I motivi dietro il continuo rinvio di Joshua vs. Wilder

Anthony “AJ” Joshua vs. Deontay “The Bronze Bomber” Wilder è l’incontro che il mondo del pugilato sta aspettando con grande trepidazione. Entrambi pesi massimi vincenti, ma con modi opposti sia di stare sul ring che di comportarsi al di fuori del quadrato.

Joshua, 28enne, inglese, oro alle Olimpiadi di Londra del 2012, è campione di quattro sigle mondiali: IBF, WBA, IBO, WBO. Wilder, 32 enne, americano, bronzo olimpico nel 2008 a Pechino, ha conquistato tre anni fa la cintura WBC. Dunque, nel caso in cui si riuscisse davvero ad organizzare un match tra i due, il vincitore unificherebbe tutti i titoli disponibili: l’ultimo a riuscire in questa impresa è stato Lennox Lewis nel 2000. Ma quali sono i motivi per cui si sta rivelando così complesso vederli sullo stesso ring?

Gli interessi economici in gioco. Dalla vendita dei pay-per-view e dei biglietti per vedere l’evento dal vivo ai diritti televisivi all’estero, fino alle entrate garantite da sponsor e merchandising: il giro di affari è notevole e genera grosse cifre. Si tratta di un mercato che ultimamente ha assicurato ad alcuni atleti guadagni monstre: basti pensare ai 100 milioni di dollari incassati da Conor McGregor lo scorso agosto, peraltro al suo debutto nella boxe.

Perciò, in questo contesto, le parti in contrattazione cercano di strappare le condizioni più vantaggiose, spesso esasperando le richieste economiche. Ad aprile, il promoter di Joshua ha offerto 12.5 milioni di dollari a Wilder per l’incontro, cinque volte il valore della borsa massima ottenuta dall’americano nel corso della sua carriera. In risposta, il team di “The Bronze Bomber” ha definito la proposta “una cazzata”.

Joshua non ha bisogno di Wilder. “AJ”, nei suoi ultimi tre match, tutti disputati nel Regno Unito, ha venduto 250.000 biglietti. Ciò testimonia che, qualunque sia l’avversario, il suo pubblico lo seguirà sempre con interesse. Lo stesso promoter di Wilder ha riconosciuto che “in Inghilterra, Joshua è una rock star di altissimo livello. Ha dimostrato che non ha bisogno di una co-star per riempire uno stadio”.

“The Bronze Bomber”, invece, è relativamente sconosciuto persino in America, dove, quando ha combattuto, non ha incassato il sold out e soprattutto non è mai apparso in un incontro offerto in PPV. Tuttavia, il suo ultimo KO ai danni di Luis Ortiz ha registrato un picco di audience da 1.2 milioni di telespettatori.

Insomma, Joshua può fare a meno di questo incontro, che invece conviene al suo avversario.

Dove e quando. L’intenzione sarebbe quella di organizzare la riunione a Londra, al Wembley Stadium, che può ospitare 90.000 spettatori, e far sì che si svolga all’aperto, per rendere ancora più suggestiva (e mediaticamente appetibile) la cornice del match. Il problema è che le stagioni inglesi offrono, da un punto di vista climatico, una finestra di tempo ridotta per organizzare eventi di questo tipo.

Inoltre, qualora il confronto si svolgesse in Inghilterra, ci sarebbero diverse difficoltà negli Usa riguardo il fuso orario. E’ stimato che, se ad esempio l’incontro iniziasse alle 23 a Londra, a New York lo vedrebbero alle 17, e ciò comporterebbe una riduzione del 40% degli acquisti PPV. Lo stesso vale se il match si svolgesse negli Stati Uniti, con una discriminante: Joshua ha comportato la vendita di 300-400.000 pay-per-view nel Regno Unito per i suoi combattimenti, mentre nel mercato televisivo americano sarebbe un esordiente, come d’altronde Wilder.

Infine, il promoter di “AJ” ha fatto sapere che, se non si troverà un’intesa a breve, le trattative slitteranno, dato che Joshua sarà chiamato a difendere i suoi diversi titoli.

Nella storia della boxe diversi incontri, desiderati da pugili e pubblico, sono stati oggetto di lunghe trattative prima di vedere finalmente la luce. Altre volte, invece, non si sono mai svolti. Alcuni esperti concordano nel dire che Joshua vs. Wilder alla fine verrà organizzato, in virtù degli ingenti interessi in gioco. Addirittura, c’è chi parla della possibilità che i due atleti si impegnino in una trilogia sul modello Ali-Frazier. Sicuramente, un match del genere attirerebbe un’ampia partecipazione di pubblico, che renderebbe l’evento mainstream, garantendo incassi notevoli e generando un’audience che manca da tempo al pugilato mondiale.

Contenuto ispirato all’articolo “Devil in the details” di Wallace Matthews, pubblicato dalla rivista The Ring nel numero di luglio 2018.

Credit foto: Sky Sports

Autore: Tommaso Clerici

Laureato in Comunicazione e Società all'Università Statale di Milano, amo scrivere, pratico boxe.

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