Max Baggio: “Alle Mma in Italia mancano personaggi che attirino i media”

Ciao Max, benvenuto su Spirito guerriero. Quando e come inizia la tua attività nel mondo dei combat sports?

Ho iniziato con le arti marziali nel 1984, e a fine anni ’80 mi sono avvicinato alla boxe e agli sport da combattimento.
Ho fatto una ventina di match di pugilato e una trentina di Full Contact e Kickboxing.
Nel frattempo organizzavo varie attività, che all’inizio erano stage, poi sono passato ai galà. Nel 1999 ho organizzato il mio primo evento di spessore: il titolo mondiale ISKA di Kickboxing, Mark Russell (inglese, combatteva nel K1 in Giappone) vs. Franz Haller, e il titolo Europeo di Muay Thai ISKA, Alexey Ignashov vs Mario Montrasio.
Da lí in poi, direi che ci ho dato parecchio dentro con gli eventi!

Dalla tua grande esperienza in questo ambito cosa hai imparato principalmente?

Ho imparato quando sia difficile organizzare, e anche quanto sia costoso.
Penso di avere organizzato qualche centinaio di eventi in quasi vent’anni, a volte anche più di una quindicina l’anno, dai più piccoli ad eventi internazionali…. E credimi che non so dove trovo ancora la voglia di continuare.
Penso che sia una sfida che si rinnova. È come quando combatti, dopo i match a volte vorresti lasciare, ma poi passa qualche settimana e sei di nuovo lì che ti alleni più di prima.
Io sono sempre stato operativo: allo stesso modo in cui prima non riuscivo solo ad allenare, ma dovevo anche combattere, adesso non riesco a fare solo il dirigente, ma devo anche organizzare.
La dinamica è sempre la stessa.

Come spiegheresti che cos’è la Kombat League a chi non dovesse conoscerla?

La KL è nata dalla mia ribellione al sistema che c’era in Italia. Quando sono partito si è attivato un notevole cambiamento, molti atleti che avevano “zero” spazio hanno iniziato ad andare a combattere in prestigiosi eventi internazionali.
Dai soliti noti che erano gli unici ad avere possibilità, molti altri hanno iniziato a mettersi in mostra.
Siamo presenti quasi in tutta Italia, e lo siamo da 14 anni, con un’attività continua e di ottima qualità.
Per il resto, direi che la KL è abbastanza introversa, come il mio carattere.

Il quinto appuntamento targato Magnum FC andrà in scena a Dubai: come mai questa scelta “esotica”? Che evento si prospetta?

Preferisco non rispondere perché non sappiamo ancora nulla di concreto!

Quanto pensi che sia stato importante Magnum FC nell’arrivo di Carlo Pedersoli Jr in Ufc?

Più che importante, direi utile. Un evento come Magnum Fc ha degli standard internazionali che ti permettono di mostrarti in un certo modo.
Il prestigio conta sempre, ed aumenta il tuo valore.
Ad esempio, Magnum FC 4 aveva tutti i canoni importanti per essere definito un grande evento: 7 led screen, una scenografia che si vede solo nei grandi eventi internazionali, una gabbia da 28ft che nessuna promotion italiana ha mai avuto, un presentatore eccezionale, una produzione TV di buon livello, oltre a tutti gli altri dettagli importanti.
Tolto l’antidoping (che non vedo praticamente fare più dalle maggiori promotion italiane…), non mancava nulla.

Gianni Melillo difenderà la cintura?

Mi auguro di vedergli conquistare un’altra cintura molto presto.

Secondo te, siamo davvero all’inizio di una Golden Age delle Mma in Italia? Giudichi positivamente il proliferare di eventi di arti marziali miste a cui abbiamo assistito quest’anno?

La Golden Age ci sarà solo se i soldi arriveranno anche in questa disciplina, e la vedo dura…..
Gli introiti economici arrivano perchè i media si interessano ad un determinato sport, e di solito questo avviene perchè si creano dei personaggi (vedi quanto la UFC sia interessata a far combattere McGregor). Ma i personaggi difficilmente li crei, puoi aiutarli nella carriera, ma per interessare i media ci vuole di più, devono attirare l’opinione pubblica.
Troppo spesso si pensa solo agli allenamenti ed ai match, dimenticando che quelli li vedono solo gli amanti della MMA, una nicchia troppo piccola per attirare i media nazionali.
Ed un organizzatore non può pagare più di quello che incasserà, altrimenti dopo 2/3 eventi andati male, il promoter che ha gestito l’evento sarà un promoter perso.
In molti paesi si organizzano grandi appuntamenti, ma molti di questi hanno iniziato facendo combattere atleti che portavano risorse, come un nutrito seguito di pubblico, oppure sponsor.
Ciò accade anche oggi in sport prestigiosi come ad esempio la Formula Uno, dove molti piloti vengono ingaggiati non perchè sono i migliori, ma perchè portano sponsor.
La dinamica è sempre la stessa, se si vorranno vedere promotion italiane che spendono ceninaia di migliaia di euro per ogni evento, il sistema deve crescere.
Come sai bene, certi eventi conosciuti fanno 300 spettatori al botteghino, e magari i paganti sono poco più della metà…. questo vuol dire che nemmeno i compagni di allenamento vanno a vedere combattere i fighter…. C’è da riflettere su questo fatto.

Quali sono i progetti futuri in merito alla Kombat League?

Qui si apre un capitolo interessante. La KL da un anno collabora con una società thailandese che opera nel settore degli sport da combattimento, e si sta valutando un importante investimento per la nascita di una Promotion internazionale. Questa promotion avrebbe base in Thailandia e successivamente in Italia, in modo da creare un ponte con il mercato asiatico, senza dimenticare la casa madre, che sono gli Stati Uniti, i quali hanno stretti contatti sia con la Thailandia che con alcuni nostri collaboratori.
Stiamo analizzando anche la fattibilità di aprire a Bangkok una struttura dedicata agli allenamenti, in modo da favorire le esperienze internazionali dei nostri atleti, oltre che per le MMA, anche per la Muay Thai e il K1.
In Thailandia c’è interesse per investire nelle MMA, e noi ci siamo.
Ma tornando a casa nostra, stiamo lavorando per un progetto/investimento sui nostri organizzatori. Vorremmo fare una ventina di eventi di buon livello per la nuova stagione, diciamo un circuito che supporti e ricerchi atleti per la nuova promotion.
Chiunque sia interessato ci può contattare da ogni parte d’Italia.

Come pensi che un’organizzazione di Mma possa differenziarsi con successo dai competitors?

Intanto è importante che la qualità della promotion sia di un certo livello, e mi riferisco come minimo a Magnum FC 4 (organizzato dal mio “socio” Alfio Forante). Poi, una buona fight card (e qui facciamo lavorare Luca Bartoletti), e un ottimo ufficio PR.
E….. Molti eventi in programma, alcuni di grosso spessore ed altri più piccoli come i Road To, che servono a sviluppare il brad e ad avvicinare le persone al nostro lavoro. Uno di questi sarà dedicato alla Muay Thai in Sardegna, Hearts on Fire il prossimo novembre, e sarà una serata di altissimo livello.
Senza contare che una promotion che organizza 20 eventi l’anno permette di creare una notevole continuità, e di sviluppare attività ai propri atleti.
La maggior parte di questi eventi saranno disputati con la gabbia, e qui aspettatevi una sorpresa, stiamo preparando una grossa novità.
In Italia abbiamo un progetto per una ventina di eventi tra Road To ed eventi internazionali, in Thailandia 12 eventi, coprodotti con una televisione nazionale thailandese.
Questo doventa un programma interessante.

Per concludere, parliamo di ACB. La promotion russa ha annullato alcune date e sembra in serie difficoltà economiche. Vorrei un tuo parere su questa vicenda, dato che ci hai collaborato per l’evento che hanno organizzato recentemente a Rimini. Secondo te, cosa non ha funzionato nel loro modello di business? Come ti eri trovato a lavorare con loro?

ACB è una grande promotion, producono moltissimi eventi, e spesso non riescono a seguirli come vorrebbero. Noi ci abbiamo lavorato per la tappa italiana, per la quale abbiamo gestito la location, l’accoglienza e tutte le varie necessità burocratiche per conto loro. Un grazie va ad Antonio Napoletano e a Luca Bartoletti, che si sono dati da fare a mille per questo evento.
Ho chiesto ad ACB più volte di spostare la data, ma purtroppo erano vincolati con il giorno di messa in onda, e in 15 giorni è già stato un miracolo quello che abbiamo fatto.
Non erano interessati a fare nessun tipo di pubblicità, e nemmeno ad inserire atleti italiani (che in tempi così brevi era pure difficile trovare), tranne Gianni Melillo.
Comunque è stato fatto, e questo era quello che volevano. Devo dirti che siamo trovati benissimo con loro, sono dei “very easy guys”.
Li ho sentiti riguardo quello che sta accadendo, ma non posso dire più se non augurarmi che tornino più forti di prima.

Autore: Tommaso Clerici

Laureato in Comunicazione e Società all'Università Statale di Milano, amo scrivere, pratico boxe.

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