chi esce da un contesto sociale critico sia a chi ha avuto la fortuna di avere una diversa socialità, più agiata e comoda. Inoltre nel futuro, cosa da non sottovalutare soprattutto in una fase come quella che stiamo vivendo da alcuni anni, possono anche essere una opportunità di lavoro che consentirebbe di coniugare la possibilità di guadagno con lo sport ed il divertimento”.

Ringraziamo Michele per il tempo che ci ha dedicato e ci stringiamo intorno a lui affinchè senta tutta la nostra vicinanza e partecipazione.

Le emozioni sono quei battiti del cuore che avvicinano l’essere umano a Dio.

(a cura di Emiliano Palombi)

CHIARA PENCO: “IT’S TIME FOR AFRICA!”

A soli 22 anni e con un record di 2 vittorie su altrettanti match, Chiara Penco ha firmato un contratto da sei incontri per la promotion sudafricana Extreme Fighting Championship. L’atleta italiana esordirà questa sera a Johannesburg per il titolo inaugurale dei pesi paglia (52 kg) contro Danella Eliasov (già affrontata e sconfitta da Micol Di Segni) nel main event della card numerata Efc 67. L’incontro sarà visibile gratuitamente sul sito http://www.efcworldwide.tv a partire dalle 22.30 circa (ora italiana); Chiara combatterà intorno a mezzanotte. Per l’occasione riproponiamo l’ intervista fatta alla fighter toscana un mese fa per raccogliere le sue impressioni sul match, e non solo!

T: Tommaso (intervistatore)
CP: Chiara Penco

T: Come ti senti ad aver raggiunto il traguardo EFC?
CP: Sono emozionatissima per questa opportunità, è ciò che aspettavo e farò del mio meglio per dimostrare che anche le ragazze italiane spaccano negli sport da combattimento. Ringrazio il team di Superbia Management, sempre al mio fianco, per aver reso tutto questo possibile.

T: Come gestirai il camp? Lo svolgerai a Livorno oppure una parte sarà in Sudafrica o all’estero?
CP: Lo svolgerò interamente al Rendoki Dojo di Livorno sotto la guida di Massimo Rizzoli.

T: Le tue vittorie sono arrivate entrambe per submission. Uno dei punti di forza della Eliasov è il BJJ, di cui è cintura viola. Dobbiamo aspettarci una battaglia a terra?
CP: Penso che sarà tutto da vedere: il match inizia in piedi, e comunque vada mi sto preparando per ogni possiible fase del combattimento.

T: Tra te e la tua avversaria ci sono quasi 10 anni di differenza. Pensi che ciò possa avere un ruolo nel match?
CP: Sicuramente Danella ha più esperienza di me, sia di vita che nelle Mma; tuttavia credo che questo inciderà poco, la cosa importante è riuscire a mantenere la concentrazione sempre alta.

T: Ad oggi sono poche le fighters professioniste di Mixed Martial Arts, sia in Italia che nel mondo. Come mai secondo te? E tu perché hai scelto questa strada?
CP: A parer mio siamo in poche perché avverto ancora nell’ideologia femminile la paura di farsi male e di affrontare questo tipo di sfide; non a caso le Mma vengono additate in maniera equivoca come sport poco femminili. Io ho intrapreso questa strada perché mi sento una combattente sempre, anche nella vita.

T: Il tuo soprannome è “Beasty Barbie”: come è nato? Ha a che fare con una certa rivendicazione di femminilità nonostante lo sport che fai, considerato da molti “maschile”?
CP: “Beasty Barbie” è nato dal mio modo di essere una donna che tiene al look e alle buone maniere, ma anche in grado di mostrare il suo lato da “maschiaccio”, soprattutto quando sono in palestra e mi alleno. Penso che ogni donna non debba temere di mostrare la propria parte più rude, maschile e coraggiosa.

Next to IFC 2 – Manolo Zecchini

Ciao amici questa volta abbiamo deciso di fare qualche domanda ad uno dei protagonisti dell evento… Manolo Zecchini

Ciao Manolo innanzitutto come stai e come è andato il camp per questo incontro?

Ciao ragazzi io tutto bene, vi ringrazio, il camp si é andato bene e sono soddisfatto.

Il tuo avversario non combatte da tempo ma afferma che ha usato questi anni per perfezionarsi e che tu ne sarai la.prova ,sei giovane e capace di reggere le botte…vuoi rispondergli?

Quello che ha fatto lui in questi anni non é un problema mio sinceramente, quello che si é perfezionato meglio per lui perché secondo me ne avrà bisogno. Questo non sarà un match facile, ne per lui ne per me! Ne vedrete delle belle, non ho bisogno di rispondergli, perché si vedrà esattamente quello che succederà sabato.

Nell ultimo match sei stato devastante ,la forte aggressività non ha dato tempo e scampo al tuo avversario, ti vedremo cosi?

Nell’ultimo match é servito essere devastante e aggressivo. Questo non vuol dire che tutti i match sono e dovrò affrontarli così. Ogni match é a se, e in base a come vorrò impostare il match, vorrò vincere e dominare sul mio avversario, utilizzerò uno stile diverso ogni volta.

Tu sei uno che investe molto su stesso per migliorarsi tanto oggi è ancora necessario andare negli States?

Si io sono uno che investe molto su se stesso e sugli allenamenti, perché penso che sono giovane e ho molte possibilità di crescere. Si é ancora necessario andare negli States, la mia risposta é si, perché la hanno una mentalità di vita e di allenamento totalmente diversa. Loro vivono per questo. Però devo essere sincero, che qua in Italia le cose si stanno aprendo molto. E di questa cosa ne sono contento.

Prossimo step per te?

Prossimo step per me é vincere questo match, e salire di gradino.

Ifc 2 una gran bella card contento di parteciparvi?

IFC 2 era nato come Versus

, quello dell’anno scorso quindi creato qui nella zona, di conseguenza sono molto fiero di parteciparvi perché sono nella mia terra e nelle mie zone. Di conseguenza chi meglio di me può rappresentare questo evento qua in zona?

Il nostro sincero in bocca al lupo al nostro alfiere per quello che comunque sarà fino ad ora il match più impegnativo della sua giovanissima carriera…

NEXT TO IFC 2 – GERT KOCANI

Questo sabato si terrà il secondo evento targato IFC. Per l’occasione abbiamo contattato Gert Kocani, protagonista del co-main event insieme a Manolo Zecchini.

1. Ciao Gert, prima di tutto vorrei ringraziarti per il.tempo che ci dedichi.
Questo sarà il tuo primo combattimento in Italia, hai modificato qualcosa nella preparazione del match?

Ciao a tutti e grazie per l’intervista! Questo incontro sarà completamente diverso da tutti i miei precedenti, data la natura del mio avversario ed i mezzi in mio possesso per allenarmi dove vivo. L’allenamento per questo match è stato limitato dalla prospettiva di fighter di mma medio, però ho compensato le mie mancanze con differenti metodi d’allenamento e nuove strategie che miglioreranno il mio livello.

2. Conoscevi già il tuo avversario? Che idea ti sei fatto di lui?

No, non lo conoscevo: è molto giovane e non ha ancora affrontato avversari credibili. Penso sia forte e mi sembra sappia sopportare un pestaggio; questi sono gli ingredienti per lo spettacolo.

3. Cosa pensi a riguardo di IFC, la nuova promotion italiana?

Beh l’IFC mi pare sulla giusta strada per creare qualcosa d’importante, deve continuare a tenere alta la qualità degli incontri, come nel mio caso. Penso che la chiave del successo per qualsiasi promotion sia creare un roster profondo ed equilibrato composto da atleti “cresciuti in casa”.

4. Quali sono i tuoi piani per il futuro?

I miei piani sono di vincere l’incontro in maniera decisiva e dimostrare a me stesso che posso ancora combattere.
Ho investito più di 15 anni della mia vita in questo sport ed il mio scopo è di aiutarlo a raggiungere nuove vette, non solo come fighter ma anche come coach.

5. Il taglio del peso è sempre un argomento attuale: credi che debba essere regolato in modo diverso?

Il taglio del peso è uno dei fattori più importanti per un fighter. Per me la regolamentazione attuale è sufficiente: se manchi il peso perdi il 20% della borsa.

6. Sono ormai 5 anni che non combatti: a cosa è dovuta la decisione di rimetterti in gioco e come ti senti?

Beh, nella mia mente non ho mai smesso. Sono cambiate alcune cose nella mia vita,servirebbe più tempo per spiegarle, che mi hanno costretto a fare un passo indietro dai combattimenti. Il tempo non dedicato a combattere, però, l’ho passato ad allenarmi con approcci differenti. Ho utilizzato questo tempo per migliorare i miei punti deboli e diventare fighter migliore. Al momento mi sento meglio di sempre, fisicamente e mentalmente, che è anche più importante. Sono pronto ad affrontare chiunque abbia il coraggio di entrare in gabbia con me.

INGLESE

1. Hello Gerc, i’d like to thank you for your time, i really appreciate that. This will be your first time fighting in Italy, have you changed something in the camp for this match?

Hello and thanks for your concern! This fight will be completely different from any other of my fights, given the nature of my opponent and the means I have available where I live. The training for this fight has been limited from an average mma fighters perspective of what “training camp” means but I have compensated what I lack with other ways of training and took to some new ideas and strategy which will raise my game to a new level.

2. Did you already knew your opponent? What do you think of him?

No I had never heard of my opponent before because he is young and has not really fought any body credible. I think he is strong and looks like he can take a beating which is a recipe for a great show!

3. Give us your toughts about this new promotion, IFC.

Well the “IFC”, as it is known looks to be a promising name if they can keep up the quality of fights as the one between myself and my opponent. I believe that any organization if it wants to see success for its business, it has to invest in the quality of fighters it showcases and that means a fair compensation and a balanced roster of homegrown athletes.

4. What plans do you have for your future?

My plan is to win this fight decisively and prove to myself that I can still keep fighting. I have invested well over 15 years of my time to this sport and intend to take the game to new heights, not only as a fighter but as a coach for the next generation.

5.Weight cut is always an actual subject. Do you think it should be more regulated?

Weight cutting is one of the most important factors for a succesfull and professioanl fighter. The regulation as it stands is sufficient for me, as I am used to it in the American MMA world, where you get to give up a portion of your purse if you fail to make weight. Other than that I believe the decision for choosing the proper wheight class should be left to the fighter and the coach.

6. You haven’t fought in five years, why have you decided to Made this comeback and how do you feel?

Well in my mind I never really went anywhere away from the game. I had different life changing events, which I need much time to explain, that forced me to take a step back from compeeting. But at the end of the day, the time I spent away from competition I compensated with different training approaches. I reached a certain point to where I had to step back and really plan my fighting career. The time that I took away from the cage, helped me patch a few holes in my game and ultimately it will make me a better fighter. At the moment I feel better than I have ever felt in my entire life, not only physicall but especially mentaly, which if you ask any fighter will tell you counts more than anything. I feel like I’m ready to take on whomever is brave enough to step in that cage with me at 70kg!

Next to IFC 2. Penini: “Se Aliu parte forte, non sarò da meno! Futuro? Ho diverse offerte…”

It’s fight week!

Sabato andrà in scena al Palasport di Dolo (Venezia) l’evento Italian Fighting Championship 2 – La notte degli imbattuti. Nel main event si scontreranno, per il titolo dei pesi medi,  il campione in carica Pietro Penini e Leon Aliu, due atleti dal record immacolato, entrambi 6-0 su Sherdog. Per la nostra rubrica “Next to IFC 2” oggi abbiamo fatto qualche domanda al detentore della cintura, atleta della Fight House Verona, che ha preparato l’incontro alla Longo and Weidman MMA di New York ed è al numero cinque nei ranking italiani dei pesi medi: Pietro Penini.

T: Tommaso (intervistatore)

PP: Pietro Penini

T: Che impressioni hai sul match? Visto il tuo ultimo incontro concluso in 25 secondi (contro Magro, ndr) e le 6 vittorie del tuo avversario nella prima ripresa, pensi che terminerà nei primi round?

PP: Non credo che arriveremo a concludere tutti e 5 i round, anche se la preparazione è stata fatta per coprire l’intera durata dell’incontro. Al mio avversario piace partire forte ma, come hai detto tu, il mio ultimo match è finito in 25 secondi e quello prima in poco più di un minuto, perciò non c’è nessun problema a riguardo!

T: Se dovessi vincere, non ti vedremo più contro un italiano? Hai già in programma match all’estero?

PP: Arrivati ad un certo punto le sfide tra connazionali sono deleterie. Negli ultimi mesi si sono fatte avanti parecchie promotion estere, alcune tra le migliori al mondo: fatto questo incontro mi siederò ad un tavolo con il mio team per capire quale sia la strada migliore da intraprendere.

T: Quali sono le differenze principali che hai notato tra un camp svolto in Italia e uno ambientato negli Usa?

PP: La differenza sta nei numeri e nei dettagli. I numeri sono dovuti allo spazio che questo sport ha in Italia e negli Usa: in America ogni giorno hai moltissimi compagni di allenamento che ti permettono di confrontarti con stili diversi tra loro, mentre in Italia per fare ciò è necessario frequentare palestre diverse, viaggiando molto. I dettagli invece dipendono molto dal background dei compagni di allenamento: mentre in Italia abbiamo per lo più striker, in America ci sono moltissimi wrestler. Perciò il modo con cui combattono è influenzato dal passato che hanno avuto, e alcuni dettagli possono trasmetterteli solo loro.

T: Cosa ti ha colpito di più dell’America, al di fuori della palestra?

PP: Quanto conti lo sport all’interno della società. Non importa che tu sia un pugile o un ciclista, se sei un atleta e sei bravo nello sport che pratichi, vieni pagato per farlo e ti rispettano tutti. Dopo l’allenamento i genitori dei bambini vanno dal maestro per sapere le lacune del figlio e poterlo così aiutare a colmarle nel miglior modo possibile, cosa che per noi è ancora pura utopia!

T: Allenandoti con un top fighter a livello mondiale come Chris Weidman, come hai percepito il suo livello rispetto al tuo? Cosa hai realizzato da questo confronto?

PP: Che la strada è ancora lunga ma che senza alcun dubbio vogliamo arrivare a giocarcela con i migliori fighter del mondo ai piani alti della divisione!

T: Hai dichiarato che la preparazione oltreoceano ti ha aiutato a migliorare da un punto di vista tecnico. Valutando invece la componente umana, cosa ti ha lasciato di più?

PP: Ho conosciuto molti atleti durante questa esperienza, e tutti mi hanno aiutato a preparare il match e a farmi sentire a casa. E’ bello sapere che anche a New York ci sono persone che hanno sposato la mia causa, le posso definire amiche. Sicuramente avrò modo di tornare a breve e potrò ricambiare il favore!

Penini ha già svelato di essere stato invitato da Weidman a prendere parte al suo prossimo camp; perciò, tra non molto, dovrebbe tornare a New York.

Al seguente link trovate l’intervista a Leon Aliu: https://spiritoguerriero.wordpress.com/2018/03/02/road-to-ifc-2-leon-aliu-pronto-a-fare-il-mio-dovere/

Next to IFC 2. Leon Aliu: “Pronto a fare il mio dovere”

Sabato 10 marzo andrà in scena al Palasport Dolo di Venezia il secondo evento targato Italian Fighting Championship, ribattezzato “la notte degli imbattuti”; non a caso nel main event si sfideranno per il titolo dei pesi medi Pietro Penini (6-0-1, 1 NC) e Leon Aliu (6-0 su Sherdog), due atleti dal record immacolato.

Il primo protagonista della nostra consueta rubrica “Next to” di avvicinamento agli eventi è Leon Aliu, 28 anni, reduce da un’ottima prova al Venkon, in cui ha esordito nei pesi medi battendo l’americano Chase Gamble nel primo round. Tutte e sei le vittorie di questo roccioso fighter appartenente all’Iron Team di Reggio Emilia sono arrivate nel corso della prima ripresa. Ecco le sue dichiarazioni a poco più di una settimana dalla title shot.

T: Tommaso (intervistatore)

LA: Leon Aliu

 

T: I tuoi match non sono mai andati oltre il primo round. Come pensi di gestirti sulla lunghezza delle cinque riprese? In che modo ti stai preparando?

LA: Da 3 a 5 round non penso cambi molto; li ho conclusi prima del limite perché sono un fighter che cerca il KO o la finalizzazione. Mi sono preparato in modo completo, come ho sempre fatto, per affrontare un match di qualsiasi durata e portato in qualsiasi campo, sia a terra che in piedi.

 

T: Sei passato ai pesi medi di recente, dopo aver militato a lungo nei massimi leggeri, vincendo tutti gli incontri disputati. Come mai questa scelta? Si può considerare definitiva?

LA: Semplicemente la ritengo la categoria di peso giusta per me. Non so in futuro, ma per ora vorrei continuare in questa divisione.

 

T: Occupi il sesto posto nel ranking italiano dei medi, dietro proprio a Pietro Penini. Sei soddisfatto della tua posizione? Quale direzione pensi che prenderà la tua carriera in caso di vittoria?

LA: Sì, diciamo che la sfida è anche per la top 5 del ranking. La ritengo una posizione giusta per adesso, perché i primi quattro (in ordine crescente: Schiavolin, Di Chirico, Sakara, Vettori, ndr) sono atleti con maggiore esperienza e con molti match svolti all’estero e in promotion top level. In caso di vittoria passerò alla quinta posizione, ma ci sarà ancora da lavorare tanto per continuare a scalare il ranking.

 

T: Penini è reduce da un camp svolto alla Longo and Weidman di New York: credi che questo possa essere un vantaggio per lui oppure ritieni che anche in Italia ci si possa preparare ai match ad alti livelli, senza nulla invidiare agli USA?

LA: A mio parere, il fatto che un atleta si alleni all’estero non vuol dire niente. Poi, se ha i soldi per farlo lo fa, ma anche in Italia con motivazione, costanza e le persone giuste si possono preparare incontri di alto profilo.

 

T: Avere uno score immacolato come ti fa sentire? Ti rende più sereno oppure avverti maggiore pressione?

LA: Non avverto assolutamente pressione. Sono concentrato, fiducioso nelle mie capacità e deciso a fare il mio dovere.

 

T: Se dovessi classificarlo, essere imbattuto è un vantaggio mentale per l’atleta oppure formale, che riguarda maggiormente la sua carriera?

LA: Credo che non sia né un vantaggio, né uno svantaggio. E’ semplicemente il risultato del lavoro svolto in palestra.

 

Ringraziamo Leon Aliu per la disponibilità e vi invitiamo a rimanere connessi per conoscere i prossimi ospiti della nostra rubrica “Next to Italian Fighting Championship 2”!

Credit foto: Venkon Fighting Championship