Le MMA sono uno sport pulito?

Il dibattito che spesso si scatena tra appassionati di arti marziali miste inizia da una semplice domanda.

Le MMA sono uno sport “pulito”, dove gli atleti che fanno uso di doping rappresentano una minoranza, oppure è una disciplina “sporca”, in cui tutti i fighter ricorrono a sostanze dopanti per vincere?

Abbiamo contattato diversi addetti ai lavori delle Mixed Martial Arts italiane per sapere da che parte si schiererebbero in questa discussione, chiedendogli anche un parere sulla situazione di Marvin Vettori.

Lorenzo Borgomeo, head-coach del Gloria Fight Center e coach, tra gli altri, dei fighter UFC Alessio Di Chirico e Carlo Pedersoli Jr:

Premetto che non giudico la posizione di Vettori, perché non la conosco, né mi interessa farlo. Penso che lo sport professionistico in generale, incluse le MMA, nel 30% dei casi, per essere generosi, non sia pulito. Esiste un ricco business di sostanze che coprono e mascherano l’utilizzo di doping, e gli endocrinologi sono ben capaci di nascondere l’uso di sostanze proibite, così come ci sono dei modi per evitare i test USADA o non farsi trovare positivi. Per fare ciò servono molti soldi, ma definire le MMA uno sport pulito lo trovo ipocrita, anche perché io non definisco nessuno sport professionistico totalmente pulito.

Borgomeo ha poi specificato il comportamento scelto dal team del Gloria Fight Center su questo tema:

Per quanto riguarda gli atleti del nostro team, dati i molti episodi di integratori contaminati da agenti dopanti, vale la regola che tra provare un nuovo integratore e non provarlo, vince sempre la seconda opzione, soprattutto se si parla di prodotti nuovi sul mercato. Più in generale, l’utilizzo di integratori da parte dei nostri atleti è ridotto praticamente a zero, in modo tale da non correre nessun rischio.

Carlo Di Blasi, promoter Oktagon, fondatore e presidente Fight1:

Discorso abbastanza complesso, lo dividerei in due parti. Prima affronterei l’argomento del giorno: la positività di Marvin Vettori. Ho una conoscenza riguardo la chimica derivata dal fatto che ho avuto tante aziende di integratori come sponsor: queste ultime mi hanno spiegato come funzionano i test antidoping. Quando si ha una percentuale così bassa come nel caso di Vettori, la possibilità di avere fatto un errore è elevatissima. Per cui, prima di giudicare il nostro connazionale, aspetterei il risultato finale. 

Di Blasi prosegue facendo una distinzione tra la fase iniziale delle arti marziali miste e quella attuale:

Seconda parte: il doping nelle MMA. Nel periodo degli albori, nelle MMA c’erano tante cose che non andavano bene, e sicuramente in quegli anni, pur di vincere, gli atleti accettavano di ricorrere al doping. Ma con il passare degli anni la situazione è cambiata, sia perché sono stati istituiti dei controlli, sia perché, in caso di positività, si rischia una lunga sospensione (in Italia il reato è addirittura penale, dato che si incorre nella truffa sportiva). Ma il motivo principale di questa evoluzione è stato l’ingresso di veri professionisti in questa disciplina. Questi atleti sono seguiti da un team di esperti, per cui sanno benissimo che potrebbero incrementare le loro performance assumendo sostanze dopanti. Sta alla loro intelligenza valutare se vale la pena rischiare, a fronte del livello competitivo a cui sono arrivati. Perciò, a mio parere, quando parliamo di top fighter, il doping diventa un rischio inaccettabile. Se invece consideriamo atleti all’inizio della carriera, ahimè, come in tutti gli sport, il rischio c’è.  

Il promoter italiano conclude con un paragone da cui scaturisce la sua riflessione finale sull’argomento:

Se vogliamo paragonare le MMA al ciclismo, mentre in quest’ultimo il doping è talmente diffuso che la mancanza di esso porta l’atleta a non essere più competitivo, nelle Mixed Martial Arts non è così. Per fortuna nelle arti marziali miste il doping non può sostituirsi ad alcune caratteristiche soggettive dell’atleta. Concludendo: le MMA sono uno sport sporco? Assolutamente no. Ci sono dei personaggi sporchi che frequentano determinate discipline sportive. Nelle MMA la percentuale è sicuramente inferiore rispetto ad altri sport, dove doparsi era tradizione e con grande fatica stanno cercando di estirpare questo malcostume.

Max Baggio, fondatore e presidente Kombat League:

La questione inerente al doping è sempre molto delicata, e sappiamo quanto sia vicino il confine tra sport e doping stesso. La cronaca, quasi giornaliera, ci dimostra quanto sia purtroppo di uso comune non solo tra i professionisti, ma oramai anche tra i dilettanti. Noi siamo totalmente in linea con quando emanato dall’USADA, e siamo fermamente contrari all’uso di sostanze dopanti. Poi spetta ai coach controllare gli atleti, e cercare di far rispettare le regole, qualora gli stessi non vogliano farlo. Capisco bene che ci sia chi non vuole seguirle, e quindi ottenga dei vantaggi, spesso notevoli a livello di performance sportiva, ma il nostro punto di vista è totalmente a favore di uno sport pulito. Inutile dire che chi non rispetta le regole rischia severe punizioni, ma è giusto che sia così. Riguardo il caso di Vettori, mi auguro che i controlli possano rivelarsi negativi, in modo che lui possa continuare a rappresentare l’Italia all’interno dell’UFC.

Pietro Orante, collaboratore Venator:

A mio parere tutti (o quasi) gli atleti professionisti di un certo livello, come quelli presenti in UFC, fanno uso di sostanze dopanti, perché lo sport professionistico non è più un’attività sportiva, diventa business. D’altronde se non ci fossero molti dopati, non avrebbero senso tutti i controlli che fa l’USADA. Tra l’altro gli esami antidoping sono costantemente arretrati rispetto al doping, che è in continua evoluzione. E comunque, a livelli così alti, gli atleti hanno un’equipe medica che li segue, in grado di mascherare il doping con altre sostanze. In Italia penso che molti fighter facciano uso di sostanze dopanti, spesso anche inconsciamente, perché sia loro che i rispettivi team non sanno cosa viene considerato doping: tu lo sapevi che se hai il raffreddore e usi uno spray nasale contenente efedrina e poi fai i test ti trovano dopato? A Venator 4 è stata fatta richiesta perché venisse la NADO a testare gli atleti, ma non si sono fatti vivi. Sono intervenuti invece a un evento di dilettanti, recentemente: come mai controllano i dilettanti e non i professionisti? Fino a qualche mese fa il doping sembrava un tema molto attuale anche in Italia, poi la NADO non si è più presentata agli eventi, o forse sono i promoter che non fanno più richiesta. Ma per Venator questo tema resta centrale.

Autore: Tommaso Clerici

Laureato in Comunicazione e Società all'Università Statale di Milano, amo scrivere, pratico boxe.

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