Lapicus: “Ecco come ho vinto all’esordio in ONE”. Anatomia di un successo

Iuri Lapicus (13-0) è reduce dal convincente esordio in ONE Championship.

Lo scorso 17 maggio infatti il fighter moldavo del Team Petrosyan ha calcato per la prima volta il prestigioso palcoscenico della nota promotion asiatica. Il suo avversario è stato il thailandese Shannon Wiratchai (9-4 prima di incontrare Iuri), nel roster di ONE dal 2012 e reduce da tre sconfitte negli ultimi quattro match.

Nonostante i suoi ultimi risultati non fossero brillanti, Wiratchai si è dimostrato un atleta temibile. Il thailandese si è presentato all’incontro avendo raccolto la maggior parte dei successi in carriera per KO/TKO e dopo aver inanellato ben 6 vittorie consecutive dal 2013 al 2017. Un fighter ostico che ha dato battaglia a dimostrazione del livello medio del roster di ONE, piuttosto alto.

Lapicus, per chi non lo sapesse, è stato ingaggiato dalla promotion con un record di 12-0, tutte vittorie al primo round, 8 via Submission e 4 per KO/TKO.

Abbiamo raggiunto Iuri per esaminare insieme l’incontro e conoscere qualche retroscena in merito.

Ciao Iuri, bentornato su Spirito guerriero. A mente lucida, come analizzeresti il match oggi?

È stato un incontro duro e impegnativo, contro un avversario tutt’altro che facile. Sono felice: è andata come doveva andare. I sacrifici fatti durante la preparazione e il duro lavoro con il mio team hanno ripagato in pieno!

Il tuo esordio in ONE. Come ti sei trovato con l’organizzazione? 

Sono stato benissimo, mi hanno trattato alla grande. L’organizzazione é pazzesca, finché non la vivi non ci credi. Tutto è curato nei minimi dettagli. Un’esperienza fantastica, da ripetere altre mille volte.

Il walkout di Lapicus, definito dai telecronisti di ONE “a scary man”. (Credits: ONE Championship)

Nel primo round hai tentato più volte il takedown. Come avete preparato il match a livello di gameplan?

Ci siamo concentrati soprattutto sull’evitare il suo gancio sinistro, che è molto pericoloso. Aveva anche un ottimo tempismo con il middle kick. La strategia si è basata su questi due aspetti.

In generale Wiratchai mi è sembrato discreto nella lotta, ha dimostrato una buona takedown defense. Anche tu hai avuto la stessa impressione? 

Sì, confermo. Sapevo già che era forte a difendere i takedown. Poi, essendo thailandese, aveva anche un buon clinch.

Wiratchai si difende efficacemente dagli attacchi di Lapicus. (Credits: ONE Championship)

Nella seconda ripresa hai iniziato una lunga azione di Ground and Pound. Pensi sia proprio questa la tua più grande abilità? Dal tuo angolo si è sentito un: “Questa è la tua posizione”.

Sì, mi piace molto come posizione. Quando mi capita in un match cerco di sfruttarla al meglio, così come cerco di trarre vantaggio da qualsiasi altra situazione o tecnica.

Lapicus porta al suolo l’avversario nel secondo round. (Credits: ONE Championship)

Le prime fasi del terzo round sono forse state le più critiche dell’incontro per te. Hai incassato colpi duri e Wiratchai era molto aggressivo. 

Non mi aspettavo che partisse così. Voleva buttarmi giù a tutti costi, ha spinto al massimo perchè sapeva anche lui di aver perso le prime due riprese, quindi ha cercato il KO.

Lapicus in difficoltà all’inizio della terza ripresa.          (Credits: ONE Championship)

Come ti sei sentito a fare quasi tre round completi per la prima volta nella tua carriera?

Mi sono sentito bene, non ho accusato così tanto come pensavo. Un risultato ottenuto grazie agli allenamenti fatti con il mio preparatore atletico Ermes Di Francesca. Poi, avendo Giorgio Petrosyan come sparring partner, anche lui mancino, mi sono preparato davvero al massimo.

La fine del match: vittima di una furiosa azione di Ground and Pound, Wiratchai espone la schiena e Lapicus chiude una perfetta Rear-Naked Choke. (Credits: ONE Championship)

Differenze nel combattere sul ring rispetto alla gabbia? Dove ti trovi meglio?

Per me non cambia dove combatto, è uguale. Ovvio, ci sono alcuni aspetti su cui stare attenti e da valutare, ring e gabbia sono diversi. Però personalmente non avverto grande differenza quando sono nel match.

Hai notizie sul prossimo incontro? 

Sì, a breve ci saranno novità.. Vi tengo aggiornati!

London Calling in short-notice: Brazier vs. Botti

Sabato 22 giugno andrà in scena alla SSE Arena di Wembley l’evento Bellator London: Mousasi vs. Lovato Junior. La card preliminare ospiterà un match-up molto atteso dai fan italiani: il nostro connazionale Alessandro “Bad” Botti (15-9) sfiderà infatti l’inglese Terry “The Dominator” Brazier (10-2).

Botti ha accettato il match in short-notice, con sole due settimane di preavviso. Per questo motivo l’incontro sarà un catchweight al limite dei 72,5 kg, al posto dei 70 kg previsti per i Pesi leggeri. Curiosità: l’atleta italiano è il terzo fighter proposto a Brazier dopo gli infortuni dei precedenti due, tra cui Peter Queally della SBG.

Il punto sull’avversario. Il primo match di Terry Brazier nelle MMA professionistiche risale al 2015, dopo un buon trascorso da amateur. L’inglese ottiene le prime 4 vittorie in carriera per TKO, e poi alterna successi per Submission (2) ad altri via Decision (4). È stato campione sia dei Pesi welter che dei Leggeri nella nota promotion inglese BAMMA e ha combattuto in diverse organizzazioni britanniche, tra cui la UCMMA. Le uniche sconfitte di questo atleta sono arrivate per KO, al suo secondo match da pro, e via Submission nell’ultimo incontro disputato, in occasione dell’esordio in Bellator contro Chris Bungard.

Ma le battaglie più dure della sua vita Brazier non le ha affrontate in gabbia. “The Dominator” ha combattuto in Afghanistan tra le file dei parà e ha dichiarato di essersi avvicinato alle MMA per sconfiggere i pensieri suicidi causati dalla sindrome da stress post traumatico (PTSD).

Figlio di un padre alcolizzato, cresciuto in un quartiere difficile, Terry si arruola nell’esercito britannico per evitare una condanna a due anni di carcere. Successivamente, data la sua prestanza fisica e la sua indole determinata, entra nel corpo dei paracadutisti e nel 2010 viene mandato in missione in Afghanistan. Combatte in prima linea e così assiste a scene di guerra strazianti. È a quel punto che Brazier inizia a soffrire di attacchi d’ansia, ad essere depresso e a non riuscire più a dormire per via degli incubi. Gli viene diagnosticato il PTSD e viene congedato dall’esercito con il grado di caporale.

Nonostante ciò “The Dominator” inizia anche ad avere pensieri suicidi che cessano solo quando nella sua vita entrano le MMA. Questa disciplina lo conquista perché, per sua stessa ammissione, lo fa sentire di nuovo vivo, dandogli gli stimoli e la stessa adrenalina che provava quando era un militare. A dimostrazione della ritrovata forza d’animo, pochi giorni prima del match contro Alex Lohore, con in palio il titolo dei Pesi welter BAMMA, Terry perde la madre da tempo malata, ma decide di combattere lo stesso e conquista il titolo.

Oggi Brazier ha una moglie e un figlio, dice di sentirsi meglio e vuole a tutti i costi che il suo nome venga ricordato in futuro per via delle sue vittorie in gabbia.

Un interessante servizio di ESPN sulla difficile storia di Brazier.

Il ritorno di “Bad”. Botti torna in azione per quello che sarà il suo primo incontro del 2019. Dopo il match saltato all’ultimo a Venator 5, “Bad” ha un’occasione d’oro per riscattare la sconfitta di settembre contro Abner Lloveras (poi ingaggiato proprio da Bellator), che lo ha spogliato del titolo ICF. Prima di questo incidente di percorso il fighter lecchese era reduce da tre vittorie consecutive, ottenute tutte prima del limite, e si trovava in un grande stato di forma. In carriera ha ottenuto ben 9 successi per KO/TKO, 5 via Submission e 1 tramite Decisione dei giudici. Un atleta dalle mani pesanti che però si trova a suo agio anche al suolo: sostanzialmente un fighter completo.

Botti, a soli 30 anni, due in meno del suo avversario, è già un veterano della gabbia: sono 24 gli incontri disputati in carriera. Ha esordito da professionista nel 2010 e ha affrontato atleti del calibro di Mattia Schiavolin, Daniele Scatizzi, Leonardo Zecchi e Stefano Paternò. Vanta ben 7 incontri in Venator FC.

Il palcoscenico di Bellator offre una grandissima opportunità al nostro connazionale, che è pronto a sfruttarla per mettersi in mostra nonostante la chiamata sia arrivata con poco preavviso. Una conferma nel roster della seconda promotion più importante al mondo sarebbe un upgrade notevole per la sua carriera.

Come andrà il match? Solitamente Brazier cerca di portare a terra i suoi avversari tramite takedown o grazie ad un efficace lavoro a parete. Ha combattuto anche nella kickboxing, ma il suo punto di forza è senza dubbio il grappling.

Appena inizia il match Brazier accorcia la distanza e porta subito a terra l’avversario (vs. McKee).

Botti potrebbe invece sfruttare la pesantezza delle proprie mani per trovare il colpo del KO, cercando di imporre il suo striking, oppure tentare la monta per poi scatenare un ground and pound risolutivo.

Botti finalizza Kennington al Venkon Fight Night 2.

Attenzione perché l’inglese è abile nei colpi di rimessa. Ha dimostrato di avere un ottimo mento e di riuscire a superare fasi critiche dei match invertendone l’inerzia a suo favore.

 

 

“The Dominator” resiste agli attacchi di Gahadza e vince per Submission assicurandosi la cintura BAMMA dei Pesi welter. 

Brazier probabilmente entrerà in gabbia più pesante del nostro connazionale.

Dove si vede l’incontro? La card inizierà alle 18.30 ora locale, quindi per le 17.30 in Italia. Salvo comunicazioni particolari, il match verrà trasmesso gratis sulla App Bellator MMA e sarà il quarto della Preliminary Card ad andare in scena.

In conclusione ecco un esaustivo Tale of the tape proposto da Tapology:

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Credit: Tapology

 

 

 

 

Patrizia Marin sul Magnum

Salve Sign.ra Marin la ringrazio per aver accettato il nostro invito, benvenuta sul nostro blog Spirito Guerriero, innanzitutto come sta?

Il mio spirito è sempre guerriero come il vostro.

Ahimè una seria frattura al piede sinistro mi obbliga all’immobilità per i prossimi mesi. Diciamo che per chi come me è globe trotter per mestiere e per passione questo è un vero supplizio. Passerà anche questo momento e presto ricomincerò a girare il mondo.

Dalla nascita Magnum FC si è presentata come la promotion del futuro per gli sdc italiani, avete realizzato 4 eventi in crescita, poi dal 3 marzo 2018 dopo una gran bella card, più nulla, come mai?

I primi eventi MAGNUM FC ci hanno entusiasmato e abbiamo potuto vedere le grandi potenzialità di talentuosi fighter italiani o naturalizzati tali. Fighters che hanno combattuto a MAGNUM e che poi sono stati arruolati in Promotion internazionali di primissimo piano. Giusto per ricordarne alcuni Carlo Pedersoli ora in UFC, Alen Amedovski in Bellator e ora in UFC, Mauro Cerilli in Cage Warriors e poi in One Championship, Valeriu Mircea in Eagles FC, Micol di Segni al Brave. E la nostra cintura MAGNUM welter weight Gianni Melillo in ACB.

Accanto a tante soddisfazioni, abbiamo constatato altresì la complessità di creare eventi di questo tipo in Italia, con poche strutture idonee all’ottagono, la scarsa permeabilità dei media più attenti a sport più comuni e meno bloody, i pochi sponsor disponibili e già impegnati sulle Promotion di più lungo corso, e un pubblico seppur entusiasta poco numeroso.

Difficile dunque remunerare gli investimenti già effettuati e pensare a un ritorno economico nel breve o medio periodo.

I miei partner internazionali hanno dunque ripensato ad una strategia globale dei propri investimenti nello Sport Industry riposizionandosi in Medio Oriente.

Ci pare molto attivo il progetto Magnum fitness a Dubai, quali obiettivi avete negli Emirati?

MAGNUM Fighting Championship è ora uno dei nostri progetti dell’ambito di un più ampio concept chiamato MAGNUM Attitude, che comprende anche MAGNUM Fitness Beach, MAGNUM Academy e MAGNUM Girl Power. Abbiamo dunque una palestra outdoor sulla spiaggia Kite Beach di Dubai, a poche centinaia di metri dall’iconico Burj al Arab. Una palestra per cross fit, body building, calisthenics, corpo libero e classi di yoga, pilates, zumba, e altro, con spazi significativi dedicati agli sport da combattimento. Vi sono altresì cinque campi da beach volley e a breve classi di acquagym e di nuoto in mare. A marzo apriremo anche un ristorante healthy, rigorosamente vegano, in modo che i nostri trainers e clienti possano scegliere un’alimentazione appropriata ai propri allenamenti. Ad aprile, parte anche MAGNUM Academy, con un Master in Sport e Lifestyle Management in partnership la Rome Business School per formare professionisti per l’industria dello sport più in generale. Da passione a professione.

Tornando a MAGNUM FC, la palestra ospita la famosa gabbia/ring di MAGNUM sempre all’aperto, dove si tengono regolarmente classi di MMA, muay thai, boxe, ju jitsu e difesa personale. Stiamo pianificando stages con il nostro Ambassador Michele Verginelli, tournaments amatoriali delle varie arti marziali e entro fino anno finalmente il tanto atteso MAGNUM FC 5, nell’ambito delle iniziative UAE 2019, anno della Tolleranza voluto dallo Sceicco Mohammed bin Zayed bin Sultan Al-Nahyan. Una iniziativa davvero importante, sottolineata anche dalla recente visita di Papa Francesco.

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Traspare, ma forse erro un certo distacco da quello che era prima lo staff, ci sono novità al riguardo?

Il riposizionamento di MAGNUM negli Emirati Arabi e la diversificazione di attività e investimenti da mero fighting a più Sport Biz ha naturalmente generato un avvicendamento delle risorse umane e dello staff, come sempre avviene in questi casi. Io stessa ho scelto di trasferire a Dubai il quartier generale di tutte le mie attività professionali per poter sviluppare al meglio le progettualità desiderate dai miei investitori internazionali. E così anche altre persone che già prima operavano in MAGNUM, vivono oggi a Dubai. Altri invece hanno scelto altre strade più consone ai propri interessi.

Magnum tornerà ad essere un punto di riferimento per i nostri atleti?

MAGNUM nasce con il desiderio di promuovere e far crescere i migliori talenti italiani e rimaniamo fedeli a questa scelta iniziale. La futura main card avrà un occhio di riguardo per i nostri fighter di sempre e per le nuove leve più promettenti. Penso che possa essere interessante mostrare il proprio valore anche oltre il confine italiano e questo lo renderemo possibile da qui.

Pensate di realizzare eventi sul territorio italiano?

Al momento siamo totalmente focalizzati a rendere grande il nostro progetto MAGNUM Attitude e non abbiamo in programma eventi al di fuori del Medio Oriente.

Del resto oggi gli Emirati Arabi sono il perfetto hub per questi sport, si raggiungono in poche ore di volo l’Europa, la Russia e i paesi del Caucaso, l’India, l’Asia e l’Africa. Tutti i paesi di maggior provenienza dei fighters del momento. Vedasi ad esempio Khabib Nurmagomedov che spesso è qui ed è molto amato dal pubblico. Molte le Promotion internazionali che qui organizzano i propri eventi e molti big players hanno qui i loro manager tipo Manny Paquiao.

Senza contare che qui il 2020 ospiterà l’EXPO universale, e Dubai sarà per sei mesi capitale del mondo, con oltre 25 milioni di visitatori attesi.

Restiamo comunque sempre attenti e disponibili a valutare opportunità e partnership con altri big players in Italia e altrove. Nasciamo pur sempre all’ombra del Colosseo.

Lei per lavoro gira il mondo e fa altro, come si è avvicinata agli sdc?

Questa è una lunga storia che oramai molti conoscono. Il mio amore per le arti marziali nasce tanti anni fa, quando allora giovanissima ho scoperto il Kung Fu e l’ho praticato per una decina d’anni alla scuola del compianto Maestro Shin Dae Woung, un grande uomo e per me anche un maestro di vita. Poi la vita mi ha portato altrove, mi sono laureata, mi sono trasferita a Milano, ho iniziato la mia vita professionale, poi una seconda laurea, impegni sempre crescenti e sempre più internazionali. Le arti marziali oramai confinate nell’angolo dei ricordi giovanili. Qualche anno fa, merito di Facebook, ho ritrovato il mio giovane istruttore di Kung Fu dell’epoca, oramai adulto pure lui, che a differenza di me aveva dedicato tutta la sua vita agli sport da combattimento. Ed è così che mi sono riavvicinata a questo straordinario mondo che avevo tanto amato e che ho finalmente riscoperto.

Cosa la ha spinta ad investire in questi sport?

Una serie di casualità e di coincidenze, come spesso succede nella vita.

Incontri, persone, passioni, progettualità, e magari un vecchio sogno inizia a prendere forma, quasi uno scherzo del destino.

Dubai è location ideale, i tempi oggi sono maturi e gli sport da combattimento un grande trend, dunque perché no?

-1 a Bellator Genova. Tutto quello che bisogna sapere sull’evento

Domani andrà finalmente in scena all’RDS Stadium di Genova un ricco appuntamento targato Bellator, con inizio previsto alle ore 16. Gli incontri di kikcboxing cominceranno intorno alle 17, mentre la gabbia calerà sul palcoscenico alle 20.

La promotion statunitense ha tenuto una conferenza stampa mercoledì mattina nel capoluogo ligure in cui ha presentato la card. Inoltre, ha annunciato che l’evento avrà uno scopo nobile, quello della solidarietà nei confronti della città di Genova, colpita al cuore la scorsa estate dalla sciagura del Ponte Morandi che ha provocato 43 vittime e centinaia di sfollati. Bellator infatti, attraverso le Istituzioni locali, destinerà l’intero incasso della serata ai familiari delle vittime coinvolte nella tragedia caduta sul capoluogo ligure lo scorso 14 agosto.

Stefano Anzalone, Consigliere Delegato allo Sport del Comune di Genova, presente alla conferenza stampa, ha commentato così la notizia:

Un gesto nobile che bene si sposa con il concetto di ideale sportivo, dove la competizione, anche nelle discipline più dure ed estreme, è sinonimo di rispetto e altruismo.

L’appuntamento si articolerà in due atti: Bellator Kickboxing 12 (9 incontri) e Bellator MMA 211 (7 incontri). I cinque match della main card di Bellator MMA saranno trasmessi in Italia da DAZN a partire dalle 22:00. Gli incontri precedenti non godranno di copertura televisiva in Italia.

Passiamo alla presentazione, contenuta nella cartella stampa dell’evento, di alcuni degli incontri più interessanti presenti nella card di kick:

Gabriele Casella (ITA) vs. Dani Traore – 77 KG. Gabriele “il magnifico” Casella è un atleta dal palmares notevole: Campione del Mondo pro WAKO e WMO, iridato Juniores e senior dilettanti, Campione Europeo ed italiano dilettanti WAKO e anche Bronzo ai Campionati Italiani di Pugilato Elite. È al secondo match in Bellator dopo la vittoria dello scorso luglio nella sua Roma contro Alex Negrea ed un altro successo lo proietterebbe verso il match per il titolo. Cercherà di sbarrargli la strada il tedesco Dani “Breezy” Traore. Ha alle spalle 24 match con 21 vittorie, ben 15 delle quali per Ko. È un atleta molto aggressivo che lavora molto di braccia ed ha uno stile di combattimento molto particolare. Pur usando di base la guardia ortodossa passa spesso alla guardia col destro avanti ed usa moltissimo la gamba sinistra per calciare, anche quando è la gamba avanzata.

Yuri Bessmertny vs. Karim Ghajji – 77,1 KG.  I due hanno già combattuto nel lontano 2013 in Francia e allora vinse Ghajji ai punti. Bessmertny ha alle spalle un titolo mondiale WAKO pro ed un record di 62 match, 41 dei quali vinti (19 per Ko). Karim Ghajji vanta invece 113 combattimenti con 97 vittorie, ben 50 delle quali per KO. Successi che gli hanno permesso di alzare al cielo due cinture Bellator, due titoli mondiali ISKA, un mondiale WMF, l’Oro ai World Combat Games di sport accord ed un titolo mondiale dilettanti WAKO. È stato anche il primo campione di Bellator Kickboxing nella sua categoria, vincendo il titolo proprio a Bellator kickboxing 1 contro Mustapha Haida nell’aprile del 2016 a Torino. Arriva da una sconfitta e deve vincere se vuole una nuova chance titolata contro Daniels.

CO-MAIN EVENT: Zakaria Laaouatni vs. Raymond Daniels – 78 KG. Nel co-main event ci si aspetta grandi numeri da parte di Raymond “the real deal” Daniels. L’americano, che ha già combattuto in Italia nel 2016 a Bellator Firenze, è infatti noto per il suo modo di combattere particolarmente spettacolare, fatto di calci saltati e girati. Calci spettacolari ma allo stesso tempo micidiali: in carriera ha infatti vinto 34 match su 37, ben 22 dei quali per Ko. È campione in carica dei pesi welter Bellator anche se questo non sarà un match valido per il titolo. Ad affrontarlo sarà il franco marocchino Zakaria Laaouatni, atleta dal notevole score: 29 vittorie (17 per Ko) in 33 match. Ha in bacheca un titolo mondiale di Kickboxing ai World Games del 2017, un titolo Europeo ISKA e tre titoli nazionali francesi.

MAIN EVENT: Shan Cangelosi (ITA) vs. Gabriel Varga– 65,7 KG. Varga, 33 anni, ha fatto sua la cintura lo scorso 14 luglio a Roma contro Kevin Ross. In carriera da pro vanta 16 vittorie (3 prima del limite) e 6 sconfitte. Ha vinto il titolo Glory (due volte) e Hero Legends. È un atleta completo che però tende ad usare di più le tecniche pugilistiche, in particolare il gancio sinistro al fegato. Di contro, Cangelosi è un fighter che può contare su una grande mobilità ed abilità nelle schivate.  Ha cumulato un record da pro di 34 vittorie (12 prima del limite), 9 sconfitte ed un pareggio. Il combattimento sarà l’unico della serata sulla distanza delle 5 riprese da tre minuti.

Ecco invece l’intera card di MMA:

Giorgio Pietrini (ITA) vs. Nemanja Milakovic –  77,1 KG. Ad aprire la card ci penserà il 27enne livornese Giorgio “Italian Bear” Pietrini. Pietrini, sotto la guida del Maestro Massimo Rizzoli del Rendoki Dojo di Livorno, tornerà dopo un periodo di inattività di oltre un anno, dovuto ad un infortunio in allenamento.  L’esperto lottatore livornese ha combattuto 19 incontri in carriera, con uno score di 14 vittorie, di cui 10 prima del limite, 4 sconfitte ed un pareggio. Il suo avversario, in questo incontro di rientro, sarà il 28enne bosniaco Nemanja Milakovic. Milakovic ha complessivamente all’attivo 8 incontri, di cui 5 vittorie, di cui le ultime 3 consecutive prima del limite, e 3 sconfitte. Leggi l’intervista a Giorgio Pietrini.

Walter Pugliesi (ITA) vs. Andrea Fusi (ITA) – 77,1 KG. Sfida tutta italiana. Due giovani talenti combatteranno per farsi notare agli occhi della dirigenza Bellator e degli addetti ai lavori di tutto il mondo. Il ventiseienne comasco Andrea “Il Barbaro” Fusi, rappresentante del Top Level Gym (sotto la guida del veterano Cristian Binda), ha all’attivo 10 incontri da professionista, di cui 6 vinti e 4 persi. Il venticinquenne milanese Walter “Kraken” Pugliesi, atleta ancora imbattuto in forza al team MMA Atletica Boxe di Milano del Maestro Garcia Amadori, ha invece vinto tutti e 4 i suoi match da professionisti alla prima ripresa. Leggi l’intervista a Walter Pugliesi e ad Andrea Fusi.

Orlando D’Ambrosio (ITA) vs. Kiefer Crosbie –77,1 KG.  Da una parte l’imbattuto fighter irlandese Kiefer “Big Daddy” Crosbie, 28 anni, compagno di team di Conor McGregor, che ha vinto tutti i suoi 4 match da professionista prima del limite (di cui 3 per KO tecnico ed uno per submission) ed è alla ricerca di una nuova vittima. Dall’altra, il 23enne napoletano Orlando “Amstaff” D’Ambrosio, atleta del Team Taurus MMA con già importanti esperienze internazionali alle spalle. D’Ambrosio ha vinto 7 dei suoi 10 match da professionista, di cui 2 per KO ed uno per submission. Leggi l’intervista ad Orlando D’Ambrosio.

Alen Amedovski (ITA/MK) vs. Ibrahim Mane- 84 KG. Dopo la devastante vittoria per KO al primo round di Bellator Roma dello scorso luglio ai danni dell’irlandese Will Fleury, torna infatti in azione l’imbattuto italo macedone Alen Amedovski. Il trentenne Amedovski, in forza al Khalid Fight Team di Cecina, ha ottenuto tutte le sue 7 vittorie in carriera per KO.  Questa volta, davanti a lui, il suo avversario più ostico di sempre, ovvero il francese Ibrahim Mane, 29 anni. Mane è un pericoloso ed esperto kickboxer, mai finalizzato, che ha vinto ben 7 dei suoi 8 match da professionista, di cui 6 prima del limite (4 per KO, 2 per submission, 1 ai punti). Leggi l’intervista ad Alen Amedovski.

Luca Vitali (ITA) vs. Pedro Carvalho – 70,3 KG. È un incontro di alto livello atletico e tecnico quello che vede opposti il milanese Luca “The Ace” Vitali e Pedro Carvalho, talentuoso 23enne portoghese in forza alla Straight Blast Gym Ireland, che ha sostituito l’infortunato Luka Jelcic. Carvalho, reduce da 3 vittorie consecutive, di cui l’ultima all’esordio Bellator dello scorso maggio, ha all’attivo 8 vittorie, di cui 5 prima del limite, e 3 sconfitte. Vitali, 26 anni, membro dello Stabile Fight Team di Milano, ha disputato 15 match da professionista, con 11 vittorie e 4 sconfitte. Attualmente sta vivendo un ottimo momento di forma con 5 vittorie consecutive, di cui 4 per submission. Leggi l’intervista a Luca Vitali.

CO-MAIN EVENT: Hesdy Gerges vs. Domingos Barros -120,2 KG.  Il co-main event di Bellator Genova può interessare anche i fan della kickboxing, che assisteranno al debutto nelle MMA del trentaquattrenne kickboxer olandese Hesdy Gerges. Gerges, vera e propria superstar della kickboxing internazionale. In carriera si è aggiudicato numerosi titoli mondiali, per un totale di 71 match disputati, con un bilancio di 50 vittorie, 23 per KO. Gerges è un gigante di due metri per oltre centodieci chilogrammi di potenza e tecnica.  Il suo avversario sarà l’imbattuto ventottenne lottatore portoghese Domingos Barros, un colosso oltre un metro e novanta, che non ci sta a fare la parte del comprimario, soprattutto perché ha vinto tutti e 5 i suoi incontri da professionista, di cui ben 3 per KO.

MAIN EVENT: Alessio Sakara (ITA) vs. Kent Kauppinen – 93 KG.  Il match clou di Bellator MMA vedrà salire ancora una volta nella gabbia il romano Alessio “Legionarius” Sakara, portabandiera delle MMA italiane nel mondo, e da poco anche “Brand Ambassador” di Bellator MMA. Sakara, 37 anni, nonostante i crescenti impegni televisivi e cinematografici, si sta ancora allenando a tempo pieno con il prestigioso American Top Team in Florida, ed è alla costante ricerca di nuove sfide. Questa volta, dopo il recente successo per KO nella sua Roma, affronterà il ventiseienne inglese Kent Kauppinen. Sakara ha iniziato la sua carriera da professionista nelle MMA nel 2002 e da allora ha combattuto ben 34 match, vincendone 20 e perdendone 12 (e 2 sono finiti in no contest). Delle 20 vittorie addirittura 16 sono finite prima del limite, di cui 14 per KO e 2 per submission.  Kauppinen ha ottenuto tutte le sue 10 vittorie prima del limite di cui ben 8 al primo round. Essendo il main event, l’incontro si svolgerà sulla distanza di 5 round da 5 minuti. Leggi l’intervista ad Alessio Sakara.

Si ringrazia Alex Dandi per la collaborazione. Contenuti non originali ma tratti dalla cartella stampa della conferenza di Bellator.

Progetto Pugni Chiusi: la boxe dietro le sbarre diventa un documentario

Il Progetto Pugni “Chiusi” – Pugilato nel carcere di Bollate nasce nel 2016 per insegnare la boxe ai detenuti ospiti nel penitenziario milanese di Bollate. L’ideatore di questo progetto è Mirko Chiari, ex pugile con 104 incontri in carriera con un passato da detenuto, con la collaborazione del Maestro Bruno Meloni e la campionessa mondiale WBC Valeria Imbrogno, già nota alle cronache per essere stata la compagna di Dj Fabo.

24993568_522974061401757_7678497558815396658_nDal 2016 i 20 ragazzi reclusi coinvolti nel progetto svolgono tre allenamenti alla settimana di un’ora ciascuno. Circa la metà hanno un’età compresa tra i 19 e i 30 anni.

Dopo un lungo periodo di preparazione fisica costante, finalmente Mirko Chiari sta per coronare il suo sogno: preparare i detenuti più meritevoli, sia sotto l’aspetto sportivo che di condotta, a combattere all’interno del penitenziario contro pugili esterni, liberi. Parallelamente Mirko è riuscito a creare anche un percorso nel sociale collaborando con cooperative supportate dal Comune di Milano che operano in in zone periferiche considerate a rischio.

Il regista Alessandro Best, con la collaborazione di Ermes Buttarelli, vuole trarre spunto da questa iniziativa per realizzare un documentario che la racconti:

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Mirko Chiari

Come faccio a non raccontare la storia di un sognatore come Mirkoche affronta la complicata burocrazia e i pregiudizi? Come faccio a non raccontare il sogno di un ragazzo che tutte le mattine si sveglia alle 4.30, guida il camion della nettezza urbana per ore, poi smette di lavorare e va in carcere a dare una mano a queste persone, cercando di dare un nuovo senso alla loro vita? [..] Questo progetto mi piace perché rappresenta l’energia inarrestabile, quella delle persone buone, [..] delle persone che sanno vivere conoscendo la paura, ma senza che questa abbia la meglio.  

Il documentario ha l’obiettivo di raccontare come lo sport possa essere una grande leva emotiva per riemergere e costruire un nuovo futuro. Mostrerà come la vita dei detenuti è cambiata da quando si sono avvicinati al pugilato. Gli autori seguiranno la loro preparazione fisica e mentale, supportati da psicologi e criminologi che ogni giorno aiutano tanti giovani reclusi nel processo di espiazione e reintegrazione nella società.

45650818_723476301351531_8869255333374066688_nInfinity – Rti Mediaset ha creduto in questo progetto dando ai suoi promotori la possibilità di accedere ad un fondo di € 5000 per produrre il documentario. La condizione perché Infinity eroghi questo budget è che, attraverso una raccolta di donazioni online, si riesca a raggiungere un importo di € 5000.

Clicca qui per sapere di più sul progetto.

 

 

 

Quando Mike Tyson fu a un passo da un match di kickboxing

Correva l’anno 2003, e il famosissimo pugile Mike Tyson, oltre ad avviarsi alla fine della sua carriera agonistica, dichiarava di essere in grave difficoltà economica.

E’ probabilmente per questo motivo che l’ex pluricampione del mondo dei pesi massimi si fece coinvolgere nell’organizzazione di un match di kickboxing, in cui avrebbe dovuto affrontare Bob Sapp.

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Bob Sapp

Sapp, un colosso alto 1.95 m e pesante 150 kg, con un passato da giocatore di football professionista, decide di cimentarsi negli sport da ring nel 2002. Combatte in Giappone, dove diventa una star, vincendo due volte contro la leggenda della kickboxing Ernesto Hoost nell’ambito del K-1 World Grand Prix.

Il 13 agosto 2003 Sapp affronta a Las Vegas Kimo Leopoldo, vincendo per KO nel secondo round. A fine incontro, il gigante americano si dirige a bordo ring, dove è presente Mike Tyson, puntando il dito proprio in direzione di “Iron Mike”. L’ex pugile non se lo fa ripetere due volte e sale sul quadrato, dove, dotato di microfono, comincia un botta e risposta a suon di trash talking con Sapp.

A questo punto inizia la (presunta) organizzazione di un match tra i due pesi massimi, con le regole della kickboxing, nella promotion asiatica K-1. Infatti si diffonde la notizia che Tyson abbia firmato un contratto con K-1 e iniziano a circolare anche i primi video promozionali dell’incontro.

Ad “Iron Mike”, però, non venne concesso di entrare in Giappone per i suoi problemi legali. Vuoi per questo o per altri motivi, il match non vide mai effettivamente la luce. Tyson tornò sul ring per altri due incontri di boxe che perse, e così decise di appendere i guantoni al chiodo nel 2005.

Sapp invece ha continuato la sua carriera nella kick, in cui registra 12 vittorie e 19 sconfitte, e si è cimentato anche nelle MMA, con record 12-20. Si è ritirato dal 2014 al 2016 ma poi è tornato a competere, e attualmente è sotto contratto con Rizin Fighting Federation, nonostante abbia compiuto 45 anni. Il suo ultimo incontro risale a fine settembre, proprio in Rizin.

Le MMA sono uno sport pulito?

Il dibattito che spesso si scatena tra appassionati di arti marziali miste inizia da una semplice domanda.

Le MMA sono uno sport “pulito”, dove gli atleti che fanno uso di doping rappresentano una minoranza, oppure è una disciplina “sporca”, in cui tutti i fighter ricorrono a sostanze dopanti per vincere?

Abbiamo contattato diversi addetti ai lavori delle Mixed Martial Arts italiane per sapere da che parte si schiererebbero in questa discussione, chiedendogli anche un parere sulla situazione di Marvin Vettori.

Lorenzo Borgomeo, head-coach del Gloria Fight Center e coach, tra gli altri, dei fighter UFC Alessio Di Chirico e Carlo Pedersoli Jr:

Premetto che non giudico la posizione di Vettori, perché non la conosco, né mi interessa farlo. Penso che lo sport professionistico in generale, incluse le MMA, nel 30% dei casi, per essere generosi, non sia pulito. Esiste un ricco business di sostanze che coprono e mascherano l’utilizzo di doping, e gli endocrinologi sono ben capaci di nascondere l’uso di sostanze proibite, così come ci sono dei modi per evitare i test USADA o non farsi trovare positivi. Per fare ciò servono molti soldi, ma definire le MMA uno sport pulito lo trovo ipocrita, anche perché io non definisco nessuno sport professionistico totalmente pulito.

Borgomeo ha poi specificato il comportamento scelto dal team del Gloria Fight Center su questo tema:

Per quanto riguarda gli atleti del nostro team, dati i molti episodi di integratori contaminati da agenti dopanti, vale la regola che tra provare un nuovo integratore e non provarlo, vince sempre la seconda opzione, soprattutto se si parla di prodotti nuovi sul mercato. Più in generale, l’utilizzo di integratori da parte dei nostri atleti è ridotto praticamente a zero, in modo tale da non correre nessun rischio.

Carlo Di Blasi, promoter Oktagon, fondatore e presidente Fight1:

Discorso abbastanza complesso, lo dividerei in due parti. Prima affronterei l’argomento del giorno: la positività di Marvin Vettori. Ho una conoscenza riguardo la chimica derivata dal fatto che ho avuto tante aziende di integratori come sponsor: queste ultime mi hanno spiegato come funzionano i test antidoping. Quando si ha una percentuale così bassa come nel caso di Vettori, la possibilità di avere fatto un errore è elevatissima. Per cui, prima di giudicare il nostro connazionale, aspetterei il risultato finale. 

Di Blasi prosegue facendo una distinzione tra la fase iniziale delle arti marziali miste e quella attuale:

Seconda parte: il doping nelle MMA. Nel periodo degli albori, nelle MMA c’erano tante cose che non andavano bene, e sicuramente in quegli anni, pur di vincere, gli atleti accettavano di ricorrere al doping. Ma con il passare degli anni la situazione è cambiata, sia perché sono stati istituiti dei controlli, sia perché, in caso di positività, si rischia una lunga sospensione (in Italia il reato è addirittura penale, dato che si incorre nella truffa sportiva). Ma il motivo principale di questa evoluzione è stato l’ingresso di veri professionisti in questa disciplina. Questi atleti sono seguiti da un team di esperti, per cui sanno benissimo che potrebbero incrementare le loro performance assumendo sostanze dopanti. Sta alla loro intelligenza valutare se vale la pena rischiare, a fronte del livello competitivo a cui sono arrivati. Perciò, a mio parere, quando parliamo di top fighter, il doping diventa un rischio inaccettabile. Se invece consideriamo atleti all’inizio della carriera, ahimè, come in tutti gli sport, il rischio c’è.  

Il promoter italiano conclude con un paragone da cui scaturisce la sua riflessione finale sull’argomento:

Se vogliamo paragonare le MMA al ciclismo, mentre in quest’ultimo il doping è talmente diffuso che la mancanza di esso porta l’atleta a non essere più competitivo, nelle Mixed Martial Arts non è così. Per fortuna nelle arti marziali miste il doping non può sostituirsi ad alcune caratteristiche soggettive dell’atleta. Concludendo: le MMA sono uno sport sporco? Assolutamente no. Ci sono dei personaggi sporchi che frequentano determinate discipline sportive. Nelle MMA la percentuale è sicuramente inferiore rispetto ad altri sport, dove doparsi era tradizione e con grande fatica stanno cercando di estirpare questo malcostume.

Max Baggio, fondatore e presidente Kombat League:

La questione inerente al doping è sempre molto delicata, e sappiamo quanto sia vicino il confine tra sport e doping stesso. La cronaca, quasi giornaliera, ci dimostra quanto sia purtroppo di uso comune non solo tra i professionisti, ma oramai anche tra i dilettanti. Noi siamo totalmente in linea con quando emanato dall’USADA, e siamo fermamente contrari all’uso di sostanze dopanti. Poi spetta ai coach controllare gli atleti, e cercare di far rispettare le regole, qualora gli stessi non vogliano farlo. Capisco bene che ci sia chi non vuole seguirle, e quindi ottenga dei vantaggi, spesso notevoli a livello di performance sportiva, ma il nostro punto di vista è totalmente a favore di uno sport pulito. Inutile dire che chi non rispetta le regole rischia severe punizioni, ma è giusto che sia così. Riguardo il caso di Vettori, mi auguro che i controlli possano rivelarsi negativi, in modo che lui possa continuare a rappresentare l’Italia all’interno dell’UFC.

Pietro Orante, collaboratore Venator:

A mio parere tutti (o quasi) gli atleti professionisti di un certo livello, come quelli presenti in UFC, fanno uso di sostanze dopanti, perché lo sport professionistico non è più un’attività sportiva, diventa business. D’altronde se non ci fossero molti dopati, non avrebbero senso tutti i controlli che fa l’USADA. Tra l’altro gli esami antidoping sono costantemente arretrati rispetto al doping, che è in continua evoluzione. E comunque, a livelli così alti, gli atleti hanno un’equipe medica che li segue, in grado di mascherare il doping con altre sostanze. In Italia penso che molti fighter facciano uso di sostanze dopanti, spesso anche inconsciamente, perché sia loro che i rispettivi team non sanno cosa viene considerato doping: tu lo sapevi che se hai il raffreddore e usi uno spray nasale contenente efedrina e poi fai i test ti trovano dopato? A Venator 4 è stata fatta richiesta perché venisse la NADO a testare gli atleti, ma non si sono fatti vivi. Sono intervenuti invece a un evento di dilettanti, recentemente: come mai controllano i dilettanti e non i professionisti? Fino a qualche mese fa il doping sembrava un tema molto attuale anche in Italia, poi la NADO non si è più presentata agli eventi, o forse sono i promoter che non fanno più richiesta. Ma per Venator questo tema resta centrale.