Storie di successi… ( Peritore-Morelli)

Siamo stati contattati dall’amico Paolo Morelli, ci ha gentilmente chiesto se poteva scrivere un memorandum, sulla strada sportiva percorsa, con la sua allieva che tanto gli ha dato soddisfazione Gloria ‘The Shadow’ Peritore, tutti il pezzo è scritto dal maestro Morelli. Qualora la protagonista dello scritto in questione volesse rispondere saremo lieti di dare a Gloria il diritto di replica.Come vincemmo il terzo Oktagon, e l’epilogo della storia sportiva mia e di GloriaIl primo capitolo di questa storia ebbe un grande successo, rivelavo i diversi retroscena che si nascondono dietro la vita di un atleta, le sofferenze, le cadute, le battaglie che si combattono anche fuori dal ring. Ci sono storie che vale la pena raccontare, storie che ci ispirano, che ci fanno comprendere che ognuno di noi è in grado di trasformare la propria vita in leggenda. Soltanto per questo racconto questa storia, perché ogni persona può trasformare i propri sogni in realtà. Perché in fin dei conti sono passati soltanto cinque anni da quando io e Gloria eravamo sulle tribune del Forum di Assago ad assistere ad Oktagon e io le dissi che l’anno successivo non ci saremmo accontentati di essere meri spettatori, che avremmo dovuto essere protagonisti e lei non mi prese sul serio, era come dire ad un bambino appassionato di calcio che l’anno successivo avrebbe dovuto giocare la finale di Champions League. A distanza di cinque anni, Gloria viene descritta come un’icona della kickboxing, è diventata Miss Oktagon, ha battuto ogni record nella manifestazione. Che dire di più? Andiamo con ordine: Nel 2016 avevamo appena vinto il secondo Oktagon, Lin Mingrui, la campionessa cinese, era andata giù su un preciso diretto destro di Gloria, e, di fronte a quasi quindicimila spettatori, avevamo vinto il secondo Oktagon per KO. Era l’Oktagon del primo Bellator in Italia, il primo fuori da Milano, un’edizione particolare. Eppure non fu quello a trasformare Gloria in una star. Anche se ricordo che dopo il match erano innumerevoli i fan che chiedevano di farsi una foto con la campionessa, per potersi muovere da una parte all’altra del PalaAlpitour liberamente doveva indossare cappuccio e occhialoni scuri. In quel momento era come se fosse una diva di Holliwood. Era frastornata, tutti noi eravamo frastornati, non credevamo fino in fondo a quello che era successo. Lo sport è così, un istante prima non sei nessuno, e dopo soli nove minuti di match vieni proiettato tra le stelle come un missile intergalattico.Tornati a Firenze aspettavamo di capire quali sarebbero stati i prossimi obiettivi, Gloria me lo chiedeva sempre: quale è il prossimo obiettivo? E adesso che facciamo? Ogni tanto rispondevo tra il serio e l’ironico che il prossimo obiettivo era di entrare nella leggenda. A distanza di un paio di settimane ci contattarono per combattere con Jleana Valentino alla notte dei campioni, avremmo dovuto mettere in palio il titolo italiano contro l’atleta dei fratelli Petrosyan. Non andavamo volentieri a combattere a Milano, la Notte dei Campioni era un galà che aveva la fama di far vincere soltanto gli atleti di casa e la Valentino era un’atleta comunque molto forte e il nome dei Petrosyan incuteva timore. Accettammo quell’impegno controvoglia, non era quello il match che Gloria avrebbe voluto combattere dopo aver vinto il secondo Oktagon. Io mi ero prodigato affinché fossero scelti anche due arbitri provenienti dalla Toscana e, dopo molte discussioni, così fu. Tant’è che partimmo tra dubbi e timori. Gloria si sentì male già il giorno del peso, ma fu il giorno dopo quello più lungo. Nello spogliatoio prima dell’incontro lei stava veramente male, ricordo che ci seguiva un documentarista, Niccolo Celesti, con le sue telecamere, i suoi microfoni attaccati da tutte le parti, microfoni che catturarono tutto e le cui registrazioni avrebbero dovuto essere cancellate. A meno di venti minuti dal match, con le fasce già indossate, Gloria aveva sudori freddi e palpitazioni, non si reggeva letteralmente in piedi. Io, sinceramente, non sapevo come fare. Era possibile annullare un match a venti minuti dall’inizio? Stetti tutto quel tempo con lei nello spogliatoio a cercare di farle trovare un po’ di energia e serenità interiore. In qualche modo, non so come, riuscimmo a salire sul ring. Ovviamente Gloria era al 50%, nonostante tutto il match fu combattuto. Il furto ci fu lo stesso, la vittoria venne assegnata per split decision alla Valentino, a distanza di tre anni posso dire che sicuramente non avevamo perso, Gloria, seppure in condizioni psicofisiche molto precarie, aveva comunque vinto. Persino il telecronista Rai nel commento all’incontro rimase stupito del verdetto. Ci sentivamo defraudati di qualcosa di importante. Tutto sembrava finito in un lampo. Dalle stelle alle stalle. E’ la legge dello sport. Era la Valentino la nuova star? Quando sembrava che tutto dovesse spegnersi piano piano dopo essere partito in un lampo, ricevemmo una chiamata. Migliaccio mi chiamò in tarda sera dicendomi che mi avrebbe offerto un’importante opportunità per Gloria, che si trattava di una borsa che non avevamo mai visto prima e che si trattava di farsi dodici ore di aereo. Mi disse che non poteva dirmi di più e che avrei dovuto dire subito di sì o di no a scatola chiusa. Ci pensai un’ora, chiamai Gloria per raccontarle tutto, poi chiamai Migliaccio e gli dissi di Sì, saremmo andati, saremmo partiti per un viaggio di diecimila km senza sapere dove. Ovviamente si trattava del Bellator, si trattava degli Stati Uniti. Partivamo per la terra dei sogni. e l’avversaria era niente meno che Denise Kilholtz, quattro volte campionessa mondiale, che allora aveva un record di 42 vittorie e due sole sconfitte, imbattuta da nove anni, di una categoria di peso superiore alla nostra. Vidi la Kilholtz di persona per la prima volta a Torino, quando doveva affrontare la Vernocchi nel primo Bellator italiano. Quando la vidi pensai soltanto una cosa: quel fisico non si può ottenere in nessun modo attraverso vie naturali. Nelle settimane precedenti alla partenza nessuno credeva in Gloria. Ricordo che un coach mi disse che era una grande opportunità per noi, che se Gloria avesse combattuto bene, se fosse rimasta in piedi, probabilmente avremmo avuto altre opportunità. Non prendeva neanche in considerazioni la possibilità che potessimo vincere. Io gli risposi che a dire il vero io andavo negli Stati Uniti per vincere, ricordo ancora i suoi occhi, come se avessi detto che erano appena sbarcati gli alieni. La trasferta negli Stati Uniti meriterebbe un libro intero, tanto furono densi quei giorni di fine giugno.Una delle cose che mi preoccupava di più erano le 12 ore di aereo. L’anno prima avevo rischiato di morire, avevo avuto una fibrillazioni atriale, probabilmente dovuta alla disidratazione e al gran caldo, ed ero caduto in avanti battendo faccia e testa. Da quel momento soffrivo di tanto in tanto di attacchi di panico, specialmente se mi trovavo chiuso da qualche parte. Stare nella cabina di un aereo per tante ore mi preoccupava. Durante tutto il viaggio facevo esercizi di respirazione, cercando di non far comprendere a Gloria il mio stato psicofisico, lei avrebbe potuto pensare che fossi in ansia per il match e questo non potevo permetterlo. In qualche modo arrivammo a St Louis e devo dire che quei giorni furono bellissimi, un altro mondo, un’altra realtà. Un paese in cui gli atleti del nostro sport sono delle star, eravamo in un albergo stupendo, con una stanza ciascuno grande come il mio appartamento di città. Facevamo i turisti e ci allenavamo, preparando il match nei minimi dettagli dal punto di vista tattico. I video di Denise li vedemmo miriadi di volte, ormai conoscevamo a memoria ogni suo movimento. La tattica era chiara, modificammo il modo di calciare di Gloria, allenandoci alle palette, e utilizzando tecniche di taekwondo. Ogni tanto mi sentivo male e con qualche scusa mi rifugiavo in camera aspettando che passasse.L’organizzazione del Bellator negli States è una cosa che può capire solo chi c’è stato dentro. E’ un immenso, meraviglioso show. Il vero professionismo lo trovammo lì, dopo aver girato buona parte dell’Europa. Mentre preparavo Gloria per il match si alternavano quattro commissari intorno a me per assicurarsi che non facessi qualcosa di illecito. In quel momento indossavo il fitbit e per sbaglio diedi un’occhiata alle mie pulsazioni, erano a 120, non avevo mai visto le mie pulsioni prima di un match, era come se fossi in una fase di allenamento di buona intensità. Prima di entrare nel palazzetto dagli spogliatoi c’era la troupe televisiva che mi mise un microfono, come accade negli studi televisivi. C’erano quasi ventimila spettatori allo Scot trade Center, dove di solito gioca l’NFL , l’entrata fu da brividi. Il match fu perfetto, la prima ripresa vinta nettamente, la seconda vinta, poi Denise provò a recuperare ma perse, per la prima volta dopo nove anni. L’emozione fu indescrivibile. Dall’Italia tutta la squadra aspettava di avere notizie, ci scrivevano in continuazione. Io mi lasciai andare ad una parolaccia dopo molto tempo e scrissi soltanto “abbiamo vinto, cazzo!” e da diecimila km di distanza riuscimmo a percepire la gioia dall’Italia. Fu in quel momento che Gloria diventò una star, fu in quel momento che qualcosa cambiò. Tutti pensavamo che avremmo perso, che non ci sarebbe stata storia, invece vincemmo. Quando tornammo in Italia, a Peretola trovammo le persone che contavano davvero per noi e quelle che sempre conteranno che ci accoglievano come degli eroi. La vittoria al Bellator ci offrì l’opportunità più grande della vita disputare, sempre con Denise il titolo mondiale di Bellator, nella mia Firenze, con il pubblico a favore. Beh che firmammo un contratto che in caso di vittoria avrebbe, probabilmente, cambiato la vita di Gloria.Parlare di quel mondiale è difficile, tutti sanno come andò a finire ed è difficile capire cosa andò storto. Il primo errore fu non combattere per sei mesi fino al mondiale. Denise ebbe l’opportunità di affrontare un’avversaria materasso in Ungheria, a noi opportunità di questo genere, solo per fare score e per tenersi allenati non ci venivano concesse mai e non potevamo rischiare niente con avversarie dure che magari potevano procurare a Gloria un infortunio. La preparazione fu scientifica come sempre e Gloria arrivò in forma, anche se ebbe un periodo difficile per problemi personali. Portammo oltre 300 amici al Mandela forum, che era gremito in ogni ordine di posto, c’erano persino posti in piedi, più di 8000 persone ad assistere all’evento. Successero tante cose, forse troppe e forse non posso spiegarle bene fino in fondo. Ma quando Gloria fece la passarella e tutto il pubblico urlò il suo nome mi vennero i brividi, difficile da capire, difficile da raccontare. L’incontro fu duro, diverso da come lo avevo immaginato. Pensavamo ad una Denise che si sarebbe buttata addosso come un caterpiller, invece lei stava lì ed aspettava, l’arbitro fu persino costretto ad invitare le atlete a combattere. L’incontro fu duro sì, al quarto round entrò un calcio girato al fegato di Denise, poteva essere la svolta ma l’olandese in qualche modo assorbì il colpo. L’incontro finì, e il verdetto fu sconfitta per split decision, anche questa volta due arbitri diedero la vittoria ad un’atleta uno la diede all’altra solo che questa volta noi stavamo dall’altra parte del verdetto. Forse quel verdetto fu l’inizio della fine, non so, perché quando arrivi a sfiorare il cielo e non lo afferri poi rischi di cadere giù. Gloria ebbe un periodo molto difficile dopo il match dovuto a molte circostanze che non dipendono da cause soltanto sportive e che non posso raccontare io. Fatto sta che ricostruire qualcosa fu difficile per molti motivi, a febbraio del 2017 andai via dalla palestra storica dove ero stato per 12 anni, e c’era davvero molto da ricostruire, prima di tutto le abitudini e i ritmi di allenamento. Anche io avevo molti problemi, controllavo i miei malori sempre meglio ma subivo comunque pressioni molto forti. Da quel momento ci furono altri due impegni, uno in Cina con Yang Yang e l’altro con l’atleta più forte di tutti i tempi nel nostro sport, l’unica imperatrice: Anissa Meksen. L’impegno in Cina serviva per venire fuori da un momento difficile, forse non eravamo al meglio, Gloria fece un match molto prudente, le due atlete si scambiarono pochissimi colpi e forse la cinese colpì una volta in più, tant’è che fu una sconfitta.Affrontammo Anissa Meksen in Francia, in casa sua, non parlo della trasferta, partimmo in tre coach, mi portai due secondi con me, pagai io le spese di viaggio di uno, l’altro se le pagò da solo. Eravamo un gran team, venne anche la sorella di Gloria e fu davvero una bella trasferta. Eravamo abituati a soggiornare in alberghi di lusso e quella volta eravamo in una vera e propria bettola, con il water vicino al letto matrimoniale ed al lettino dove dormivamo in tre. Ma la borsa era davvero buona per essere un prestige fight (l’avevo contrattata personalmente 🙂 ) . Tant’è che il match fu un altro piccolo capolavoro, per la prima volta dopo cento match la Meksen si trovò in grandi difficoltà, il verdetto fu una sconfitta, ma posso dire ragionevolmente che non avevamo perso, il match è su youtube e chi vuole può andare a vederlo può verificare di persona. Io avevo la certezza che se la Meksen era la più forte di tutte, Gloria era, o poteva essere, al suo livello. Il momento di sbandamento continuava, anche se il match con la Meksen aveva dato nuove certezze. La mia idea era di far provare Gloria nella MMA, il suo tipo di striking era adatto alle arti marziali miste e, a mio avviso, avrebbe potuto imparare a lottare con relativa facilità. Fatto sta che fissammo un match con Chiara Vincis, l’avversaria ideale, un’altra striker affermata che poteva rappresentare un buon test. Alla fine Chiara si infortunò ad una settimana dal match e con molta fatica fu trovata un’altra avversaria: l’Archir. Fu una vittoria. Fatto sta che avevo quasi fissato con Sagi un altro match di Gloria con la Vivarini. Ci furono molte discussioni con la mia atleta, perché Gloria si impuntò di non voler fare quel match. A luglio dello stesso anno saltò l’acquisto di una palestra nella quale avrei dovuto trasferirmi con la squadra e mi ritrovai, con tutti gli atleti a fare lezione all’aperto. Gloria non venne mai ad allenarsi con noi, un paio di volte si fece vedere per salutare. Altri atleti non ci seguirono, noi giocavamo le nostre partite di calcio storico soft e ricostruivamo il senso di squadra. Da allora in avanti tutti gli anni nel mese di luglio giocheremo almeno una partita all’aperto.A settembre aprii, dopo tantissime vicissitudini, e dopo il rischio di perdere tutto il lavoro sportivo di una vita, la mia palestra, il mio “Combat Lab” era nato, il tempio in cui proteggere la mia anima guerriera. Racconterò un’altra volta l’odissea che mi portò ad aprire la “mia” palestra. Questa volta si partiva di nuovo, si ricostruiva. Con Gloria avevamo un importante impegno in Spagna, contro Lara Fernandez, già campionessa mondiale Iska, che sarebbe stata, di lì a pochi mesi, finalista per l’importante promotion europea Enfusion. Il match con l’Archir lo preparammo nella palestra cantiere, perché non era ancora finita. Ci allenavamo tra calcinacci e ponteggi, respirando polvere e cemento, ma in qualche modo riuscimmo a portare Gloria ad una forma accettabile. In Spagna fu un’altra bella trasferta, l’evento era di quelli importanti. Gloria vinse piuttosto nettamente, Lara Fernandez, una campionessa mondiale, era sconfitta. Di lì a pochi mesi ci sarebbe stata un’altra edizione di Oktagon a Firenze, la quarta per noi, un vero e proprio record per un’atleta donna.Dovevamo prenderci la rivincita con quel Mandela Forum che l’anno prima ci aveva visto scappare via il sogno della vita, il mondiale Bellator. La preparazione andò piuttosto bene tutto sommato, in una fase difficile perché dovevo avviare la mia attività, ricostruire per quanto possibile il lavoro di anni.Anche quell’anno, come nell’edizione precedente, il Mandela Forum fece registrare il sold out, più di ottomila persone ad assistere all’evento. Gloria entrò con la maglia “stop violence against women” e tutto il palazzetto urlò il suo nome, a me, che ero all’angolo ad aspettare l’entrata, vennero i brividi, non potrò mai dimenticare quel momento. Il match cominciò e fu subito duro, la francese, quattro volte campionessa del mondo, che ci aveva sconfitto in Francia per il titolo europeo in modo discutibile, partì fortissimo. La tattica era semplice, andare avanti e picchiare, mettere da parte tutte le movenze da “shadow” e far valere la maggiore forza nei colpi. Lizzie Langilliere era un’atleta esperta, smaliziata, ma sicuramente aveva sottovalutato Gloria, per tutto il match fu costretta a sporcare l’incontro per cercare di non scambiare ma nella terza ripresa il diretto destro della mia allieva andò a segno e le gambe di Lizzie si piegarono irrimediabilmente solo un piccolo colpo di fortuna la tenne in piedi. Alla fine il verdetto non poteva che essere di vittoria. Gloria aveva vinto il terzo Oktagon, era entrata nella leggenda, aveva superato Veronica Vernocchi.Abbiamo passato qualche mese a festeggiare, ad aspettare qualche altra opportunità internazionale che non arrivò. Ci avevano promesso che se avessimo vinto quell’edizione ci sarebbe stata data l’opportunità per combattere per un titolo Iska. Passarono i mesi e l’opportunità non arrivò. Nel mese di maggio, durante gli italiani parlai con Di Blasi, Martine Michieletto era già ad Oktagon di Roma, noi no.Avevamo vinto il nostro match ma per noi non sembrava essere automatica la regola che chi vince rimane e chi perde esce. Parlai con Di Blasi e gli proposi il match dell’anno per la kickboxing femminile italiana, Michieletto-Peritore. Sapevo tutti i rischi a cui andavo incontro proponendo quel match. Avremmo dovuto combattere in una categoria superiore, contro un’avversaria imbattuta da 12 match che aveva appena sbaragliato tutte le avversarie nel mondiale di Muay Thai, ma soprattutto, ripeto, di un’altra categoria di peso. La preparazione fu adeguata e Gloria arrivò a Roma preparatissima. Però facemmo due errori, due errori che ci furono fatali. Il primo fu di non combattere per sei mesi, in realtà cercammo disperatamente un’avversaria per giugno senza riuscire a trovarla (non era facile con le borse di Gloria), il secondo errore fu tattico, sopravalutammo la Michieletto e decidemmo di tornare agli shadow movement, cercando di girare e rientrare. Il Foro Italico non era stra pieno, ma c’erano comunque ottomila persone. Si combatteva per la prima volta un Oktagon d’estate all’aperto. Ricordo le gocce di pioggia che anticiparono l’evento e ci fecero sudare freddo.
Il match partì subito in salita, su un calcio di Gloria, Martine anticipo con il diretto destro e Gloria cadde, non era un atterramento, era una scivolata, ma sicuramente fece impressione sui giudici. La prima ripresa era per Martine. Girare non funzionava, a metà della seconda ripresa gridai a Gloria di attaccare, di non mollarla più, e Gloria iniziò a recuperare. La Michieletto attaccata andava in crisi e qualche colpo lo aveva sentito, la seconda ripresa era pari. Nella terza ripresa continuò ad attaccare, in un’azione con un calcio al fegato la Michieletto si piegò leggermente, fece finta che il colpo fosse arrivato nelle parti basse, Gloria si fermò senza lo stop dell’arbitro, poteva essere l’occasione giusta. I match sono così, questione di istanti, di centimetri, di occasioni. Il terzo round per me era di Gloria. Mi aspettavo un extra round. Ci detterò la sconfitta. Grande match, bello spettacolo ma avevamo perso. Dovevamo attaccare da subito in modo pressante, ma con il senno di poi è sempre tutto facile.Ancora una volta ci fu un po’ di crisi. Gloria disse che non voleva più combattere di kickboxing che voleva darsi alle MMA. In effetti dopo il match con la Michieletto sembrava diventata più forte, più potente, dovevamo soltanto trovare l’occasione. Un po’ di match ci vennero proposti, ma Gloria non voleva combattere di kickboxing, così cercai un match di MMA. Lei si preparò nel migliore dei modi possibili sulla lotta a terra, certo lottava da pochi mesi. Trovai un match con Giulia Chinello. Che sembrava fattibile. Di questo match posso dire poco, perchè ci furono dei problemi seri nel prematch durante il riscaldamento, cose che non racconto. Fatto sta che il match fu a senso unico, la Chinello riuscì a portare Gloria giù alla prima azione e prese la side, tutto fu sfavorevole, mentre Gloria stava per uscire, l’arbitro spostò le atlete a centro ring (non c’era la gabbia) da lì la Chinello prese la monta e inizio un gnp. Il mio più grande rammarico riguarda l’incompetenza arbitrale dell’arbitro centrale che fermò il match subito, quando Gloria non aveva subito praticamente nessun colpo, neanche nel light si ferma un match così, le nostre proteste furono poche semplicemente perchè il match lo stavamo perdendo ai punti, ma nelle MMA non abbiamo arbitri all’altezza e quell’arbitro ha fatto davvero una grossa cazzata.Cosa successe poi? Gloria decise di partire, di cambiare città e ambiente.Cosa mi resta? Ho preso una ragazza di venti anni che giocava a pallamano. Le ho insegnato le arti marziali e la kickboxing. Abbiamo gareggiato nel light contact, siamo passati al contatto pieno e poi ha combattuto da pro. Ha vinto tre titoli mondiali da dilettante, e svariati titoli italiani, ha vinto due titoli italiani da professionista. Soprattutto ha partecipato a cinque edizioni di Oktagon vincendone tre. Le nostre avversarie si sono chiamate Kielholtz, Meksen, Largielliere, Fernandez, Yang Yang, Michieletto solo per citarne alcune, per non citare tutte le italiane più forti del momento. Non ne esistono di più forti al mondo. Siamo stati nel Gotha mondiale degli sport da combattimento per quattro anni. Combattendo in Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti, Cina e forse dimentico qualche paese. Campionessa di Oktagon 2015, 2016 e 2017. Adesso che si è trasferita a Roma le auguro un grosso in bocca al lupo e le ricordo di ricordarsi da dove e partita e dove è arrivata.

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