London Calling in short-notice: Brazier vs. Botti

Sabato 22 giugno andrà in scena alla SSE Arena di Wembley l’evento Bellator London: Mousasi vs. Lovato Junior. La card preliminare ospiterà un match-up molto atteso dai fan italiani: il nostro connazionale Alessandro “Bad” Botti (15-9) sfiderà infatti l’inglese Terry “The Dominator” Brazier (10-2).

Botti ha accettato il match in short-notice, con sole due settimane di preavviso. Per questo motivo l’incontro sarà un catchweight al limite dei 72,5 kg, al posto dei 70 kg previsti per i Pesi leggeri. Curiosità: l’atleta italiano è il terzo fighter proposto a Brazier dopo gli infortuni dei precedenti due, tra cui Peter Queally della SBG.

Il punto sull’avversario. Il primo match di Terry Brazier nelle MMA professionistiche risale al 2015, dopo un buon trascorso da amateur. L’inglese ottiene le prime 4 vittorie in carriera per TKO, e poi alterna successi per Submission (2) ad altri via Decision (4). È stato campione sia dei Pesi welter che dei Leggeri nella nota promotion inglese BAMMA e ha combattuto in diverse organizzazioni britanniche, tra cui la UCMMA. Le uniche sconfitte di questo atleta sono arrivate per KO, al suo secondo match da pro, e via Submission nell’ultimo incontro disputato, in occasione dell’esordio in Bellator contro Chris Bungard.

Ma le battaglie più dure della sua vita Brazier non le ha affrontate in gabbia. “The Dominator” ha combattuto in Afghanistan tra le file dei parà e ha dichiarato di essersi avvicinato alle MMA per sconfiggere i pensieri suicidi causati dalla sindrome da stress post traumatico (PTSD).

Figlio di un padre alcolizzato, cresciuto in un quartiere difficile, Terry si arruola nell’esercito britannico per evitare una condanna a due anni di carcere. Successivamente, data la sua prestanza fisica e la sua indole determinata, entra nel corpo dei paracadutisti e nel 2010 viene mandato in missione in Afghanistan. Combatte in prima linea e così assiste a scene di guerra strazianti. È a quel punto che Brazier inizia a soffrire di attacchi d’ansia, ad essere depresso e a non riuscire più a dormire per via degli incubi. Gli viene diagnosticato il PTSD e viene congedato dall’esercito con il grado di caporale.

Nonostante ciò “The Dominator” inizia anche ad avere pensieri suicidi che cessano solo quando nella sua vita entrano le MMA. Questa disciplina lo conquista perché, per sua stessa ammissione, lo fa sentire di nuovo vivo, dandogli gli stimoli e la stessa adrenalina che provava quando era un militare. A dimostrazione della ritrovata forza d’animo, pochi giorni prima del match contro Alex Lohore, con in palio il titolo dei Pesi welter BAMMA, Terry perde la madre da tempo malata, ma decide di combattere lo stesso e conquista il titolo.

Oggi Brazier ha una moglie e un figlio, dice di sentirsi meglio e vuole a tutti i costi che il suo nome venga ricordato in futuro per via delle sue vittorie in gabbia.

Un interessante servizio di ESPN sulla difficile storia di Brazier.

Il ritorno di “Bad”. Botti torna in azione per quello che sarà il suo primo incontro del 2019. Dopo il match saltato all’ultimo a Venator 5, “Bad” ha un’occasione d’oro per riscattare la sconfitta di settembre contro Abner Lloveras (poi ingaggiato proprio da Bellator), che lo ha spogliato del titolo ICF. Prima di questo incidente di percorso il fighter lecchese era reduce da tre vittorie consecutive, ottenute tutte prima del limite, e si trovava in un grande stato di forma. In carriera ha ottenuto ben 9 successi per KO/TKO, 5 via Submission e 1 tramite Decisione dei giudici. Un atleta dalle mani pesanti che però si trova a suo agio anche al suolo: sostanzialmente un fighter completo.

Botti, a soli 30 anni, due in meno del suo avversario, è già un veterano della gabbia: sono 24 gli incontri disputati in carriera. Ha esordito da professionista nel 2010 e ha affrontato atleti del calibro di Mattia Schiavolin, Daniele Scatizzi, Leonardo Zecchi e Stefano Paternò. Vanta ben 7 incontri in Venator FC.

Il palcoscenico di Bellator offre una grandissima opportunità al nostro connazionale, che è pronto a sfruttarla per mettersi in mostra nonostante la chiamata sia arrivata con poco preavviso. Una conferma nel roster della seconda promotion più importante al mondo sarebbe un upgrade notevole per la sua carriera.

Come andrà il match? Solitamente Brazier cerca di portare a terra i suoi avversari tramite takedown o grazie ad un efficace lavoro a parete. Ha combattuto anche nella kickboxing, ma il suo punto di forza è senza dubbio il grappling.

Appena inizia il match Brazier accorcia la distanza e porta subito a terra l’avversario (vs. McKee).

Botti potrebbe invece sfruttare la pesantezza delle proprie mani per trovare il colpo del KO, cercando di imporre il suo striking, oppure tentare la monta per poi scatenare un ground and pound risolutivo.

Botti finalizza Kennington al Venkon Fight Night 2.

Attenzione perché l’inglese è abile nei colpi di rimessa. Ha dimostrato di avere un ottimo mento e di riuscire a superare fasi critiche dei match invertendone l’inerzia a suo favore.

 

 

“The Dominator” resiste agli attacchi di Gahadza e vince per Submission assicurandosi la cintura BAMMA dei Pesi welter. 

Brazier probabilmente entrerà in gabbia più pesante del nostro connazionale.

Dove si vede l’incontro? La card inizierà alle 18.30 ora locale, quindi per le 17.30 in Italia. Salvo comunicazioni particolari, il match verrà trasmesso gratis sulla App Bellator MMA e sarà il quarto della Preliminary Card ad andare in scena.

In conclusione ecco un esaustivo Tale of the tape proposto da Tapology:

Tale of the tape.jpg
Credit: Tapology

 

 

 

 

ESCLUSIVO: IL PRESIDENTE BELLATOR SCOTT COKER SU SPIRITO GUERRIERO

Scott Coker è un imprenditore americano, attualmente presidente di Bellator ed ex di Strikeforce. Abbiamo avuto l’onore di intervistarlo in esclusiva grazie ad Alessio Sakara e Romina Cecconi, a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti. Queste le sue parole a Spirito Guerriero:

– È notizia recente che Bellator non lavorerà più in Italia con Fight1. Perché avete deciso di cambiare partner?

– Abbiamo avuto alcuni problemi con la direzione di Fight1 che, oltre ad essere una federazione, gestisce in contemporanea management ed organizzazione di eventi; ciò crea un chiaro conflitto e noi non potevamo esserne parte, quindi abbiamo deciso di prenderne le distanze.
Negli USA Bellator è regolato dalle commissioni atletiche, anche per i nostri eventi internazionali portiamo la Mohegan Athletic Commission affinché sovrintenda i nostri show. Detto questo, ci siamo impegnati verso il mercato italiano e continueremo a portare Bellator MMA e Kick-boxing in Italia per ancora molti anni.

– Adesso lavorate con FIKBMS. Non eravate soddisfatti?

– No, quindi abbiamo deciso di associarci con una federazione riconosciuta e rispettata come FIKBMS e siamo molto contenti di lavorare con loro.

– Quali atleti italiani avete intenzione di assumere per i prossimi eventi?

– MMA e kick-boxing stanno crescendo rapidamente in Italia. Abbiamo visto grandi atleti italiani combattere da quando abbiamo iniziato ad organizzare eventi qui e siamo sempre alla ricerca del prossimo grande talento. I nostri matchmakers, Rich Choi e Jude Samuel, stanno lavorando con il nostro Brand Ambassador, Alessio Sakara, per scoprire atleti in Italia.

– Sei un mago del business, hai salvato promotion come Bellator e Strikeforce portandole al top. Come ci riesci?

– Vi ringrazio per il complimento, le regole sono semplici, dare ai fan quello che vogliono vedere, organizzare grandi incontri, costruire superstar, trattare gli atleti con rispetto ed assicurarsi che i fan siamo soddisfatti quando vengono agli eventi.

– Chi prenderà il ruolo che prima apparteneva a Carlo di Blasi?

– Stiamo costruendo un grande team in Europa. Abbiamo aggiunto Paolo Boccotti, il nostro VP of Productions and Operations, che supervisionerà tutti i nostri eventi dal vivo e le produzione televisive in Italia nonché in Europa. Conosco Paolo da più di vent’anni, è una persona onesta, con molta esperienza e passione con la quale condividiamo le stesse idee su dove vogliamo che Bellator arrivi, così in Italia come in Europa. Oltre a questo il nostro matchmaker europeo, Jude Samuel, in collaborazione con Alessio Sakara, supervisionerà la riuscita degli eventi italiani. Io stesso continuerò ad essere molto coinvolto.

– Quanto ha intenzione di investire Bellator in Italia?

– Adoriamo venire in Italia. È stato un ottimo mercato per noi ed è parte centrale nel nostro piano di crescita europea. Il prossimo evento a Genova era stato già programmato a Giugno, prima dello splendido spettacolo a Roma. Come potete vedere abbiamo mantenuto la nostra parola. Sappiamo che non sarà facile ma non potevamo abbandonare Genova dopo la disgrazia che ha colpito la città. Continueremo a venire in Italia e a costruire una fan base grazie ad atleti come Alessio Sakara e a molti altri che assumeremo, con emozionanti eventi dal vivo.

– Cosa ne pensi del movimento delle MMA italiano?

– Ho la sensazione che l’Italia abbia appena iniziato a scoprire la bellezza e la potenzialità delle MMA. Sakara ha svolto un lavoro incredibile come ambasciatore dello sport ed ha mostrato ai fan cosa siano realmente le arti marziali miste. L’ultimo evento Bellator è stato molto seguito dalla stampa, interessata alla nostra crescita qui in Italia. Inoltre sempre più palestre stanno iniziando ad insegnare questo sport e la disciplina che comporta ai più giovani. La preparazione media dei fighter migliora ogni volta che torniamo. Siamo contenti che vogliano combattere per noi e gliene daremo la possibilità, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

– Che selezioni dovrà passare un atleta italiano per entrare in Bellator, ora che non c’è più Fight1?

– Abbiamo un ottimo piano per questo, tramite Alessio Sakara ogni buon fighter potrà combattere per noi. Il metro di giudizio delle selezioni è e sarà sempre la meritocrazia.

– UFC: “nemico” oppure esempio?

– Ho sempre pensato che sia meglio avere più di un’organizzazione: serve a mantenere sano il mercato per tutti, inclusi fan ed atleti. Noi gestiamo il nostro business come meglio crediamo e loro, ovviamente, fanno lo stesso. Ne beneficiano tutti.

– Come mai avete scelto Genova per il prossimo evento?

– Era pianificato da mesi ed abbiamo tenuto fede alla nostra parola. La disgrazia che tutti conosciamo è accaduta dopo la nostra decisione, ma abbiamo pensato fosse importante venire qui comunque e mostrare supporto alle vittime ed alle loro famiglie, nonché ai primi soccorritori. Stiamo collaborando insieme al Comune per aiutare la città con gli incassi dei biglietti.

– Sakara è il vostro ambasciatore. A cosa è dovuta questa scelta?

– Quando penso alle MMA italiane, penso ad Alessio Sakara. Rappresenta l’essenza di un atleta di arti marziali miste. Ha combattuto ai livelli più alti dello sport per anni e anni ed è sempre stato rispettoso nonché un grande esempio di quello che gli italiani possono raggiungere nelle MMA. Per me non c’era scelta migliore di Sakara per rappresentare Bellator in Italia.

– Avete intenzione di continuare ad appoggiarvi alle federazioni locali oppure, in futuro, aspirate a diventare autonomi?

– Faremo sempre affidamento alle varie federazioni per supervisionare gli eventi Bellator. Come dicevo prima ci permettono di essere legittimi e trasparenti quando organizziamo eventi dal vivo. Questo ci consente di essere sempre su standard elevati per quanto riguarda la concorrenza leale, la salute degli atleti e tutte le altre questioni regolative.

– Quanto è stato difficile far firmare Fëdor con Bellator?

– È da anni che ho ottimi rapporti con Fëdor e tutto il suo team. Ha combattuto per me ai tempi di Strikeforce ed ero molto felice quando ho saputo che voleva firmare con Bellator. È il più grande peso massimo di tutti i tempi e adesso gli manca solamente una vittoria per essere il nostro campione. Sono onorato che abbia scelto di combattere per Bellator una volta rientrato dal ritiro ed ha avuto molto successo da quel momento.

A CURA DI MATTEO MANFREDINI E LUCA LO VECCHIO

– It’s a recent news that Bellator won’t work anymore, in Italy, with Fight1. Why did you decide to change partnership?

– Well, we had some issues with the management of Fight 1, in addition to being a Federation, also being management and fight promoter, generates a clear conflict and we couldn’t be a part of that. So we decided to part ways. Bellator in the US is regulated by the State Athletic commissions and even for our international events we bring the Mohegan Athletic Commission to regular our fights. That said, we are committed to the Italian market, we have a lot of fans in Italy and we will continue to bring Bellator MMA and Kick-boxing to Italy for years to come!

– You now work with FIKBMS. You weren’t satisfied?

– No, so we decided to partner with a reputable and federal recognized federation like FIKBMS and we are very excited to work with them.

– Which Italian athletes are you planning to sign for the upcoming events?

– MMA and Kick-boxing are growing rapidly here in Italy. We have seen many great Italian fighters compete since we began holding events here and we are always looking to sign the next great talent. Our matchmakers Rich Choi and Jude Samuel are working with our Brand Ambassador, Alessio Sakara, to discover and sign contracts with fighters in Italy .

– You are a business genius, you saved promotion such as Bellator and Strikeforce bringing them to the top. How did you do that?

-Thank you for the compliment, the rules are simple, give fans what they want to see, great fights, build stars, treat fighters with respect and make sure all fans are satisfied when they come to our events.

– Who’s going to take the role that belonged to Carlo di Blasi?

– We’re building a great team here in Europe as we speak. We’ve added Paolo Boccotti, who is our VP of Production and Operations, and he will oversee all of our live events and TV production in Italy and in the rest of Europe.
I have known Paolo for over 20 years, he is a honest person, very experienced and passionate and we share the same ideas of where we want to see Bellator be, in Italy and in the rest of Europe.
Additionally, our European matchmaker Jude Samuel and our Brand Ambassador Alessio Sakara will all assist in overseeing the success of our Italian events. I’ll also continue to be very involved in these shows.

– How much does Bellator want to invest in Italy?

– We love coming to Italy. It has been a great market for us and is a key part of our long-term European growth plan. This upcoming show in Genova was planned in June 2018 before the incredible outdoor show in Rome. As you see we keep our word! Even if we know it is not easy, we can’t leave Genova after the disgrace the city had. We plan to keep coming to Italy and build the Bellator fanbase with fighters like Alessio Sakara and we will sign with many others, with exciting live events.

– What do you think about the Italian MMA movement?

– I feel that Italy has just scratched the surface of the popularity of MMA. Sakara has done an incredible job in being an ambassador for the sport and really exposing fans to what MMA is about. We were also covered heavily by the press last time and they were very interested in the growth of Bellator here. Also, more and more gyms are starting to open to teach youth about this sport, as well as the discipline and self-confidence that goes along with it. The talent baseline for young fighters is getting better and better every time we come back. We are exciting they come to fight and we are going to give them that platform not just in Italy and Europe but all over the world.

– Which selection should an Italian fighter go through to Fight in Bellator now that Fight1 is gone?

– We will have a very good plan for that, with Alessio Sakara, every good fighter can fight in Bellator. The yardstick for the selection is and will always be only Meritocracy.

-UFC: nemesis or example?

– I’ve always felt that it’s better to have more than one organization. This keeps a the market healthy for everyone, including the fans and the fighters. We run our business the way we need to and of course, they do the same, and everyone benefits.

– Why did you choose Genova for your next event?

– We have been planning Genova for months, and we are keeping our word. A very unfortunate accident occurred after we had decided to come, but we felt that it was important to come here and show our support to the victims and their families, as well as the first responders. We are working with the municipality of Genova to help the city with all the incoming ticket sales of the event.

– Sakara is your ambassador. Why this choice?

– When I think about Italian MMA, I think about Sakara. He embodies what it means to be a mixed martial artist. He has been at the highest levels of this sport for years and has always been a very highly respected athlete and a great example of what the Italians can achieve in MMA. To me, there is no one better than Sakara to represent Bellator in Italy.

– Do you plan to keep using the support of local federation or, in the future, you want to become autonomous?

– We will always rely on the support of a federation to oversee Bellator events. As I mentioned, they allow us to establish legitimacy and transparency when it comes to holding live events. This ensures that we are continually being held to high standards in terms of fair competition, athlete safety and other regulatory matters.

– How hard was it to make Fedor sign for Bellator?

– I’ve had a great relationship with Fedor and his team for many years now. He fought for me in Strikeforce and I was excited when he wanted to fight for Bellator. He’s the greatest MMA heavyweight of all time, and now, he is only one win away from being our heavyweight champion. I feel honored that he chose to fight in Bellator when he returned from his retirement and he has been very successful since then.

Intervista ad Alex Dandi. ICF 4, McGregor vs. Khabib, Paternò-UFC e molto altro

Alex Dandi è la voce delle MMA su DAZN (dopo un passato tra Fox Sports e Sky Italia), ha fondato e dirige la promotion Italian Cage Fighting (ICF), diventata recentemente una Srl di cui è amministratore delegato, ha ideato e gestisce Italian Top Fighters Management ed è consulente UFC per l’Italia.

Archiviato ICF 4 e a pochi giorni da McGregor vs. Nurmagomedov, abbiamo raggiunto Dandi per affrontare diversi temi legati sia alle Mixed Martial Arts nostrane che a quelle mondiali. Ecco le sue risposte.

Un bilancio finale di ICF 4. Soddisfatto della serata? C’è qualcosa che sarebbe potuto andare meglio?

Bilancio molto positivo. Abbiamo realizzato l’ennesimo sold out nonostante non avessimo aperto la prevendita. Oltre 550 persone si sono presentate direttamente alla cassa pagando biglietti certamente non economici. Molto bene, significa che la qualità viene apprezzata dal pubblico che è disposto a spendere per i nostri eventi. È stata una bella serata, tutto è andato liscio. Grandi match, grandi ospiti internazionali, staff affiatato, produzione fluida. È stato un ulteriore passo in avanti per tutta la promotion, che inizia ad avere ambizioni maggiori, ma senza voler fare passi più lunghi della gamba. Ovviamente si può sempre migliorare qualcosa e chi lavora con me sa che non mi accontento mai. Ed infatti siamo già molto concentrati su ICF 5 del 20 Ottobre, su ICF 6 del 15 Dicembre e sui prossimi tre eventi, del primo semestre 2019, che stiamo già pianificando.

La vittoria assegnata a Panzetta contro Rosi ha sollevato diverse polemiche. Cosa pensi dell’operato dei giudici in quell’occasione?

Nel corso della serata sono stato impegnato su molti fronti, quindi non ho potuto guardare tutti i match con l’attenzione che avrei voluto. Per questo motivo, finché non riguarderò i video, farò fatica a dare un giudizio sugli incontri. Riguardo il match in questione ho visto solo un po’ del primo round e quasi tutto il terzo: l’impressione è che la vittoria fosse di Rosi. C’è però anche da dire che nella terza ripresa ho visto Panzetta più attivo di Rosi, nonostante fosse spalle a terra. Se fossi stato l’arbitro li avrei fatti rialzare per inattività in almeno un paio di occasioni. Detto questo, io fortunatamente non sono né arbitro né giudice, ma solo uno spettatore con la sua opinione che non conta nulla. Ho massima fiducia negli arbitri e giudici FIGMMA e so che hanno lavorato bene ed in buona fede. Poi tutti possono sbagliare. Ai fighter che gestisco come manager ripeto sempre una cosa: se volete essere sicuri di vincere…finite il match prima del limite!

Qualche voce critica sostiene che al Teatro Principe lo spazio dedicato agli atleti in fase di riscaldamento sia stato insufficiente. Secondo te i fighter hanno avuto abbastanza agio?

Ti spedisco quattro foto che spero pubblicherai.

 

Questa è la zona di riscaldamento al piano di sopra del Teatro Principe, completa di tatami per riscaldarsi nella lotta a terra. Per quanto mi riguarda quindi lo spazio per riscaldarsi c’era. Non a caso ci sono fighter che hanno combattuto più volte al Principe senza mai lamentarsi. Certo sarebbe bello usufruire degli spazi di una T-Mobile Arena o di un Madison Square Garden ma la realtà italiana è questa ed a Milano gli spazi mancano. Oltre a quello spazio esistono due spogliatoi, sicuramente piccoli, ma se organizzati con civiltà sono sufficienti. Si organizzano match per titoli italiani ed europei di boxe e vanno più che bene. Anche la famosa mancanza di docce è un mito. Al Principe esiste una doccia (come da legge, altrimenti il posto sarebbe già chiuso dall’ufficio d’igiene), solo che è un po’ nascosta ed alcuni fighter pare non l’abbiamo trovata…ma bastava chiedere ovviamente.

Correlata alla domanda precedente, esiste un problema di spazi al Teatro Principe? Avete mai preso in considerazione un’altra location per Milano?

Vedo che la cosa ti e vi sta molto a cuore. È un po’ triste per me dover rispondere solo a questioni di location quando invece vorrei parlare di sport. È un po’ come se un critico andasse al cinema ed invece che recensire il film parlasse dalla scomodità delle poltrone e del popcorn bruciacchiato. Ho la sensazione che si parli d’altro per non parlare dell’evento in sé. Ma va bene, fa parte del gioco e a me piace giocare.

Voglio però ricordare che i prossimi due eventi ICF sono al Palacupole di Torino il 20 Ottobre e al PalaFerroli di Verona il 15 Dicembre, e sono due palazzetti dello sport, piccoli ma con spazi più che sufficienti ed anche ICF 2 a Venezia si è tenuto in un palazzetto dello sport. Non capisco perché alla fine a molti di voi blogger, oltre a qualche fighter che a nostri eventi non combatte, piace parlare solo di questa cazzata della location del Principe, siete forse tutti aspiranti architetti alla ricerca di un impiego per ristrutturare il Principe?

In ogni caso questa location non è così spiacevole come si direbbe, parlano i fatti: ho la fila di fighter che mi chiedono di combattere al Principe, sia italiani che stranieri, e 4 eventi su 5 che ho organizzato in questa location nell’ultimo anno, con due promotion diverse, sono andati sold out. Dove sta quindi il problema? Mi permetto di pensare che il problema stia nella testa delle persone, nelle fissazioni provinciali di una nicchia che vuole guardare il dito invece che la Luna. Comunque, a voi che avete questa smania del cambio della location milanese di ICF, vi darò questa soddisfazione. Nel 2019 useremo un altra location per Milano per produrre possibilmente un evento di dimensioni maggiori, poi vedremo se il pubblico risponderà adeguatamente o se invece sarà meglio stare nel piccolo Principe…sempre sold out e sempre caloroso, perché forse le dimensioni delle MMA italiane, che piaccia o meno, oggi sono queste.

Mi auguro però che la stessa perizia che riservate ad ICF venga riservata anche ad altre promotion. Ad esempio mi risulta che un’organizzazione piuttosto nota abbia organizzato, proprio a Milano, quest’anno un evento dove non c’erano né tatami per riscaldamento né una doccia vera e propria, ma non mi pare che se ne sia parlato molto. In ogni caso, location o non location, ICF deluderà molti gufi, perché è la promotion che farà un assoluto takeover delle MMA italiane nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Ci divertiremo tanto.

L’intenzione della domanda non era quella di fomentare altre polemiche, ma di darti la possibilità di rispondere alle critiche che sono state mosse su questo argomento.

Bisogna essere molto chiari quando si ha un ruolo come il mio. Ora sono Amministratore Delegato di questa azienda che si chiama ICF Promotion srl, con un capitale sociale di 110.000€. Non posso permettermi, nell’interesse dei soci, che si diffondano voci infondate e che il “popcorn bruciacchiato” diventi il fulcro della discussione intorno ai nostri spettacoli. Tutto qui, nulla di personale. Devo solo rispettare e onorare il mio ruolo.

Dopo la vittoria su Maguire si respirava grande ottimismo circa una chiamata in UFC per Paternò. Perché ad oggi non è ancora arrivata?

Non so se si respirasse in generale grande ottimismo. Io ero sicuramente molto ottimista in proposito siccome alcune persone in UFC mi avevano confermato un vero ed imminente interesse per Paternò. Interesse che poi si è raffreddato quando sono state fatte altre scelte di matchmaking, di cui abbiamo ovviamente, gioco forza, preso atto. Ma non abbiamo smesso di lavorare in quella direzione. Ciò però non vuol dire che io non parli regolarmente con il matchmaking UFC e che Paternò non sia comunque ancora nel loro radar, o meglio nel loro prospect database. Ora Stefano ha un contratto esclusivo con Cage Warriors per altri 3 match, compreso quello del 20 Ottobre, con la clausola che, se UFC chiamerà, verrà lasciato libero dal contratto.

Quando torna in azione Giorgio Pietrini?

Dovresti chiederlo a lui, personalmente non ho risposte certe sulla sua data di rientro. Le proposte non sono mancate in questi mesi, sia dall’Italia che dall’estero, ma non sono state accettate. Altro non posso dire.

Ti aspettavi che McGregor firmasse per altri 6 incontri con la UFC? Perché?

Come ha detto Ariel Helwani, firmare 6 match per McGregor non significa assolutamente nulla. Non ha obblighi di dover combattere regolarmente. Potrebbe tranquillamente sparire per altri due anni dopo questo match o sparire per sempre, siccome il contratto non ha obblighi, se non quello di combattere in UFC per i successivi 6 incontri della sua carriera nelle MMA, ma non c’è scritto quando.

A cosa ritieni sia dovuta la netta sconfitta di MacDonald contro Mousasi a Bellator 206? Troppa differenza tecnica e di peso tra i due, oppure MacDonald è ormai provato sia fisicamente che mentalmente da tutte le battaglie sostenute in carriera?

La grossa differenza di peso credo sia stata determinante. In ogni caso ritengo Mousasi atleta superiore a MacDonald tecnicamente, fisicamente, atleticamente e anche psicologicamente.

Siamo alla vigilia di un incontro storico per le MMA mondiali: McGregor vs. Nurmagomedov. Che match ti aspetti? Sensazioni o pronostici?

Mi aspetto un match emotivamente coinvolgente, come sempre capita per questi incontri molto sentiti. L’impatto emotivo sarà superiore alla qualità del match probabilmente. Qualche mese fa pronosticai Khabib, ora più si avvicina l’incontro e più sento che McGregor avrà le sue chance. In ogni caso il risultato è difficile da pronosticare per tanti fattori intangibili tra cui l’inattività lunga due anni di McGregor e i pochi avversari affrontati da Nurmagomedov nel corso della sua permanenza in UFC. In ogni caso chiederò a Mystic Dandi e vi farò sapere….

 

 

Guida all’utilizzo di DAZN

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Standard di connessione. Qual è la larghezza di banda consigliata?

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Bellator vs. BAMMA? Vincono “Scat” e Conti

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’approdo in Bellator di due fighter italiani: Daniele Scatizzi e Claudio Conti.

I nostri connazionali, però, non sono stati gli unici a firmare con la promotion statunitense: il loro ingaggio è arrivato nell’ambito di un’operazione che ha portato in Bellator 24 atleti nati nel Regno Unito e in Irlanda, oppure stranieri, ma che si allenano o provengono da team made in UK o irlandesi (infatti Scatizzi e Conti sono atleti della SBG).

L’obiettivo dichiarato è quello di mettere in scena sei eventi in dodici mesi, a partire da ottobre/novembre 2018, nell’area di provenienza dei 24 fighter messi sotto contratto. Scott Coker, presidente di Bellator, ha infatti dichiarato che la sua promotion intende consolidare la propria posizione strategica nel Regno Unito e nell’Europa occidentale.

Fino a questo momento, Bellator si era appoggiato a BAMMA, organizzazione di arti marziali miste inglese, per gli appuntamenti nell’area geografica in questione.

Tra le due sigle era nata una partnership, in cui BAMMA operava “sul campo”, fornendo atleti locali per arricchire le card e attirare pubblico. Evidentemente, qualcosa tra i due partner si è rotto, e il colosso americano ha reagito accogliendo nel roster non solo gli atleti di casa, ma anche fighter che erano sotto contratto proprio con BAMMA: è il caso di Terry Brazier, campione di due categorie di peso della promotion inglese.

E’ anche in questo contesto che è arrivata la chiamata per gli alfieri italiani. Mai come adesso si può dire che tra i due litiganti, il terzo gode!

 

Amedovski: “Ho accettato subito il match. Sto diventando un atleta completo”

Domani sarà il giorno di Bellator Roma!

L’evento si svolgerà al Campo Centrale del Foro Italico, e nel terzo match della card di Mma si affronteranno il macedone Alen Amedovski (5-0) e l’irlandese 29enne Will Fleury (4-0), entrambi imbattuti.

Amedovski, classe 1988, ha svolto tutta la sua carriera in Italia. E’ uno degli atleti del roster di Italian Top Fighters Management e si allena al Khalid Fight Team di Cecina.

Per l’occasione abbiamo raccolto qualche sua breve dichiarazione.

Hai sostituito Massimiliano Sammarco, infortunato. Con quale dinamica ti è arrivata la chiamata?

Mi hanno proposto il match cinque settimane fa, ed io ho accettato subito.

Stai studiando il tuo avversario? Quale pensi che sia il suo punto di forza?

Ho la fortuna di fare parte del Khalid Fight Team, perciò nulla è stato lasciato al caso. Penso solo ai miei punti di forza, che vedrete nel match.

Sei all’esordio in una promotion estera, nonostante l’evento si svolga in Italia. Fleury ha combattuto e vinto in EFC e Brave, per cui vanta una discreta esperienza internazionale: pensi che ciò lo avvantaggerà?

Buon per lui. Io ho le mie esperienze, lui le sue. Non faccio mai queste considerazioni “mentali”.

L’irlandese non disdegna la lotta a terra, mentre tu, fino adesso, hai sempre vinto per Ko/TKo: ti aspetti il classico scontro tra grappler e striker?

Mi alleno con Mattia Schiavolin, Goran Reijlic, Leon Aliu, Ernesto Papa e tanti altri top fighter. Grazie a loro e grazie al mio Maestro Khalid sto diventando un atleta completo.

Sei tornato in gabbia nel 2018, dopo tre anni di assenza. A cosa è stato dovuto questo lungo periodo di pausa?

Ero infortunato, ma adesso mi sono ripreso alla grande e voglio dimostrare il mio valore.

Grazie per la disponibilità Alen. Vuoi dire qualcosa a chi ti segue?

Saluto Spirito guerriero e l’amico Michele Moretto, che ringrazio per il sostegno e la stima reciproca. Tifate per me, la maggior parte della mia vita l’ho passata proprio qui in Italia, quindi a Roma io sarò di casa!

Credit foto: 4 once

 

 

 

 

 

Di Blasi, dagli esordi a Bellator Roma: “La mia ricetta per il successo”

Mancano poco più di due settimane a uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: Bellator Roma, che si terrà sabato 14 luglio al Campo Centrale del Foro Italico nella bellissima cornice della nostra capitale.

Per l’occasione abbiamo già intervistato alcuni dei grandi protagonisti della serata: Alessio Sakara, Gloria Peritore e Martine Michieletto, a cui oggi si aggiunge anche Carlo Di Blasi, ideatore di Oktagon, organizzatore di eventi di sport da combattimento da oltre trent’anni e local promoter europeo per Bellator.

La sua attività da promoter inizia nel lontano 1986. Da allora, quali sono le cose più importanti che ha imparato svolgendo questo lavoro?

La prima cosa che ho imparato è stato al mio primo galà nell’aprile 1986. Mai combattere e organizzare allo stesso tempo. Oggi non succede più, ma nel passato il ruolo dell’organizzatore e del fighter spesso si sovrapponevano, sia in Italia che all’estero.

Però, vale lo stesso la regola che il promoter deve fare solo quello e non può, non deve, stare all’angolo di atleti o svolgere qualunque altro ruolo in contemporanea, come ad esempio stare alla cassa o fare il supervisor dei giudici.

Il promoter è il massimo regista della serata: deve essere ovunque ma allo stesso tempo in nessun luogo specifico e fisso. Ecco perché ad ogni evento perdo 2 kg…

Il primo Oktagon si è svolto nel 1996. Cosa ricorda di quel periodo? Non avevate avuto problemi da un punto di vista legale e/o di autorizzazioni (per esempio da parte di autorità, questura, eccetera) nell’organizzazione uno dei primi eventi di quel tipo in Italia?

Nel ‘96 era l’era pionieristica del free fight, come chiamavano allora le MMA. Non sapevamo cosa sarebbe potuto succedere. Poi c’erano dei pazzi che, con volantini truculenti, proponevano match tra stili diversi di combattimento in cui “uno solo sopravviverà!”.

Questo è il genere di pubblicità che rischiava di farci chiudere baracca e burattini, e che causò poi tante grane a quei poveri pazzi… Noi giocammo altre carte. Certo, parlavamo di sfide, ma tra sport diversi, non tra uomini sanguinari alla ricerca della eliminazione fisica dell’avversario. La mia chiave di lettura è stata sempre quella dello sport e dello spettacolo, mai del sangue o della volgarità.

Coinvolgemmo i media e le istituzioni, un mio punto di forza storico, e poi il pubblico decretò il successo.

Siamo davvero alle porte di una Golden Age delle MMA Italiane, come sostengono diversi addetti ai lavori?

Sì, ma solo per alcuni. Per quelli che capiranno le reali motivazioni del successo di questo sport. Il pubblico deve essere portato gradualmente ad apprezzare la MMA, che sono uno sport affascinante ma molto difficile da comprendere anche in TV, nonostante il commento tecnico.

Le discipline del ring fanno da apripista perché sono più conosciute e popolari nel nostro paese e perché il pubblico è lo stesso, in teoria. In pratica ancora no, ma non è come il pubblico della boxe che per età e cultura rifiuta le “degenerazioni” alla nobile arte. I fans della kickboxing sono più aperti e seguono la MMA, ma non sempre è vero il contrario, ovvero che i fans di MMA seguano la kickboxing…

Noi, in Fight 1 (associazione nazionale di sport da combattimento di cui Di Blasi è sia presidente che fondatore, ndr), stiamo creando una cultura sportiva che comprenda sia gli stand up fights che le MMA. Abbiamo una base aperta ed intelligente che si applica e studia le MMA per inserirle nei propri club.

Quanto è importante organizzare galà “misti”, ovvero con diverse discipline al loro interno? Cosa risponde ai “puristi” dei combat sports che criticano questa scelta?

Rispondo che per fortuna non devo decidere con altri, all’infuori di me stesso, sulle card di Oktagon, perché altrimenti non sarei dagli anni 90 l’unico a riempire con continuità ogni palazzetto dello sport anche fuori dalla mia città natale, Milano. Non voglio sembrare arrogante, ma le MMA necessitano dell’appoggio degli SdC (sport da combattimento, ndr), senza i quali purtroppo ancora stentano a fare i grandi numeri. Se poi ai puristi non piace la formula pazienza, ma è così.

L’alternativa per loro è continuare a perdere soldi fino a che la tendenza non si invertirà. Il che è sicuro perché il pubblico delle MMA comincia ad aumentare con il crescere delle palestre di tali discipline, ma il problema è: quanti soldi perderanno intanto, aspettando che i numeri salgano?

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Nel 2016 la partnership con Bellator di Scott Coker, legato a lei anche da un’amicizia personale. Come e in cosa questo accordo ha cambiato la storia di Oktagon? Progetti futuri in merito?

Scott è un amico storico da sempre, fin dai tempi di Strikeforce versione kickboxing e gli sono riconoscente per avermi chiamato al suo fianco quando ha voluto lanciare Bellator in Europa: lui è un genio. Chiaramente, l’arrivo della gabbia in Oktagon con Alessio Sakara ha definitivamente consacrato il nostro show come evento mondiale. Attenzione però, perché anche noi italiani ci abbiamo messo del nostro: la gabbia volante, Giorgio Petrosyan e il già citato Alessio Sakara sono asset nostrani.

Il futuro è deciso dagli americani con un sistema che mi sorprende sempre. Ogni evento successivo deve necessariamente essere programmato al termine dell’evento precedente, mai prima, mentre, come è noto, io adoro programmare di anno in anno. Questo è l’unico passaggio critico, poi per il resto attendo la fine di Bellator Roma per annunciare il prossimo evento, di cui ho già data e palazzetto fissato da mesi…

Gli eventi di Oktagon approderanno mai in TV in diretta?

Certo, perché lo sport DEVE andare in diretta TV. È la sua mission. Fino ad oggi la vendita dei diritti TV Italia non compensava la perdita di pubblico dal vivo che si genererà inevitabilmente, perché è ciò che è sempre successo ad ogni sport, persino al calcio, e in alcuni casi ne ha decretato la crisi, come per la boxe.

Il prossimo Oktagon probabilmente sarà in parte in diretta TV, perché le offerte della televisione italiana si stanno finalmente alzando, ma credo che bisognerà aspettare la prossima stagione.

Un suo commento di presentazione ai match di Petrosyan e Sakara. Che incontri si aspetta? Chi vede favorito?

Beh, Sakara sarà una belva nella gabbia. È il suo match di rientro dopo la storia di Firenze ed è davanti al suo pubblico… che dite? Sarà un’ esecuzione pubblica se Sloane non si sarà preparato bene, ma sappiamo che lo sta facendo con un camp in Italia, quindi… io tifo Sakara, ma sarà uno scontro duro.

Giorgio invece merita un discorso a parte. Lui è l’uomo da battere sempre! Tutti salgono sul ring per disputare il match della vita, quindi valgono sempre il doppio di ciò che è il loro valore naturale. Solo che, questa volta, sul ring sale Allazov, un cliente mica da ridere… Chingis è l’anti Petrosyan per antonomasia: più giovane, arrogante al punto giusto, viene da un paese ancora in guerra con l’Armenia, la nazione di origine di Giorgio, e infine ha detto che “l’era di Petrosyan è finita”… Basta questo, senza citare i titoli dei due, per qualificarlo come il match dell’anno.

Giorgio lo ha detto: “Sarà guerra!”.

Quale altro incontro della card, sia di kick che di MMA, magari passato in secondo piano, pensa che colpirà il pubblico?

Non ho dubbi: Martine Michieletto vs Gloria Peritore. Un match tra due regine del ring. Che bel confronto ci aspetta… Ma in realtà le belle sorprese possono arrivare da tanti incontri, perché è la miglior card che ho messo insieme da tanti anni.

Per concludere, in quale caso giudicherà l’evento un successo?

Buona domanda. Gli elementi in genere sono sempre gli stessi: pubblico, spettacolo e share TV. Nel caso di Roma, essendo la piazza più difficile d’Italia, mi basterebbe garantirmi di superare le 5.000 unità (metà dello stadio) avere un paio di KO esaltanti e vedere lo spettacolo del pubblico in delirio per le vittorie di Giorgio ed Alessio. Quanto allo share TV… beh, su quello non ho dubbi: spaccheremo come sempre!