Francesca Indelicato… SE LO PUOI IMMAGINARE, LO PUOI ANCHE FARE.

Ciao Francesca benvenuta su Spirito Guerriero, orgogliosi che tu abbia accettato il nostro invito, innanzitutto come stai?

Ciao Luca, benissimo grazie, da dopo il mondiale su spiaggia ancora non mi fermo… Preferisco mantenermi in forma anche se poi magari non mi sono ancora goduta appieno la vittoria

Ho letto che hai iniziato la lotta con il tuo papà per gioco e poi…
Si in realtà facendo le vacanze spesso dai parenti in Veneto, ho iniziato li in spiaggia a lottare con il mio papà o i miei cugini, mi è parso da subito che la sabbia come le materassine fossero un esercizio quasi naturale per me, per questo ho poi deciso di provare con il mondiale, e l’ho vinto.
Fai sport da piccolissima, nel tuo percorso hai praticato o pratichi altri sport!?
Come molti da piccola mi hanno portato a provare diversi sport, nuoto,atletica o anche basket, ho capito sin da subito di essere molto competitiva in qualunque cosa provassi a fare.
A 10 anni poi ho scoperto,grazie a mio cugino Jacopo Sandron la lotta, e sono ancora qua… È stato lui a spingermi, i primi anni non sentivo un particolare trasporto,

poi pian piano vedendo che grazie a costanza e impegno ottenevo dei buoni risultati, ho capito che sarebbe stata la mia vita.
Sei vicina alla laurea in scienze motorie, complimenti per la tenacia, studiare e allenarsi non è mica semplice come riesci a fare tutto contemporaneamente ?
Studiare e allenarsi simultaneamente non è facile,in realtà le superiori più dell’università mi hanno creato problemi, il dover studiare quotidianamente mi impediva di allenarmi più di 1 volta al giorno.
In Università sono entrata come atleta medagliata, un progetto davvero ottimo, in questo modo gli esami hanno tempistiche diverse, riesco a dargli nei pochi periodi out competition.
La lotta rimane la mia scelta di vita, ma sarebbe stupido non lasciarsi aperte delle altre possibilità, per questo tengo molto a finire il mio percorso universitario.
Quali sono le tue passioni oltre la lotta?
Diciamo quelle classiche di ogni ragazza della mia età, lo sport mi fa sentire viva e mi occupa molto tempo per cui negli spazi fuori dalla palestra mi piace leggere, guardare le serie TV.
Nel tuo sport quali sono gli atleti italiani e non da cui prendi ispirazione?
Una volta ho letto una frase che dice così: Allenati affinché i tuoi idoli divengano i tuoi rivali.
in realtà gli sportivi che ammiro più di altri sono Helen Maroulis e Jordan Burroughs,due americani.
Sai ho avuto il piacere e l’onore di confrontarmi in un GP a Madrid con la Maroulis, e sono riuscita a fare anche 2 punti,è stato bellissimo lottare contro il proprio idolo.
ho scelto loro come fonte d’ispirazione non perché magari dotati di un talento particolare, ma perché sono divenuti i migliori grazie al duro lavoro, ecco io credo che il sacrificio la costanza
Sono le chiavi di volta per arrivare in alto come loro.
Descriviti in 3 parole
Testarda, resiliente e appassionata.
Cosa provi quando sei sul tappeto?
Mi sento bene,come fosse un elemento naturale.

Dove è con chi prepari le tue lotte?
Mi alleno con il CUS Torino,è una grande realtà nazionale, siamo in tanti e c’è un bel team di ragazze.
Poi siamo seguite da veri professionisti, io ho il mio mental coach personale, ci sono istruttori di pesi e di lotta al top,di alto livello.

A ottobre sei diventata campionessa del mondo di Beach wrestling per la 2 volta, il tuo sogno però sono le olimpiadi giusto?
Si vero,per la 2 volta, il 1 titolo l’ho vinto nel 2017,è per me ancora davvero strano sentirmi dire sei la più forte al mondo,cpmunque il mio grande
obiettivo sono le olimpiadi, per scelta non mi do mai obiettivi a lungo termine, preferisco lavorare in quelli a breve,
tra poco ci saranno gli assoluti italiani ,dovessi vincere mi riconfermerei per la 5 volta di fila campionessa italiana, cosi da potermi concentrare sullo step successivo, i tornei di qualifica .

Quali sono le differenze sostanziali tra lottare sul tappeto e sulla sabbia?
Ci sono diversi aspetti che differenziano la lotta su sabbia dalle materassine, per esempio sulla spiaggia il match dura 3mn,
il primo che si aggiudica 3 punti vince, una proiezione vale 3 punti e quindi basterebbe a dare la vittoria diretta, IL TERRENO È DIVERSO,
l’equilibrio sulla sabbia non è lo stesso si creano buche o dislivelli che rendono l’approccio quantomeno diverso, e poi dulcis in fondo il caldo.
24 anni, Quanti sacrifici rispetto alle tue coetanee Affronti per arrivare a concretizzare il tuo desiderio?
Sicuramente faccio tanti sacrifici, ma la verità e che non mi pesano molto, è stata mia la scelta di questo percorso,e per ora i risultati mi danno ragione.
La lotta italiana rispetto agli altri paesi a che livello è?
Sta crescendo molto a livello giovanile, credo che in pochi anni riusciremo a stare costantemente al livello dei paesi per ora più competitivi.
Molti commenti nel nostro gruppo sono stati di stupore nel leggere che da qualcuno vieni definita un maschiaccio, davvero siamo ancora così lontani da accettare l idea
Che una donna possa essere in realtà femminile e forte anche più di un uomo?
aghagahgga ,sulla questione del maschiaccio, oramai mi sono abituata, sin da piccola essere competitiva negli sport mi metteva in questa posizione, ma a dire il vero Luca a me
di ciò che dicono gli altri non importa molto, io ho imparato ad accettarmi e volermi bene cosi come sono,ho paura che molti sparlano solo per invidia.

” PARLA DELLA MIA VITA QUANDO LA TUA SARA’ UN ESEMPIO.E QUANDO LO SARA’, TI RENDERAI CONTO CHE NON AVRAI VOGLIA DI PARLARE DELLA MIA”

L’attributo che più preferisci di te, è quello fisico o interiore?
Interiore , la forza di volontà.
Vi ringrazio, TUTTI DEVONO AVERE UN SOGNO E IMPEGNARSI AFFINCHE’ SI POSSA, ANCHE IN PARTE, REALIZZARE.
L’IMPORTANTE È DARE TUTTO TE STESSO PER NON AVERE RIMPIANTI,

GIANNI “THE PUNISHER” MELILLO.. “VENOM”.. NESSUNA PAURA CAPIRÀ CHI SONO 💪🇮🇹

Ciao Gianni come stai?

Benissimo… 💪

Allora notizia bomba prendi in short notice Un match che in moltissimi avrebbero rifiutato, Main Event Bellator a Londra il 23 contro Michael “Venom” Page, innanzi tutto se vuoi, avremmo il piacere di sapere come e quando hai appreso la notizia, e poi quali sono state le sensazioni nell’ accettarlo.

Sono stato contattato in questa settimana in tarda serata.
Non nascondo di essere stato estremamente felice quando ho ricevuto la telefonata, Bellator rappresenta un obiettivo che fa gola a ogni fighter di successo.
Naturalmente, apprendere di avere a disposizione così poco tempo mi ha lasciato interdetto, ma solo per una frazione di secondo.

Sono sincero, parti con tutti gli sfavori dei pronostici, almeno questa è la sensazione leggendo in giro, tu come la vedi?

Credo poco nei pronostici, viste le esperienze pregresse.
Ogni match è un evento a sé e può accadere di tutto.
Mi rendo conto, però, di essere stato chiamato a sfidare uno dei migliori; sono consapevole di non dovermi confrontare con un esordiente ed è anche per questo che ho accettato di buon grado.

Page è uno striker straordinario, nell ultimo tuo incontro contro un ex UFC in parte eri nella stessa situazione, più alto con più allungo e tanta esperienza nei ring eppure… avete in mente una strategia simile?

La strategia da adottare non mancherà…per contrastare l’altezza di Page.

Hai mai affrontato un avversario così aggressivo nella gabbia e fuori? Lui è famoso per innervosire con le parole e i modi gli avversari finendo per portarli a combattere come vuole, questo aspetto psicologico come lo affronterai?

direi che a prescindere dall’esito del match, MVP (per la prima volta in vita sua) avrà l’onore di conoscere l’unica persona più arrogante di lui.

Page gioca ogni match puntando tutto sul far innervosire chi lo sfida, ma prima o poi si troverà di fronte a qualcuno capace di farlo meglio di lui.

Nella gabbia, sono molti i fighter animati dalla stessa rabbia di Page, ognuno la manifesta con un personale stile, ma non penso che ci sia qualcuno che entri lì dentro con il desiderio di fare due carezze all’avversario: tutti hanno fame di vittoria.

Fuori dalla gabbia, a volte, può essere anche peggio…

Per molti hai fatto bene ad accettare, l idea e che se perdi non fa nulla se vinci fai saltare il banco, cosa vuoi dire tu invece in merito..

Ora torno a concentrarmi per Sabato 23..! Grazie a tutti voi. THE PUNISHER

Harpastum

Sabato 26 Ottobre ore 15 in via Badia Bedizzole BS si terrà il 1 torneo di calcio antico Harpastum, una assoluta novità. Chiariamo subito che Harpastum e calcio storico fiorentino non sono la stessa cosa, hanno regole, numero di giocatori ed altro che le differenziano, le accomuna il senso del gioco e della squadra, lo scontro fisico. Storicamente questo sport veniva usato tra le legioni romane nei tempi di pausa tra una battaglia e l altra. Abbiamo quindi deciso di chiedere a chi ha organizzato e agli altri capitani di squadra il loro pensiero.

Partiamo con Pierluigi Gentile capitano e fondatore della Roma Legio XI

Benvenuto su Spirito Guerriero, senti partiamo dalle base, cosa è l harpastum?

L’harpastum è il gioco di calcio più antico conosciuto, lo usavano al fronte I legionari per tenersi in forma durante le pause tra una battaglia e l altra.

Come mai avete scelto questo gioco/Sport?

Siamo rimasti affascinati da questi antico sport, per tante caratteristiche uniche, l idea nasce dalla collaborazione con il gruppo storico romano, avendo molti di noi esperienze pregresse in sport da combattimento o come nel mio caso nel rugby, l avvicinarsi è stato quasi naturale.

Quali sono le caratteristiche che più sono avvincenti?

Non ci sono regole…. O quasi, ne esistono pochissime in realtà, è uno sport durissimo dove bisogna confrontarsi in modo duro ma leale, ecco questo forse è l aspetto fondamentale.

Chi è un giocatore di harpastum?

Un giocatore completo con un solido background negli SDC, il coraggio e la collaborazione con il resto del gruppo sono fondamentali.

Avete deciso di organizzare il 1 torneo con altre squadre da diverse parti d’Italia, ti va di presentarci il torneo?

L idea parte da noi, dopo un amichevole con i neri di Brescia, abbiamo iniziato a cercare altre realtà che volessero confrontarsi in questo sport. Abbiamo fortunatamente trovato in Silvio Corvetti e Luca Berges, entusiasti e pronti a raccogliere la sfida. I Marroni del Garda saranno gli ospitanti del 1 torneo su suolo nazionale.
Una cosa che mi preme sottolineare e che l’harpastrum non è la copia ne bella ne brutta del calcio storico fiorentino, hanno regole diverse.

Abbiamo anche sentito Silvio Corvetti nostro caro amico e uno dei primissimi ad impegnarsi in questo progetto,

CIao LUCA, questa avventura è iniziata tre anni fa circa quando avevamo creato i neri di Brescia e grazie soprattutto a SPIRITO GUERRIERO abbiamo avuto contatti con Firenze ,che poi per vari motivi che preferisco non dire io e altri ragazzi ci siamo tolti e a distanza di due anni abbiamo deciso di creare una nuova squadra i marroni del Garda e così preso contatti con Roma della XI legione che giocano e hanno iniziato a far crescere questo antico calcio che si chiama harpastum poi vedendo che si era formata una nuova squadra a Rimini ci siamo sentiti tutti e organizzato questo primo torneo a bedizzole Bs nella sede dove ci alleniamo tutti i sabati in via Badia
Purtroppo i neri per motivi loro non possono partecipare a questo torneo quindi si giocherà in tre squadre ma in totale sono 4 per ora e dal mese prossimo partirà anche un campionato vero e proprio dove invitiamo qualsiasi città paese o regione a seguirci e creare molte più squadre

Abbiamo poi sentito Luca Berges capitano dei biancorossi di Rimini

Ciao Luca benvenuto su Spirito Guerriero, senti partiamo dalle base, cosa è l harpastum?

L harpastum è un antichissimo sport nato a roma. Una volta era l allenamento dei legionari e si perdeva la vita.

Come mai avete scelto questo gioco/Sport?
Quali sono le caratteristiche che più sono avvincenti?

Perche siamo dei matti :)) questo gioco è la mia vita, la mia più grande passione. Faccio parte dei Verdi di Firenze dal 2016 e appena c’ è stata la possibiltà di fare una squadra di harpastum di Rimini non ci ho pensato 1 sexondo.
È il top, un mix di ferocia, tattica, tecnica e poi non bisogna mai pensare solo a se stessi ma alla squadra.

Chi è un giocatore di harpastum?

Un giocatore di harpastum è un UOMO!! UN UOMO che ha voglia di mettersi a disposizione di un gruppo, che ha gli stessi ideali, e deve essere pronto ad ogni cosa per il bene del proprio colore.

Avete deciso di organizzare il 1 torneo con altre squadre da diverse parti d’Italia, ti va di presentarci il torneo?

Il torneo sarà un figata..essendo il primo sarà una cosa nuova e subito capiremo su cosa lavorare. Noi siamo nati da 2 mesi mentre gli altri come Roma sono gia attivi da 1 anno..ma questa cosa ci da solo tanta voglia di fare

Facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i ragazzi coinvolti in questo, per noi, fantastico progetto. Speriamo che il prossimo torneo siano anche di più le realtà iscritte.

Cenni storici sull Harpastum

DOVE E QUANDO
L’Harpastum fu uno sport piuttosto cruento appreso dai romani nell’antica Grecia (dove veniva
chiamato àrpastòn) durante le campagne di conquista del II secolo a.C.
Fu quindi importato a Roma e si diffuse successivamente in tutto l’Impero
UN GIOCO DI CUI SI SA POCO E NIENTE
• Scopo di questo gioco, antenato del rugby moderno, era
portare la palla, riempita di lana o stoppa, oltre l’estremità del campo avversario. Non è disponibile una documentazione attendibile sulle precise regole del gioco in quanto non ne esistevano di comuni.
• Ad ogni modo, dalle fonti storiche si apprende che la partita si disputava tra rapidi passaggi, mischie concitate e scontri corpo a corpo che non di rado causavano gravi ferite se non addirittura decessi.
• Il campo di gioco era solitamente uno spiazzo di terra semplice e privo d’erba; per questo motivo durante le partite aleggiava nell’aria una costante nuvola di polvere che diede al gioco un nuovo nome: pulverulentus.
CENNI STORICI PER COMPRENDERE
(Antifane)
• Ecco come il commediografo greco
Antifane (IV sec. a.C.) descrive una
situazione di gioco: «Prese la palla ridendo
e la scagliò a uno dei suoi compagni. Riuscì
a evitare uno dei suoi avversari e ne mandò
a gambe all’aria un altro. Rialzò in piedi
uno dei suoi amici, mentre da tutte le parti
echeggiavano altissime grida “E’ fuori
gioco!”, “E’ Troppo lunga!”, “E’ troppo
bassa!”, “E’ troppo alta!”, ” E’ troppo
corta!” “Passala indietro nella mischia!”».
Il gioco delle legioni
• Alcune fonti riportano che l’Harpastum fosse usato come
esercizio fisico per i legionari: non è quindi improbabile pensare che questo gioco viaggiò con le legioni romane e fu da queste diffuso in tutta Europa, dove probabilmente si fuse e contaminò con i giochi locali con la palla dato che era praticato soprattutto dalle legioni a presidio dei confini. Erano infatti frequenti le partite fra Romani e popolazioni
autoctone.
Secondo le fonti, ad esempio, nel 276 d.C. si svolse una partita in cui i Britanni sconfissero i legionari con punteggio di 1 a 0
LE INNOVAZIONI NEI GIOCHI DI MARCO AURELIO
• Marco Aurelio, imperatore romano dal
161 al 180 d.C. (noto anche per essere
stato un grande filosofo e seguace
della dottrina stoica), avendo molto a
cuore le questioni morali ed etiche e
ritenendo “barbara” l’immolazione di
uomini e animali nei circhi al solo
scopo di divertire il sadico pubblico
romano, bandì i ludi gladiatorii
sostituendoli con sport dal carattere
meno violento, uno dei quali era
proprio l’Harpastum.
IL RUGBY, UN GIOCO
“ORDINATAMENTE” VIOLENTO
Il rugby è un gioco in cui si gioca solitamente in 15 contro
15. Il contatto è concesso se non quasi obbligatorio. Lo
scopo del gioco, come già nell’harpastum, è di portare la
palla oltre la linea di meta avversaria e, se questo avviene, è
concesso alla squadra che ha segnato la meta (guadagnando
così 5 punti) di calciare il pallone in mezzo ai pali che si
trovano al livello della linea di meta, per far guadagnare 2
ulteriori punti alla propria squadra. Il pallone deve essere
passato con le mani solo all’indietro, in avanti può essere
mandato solo con un calcio
IL CAMPO
• Nell’harpastum il campo era molto semplice, costituito da una
linea media e due linee di meta. Nel rugby invece il campo è un po’
più articolato: presenta infatti una linea di metà campo, poi le due
cd. linee dei 10 metri, due linee dei 22 metri, due linee di meta e
due linee di «palla morta» che attraversano il campo
orizzontalmente rispetto allo sguardo dei giocatori e due linee dei
5 metri che attraversano il campo verticalmente.
I RUOLI
Come nell’harpastum anche nel rugby ogni giocatore deve saper
fare tutto: attaccare, difendere, placcare, ecc. Nel rugby ci sono
comunque ruoli bene precisi che vengono dati ai giocatori.
I quindici giocatori sono divisi in due categorie :
«Avanti»: i giocatori con la maglia n. 1,2,3,4,5,6,7,8
«Trequarti»: nn. 9,10,11,12,13,14,15
IL PLACCAGGIO
Al contrario di quanto si possa pensare, il placcaggio è un’azione
regolare e «premeditata». Al di là delle tecniche personali, quella che
si insegna consiste nello stare bassi, cinturare le gambe
dell’avversario al livello delle ginocchia e sollevarlo con la spalla.
Nel rugby si può comunque prendere l’avversario da qualunque parte
del corpo purché sia sotto la linea delle spalle (mai per il collo,
quindi); condizione indispensabile per poter placcare un avversario è
che questi abbia la palla; nel placcarlo lo si deve accompagnare a
terra, senza sollevarlo.
Per contro, nell’harpastum non vi erano regole su dove e come si
potesse afferrare l’avversario e si spiega così il motivo delle gravi
lesioni, che comunque anche nel rugby non mancano, e dei decessi
dovuti a questo sport.
LA MISCHIA
• Quando si pensa ad una mischia la prima cosa che immaginiamo è il disordine; anche se probabilmente questo poteva valere per l’harpastum, nel rugby la mischia è la cosa più ordinata che ci sia e viene usata a seguito di un passaggio in avanti: gli otto giocatori dall’1 all’8 si dividono in prima, seconda e terza linea. Il movimento deve essere coordinato: le prime linee, infatti, fondano il loro equilibrio sulle seconde, che sono spinte in avanti dalle terze. Ogni elemento della mischia, quindi, dipende dall’altro: se crolla un solo giocatore crolla l’intera mischia.
• Chi non ha commesso il fallo ha la facoltà di immettere il pallone all’interno della mischia, ovviamente avvantaggiando la sua squadra. Una volta dentro la mischia, il pallone viene tallonato all’indietro dalla squadra che riesce a prenderlo fino a farlo uscire, dopodiché si può ricominciare l’azione.
LA META E LA TRASFORMAZIONE
• La meta nel gioco dell’harpastum valeva 1 punto, nel rugby
invece 5 punti. In entrambi i giochi «andare a meta» era il
“semplice” portare la palla oltre la linea di meta e schiacciarla
a terra. Nel rugby dopo aver fatto meta, rispetto alla
direttrice di dove è stata fatta, viene calciata una
trasformazione (il calcio in mezzo ai pali) che vale 2 ulteriori
punti
Progetto:
La Bibliotec@ multimediale
del Foro Romano-Palatino

Alessio Sakara pronto per Milano 🇮🇹💪

Ciao Alessio, manca davvero poco, dovrei chiederti come stai, ma seguendoti sui social si vede che sei in perfetta forma , giusto?
Si , mi trovo in formissima , molto soddisfatto di questo camp 7 settimane all’Estero molto intense

Sembri già da tempo vicino al peso, hai adottato un tipo di filosofia alimentare particolare?

Ormai da quando mi segue Gabriele Trapani è’ cambiata la mia alimentazione e non solo , mi ha insegnato moltissimo sull’importanza dell’integrazione e seguo quello che mi dice .. i risultati li notano tutti anche con chi faccio sparring 😜

Ne avevamo parlato per telefono, poi hai confermato tutto nelle varie interviste, in questo match vuoi rischiare meno e portare al suolo il combattimento, sinceramente non avevo mai sentito nessuno rivelare il proprio game plan, come mai questa scelta?

Sicuramente questo sport ha dimostrato più di una volta quanto può essere imprevedibile , ma a terra c’è poco da inventare , la lotta a terra o la conosci o la subisci , non è’ come lo Striking dove può entrare un colpo a freddo o fortunato .

Hai confermato come sia importante e spesso decisivo, fare almeno il camp finale in strutture estere.

Sprono molto i miei partener/allievi ad andare all’estero perché più ti può confrontare con atleti di alto livello più il tuo bagaglio tecnico sale e di conseguenza più altta sarà la percentuale che tu possa far bene nel combattimento

Dai tuoi haters arrivano sempre le stesse recriminazioni, avversari di comodo,come se a sceglierli fossi tu…

Come si è’ visto il Mio ultimo avversario non era di comodo anzi l’ha dimostrato contro Malvin Mhanoef disputando un grande incontro, tanto quando vinci diranno che era finito e così sarà per ogni cosa .. ci sarà sempre una scusa per giustificare le loro paure dietro una tastiera

Il lavoro di ambassador come procede?

Molto bene , con Bellator ho molte idee e si stanno concretizzando , gli italiani sono sempre di più che firmano con la grande organizzazione americana e questo mi rende felice

Cosa ti aspetti da questo evento? Secondo te come risponderà Milano?

Penso che Milano risponderà bene agli Sport da contatto perché gli piacciono questi sport e poi ho molti sostenitori A Milano non vedo l’ora di combattere

Quale match della card oltre il tuo ritieni il più interessante?

Questa volta la card è’ tanta roba .. anche il mio amico Carvalho ha un incontro duro e sarà molto bello

Sempre dalle tue parole, hai limitato ad altri 4 o 5 anni il tuo impegno come atleta, poi cosa pensi o vorresti fare?

Già sto realizzando molte cose di quelle che vorrò fare .. sicurante rimanere nello sport ma anche molto alte che non posso rivelare 😜😉

C è un incontro che vorresti fare e con chi prima di ritirarti?

mah , ci possono essere vari incontri che vorrei fare .. ma quello cn Jackson sarebbe molto
Fico ..

Armando Belotti un uomo un amico che si racconta e ci spiega il suo progetto. Non appena nasce la virtù, nasce contro di lei l’invidia, e farà prima il corpo a perdere la sua ombra che la virtù la sua invidia. (Leonardo da Vinci)

Ciao Armando, benvenuto su Spirito Guerriero… 😂 Ops non proprio, visto che ne sei parte integrante già da un po’, come stai Armando?Ah ah😉 tutto bene grazie!Partiamo dal principio quando la boxe entra a far parte della tua vita?Probabilmente dalla nascita trasferita in linea retta da mio padre Emilio.Come si è sviluppato nel tempo questo amore per la nobile arte..Un crescendo continuo dalla cameretta con pungi ball e guantoni ad 8 anni, 12 in palestra, novizio e dilettante 2serie, 20 Rimini 1serie poi il professionismo internazionale, tecnico giramondo, oggi anche intermediario con agenzia.Questa compagna di avventura nella tua vita ti ha dato o tolto di più?Dato sempre di più, continua a dare soddisfazioni; rivolgendo sempre da capo la vita ogni volta che si prendeva un senso contrario.Col senno di poi, se potessi tornare indietro nel tempo, rifaresti tutto o cambieresti qualcosa? Hai dei rimpianti oppure dei rimorsi?Emigrerei a Panama nel 1997 per imparare a fare il pugile anziché nel 2005 per imparare a fare il tecnico.Definisci con tre parole la boxeArte nobile del combattimento. Soggettiva, infinita e indefinita.
Una metafora della vita, l’immenso cantico del ring.Cosa si dovrebbe fare in Italia per rilanciare la boxe ?match veri, curriculum veri, appoggi federali economici per i promoter e organizzatori, più scambi internazionali in e out.Miglior pugile italiano e straniero di sempre?
Miglior Italiano e straniero di oggi?Nino Benvenuti
Muhammad AliLuca Rigoldi
Terrance CrawfordQuando e come hai iniziato a sviluppare questa tua nuova posizione quale procuratore o intermediatore di match professionistici ?Un anno fa cercando di brevettare un format nuovo, in italia ci sono molti manager più bravi di me, molti pugili che sono stati piu bravi di me, nonché molti trainer più bravi di me.
Tuttavia ho creato un servizio in toto come intermediario considerando il mio bagaglio da giramondo con oltre 500 contatti internazionali, da trainer internazionale FPI 2 livello e USA NY professionisti, con formazione in Panama con affiancamento a 3 trainer campioni del mondo, allenandomi e vedendo allenare 26 pugili prof di cui 7 campioni del mondo, uno su tutti Jorge Linares con cui dividevo la palestra quotidianamente. Aggiungi i miei 116 combattimenti come esperienza di pugile tra i migliori dilettanti italiani 1995, tra i migliori prof italiani 1999 ed il brand è servito. Posso arrivare e colmare gap……appunto con il vantaggio di cui sopra H24.Ti alleni, insegni stai vivendo questa nuova avventura, sei nostro amico da diverso tempo e te ne siamo grati, ma come fai😘😂😅?
Dimenticavo che ti occupi o ti sei occupato di far conoscere la boxe come forme di riscatto a ragazzi definiti dai più difficili…Io ringrazio voi di spirito guerriero per dare spazio alla mia espressione pugilistica.Amo il pugilato e non ne posso fare a meno pratico l’esercizio dell’insegnamento e cerco di proferirne il verbo con quel che di Ego Sum.Senza dimenticare gli ultimi e chi ne ha bisogno, io ne ho avuto bisogno sempre, specie in un periodo nefasto quale la detenzione, ove la boxe non mi ha abbandonato in ogni sua forma, fisica, metafisica, spirituale.Intermediary manager boxing, si può definire così? A cosa mira il tuo progetto?Si esatto intermediary manager boxing professional, miro a una crescita e a chanse costruttive nel mondo che conta, USA. Però non ha fine carriera come ultimo canto ma appunto ad un progetto formativo, ma senza scorciatoie o record fasulli. Se arrivi e te la giochi veramente, diversamente ci abbiamo provato.Più genericamente come vedi la situazione dei pugili professionisti italiani rispetto al resto del mondo? Ricordiamo che oramai gli States sono una terra conquistata, sei stato in grandi galà portando ragazzi sempre validi che hanno dato battaglia, in qualche caso i verdetti gridano vendetta?Italia purtroppo deficitaria per le ragioni in antefatto, in USA devi vincere e convincere però sei pagato il triplo che in italia e si fanno match veri con pugili veri il gioco è fatto se centri l’obiettivo non puoi sbagliare.Qualche ingiustizia ci sarà sempre i referee sono persone che possono sbagliare, nella boxe non può esistere il VAR.
Jay Nady Mills Lane Octavio Meyran Frank Capuccino Richard Steel Joe Cortez ect ect hanno sbagliato e sono tra i migliori di sempre come arbitri e giudici, se si riesce a capire anche questo è il fascino della boxe perché non è uno sport solo di tempo solo numerico solo di contatto ma tutto insieme.Spiegaci perché un pugile dovrebbe affidarsi a te?Se un pugile si deve affidare a me? Non lo so,; ….se io mi fossi conosciuto in questa veste 25 anni fa, sicuramente mi sarei affidato a me stesso.!!!Noi dello staff conosciamo bene il tuo animo, davvero nobile, sei una persona di quelle che fanno bene a questo sport e in genere nella vita, siamo fiduciosi nelle tue capacità e felici in qualche modo di esserti stati d’aiuto, ci lasciamo con uno spazio tutto tuo, nessuna domanda puoi scrivere ciò che vuoi, ringraziare le persone che ami o altro.. Grazie Armando 🙏☝️Penso che valga la pena vivere con la boxe nel cuore e nel sangue, una grande scuola di vita per tutti!!!Ringrazio mio padre Emilio che mi ha dato e portato al pugilato, ringrazio la mia Valentina per l’equilibrio e la serenità di tutto questo e ringrazio Andrea Prassini per avermi dato gli strumenti per tornare sul mio grande palcoscenico.Grazie a tutti voi di Spirito Guerriero, un onore farne parte un diletto poterne essere corsivista.🥊♥️🙏🇮🇹
Ovvio tra le cose volevo aggiungere un Grazie per la fiducia e il rispetto pugilistico ai miei partner americano Joe De Guardia Luigi Camputaro

Gloria ” The Shadow” Peritore

Ciao Gloria, bentornata su Spirito Guerriero, come stai?

Ciao a tutti, sto bene grazie. Sempre in preparazione.

Gloria is back… A Pescara sei tornata a combattere una bella vittoria per ko, sei felice?

Sono felice di essere tornata al 100% ed essermi sentita nuovamente me stessa sul ring, come volevo che fosse. Il ko è stato la ciliegina sulla torta, anche se mi interessava più sentirmi bene che il risultato, dato che era il mio rientro dopo quasi un anno di assenza sul ring e dopo aver cambiato città e team. Come sapete fin dall’inizio della mia carriera mi sono allenata con il maestro Morelli. Ho avuto bisogno di alcuni mesi per adattarmi ai nuovi ritmi ma ho lavorato sodo e ho sentito subito i risultati. Sono molto felice di aver ritrovato quella motivazione che pensavo di aver perso e di riuscire a continuare il mio percorso sportivo, dato che ho deciso di fare questo nella vita lasciando il mondo del marketing e della moda, in cui avevo anche un bel lavoro.

Dopo il Bellator Roma la tua strada professionale ha preso in nuovo corso, ti va di parlarne? Avevi bisogno di nuove motivazioni?

Dopo il Bellator perso di misura, probabilmente per una strategia sbagliata, mi sono rimessa in gioco preparandomi nelle mma, ma come sapete il match non è andato bene. La situazione sportiva di un’atleta influisce molto sulla vita di un’atleta professionista, in quanto si è atleti 365 giorni l’anno, è un modo di essere e di vivere, non è un lavoro. Il lavoro vero e proprio è il contorno: collaborare con gli sponsor, sfruttare la notorietà che ci permette di avere più tempo per allenarci. Per fortuna esistono manager anche per questo. Dato che combattiamo per vincere, l’andamento della carriera ha quindi delle ripercussioni anche sulla vita in generale, è ovvio. Diciamo che dopo quasi 10 anni a Firenze e dopo un anno molto difficile, la scelta di cercare la motivazione altrove, di cercare nuovi strumenti per andare avanti, è venuta da sé, in quanto sentivo di essermi fossilizzata. Sarò sempre riconoscente al coach con cui ho iniziato per tutto ciò che mi ha insegnato e sicuramente i suoi insegnamenti mi serviranno per il futuro, ma penso che sia comprensibile che a certi livelli è giusto anche trovare nuovi stimoli e seguire i propri bisogni, c’è bisogno di cambiare e variare per anche per crescere. Ringraziando chi ci ha fornito gli strumenti, nel corso della nostra carriera per arrivare fino quel livello, consapevoli del lavoro svolto insieme. E’ il corso naturale delle cose, piu si va avanti e più si ha bisogno di stimoli, sparring partner, esperienze. E molte volte sono, o dovrebbero, essere i maestri stessi ad accorgersi delle condizioni dell’atleta e che dovrebbero cercare di spingersi a migliorarsi, consapevoli del lavoro svolto. Il mio nuovo percorso è iniziato da Roma, dove ho trovato due team adatti a me, inizialmente il Gloria Fight Center per le MMA e successivamente (sotto consiglio dello stesso coach di mma, Borgomeo) mi sono rivolta al Raini Clan per continuare il mio percorso nella Kickboxing. Entrambi mi hanno supportata con grande professionalità ed empatia, rendendo questi mesi a Roma leggeri e stimolanti. Infatti dopo solo alcuni mesi qui, ho sentito un bisogno fortissimo di combattere. Ho avuto molte difficoltà sia a trovare avversarie e anche diversi problemi che voglio definire “burocratici”, che sono riuscita a superare, talmente la voglia di tornare sul ring. Avrei dovuto combattere ad aprile ma è saltato il match per motivi che non mi interessa rendere pubblici. Nonostante questo, sono riuscita a esprimere me stessa e a divertirmi di nuovo, proprio come era una volta ma più consapevole delle mie potenzialità e di nuovo con chiari obiettivi in testa, tra cui quello di fare quante più esperienze possibili all’estero.

Sei tornata lì dove avevi lasciato nel circuito di Fight 1, lo ritieni per le donne sul ring il migliore?

Se sono in Fight1 è perché la ritengo la federazione migliore per me in questo momento, sulla base dei miei attuali obiettivi. Devo dire che la federazione nei miei confronti è molto presente, soprattutto in questo momento, ed è una cosa fondamentale per noi atleti, a maggior ragione per i professionisti. Sicuramente la cosa importante da cercare in una federazione è che quest’ultima abbia i giusti contatti, ma soprattutto che abbia le potenzialità per essere un trampolino di lancio per chi passa dal dilettantismo al professionismo, io non posso lamentarmi in merito. Ho sfruttato al meglio le occasioni che mi sono state offerte, come Bellator USA, o alcuni Oktagon su invito, e poi su questa base sto costruendo la mia carriera. Bisogna avere anche le competenze per riuscire a far arrivare in alto gli atleti, uscendo dall’ambiente italiano, che dovrebbe servire per coltivare anche un sano “vivaio”… per questo non amo molto i “derby italiani” tra professionisti che potrebbero essere molto competitivi nel mondo, ma è un mio punto di vista, ne ho disputati molti anche io all’inizio. Un’atleta dovrebbe scegliere di stare dove più conviene per la propria carriera, ma come in tutte le cose, poi sta a noi cogliere le occasioni e saperle sfruttare al 100%.

Senti di avere la giusta considerazione per ciò che hai fatto come atleta?

Questo non è un aspetto al quale do molto peso perché so che non è questo il mio obiettivo principale, la considerazione in questo senso. Non punto ad averla tramite la federazione, che è per me un mezzo per raggiungere obiettivi internazionali. So di avere molto seguito nell’ambiente in generale, moltissime persone che mi seguono e credono in me, sia a livello di social ma soprattutto nel mondo reale. Sono sicura che avrò le occasioni al momento giusto, e se non le avrò, troverò il modo di crearle. Penso che sia anche nell’ interesse di una federazione cercare di fare arrivare gli atleti ai vertici mondiali, quindi sono fiduciosa. Quando vinsi con Lizzie Largilliere, mi fu fatta “promessa”, una nuova corsa al titolo mondiale, questa volta ISKA, che non arrivò dopo la vittoria. Ma col senno di poi, penso che alla fine sia stato positivo per la situazione in cui mi trovavo, in cui dovevo fare degli aggiustamenti e capire alcune cose. Penso che tutto avvenga per un motivo e che mi verranno offerte le occasioni che merito e nel modo giusto.

Riparti per arrivare dove?

In realtà non mi sono mai fermata. Per fortuna ci ho sempre creduto anche nei momenti più bui e ora più che mai, voglio arrivare in alto perché la voglia e la dedizione non mi manca. Ho lavorato molto in questi anni per arrivare a vivere di questo e ho sempre sognato di avere tutta la giornata a disposizione per allenarmi. So che il tempo è una cosa fondamentale, e so di essermelo guadagnata con tantissimi sacrifici, molti di questi li so solo io e la mia famiglia. Sono fiera di me per non aver mai mollato, anche quando sembrava impossibile, anche quando hanno cercato di farmi sentire debole.

Allenandoti anche con il Gloria Fight Center pensi di tornare a combattere anche di MMA?

Assolutamente sì. Nonostante la mia carriera non sia iniziata col piede giusto sono fiduciosa perché mi sento a mio agio in gabbia e mi piace soprattutto imparare cose nuove, senza mettermi limiti. È molto impegnativo combattere in entrambe le discipline, ma io mi allenerò al 100% e cercherò sempre il meglio per me, per essere pronta a tutto, finché mi reggeranno testa, braccia e gambe 😉

In questi giorni è uscito un articolo scritto da Paolo Morelli in cui racconta di alcuni tuoi match importanti e di quello che è accaduto prima, durante e dopo questi eventi.. Hai avuto modo di leggerlo?

Si l’ho letto. A differenza del titolo dell’articolo, penso che abbia raccontato solamente la sua storia e non la mia, facendolo in un’ottica decisamente distorta, a mio parere. Ha ripercorso delle tappe importanti della mia carriera in modo romanzato, per qualche strano motivo, fornendo un’immagine di me come atleta e persona dal suo punto di vista, che non è realistico. Per questi motivi, non ho niente da aggiungere.

Non possiamo far altro che ringraziare Gloria, sei la nostra campionessa e siamo certi che ti prenderei ancora tantissime soddisfazioni. 🇮🇹🥊🙏💪

Stefano Ramundo vi racconto il mio sogno che si realizza

Questa la potrei definire un’intervista del cuore, un amico che si presta a raccontarci la realizzazione del suo sogno, quello che poi tanti ragazzi giovani e determinati hanno quando entrano in palestra, il tempo poi forgia i più forti e convinti, i più resilienti, quelli che non si abbattono.

Stefano non è famoso, io spero lo diventerà, ma comunque per me incarna perfettamente, lo spirito guerriero che cerchiamo di raccontarvi in ogni intervista.

Buona lettura e un grosso in bocca al lupo a Stefano e a tutti quelli che lottano per arrivare li dove vogliono. 🙏🥊🇮🇹

Ciao Stefano benvenuto su SPIRITO GUERRIERO ,come stai?

Tutto bene, carico e pronto per il mio esordio. È un piacere fare due chiacchiere con voi che vi occupate di sport da combattimento 😁

Iniziamo con una serie di dati che serviranno a farti conoscere meglio,stai per diventare professionista ,la tua carriera da dilettante come è stata?

La mia carriera da dilettante è stata molto movimentata, l’ ho chiusa con 69 incontri di cui 40 vittorie, e ho disputato un solo match in casa! L anno scorso nella riunione organizzata dal mio team Vastoring, è stata un gran successo dopo tanti anni la grande boxe è tornata a Vasto 😁

P. S. Ho vinto il torneo nazionale azzurrini nel 2012, 3 volte campione regionale, sono andato 3 volte alle fasi finali, e sono uscendo sfiorando il podio sempre con verdetti un po’ amari (I match ci sono sui canali YouTube FPI )

Come hai scoperto la boxe?

Ho fatto piscina da PICCOLO, ed ero molto BRAVO, poi calcio ma non riuscivo a dare il meglio di me, poi ho iniziato con gli sport da combattimento, con il kung fu ma non c’era un vero contatto, poi ho lasciato e sono ingrassato un pochino, io ed un mio amico ci siamo messi d’accordo che avremmo provato la Boxe e Muay Thay, lo abbiamo fatto e io ho scelto la boxe,il mio amico addirittura ha combattuto prima di me, ma subito dopo ha smesso 😁 grazie probabilmente a questo accordo di andare insieme a provare, mi ritrovo qui, facevo circa 30km al giorno in motorino agli inizi per allenarmi

Vasto tranne un esempio non è mai stata terra fertile di pugili,quando ti sei reso conto che il tuo sogno era salire su un ring?

Subito dopo aver iniziato, ho capito che volevo esordire, e l’ho fatto, dopo 6 mesi che ero entrato in palestra, pesavo 66kg all’inizio, ho combattuto nella categoria 57/60 ad Andria ed ho vinto, se non erro ho vinto 5 incontri di fila debutto compreso, il match che farò nell’esordio lo faccio proprio con un pugile che si allena ad Andria nella palestra dello stesso con cui ho combattuto il mio primo match

Ti ricordi il tuo primo giorno in palestra?

Il primo giorno preciso non lo ricordo bene, probabilmente l ho passato allo specchio a provare la guardia 😅ricordo un po’ il primo periodo, gli altri ragazzi tutti con molta più esperienza di me, non mi sapevo muovere per niente ma sapevo che potevo migliorare

Per te la Boxe è?

Per me la Boxe è vita, è rispetto, coraggio, scoprire i propri limiti e superarli! Davvero ti matura molto, che tu sia timido e ti vuoi sbloccare o che tu sei diciamo un tipo agitato ti fa calmare, con la disciplina e tutto il resto

Solitamente i ragazzi inseguono tutt’altro che sogni fatti di sudore fatica e sangue,hai mai pensato in questo percorso di mollare?

Il pensiero di mollare c’è stato sicuramente, sai noi abbiamo quella fastidiosa vocina interiore che fa di tutto per farti stare a risparmio energetico in qualunque situazione, ma sinceramente voglio ancora togliermi tante soddisfazioni, con il professionismo so che posso farlo più di quello che ho fatto da dilettante

Sai bene che mi occupo più di altri sport,cosa sogna un giovane pugile? CINTURE, palazzetti FAMOSI, soldi?

Un giovane pugile sogna tante cose, sicuramente arrivare ad alti livelli, e con la Boxe è un percorso molto lungo, per i soldi ci si può pensare ma ci vuole tempo, saranno una conseguenza

Nel 2012 ho fatto anche un ritiro in nazionale di una settimana dopo aver vinto il torneo, una bellissima esperienza

il tuo pugile di riferimento è?

Per il momento seguo molto Saul Canelo Alvarez, è un supermedio, attualmente il più pagato al mondo, molto sportivo, leale e mi piace sia tecnicamente sia fisicamente

Il più grande rimane sempre e comunque Muhammad Ali’, ma era un peso molto differente dal mio e comunque studio molti pugili, sia in combattimento che nello stile di vita 💪

Come definiresti la attuale situazione italiana del pugilato?

La situazione italiana del pugilato, io la vedo leggermente in miglioramento, specie per i pro, poi politicamente non ne so molto

Preparare un match da pro è diverso dal farlo da dilettante,come ti stai preparando?

Con chi ?

Ho iniziato a fare una nuova preparazione già dai campionati di fine anno scorso e dopo la decisione definitiva del passaggio è iniziato un ottimo lavoro sotto tutti i punti di vista, non ci rimane che scendere in campo, valutare il tutto e prendere appunti per i vari miglioramenti

Sono seguito da : nutrizionista, preparatore atletico, massaggiatore sportivo ed il mio allenatore Maurizio Pandolfi sempre presente ed attento

Quanto tempo dedichi al tuo sogno?

Dedico molto tempo al mio sogno ogni santo giorno 💪

Cosa sacrificheresti per raggiungerlo?

Bisogna sacrificare molte cose, uscite con amici,abbuffate, anche solo fare tardi la sera, del tempo libero con cui potresti fare tante cose e tanto altro!

La tua palestra vive di passione,non ci sono i grandi spazi questo vi rende una famiglia o sbaglio?

La mia palestra è nata grazie a mio padre che ha insistito subito per realizzarla il prima possibile , si è preso cura di tutti i lavori, abbiamo aperto a Marzo 2015 ed è stata subito affollata, una grande famiglia, un clima che si trova davvero da poche parti, da provare!

Hai riti o scaramanzie?

Non ho particolari riti o scaramanzia, mia mamma preme di mettermi un po’ di sale addosso durante i match ma lo faccio difficilmente

il peso,tu tagli o basta la dieta? fai molti sacrifici per rimanere a dieta?

Io tendenzialmente sono un tipo che prende subito peso quindi mi tengo sempre vicino al peso ideale con una tolleranza di 2 kg, seguo sempre un regime alimentare equilibrato, mi concedo un giorno a settimana, dividendo i pasti per esempio. Sabato sera e Domenica a pranzo, faccio almeno 2 volte l’anno la bio impedenziometria per vedere le % di massa magra e grassa e quindi il nutrizionista mi riformula il piano alimentare, mangio sempre pulito ma in quantità 😁
Non effettuo tagli, almeno per il momento, ho deciso di fare la categoria welter al limite dei 66.7kg, da dilettante ero superleggero 60-64, da pro il superleggero è al limite dei 63.5 e abbiamo deciso di tenerci qualche kg buono in più così da mantenere salda la preparazione atletica, nella boxe (come anche negli altri SDC il taglio è una scelta soggettiva e molto pericolosa a mio parere)

Quali sono i tuoi punti di forza?

I miei punti di forza? Beh non li rivelo così a caso, scherzo mi soffermo sulla resilienza, e sul quadrato sono abbastanza polivalente, non faccio mai sempre le stesse cose, penso a Bruce Lee che diceva: nessun metodo come metodo, nessun limite come limite!

Oltre la BOXE ,hai altri hobby?

Sto spesso con la mia fidanzata a cui tengo molto, che mi è sempre vicina,più di un amico o altro, le auto sono una grande passione costosa che ho, ho un bel pastore tedesco ; Rocky con cui gioco molto, e mi piace viaggiare, per l età che ho, sono stato in tanti posti e voglio visitarne altrettanti, sicuramente dimentico qualcosa 😁

Obiettivi a medio e lungo termine?

Il primissimo obiettivo è debuttare al meglio, subito dopo accumulare punti per il titolo italiano, penso subito ai titoli perché non inizio una carriera come mestierante, ma ho fame di vittoria 💪💪💪

Tu lavori ,è complicato fare entrambe le cose?

Io faccio dei turni particolari, 2 mattine 2 pomeriggi e 2 notti di fila a giro con Sabati Domeniche e festività, puoi capire come il ritmo sonno /veglia è sempre diverso, ma la mia determinazione è sempre più forte 💪

“soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire…. tu hai timore di fallire ?

Sicuramente la paura di fallire ogni tanto si affaccia ma mi focalizza sul riuscire piuttosto che sul fallimento quindi la voglia di andare avanti asfalta sempre dubbi o paure che normalmente si presentano d avanti!

GRAZIE A STEFANO PER ESSERSI PRESTATO GENTILMENTE💪🇮🇹🥊

Storie di successi… ( Peritore-Morelli)

Siamo stati contattati dall’amico Paolo Morelli, ci ha gentilmente chiesto se poteva scrivere un memorandum, sulla strada sportiva percorsa, con la sua allieva che tanto gli ha dato soddisfazione Gloria ‘The Shadow’ Peritore, tutti il pezzo è scritto dal maestro Morelli. Qualora la protagonista dello scritto in questione volesse rispondere saremo lieti di dare a Gloria il diritto di replica.Come vincemmo il terzo Oktagon, e l’epilogo della storia sportiva mia e di GloriaIl primo capitolo di questa storia ebbe un grande successo, rivelavo i diversi retroscena che si nascondono dietro la vita di un atleta, le sofferenze, le cadute, le battaglie che si combattono anche fuori dal ring. Ci sono storie che vale la pena raccontare, storie che ci ispirano, che ci fanno comprendere che ognuno di noi è in grado di trasformare la propria vita in leggenda. Soltanto per questo racconto questa storia, perché ogni persona può trasformare i propri sogni in realtà. Perché in fin dei conti sono passati soltanto cinque anni da quando io e Gloria eravamo sulle tribune del Forum di Assago ad assistere ad Oktagon e io le dissi che l’anno successivo non ci saremmo accontentati di essere meri spettatori, che avremmo dovuto essere protagonisti e lei non mi prese sul serio, era come dire ad un bambino appassionato di calcio che l’anno successivo avrebbe dovuto giocare la finale di Champions League. A distanza di cinque anni, Gloria viene descritta come un’icona della kickboxing, è diventata Miss Oktagon, ha battuto ogni record nella manifestazione. Che dire di più? Andiamo con ordine: Nel 2016 avevamo appena vinto il secondo Oktagon, Lin Mingrui, la campionessa cinese, era andata giù su un preciso diretto destro di Gloria, e, di fronte a quasi quindicimila spettatori, avevamo vinto il secondo Oktagon per KO. Era l’Oktagon del primo Bellator in Italia, il primo fuori da Milano, un’edizione particolare. Eppure non fu quello a trasformare Gloria in una star. Anche se ricordo che dopo il match erano innumerevoli i fan che chiedevano di farsi una foto con la campionessa, per potersi muovere da una parte all’altra del PalaAlpitour liberamente doveva indossare cappuccio e occhialoni scuri. In quel momento era come se fosse una diva di Holliwood. Era frastornata, tutti noi eravamo frastornati, non credevamo fino in fondo a quello che era successo. Lo sport è così, un istante prima non sei nessuno, e dopo soli nove minuti di match vieni proiettato tra le stelle come un missile intergalattico.Tornati a Firenze aspettavamo di capire quali sarebbero stati i prossimi obiettivi, Gloria me lo chiedeva sempre: quale è il prossimo obiettivo? E adesso che facciamo? Ogni tanto rispondevo tra il serio e l’ironico che il prossimo obiettivo era di entrare nella leggenda. A distanza di un paio di settimane ci contattarono per combattere con Jleana Valentino alla notte dei campioni, avremmo dovuto mettere in palio il titolo italiano contro l’atleta dei fratelli Petrosyan. Non andavamo volentieri a combattere a Milano, la Notte dei Campioni era un galà che aveva la fama di far vincere soltanto gli atleti di casa e la Valentino era un’atleta comunque molto forte e il nome dei Petrosyan incuteva timore. Accettammo quell’impegno controvoglia, non era quello il match che Gloria avrebbe voluto combattere dopo aver vinto il secondo Oktagon. Io mi ero prodigato affinché fossero scelti anche due arbitri provenienti dalla Toscana e, dopo molte discussioni, così fu. Tant’è che partimmo tra dubbi e timori. Gloria si sentì male già il giorno del peso, ma fu il giorno dopo quello più lungo. Nello spogliatoio prima dell’incontro lei stava veramente male, ricordo che ci seguiva un documentarista, Niccolo Celesti, con le sue telecamere, i suoi microfoni attaccati da tutte le parti, microfoni che catturarono tutto e le cui registrazioni avrebbero dovuto essere cancellate. A meno di venti minuti dal match, con le fasce già indossate, Gloria aveva sudori freddi e palpitazioni, non si reggeva letteralmente in piedi. Io, sinceramente, non sapevo come fare. Era possibile annullare un match a venti minuti dall’inizio? Stetti tutto quel tempo con lei nello spogliatoio a cercare di farle trovare un po’ di energia e serenità interiore. In qualche modo, non so come, riuscimmo a salire sul ring. Ovviamente Gloria era al 50%, nonostante tutto il match fu combattuto. Il furto ci fu lo stesso, la vittoria venne assegnata per split decision alla Valentino, a distanza di tre anni posso dire che sicuramente non avevamo perso, Gloria, seppure in condizioni psicofisiche molto precarie, aveva comunque vinto. Persino il telecronista Rai nel commento all’incontro rimase stupito del verdetto. Ci sentivamo defraudati di qualcosa di importante. Tutto sembrava finito in un lampo. Dalle stelle alle stalle. E’ la legge dello sport. Era la Valentino la nuova star? Quando sembrava che tutto dovesse spegnersi piano piano dopo essere partito in un lampo, ricevemmo una chiamata. Migliaccio mi chiamò in tarda sera dicendomi che mi avrebbe offerto un’importante opportunità per Gloria, che si trattava di una borsa che non avevamo mai visto prima e che si trattava di farsi dodici ore di aereo. Mi disse che non poteva dirmi di più e che avrei dovuto dire subito di sì o di no a scatola chiusa. Ci pensai un’ora, chiamai Gloria per raccontarle tutto, poi chiamai Migliaccio e gli dissi di Sì, saremmo andati, saremmo partiti per un viaggio di diecimila km senza sapere dove. Ovviamente si trattava del Bellator, si trattava degli Stati Uniti. Partivamo per la terra dei sogni. e l’avversaria era niente meno che Denise Kilholtz, quattro volte campionessa mondiale, che allora aveva un record di 42 vittorie e due sole sconfitte, imbattuta da nove anni, di una categoria di peso superiore alla nostra. Vidi la Kilholtz di persona per la prima volta a Torino, quando doveva affrontare la Vernocchi nel primo Bellator italiano. Quando la vidi pensai soltanto una cosa: quel fisico non si può ottenere in nessun modo attraverso vie naturali. Nelle settimane precedenti alla partenza nessuno credeva in Gloria. Ricordo che un coach mi disse che era una grande opportunità per noi, che se Gloria avesse combattuto bene, se fosse rimasta in piedi, probabilmente avremmo avuto altre opportunità. Non prendeva neanche in considerazioni la possibilità che potessimo vincere. Io gli risposi che a dire il vero io andavo negli Stati Uniti per vincere, ricordo ancora i suoi occhi, come se avessi detto che erano appena sbarcati gli alieni. La trasferta negli Stati Uniti meriterebbe un libro intero, tanto furono densi quei giorni di fine giugno.Una delle cose che mi preoccupava di più erano le 12 ore di aereo. L’anno prima avevo rischiato di morire, avevo avuto una fibrillazioni atriale, probabilmente dovuta alla disidratazione e al gran caldo, ed ero caduto in avanti battendo faccia e testa. Da quel momento soffrivo di tanto in tanto di attacchi di panico, specialmente se mi trovavo chiuso da qualche parte. Stare nella cabina di un aereo per tante ore mi preoccupava. Durante tutto il viaggio facevo esercizi di respirazione, cercando di non far comprendere a Gloria il mio stato psicofisico, lei avrebbe potuto pensare che fossi in ansia per il match e questo non potevo permetterlo. In qualche modo arrivammo a St Louis e devo dire che quei giorni furono bellissimi, un altro mondo, un’altra realtà. Un paese in cui gli atleti del nostro sport sono delle star, eravamo in un albergo stupendo, con una stanza ciascuno grande come il mio appartamento di città. Facevamo i turisti e ci allenavamo, preparando il match nei minimi dettagli dal punto di vista tattico. I video di Denise li vedemmo miriadi di volte, ormai conoscevamo a memoria ogni suo movimento. La tattica era chiara, modificammo il modo di calciare di Gloria, allenandoci alle palette, e utilizzando tecniche di taekwondo. Ogni tanto mi sentivo male e con qualche scusa mi rifugiavo in camera aspettando che passasse.L’organizzazione del Bellator negli States è una cosa che può capire solo chi c’è stato dentro. E’ un immenso, meraviglioso show. Il vero professionismo lo trovammo lì, dopo aver girato buona parte dell’Europa. Mentre preparavo Gloria per il match si alternavano quattro commissari intorno a me per assicurarsi che non facessi qualcosa di illecito. In quel momento indossavo il fitbit e per sbaglio diedi un’occhiata alle mie pulsazioni, erano a 120, non avevo mai visto le mie pulsioni prima di un match, era come se fossi in una fase di allenamento di buona intensità. Prima di entrare nel palazzetto dagli spogliatoi c’era la troupe televisiva che mi mise un microfono, come accade negli studi televisivi. C’erano quasi ventimila spettatori allo Scot trade Center, dove di solito gioca l’NFL , l’entrata fu da brividi. Il match fu perfetto, la prima ripresa vinta nettamente, la seconda vinta, poi Denise provò a recuperare ma perse, per la prima volta dopo nove anni. L’emozione fu indescrivibile. Dall’Italia tutta la squadra aspettava di avere notizie, ci scrivevano in continuazione. Io mi lasciai andare ad una parolaccia dopo molto tempo e scrissi soltanto “abbiamo vinto, cazzo!” e da diecimila km di distanza riuscimmo a percepire la gioia dall’Italia. Fu in quel momento che Gloria diventò una star, fu in quel momento che qualcosa cambiò. Tutti pensavamo che avremmo perso, che non ci sarebbe stata storia, invece vincemmo. Quando tornammo in Italia, a Peretola trovammo le persone che contavano davvero per noi e quelle che sempre conteranno che ci accoglievano come degli eroi. La vittoria al Bellator ci offrì l’opportunità più grande della vita disputare, sempre con Denise il titolo mondiale di Bellator, nella mia Firenze, con il pubblico a favore. Beh che firmammo un contratto che in caso di vittoria avrebbe, probabilmente, cambiato la vita di Gloria.Parlare di quel mondiale è difficile, tutti sanno come andò a finire ed è difficile capire cosa andò storto. Il primo errore fu non combattere per sei mesi fino al mondiale. Denise ebbe l’opportunità di affrontare un’avversaria materasso in Ungheria, a noi opportunità di questo genere, solo per fare score e per tenersi allenati non ci venivano concesse mai e non potevamo rischiare niente con avversarie dure che magari potevano procurare a Gloria un infortunio. La preparazione fu scientifica come sempre e Gloria arrivò in forma, anche se ebbe un periodo difficile per problemi personali. Portammo oltre 300 amici al Mandela forum, che era gremito in ogni ordine di posto, c’erano persino posti in piedi, più di 8000 persone ad assistere all’evento. Successero tante cose, forse troppe e forse non posso spiegarle bene fino in fondo. Ma quando Gloria fece la passarella e tutto il pubblico urlò il suo nome mi vennero i brividi, difficile da capire, difficile da raccontare. L’incontro fu duro, diverso da come lo avevo immaginato. Pensavamo ad una Denise che si sarebbe buttata addosso come un caterpiller, invece lei stava lì ed aspettava, l’arbitro fu persino costretto ad invitare le atlete a combattere. L’incontro fu duro sì, al quarto round entrò un calcio girato al fegato di Denise, poteva essere la svolta ma l’olandese in qualche modo assorbì il colpo. L’incontro finì, e il verdetto fu sconfitta per split decision, anche questa volta due arbitri diedero la vittoria ad un’atleta uno la diede all’altra solo che questa volta noi stavamo dall’altra parte del verdetto. Forse quel verdetto fu l’inizio della fine, non so, perché quando arrivi a sfiorare il cielo e non lo afferri poi rischi di cadere giù. Gloria ebbe un periodo molto difficile dopo il match dovuto a molte circostanze che non dipendono da cause soltanto sportive e che non posso raccontare io. Fatto sta che ricostruire qualcosa fu difficile per molti motivi, a febbraio del 2017 andai via dalla palestra storica dove ero stato per 12 anni, e c’era davvero molto da ricostruire, prima di tutto le abitudini e i ritmi di allenamento. Anche io avevo molti problemi, controllavo i miei malori sempre meglio ma subivo comunque pressioni molto forti. Da quel momento ci furono altri due impegni, uno in Cina con Yang Yang e l’altro con l’atleta più forte di tutti i tempi nel nostro sport, l’unica imperatrice: Anissa Meksen. L’impegno in Cina serviva per venire fuori da un momento difficile, forse non eravamo al meglio, Gloria fece un match molto prudente, le due atlete si scambiarono pochissimi colpi e forse la cinese colpì una volta in più, tant’è che fu una sconfitta.Affrontammo Anissa Meksen in Francia, in casa sua, non parlo della trasferta, partimmo in tre coach, mi portai due secondi con me, pagai io le spese di viaggio di uno, l’altro se le pagò da solo. Eravamo un gran team, venne anche la sorella di Gloria e fu davvero una bella trasferta. Eravamo abituati a soggiornare in alberghi di lusso e quella volta eravamo in una vera e propria bettola, con il water vicino al letto matrimoniale ed al lettino dove dormivamo in tre. Ma la borsa era davvero buona per essere un prestige fight (l’avevo contrattata personalmente 🙂 ) . Tant’è che il match fu un altro piccolo capolavoro, per la prima volta dopo cento match la Meksen si trovò in grandi difficoltà, il verdetto fu una sconfitta, ma posso dire ragionevolmente che non avevamo perso, il match è su youtube e chi vuole può andare a vederlo può verificare di persona. Io avevo la certezza che se la Meksen era la più forte di tutte, Gloria era, o poteva essere, al suo livello. Il momento di sbandamento continuava, anche se il match con la Meksen aveva dato nuove certezze. La mia idea era di far provare Gloria nella MMA, il suo tipo di striking era adatto alle arti marziali miste e, a mio avviso, avrebbe potuto imparare a lottare con relativa facilità. Fatto sta che fissammo un match con Chiara Vincis, l’avversaria ideale, un’altra striker affermata che poteva rappresentare un buon test. Alla fine Chiara si infortunò ad una settimana dal match e con molta fatica fu trovata un’altra avversaria: l’Archir. Fu una vittoria. Fatto sta che avevo quasi fissato con Sagi un altro match di Gloria con la Vivarini. Ci furono molte discussioni con la mia atleta, perché Gloria si impuntò di non voler fare quel match. A luglio dello stesso anno saltò l’acquisto di una palestra nella quale avrei dovuto trasferirmi con la squadra e mi ritrovai, con tutti gli atleti a fare lezione all’aperto. Gloria non venne mai ad allenarsi con noi, un paio di volte si fece vedere per salutare. Altri atleti non ci seguirono, noi giocavamo le nostre partite di calcio storico soft e ricostruivamo il senso di squadra. Da allora in avanti tutti gli anni nel mese di luglio giocheremo almeno una partita all’aperto.A settembre aprii, dopo tantissime vicissitudini, e dopo il rischio di perdere tutto il lavoro sportivo di una vita, la mia palestra, il mio “Combat Lab” era nato, il tempio in cui proteggere la mia anima guerriera. Racconterò un’altra volta l’odissea che mi portò ad aprire la “mia” palestra. Questa volta si partiva di nuovo, si ricostruiva. Con Gloria avevamo un importante impegno in Spagna, contro Lara Fernandez, già campionessa mondiale Iska, che sarebbe stata, di lì a pochi mesi, finalista per l’importante promotion europea Enfusion. Il match con l’Archir lo preparammo nella palestra cantiere, perché non era ancora finita. Ci allenavamo tra calcinacci e ponteggi, respirando polvere e cemento, ma in qualche modo riuscimmo a portare Gloria ad una forma accettabile. In Spagna fu un’altra bella trasferta, l’evento era di quelli importanti. Gloria vinse piuttosto nettamente, Lara Fernandez, una campionessa mondiale, era sconfitta. Di lì a pochi mesi ci sarebbe stata un’altra edizione di Oktagon a Firenze, la quarta per noi, un vero e proprio record per un’atleta donna.Dovevamo prenderci la rivincita con quel Mandela Forum che l’anno prima ci aveva visto scappare via il sogno della vita, il mondiale Bellator. La preparazione andò piuttosto bene tutto sommato, in una fase difficile perché dovevo avviare la mia attività, ricostruire per quanto possibile il lavoro di anni.Anche quell’anno, come nell’edizione precedente, il Mandela Forum fece registrare il sold out, più di ottomila persone ad assistere all’evento. Gloria entrò con la maglia “stop violence against women” e tutto il palazzetto urlò il suo nome, a me, che ero all’angolo ad aspettare l’entrata, vennero i brividi, non potrò mai dimenticare quel momento. Il match cominciò e fu subito duro, la francese, quattro volte campionessa del mondo, che ci aveva sconfitto in Francia per il titolo europeo in modo discutibile, partì fortissimo. La tattica era semplice, andare avanti e picchiare, mettere da parte tutte le movenze da “shadow” e far valere la maggiore forza nei colpi. Lizzie Langilliere era un’atleta esperta, smaliziata, ma sicuramente aveva sottovalutato Gloria, per tutto il match fu costretta a sporcare l’incontro per cercare di non scambiare ma nella terza ripresa il diretto destro della mia allieva andò a segno e le gambe di Lizzie si piegarono irrimediabilmente solo un piccolo colpo di fortuna la tenne in piedi. Alla fine il verdetto non poteva che essere di vittoria. Gloria aveva vinto il terzo Oktagon, era entrata nella leggenda, aveva superato Veronica Vernocchi.Abbiamo passato qualche mese a festeggiare, ad aspettare qualche altra opportunità internazionale che non arrivò. Ci avevano promesso che se avessimo vinto quell’edizione ci sarebbe stata data l’opportunità per combattere per un titolo Iska. Passarono i mesi e l’opportunità non arrivò. Nel mese di maggio, durante gli italiani parlai con Di Blasi, Martine Michieletto era già ad Oktagon di Roma, noi no.Avevamo vinto il nostro match ma per noi non sembrava essere automatica la regola che chi vince rimane e chi perde esce. Parlai con Di Blasi e gli proposi il match dell’anno per la kickboxing femminile italiana, Michieletto-Peritore. Sapevo tutti i rischi a cui andavo incontro proponendo quel match. Avremmo dovuto combattere in una categoria superiore, contro un’avversaria imbattuta da 12 match che aveva appena sbaragliato tutte le avversarie nel mondiale di Muay Thai, ma soprattutto, ripeto, di un’altra categoria di peso. La preparazione fu adeguata e Gloria arrivò a Roma preparatissima. Però facemmo due errori, due errori che ci furono fatali. Il primo fu di non combattere per sei mesi, in realtà cercammo disperatamente un’avversaria per giugno senza riuscire a trovarla (non era facile con le borse di Gloria), il secondo errore fu tattico, sopravalutammo la Michieletto e decidemmo di tornare agli shadow movement, cercando di girare e rientrare. Il Foro Italico non era stra pieno, ma c’erano comunque ottomila persone. Si combatteva per la prima volta un Oktagon d’estate all’aperto. Ricordo le gocce di pioggia che anticiparono l’evento e ci fecero sudare freddo.
Il match partì subito in salita, su un calcio di Gloria, Martine anticipo con il diretto destro e Gloria cadde, non era un atterramento, era una scivolata, ma sicuramente fece impressione sui giudici. La prima ripresa era per Martine. Girare non funzionava, a metà della seconda ripresa gridai a Gloria di attaccare, di non mollarla più, e Gloria iniziò a recuperare. La Michieletto attaccata andava in crisi e qualche colpo lo aveva sentito, la seconda ripresa era pari. Nella terza ripresa continuò ad attaccare, in un’azione con un calcio al fegato la Michieletto si piegò leggermente, fece finta che il colpo fosse arrivato nelle parti basse, Gloria si fermò senza lo stop dell’arbitro, poteva essere l’occasione giusta. I match sono così, questione di istanti, di centimetri, di occasioni. Il terzo round per me era di Gloria. Mi aspettavo un extra round. Ci detterò la sconfitta. Grande match, bello spettacolo ma avevamo perso. Dovevamo attaccare da subito in modo pressante, ma con il senno di poi è sempre tutto facile.Ancora una volta ci fu un po’ di crisi. Gloria disse che non voleva più combattere di kickboxing che voleva darsi alle MMA. In effetti dopo il match con la Michieletto sembrava diventata più forte, più potente, dovevamo soltanto trovare l’occasione. Un po’ di match ci vennero proposti, ma Gloria non voleva combattere di kickboxing, così cercai un match di MMA. Lei si preparò nel migliore dei modi possibili sulla lotta a terra, certo lottava da pochi mesi. Trovai un match con Giulia Chinello. Che sembrava fattibile. Di questo match posso dire poco, perchè ci furono dei problemi seri nel prematch durante il riscaldamento, cose che non racconto. Fatto sta che il match fu a senso unico, la Chinello riuscì a portare Gloria giù alla prima azione e prese la side, tutto fu sfavorevole, mentre Gloria stava per uscire, l’arbitro spostò le atlete a centro ring (non c’era la gabbia) da lì la Chinello prese la monta e inizio un gnp. Il mio più grande rammarico riguarda l’incompetenza arbitrale dell’arbitro centrale che fermò il match subito, quando Gloria non aveva subito praticamente nessun colpo, neanche nel light si ferma un match così, le nostre proteste furono poche semplicemente perchè il match lo stavamo perdendo ai punti, ma nelle MMA non abbiamo arbitri all’altezza e quell’arbitro ha fatto davvero una grossa cazzata.Cosa successe poi? Gloria decise di partire, di cambiare città e ambiente.Cosa mi resta? Ho preso una ragazza di venti anni che giocava a pallamano. Le ho insegnato le arti marziali e la kickboxing. Abbiamo gareggiato nel light contact, siamo passati al contatto pieno e poi ha combattuto da pro. Ha vinto tre titoli mondiali da dilettante, e svariati titoli italiani, ha vinto due titoli italiani da professionista. Soprattutto ha partecipato a cinque edizioni di Oktagon vincendone tre. Le nostre avversarie si sono chiamate Kielholtz, Meksen, Largielliere, Fernandez, Yang Yang, Michieletto solo per citarne alcune, per non citare tutte le italiane più forti del momento. Non ne esistono di più forti al mondo. Siamo stati nel Gotha mondiale degli sport da combattimento per quattro anni. Combattendo in Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti, Cina e forse dimentico qualche paese. Campionessa di Oktagon 2015, 2016 e 2017. Adesso che si è trasferita a Roma le auguro un grosso in bocca al lupo e le ricordo di ricordarsi da dove e partita e dove è arrivata.

Lion Alex Antonicelli

Ciao Alex , come stai ? Sei al terzo match da professionista , quanti ne hai disputato da dilettante ?

Ciao Luca , un saluto a tutti gli amici di Spirito Guerriero. Si sono al terzo match da Pro e ne ho disputati 12 da Dilettante .

Quando e perché ti sei avvicinato alle MMA ?

Francamente non avrei mai pensato di avvicinarmi alle Mma , anche se le seguivo in tv . Un giorno di Settembre del 2015 , vidi una locandina nel
mio paese a Gioia del Colle , che pubblicizzava un corso di MMA ed ho avuto come un sesto senso che mi ha spinto a provare . Li ho conosciuto il mio attuale Maestro Francesco Mazzotta , che adesso è Campione Mondiale di Pancrazio . Tra di noi è nato un legame straordinario in questi 4 anni , direi come tra Padre e figlio , con tante battaglie vissute insieme .

Vivi e ti alleni dove ? e con chi ?

Vivo a Gioia del Colle e mi alleno in due strutture diverse : ad Acquaviva delle Fonti presso la palestra Dinamika , dove mi preparo e vengo seguito da uno staff qualificato nella preparazione fisica ed atletica ed a Casamassima , presso il centro sportivo Dharma dove mi alleno con il mio team , lo Shark team .

Altamura è vicino casa tua , avrai molti amici e tifosi al seguito immagino , saranno una spinta in più ?

Si , Altamura dista pochi chilometri dal mio paese , a me basta avere per caricarmi , la spinta della mia famiglia , della mia ragazza Annamaria e del mio angolo , composto dai miei Maestri Francesco Mazzotta e Maurizio Rogandelli .

Match tra giovani leoni , chi pensi che possa spuntarla e perché ?

Questo è un match che volevo , il Leone contro la freccia ! Lascio che sia la gabbia a parlare …..

Hai svolto una preparazione mirata con camp e sparring dedicati ?

Si , sto facendo un ottima preparazione con sparring mirati all’incontro .

Tagli il peso o combatti nella tua categoria naturale ?

Ho sempre combattuto a 66 Kg , ma ma basta una settimana per rientrare nei 61 Kg quindi niente taglio .

Conosci il tuo avversario ? Molti lo ritengono il favorito , anche perché combatterà in casa , tu come te la senti ?

Si conosco il mio avversario e so che viene dato per favorito , ma la cosa non mi preoccupa , anzi è uno stimolo in più , non mi sono mai sentito così bene ed in forma come adesso . Vincerà il migliore , non mi resta che dire al mio avversario Michele “ Arrow “ Clemente : “ Ci vediamo in gabbia , affrontarti sarà un onore . Buona fortuna .

Pensi che una tua vittoria in una Promotion importante come il Venator , costituirebbe un trampolino di lancio per il tuo percorso agonistico ?

Si , senza dubbio , una vittoria cambierebbe parecchie cose , ho molti sogni e programmi , ma preferisco ancora tenermeli per me , perché so che si potranno realizzare solo con il duro lavoro quotidiano in palestra .

Per concludere ti lascio uno spazio tutto tuo , di tutto quello che ti senti di dire .

Per prima cosa ringrazio voi di Spirito Guerriero per questa intervista e ringrazio tutti i miei compagni di team ed i ragazzi che mi hanno aiutato con lo sparring in questi mesi . Ringrazio i miei due Maestri , il mio preparatore atletico , la mia famiglia e più di tutti la mia ragazza Annamaria

“un guerriero non può abbassare la testa , altrimenti perde l’orizzonte dei suoi sogni “ . Ci vediamo l’8 Giugno .

NICOLE NIEDERKOFLER

Ciao Nicole, benvenuta sul nostro blog Spirito Guerriero, come stai innanzitutto?

Ciao, attualmente la forma fisica non e´ niente male, ma come saprai l’ imprevisto é sempre dietro l’angolo.

Prima di parlare del match di Altamura ti va di raccontare come sei arrivata agli sdc e poi alle Mma…

Cosi per caso. Mi trovavo in palestra a fare allenamento cardio / fitness come di consuetudine e nella sala accanto un amico che conosco da anni
si stava allenando di MMA e questo mi ha affascinata e allo stesso tempo incuriosita, da li a poco ho iniziato.
Alla base c’è stato un semplice caso.

Hai vinto il mondiale a contatto pieno contro Julia Saymanec?

E´vero l’ ho vinto, ma ti posso assicurare che mi ha fatto sudare le cosi dette 12 fatiche di Ercole.
Quel giorno in Germania ho incontrato una atleta con una preparazione fisica mostruosa.

Quale è il tuo team? Con chi nello specifico stai preparando questo match?

Il mio Team e il Rowling Impact di Campo Tures che fa parte di Italian Defence Academy.
Per quanto riguarda il mio allenamento diciamo che ho puntato molto sulla preparazione fisica alternando molti Sparring Partner di diversi pesi.

Conosci la Bregu? Che pensi di lei?

Non ci conosciamo personalmente, ho solo visto qualche video delle sue performance.

Preferisci le fasi di lotta o striking in genere?

Normalmente preferisco lo striking ma ultimamente mi sono concentrata molto sulle fai di transazione al suolo.

Cosa ti spinge ad entrare in gabbia?

Posso semplicemente dirti che entrare nella gabbia più che un confronto con chi ho davanti e un confronto con me stessa, voglio sempre dimostrare che che questo lo posso fare, le mie attenzioni poi vanno per il pubblico che guarda ma questa non e una priorità, si tratta di un fatto personale che si può chiamare orgoglio o fierezza, insomma penso tu abbia capito cosa intendo.

Hai una guerriera in particolare che ti ispira?

Ammiro “Ronda Rousey e Gina Carano“ , come ben conoscerai, entrambe hanno combattuto UFC ed entrambe hanno raffigurato lo spirito guerriero che vive in noi donne.

Progetti dopo questo match? sportivamente intendo

Attualmente ho in testa solo il match, ma diciamo che molto farà anche l’esito di questo incontro, al momento non so risponderti sul mio prossimo futuro.

Che incontro vedremo ad Altamura?

Domanda Difficile, io ci metterò sicuramente anima e corpo per portare a casa il risultato ma si sa che la dentro non sarò sola e so anche che le MMA sono imprevedibili, alle volte si studia una strategia per mesi che poi viene vanificata dagli eventi inaspettati nella gabbia, comunque sono convinta che in ogni caso sarà un grande spettacolo.

Prima che inizi questo VENATOR vorrei fare un ringraziamento particolare alla mia avversaria Arziko Bregu e al suo Team per aver accettato questo incontro e per portare avanti sportivamente e rispettosamente questo sport.

Doverosi saluti e grazie di tutto
a presto!

Niederkofler Nicole.

Grazie a Nicole per averci dedicato tempo 💪🇮🇹