Gli occhi della tigre: vita e imprese di Satoru Sayama

Pochi lottatori possono dire di aver avuto, nel corso della loro carriera, il titolo di “innovatori”, quei pionieri che hanno introdotto qualcosa di nuovo nella loro disciplina modificandola per sempre. Di certo ce ne sono stati nelle MMA: Royce Gracie con il Brazilian jiu-jitsu, Dan Severn con la lotta e Maurice Smith con la kickboxing, solo per citarne alcuni. E anche il pro-wrestling ha avuto le sue leggende, primi tra tutti Rikidozan ed El Santo, che hanno diffuso questo sport nei loro rispettivi paesi, Giappone e Messico, e Bobo Brazil, il primo wrestler di colore ad essere riuscito ad abbattere le barriere razziali nel mondo della lotta. Tuttavia, c’è stato solo un atleta nel corso della storia che ha avuto l’onore di rivestire un ruolo fondamentale nello sviluppo di entrambe questi discipline, e il suo nome è Satoru Sayama. Non è facile riuscire a far capire in così poche righe l’importanza che questo eccezionale personaggio ha rappresentato per il mondo delle arti marziali in generale, e non solo per il puroresu, ma vale la pena provarci. Perché questa non è la semplice storia di un lottatore, di un wrestler, di un guerriero: è la storia di un uomo che, interpretando il ruolo di un mito, è a sua volta diventato una leggenda.
Classe 1957 da Shimonoseki, Giappone, durante gli anni del liceo Sayama si allenava nel judo e nel wrestling, mostrando già quelle incredibili doti atletiche che nel 1975 lo porteranno, appena diciassettenne, a essere messo sotto contratto con la New Japan Pro-Wrestling. Anche se il suo match di debutto si concluse con una sconfitta, il giovane Sayama fece una tale impressione sul fondatore della New Japan, il leggendario Antonio Inoki, che questi lo scelse come protagonista per l’ambizioso progetto a cui stava lavorando. All’epoca la federazione stava cercando di avvicinare ai propri show un pubblico sempre più giovane e, per farlo, Inoki aveva deciso di dare vita alla gimmick di Tiger Mask facendo indossare ad un lottatore in carne ed ossa i panni dell’eroe dell’omonimo cartone animato, uscito in Italia come “L’Uomo Tigre”. Per farlo, c’era bisogno di un wrestler capace e spettacolare che potesse onorare appieno un personaggio tanto amato dal pubblico nipponico, e Sayama era perfetto per questo ruolo.
Per quattro anni Inoki lo mandò a farsi le ossa sui ring di mezzo mondo affinché imparasse i vari stili di wrestling e diventasse il lottatore più completo possibile. Sayama combatté in Messico, storica culla del lucha libre e dei lottatori mascherati, dove non solo imparò le spettacolari e acrobatiche tecniche di questo stile ma, lottando con il suo vero nome, conquistò anche il suo primo titolo, l’NWA World Middleweight Championship del Consejo Mundial de Lucha Libre. Ancora oggi, grazie al suo stile fatto di poche chiacchiere e tante acrobazie, Satoru Sayama è uno dei pochi lottatori stranieri rispettati in quel paese. Andò poi in Inghilterra, dove si guadagnò i favori del pubblico lottando con la gimmick di Sammy Lee, immaginario cugino del mitico Bruce, indossando pure la tuta gialla de “I tre dell’operazione drago” e affrontando gli avversari con una spada shinai. Dopo aver lottato contro un maestro di arti marziali, imparò le basi della Muay Thai e, grazie all’allenamento sotto Karl Gotch in Florida, arricchì pure il suo gioco a terra con tecniche di sottomissione e proiezioni tipiche della lotta libera. Una volta tornato in Giappone, all’inizio degli anni ottanta, era ormai pronto a dare vita a quello che sarebbe presto diventato uno dei personaggi più celebri e amati nella storia di questo sport.
Tiger Mask debuttò nella NJPW nello show di giovedì 23 aprile 1981, in un match per il titolo vacante WWF Junior Heavyweight. La folla giapponese, non abituata a veder combattere un wrestler mascherato, rimase scioccata quando Sayama schienò con uno spettacolare german suplex il ben più esperto Tom Billington, in arte Dynamite Kid. L’incontro fu il primo a ricevere la valutazione di “cinque stelle” dal celebre esperto Dave Meltzer e rappresentò l’inizio di una storica rivalità tra i due lottatori che negli anni seguenti porterà alle stelle la categorie dei Junior Heavyweight. Con i suoi match spettacolari, Tiger Mask divenne presto il lottatore più popolare e amato del paese; o meglio, lo diventò Sayama dato che, diversamente dall’Italia e dal resto del mondo, in Giappone tutti erano a conoscenza della sua vera identità avendo i giornali dato grande risalto alla faccenda. Tanto popolare da essere campione per due promotion rivali, Tiger Mask fu tre volte campione WWF, due volte campione NWA e l’unico lottatore a detenere queste due cinture simultaneamente. Grazie a tali imprese entrò nel cuore dei tifosi e fu premiato dalla Tokyo Sports con i riconoscimenti di “Most Popular Wrestler of The Year 1981”, “Wrestler of The Year 1982” e “Best Technical Wrestler 1982”.
Ma com’è riuscito Sayama, in un’epoca ricca di talenti come la sua, a distinguersi dalla massa? Semplice: perché nessuno aveva mai fatto qualcosa di simile. Incredibilmente agile e veloce, Tiger Mask introdusse un nuovo stile, derivato dal lucha libre, fatto di calci volanti, salti mortali all’indietro e tuffi dalle corde, il tutto mescolato con sottomissioni tipiche dello shoot-style e tecniche acrobatiche degne di un film d’azione. Bret Hart, star della WWE, lo soprannominò il “Bruce Lee del wrestling” proprio a causa della sua spettacolarità ed enormi capacità atletiche. Con soli 173 cm di altezza per 95 chili circa di peso, Sayama non aveva di certo l’aspetto di un classico lottatore ma compensava a questo svantaggio fisico con la conoscenza delle più svariate tipologie di arti marziali, essendo in grado di mostrare un’infinità di mosse che nessuno aveva mai visto prima. Dal sambo al catch-wrestling, dal judo alla kickboxing, non c’era mai stato nessuno neanche lontanamente paragonabile a lui prima di allora; se lo chiamavano “Tensai”, il genio, un motivo doveva pur esserci. Inoltre, nei suoi giorni alla New Japan Sayama non è mai stato schienato, né in match singoli né di coppia, raggiungendo una striscia vincente pari solo a quella del grande Bill Goldberg. Il progetto di Inoki di creare il lottatore perfetto aveva funzionato alla grande. Il 30 agosto del 1982, in un match contro il rivale di sempre Dynamite Kid al Madison Square Garden di New York, Tiger Mask si cimentò in una mossa nuova, un volteggio eseguito aggrappandosi alle corde che fece molta impressione agli occhi dei fan americani. Alcuni anni dopo il wrestler Ray Misterio copiò questa tecnica, aggiungendovi un calcio alla fine, e la ribattezzò 619; una delle mossa più celebri nella storia del wrestling statunitense è, insomma, l’imitazione di una di quelle di Sayama.
A dimostrazione di una perfetta preparazione fisica, i suoi match erano estremamente realistici, anche se altrettanto spettacolari, e potevano durare fino a venti minuti, con tecniche eseguite senza sosta e colpi che spesso arrivavano a piena potenza; non era raro che questi incontri si trasformassero in vere e proprie prove di resistenza al dolore, con infortuni e ossa rotte. Se Sayama era in grado di sopportare una tale mole di colpi è solamente grazie all’allenamento a cui si era sottoposto sotto i celebri nomi di Karl Gotch, Yoshiaki Fujiwara e Kotetsu Yamamoto: un allenamento duro, infernale, e spesso ai limiti della vera e propria tortura. Antonio Inoki, uno che di certo non ci andava piano dato che era solito allenare i suoi discepoli gettandoli letteralmente fuori dalle auto in corsa, considerava Sayama “un allenatore crudele” persino per i suoi standard, e lo stesso Karl Gotch, nonostante lo reputasse il suo miglior allievo di sempre, lo ricordava come un “bullo da palestra” che picchiava i propri studenti. A riprova di questo fatto, basta una veloce ricerca in internet per trovare dei video che mostrano Sayama mentre picchia i suoi allievi col manico di una spada fino a farli sanguinare. Secondo la sua filosofia, infatti, chi provava il massimo del dolore in allenamento non poteva essere intimidito da nessun avversario. Grazie alla sua fama da duro, nel dojo della New Japan Sayama aveva il compito di dare il “benvenuto” ai nuovi arrivati, un lavoro che svolgeva con grande zelo e meticolosità: secondo Kotetsu Yamamoto “solo Antonio Inoki in persona era migliore di lui nell’arte di spezzare le ossa con un sorriso sulla faccia.” In realtà, nella vita privata era una persona molto tranquilla e scherzosa, una buona forchetta e un solido favorito del pubblico.
Per due anni e quattro mesi circa, Tiger Mask rimase sul tetto del mondo. Poi, senza alcun preavviso, all’apice della carriera annunciò pubblicamente il proprio ritiro dalle competizioni. Era l’8 agosto del 1983, un giorno terribile per la NJPW: all’epoca Sayama era in assoluto il lottatore più celebre del Giappone e deteneva due dei più importanti titoli del suo tempo, ma diceva di essere stanco di dover combattere match fittizi e, pare, anche del comportamento di Antonio Inoki all’interno della promotion, soprattutto per quanto riguardava le borse degli atleti. Per un intero anno Satoru Sayama rimase lontano dai riflettori, continuando a prepararsi in vista di un futuro ritorno e stringendo una solida amicizia con Akira Maeda, che di lì a poco sarebbe diventato la principale star del wrestling nipponico. Sayama lo aveva incontrato in un parco mentre si stava esercitando nel karate e, rimasto colpito dalla spettacolarità dei suoi calci, gli aveva proposto di iniziare ad allenarsi insieme. Presto ne divenne maestro, mentore, e allenatore: per queste ragioni, quando nel 1984 l’ex Tiger Mask debuttò nella Universal Wrestling Federation (UWFI), Maeda lo seguì a ruota. Per le arti marziali fu un importante periodo, quello, visto che Sayama, insieme a Maeda e al suo vecchio allenatore Yoshiaki Fujiwara, cominciò a plasmare un nuovo tipo di lotta che avrebbe rivoluzionato per sempre il mondo degli sport da contatto. Raccogliendo l’eredità di Karl Gotch e Antonio Inoki, sviluppò il concetto di shoot-style nel tentativo di creare l’arte marziale più completa possibile: quello che ne uscì fu uno stile di combattimento molto più realistico, i cui match non avevano esito predeterminato e dove si poteva attaccare l’avversario con calci, palm strikes e tecniche di sottomissione. In poche parole, Satoru Sayama era riuscito ad anticipare il resto del mondo nella creazione di quelle che oggi chiamiamo MMA!
Lottando come Super Tiger e vestendo un costume viola invece del classico giallo, dato che la NJPW possedeva ancora i diritti sulla gimmick di Tiger Mask, nell’ UWFI Sayama diede vita a match memorabili contro Akira Maeda ma presto i rapporti tra i due iniziarono a farsi conflittuali a causa di contrasti di tipo organizzativo e personale. La situazione si fece insostenibile al punto che, nel 1985, in un match in cui erano messi uno contro l’altro Maeda arrivò a calciare il rivale sotto la cintura. Poco dopo Sayama lasciò la UWFI facendo fallire la promotion, che si trovò all’improvviso senza più avversari di livello da contrapporre al campione, e rispedendo l’intero roster di lottatori alla NJPW. Per i seguenti dieci anni Sayama si tenne lontano dalle competizioni, tentando di far riconoscere lo Shoot Wrestling come uno sport ufficiale e criticando aspramente l’intero ambiente del puroresu. Scrisse anche un libro dal titolo “Kayfabe -Pro Wrestling is a fake. Shoot Fighting no.” nel quale rivelò i segreti di questo sport e ammise che i match erano finti e i vincitori scelti a priori. Arrivò addirittura a smascherarsi in diretta tv in segno di protesta per la cattiva gestione monetaria di Inoki all’interno della NJPW, un’azione che gli attirerà l’odio degli altri lottatori e il titolo infamante di “traditore”.
Desideroso di nuove sfide, nel 1986 aprì a Tokyo la Super Tiger Gym, una palestra dove potesse finalmente perseguire il suo sogno di diventare un istruttore di arti marziali. Si dimostrò capace anche in questo, diventando l’allenatore di gente come Yuki Nakai, Yorinaga Nakamura, Noboru Asahi, e Rumina Sato. Anche Noriaki Kuguchi, fondatore del combat wrestling, e il pioniere della shootboxing Caesar Takeshi passarono per il suo dojo. Sayama fu, insomma, il maestro dei maestri. Sempre nel 1986, ben sette anni prima della UFC, mentre i futuri fondatori del Pancrase Minoru Suzuki e Masakazu Funaki erano appena dei ragazzini e in Brasile i match si svolgevano ancora a porte chiuse nelle palestre, fondò lo Shooto e lo trasformò nella prima promotion di MMA della storia. Fu qui che grandi campioni come Hayato Sakurai, Takanori Gomi e Shinya Aoki mossero i loro primi passi. Per oltre dieci anni Sayama si dedicò a promuovere eventi di MMA, pubblicizzandoli con lo slogan “Questo non è il wrestling, noi picchiamo sul serio!”. Nei primi anni novanta, poi, organizzò gli eventi del Japan Vale Tudo, di cui Rickson Gracie diventerà il pluridecorato campione, contribuendo così all’introduzione del Bjj nel Paese del Sol levante. Da guerriero alla continua ricerca di sfide qual’era, si cimentò pure in alcuni match d’esibizione di MMA, pareggiando con Yoshinori Nishi e Yuji Ito e mettendo KO con un calcio alla testa l’ex rivale dei tempi del wrestling Kuniaki Kobayashi. Lottò persino in un match di kickboxing contro il campione statunitense Marc Costello, perdendo ai punti dopo essersi presentato all’incontro con appena un paio di giorni di allenamento alle spalle, e sfidò il suo vecchio allievo Kazuyuki Fujita a un match di MMA nel PRIDE, un confronto che però non avverrà mai. In pochi anni l’ex lottatore era riuscito a riguadagnare il successo e la popolarità di un tempo, e ci si potrebbe scommettere sul fatto che nessuno pensasse di vederlo mai più in azione su un quadrato di wrestling.
Ma Sayama, oramai dovreste averlo capito, era un mago nel lasciare le persone a bocca aperta: nel 1996, a seguito di alcuni disaccordi sulla gestione della promotion, lasciò per sempre la dirigenza dello Shooto e tornò a indossare la mitica maschera di tigre dopo più di un decennio di assenza dal ring. Il “nuovo” Tiger Mask, a cui veniva ora affiancato l’aggettivo di “Shodai”, originale, dal momento che dopo il suo ritiro nel 1983 le promotion giapponesi avevano cercato di rimpiazzarlo dando vita a tre lottatori con il suo stesso nome (Tiger Mask II, Tiger Mask III e Tiger Mask IV), tornò presto a far parlare di sé vincendo insieme all’ex allievo Yoji Anjo il TWA Tag Team Championship, il suo primo titolo nella categoria pesi massimi. Cominciò persino ad allenare altri wrestler tra i quali il secondo Super Tiger (Yuji Sakuragi), Naoya Ogawa, Tiger Dream, la versione femminile della tigre, e Ikuhisa Minowa, che scelse personalmente per interpretare il quinto Tiger Mask. Nel 1997, combattendo con un costume dorato e sotto il nome di Tiger King, ritornò nella NJPW per un ultimo, epico scontro con il suo vecchio mentore Antonio Inoki, venendo infine sottomesso per mezzo di una cobra twist davanti ai cinquantacinquemila spettatori che avevano assediato il Tokyo Dome in vista dell’evento del secolo. Dopo aver raggiunto le vette più alte dello sport, alle porte del nuovo millennio Sayama creò la propria arte marziale, il Seikendo, e fondò la federazione della Real Japan in modo da poter mettere in pratica questo nuovo stile. Non solo promoter ma anche lottatore, infatti, combatteva regolarmente nei main event contro wrestler molto più giovani di lui nonostante i suoi quasi cinquant’anni di età: anche se meno agile e visibilmente appesantito, agli occhi dei fan l’unica cosa che importava era che il loro eroe fosse tornato nell’arena.
Una vera leggenda vivente, dopo aver speso oltre quarant’anni di carriera nell’ambiente delle arti marziali Satoru Sayama può tranquillamente essere definito il wrestler più celebre, più controverso e, questo è certo, più spettacolare della storia. Entrato a far parte della Puroresu Hall of Fame, gli è riconosciuto non solo il merito di aver modificato per sempre il mondo del wrestling professionistico, dando visibilità ad una categoria fino ad allora bistrattata ed aprendo la strada a decine e decine di atleti, ma anche di aver inventato un nuovo modo di intendere lo spettacolo e, per quanto riguarda le MMA, di essere stato uno dei primi a promuovere match combinati di grappling e striking. La sua federazione, lo Shooto, organizza ancora eventi in tutto il mondo e ad oggi è la promotion di MMA più longeva di sempre.
Kazushi Sakuraba, superstar indiscussa delle arti marziali giapponesi, dirà di lui: “Vedere Tiger Mask per la prima volta da bambino ha avuto un impatto incredibile sul mio cuore. Mentre saltava e volava, tutti i suoi movimenti erano bellissimi…ero completamente sbalordito.”
Nel 2015, dopo aver subito una sconfitta per mano dell’ex lottatore di sumo Akebono Taro, Sayama si è dovuto sottoporre ad un’operazione chirurgica al cuore per risolvere un problema di angina che lo affliggeva da tempo. In una conferenza stampa ha dichiarato che il ritiro non è nei suoi piani e che continuerà a combattere nonostante il pericolo che ciò può comportare per la sua vita. Tiger Mask è tornato a salire sul ring il 23 giugno 2016, all’età di 59 anni. Ancora oggi, come sempre, tiene fede alla frase recitata nel titolo della sua storica musica d’entrata: “Ragazzi, siate una tigre!”

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