La forza mentale di Marvin Vettori

Circa 18 ore fa, Marvin “The Italian Dream” Vettori ha affrontato il fighter neozelandese Israel Adesanya nell’ottagono targato UFC; il nostro connazionale ha perso per split decision (2 giudici su 3 hanno dato la vittoria ad Adesanya), ma è stato il primo avversario in grado di portare ai punti il neozelandese, reduce da 12 vittorie prima del limite su altrettanti incontri (ne avevamo parlato diffusamente qui: https://spiritoguerriero.wordpress.com/2018/02/24/chi-e-israel-adesanya-prossimo-avversario-di-vettori/).

Al di là delle considerazioni tecniche e tattiche sul modo in cui l’atleta di Mezzocorona abbia condotto il confronto, una cosa è apparsa subito evidente: Vettori non temeva per nulla Adesanya (nonostante, a quanto pare, diversi fighters avessero rifiutato di affrontarlo al suo esordio), e si è mostrato immediatamente sicuro dei propri mezzi, proprio come aveva dichiarato prima dell’incontro, iniziando a pressarlo e dimostrandosi aggressivo sin dal primo round.

Fattori psicologici quali motivazione, self-confidence, resilienza, focalizzazione sono intrinsecamente correlati a qualsiasi sport. L’aspetto mentale va di pari passo con quello fisico, lo influenza in modo netto e talvolta lo precede. Quando una squadra di calcio scende in campo demotivata, ciò si riflette senza filtri nel suo gioco, rendendo evidente la propria condizione a chiunque la osservi. Se questo vale per gli sport collettivi, è altrettanto vero per quelli individuali, e in particolar modo negli sport da combattimento.

Un atleta che sale su un ring o entra in una gabbia senza la convinzione di poter davvero vincere o non al top da un punto di vista mentale, difficilmente potrà nascondere o compensare questo svantaggio.

Marvin Vettori appare psicologicamente sempre più forte, e non è un caso: lui stesso ha dichiarato di essersi affidato a professionisti per allenarsi anche mentalmente, definendo molto importante riuscire ad essere freddi e calcolatori, sempre lucidi all’interno dell’ottagono.

Il lavoro mentale va fatto molto con sé stessi, ma in alcuni casi altre persone possono guidarti. Io varie volte lavoro con il dottor Lenny Wiersma, uno psicologo sportivo americano, che segue anche la nazionale di nuoto statunitense ed è un professore della California State University di Fullerton. Mi riferisco spesso alla solidità ed è importante anche quella mentale: devi essere come una quercia piantata per terra, molto difficile da manipolare o spostare. Bisogna essere bravi a non farsi condizionare dai tanti input esterni che ti circondano, a essere causa e non effetto delle situazioni: c’è tanta gente che parla, altra che guarda il match, l’avversario che dice cose durante la settimana, anche quando ci si incontra nei faccia a faccia. Bisogna restare sempre centrati sul momento ed essere consapevoli del dove si è a livello mentale. Sicuramente è un aspetto che va curato e per quanto mi riguarda l’allenamento sulla testa è importante quanto quello fisico“. (Fonte: http://www.repubblica.it/sport/vari/2018/04/06/news/lotta_mma_marvin_vettori-193153082/)

Un esempio è fornito dall’atteggiamento che “The Italian Dream” ha avuto contro il pericoloso neozelandese: non ha rifiutato lo scambio in piedi pur affrontando uno striker di alto livello (nonostante ciò gli sia valso qualche critica) né si è intestardito nel volerlo portare a terra, tattica messa in atto dall’ultimo avversario di Adesanya, Rob Wilkinson, e rivelatasi fallimentare. E’ proprio questo il punto: mentre Wilkinson non aveva minimamente considerato l’opzione di confrontarsi in piedi contro l’ex kickboxer, Vettori non si è reputato inferiore in partenza sotto quell’aspetto, così come era avvenuto con un altro striker, Vitor Miranda. Questa è stata una lezione che il nostro connazionale ha affermato di aver imparato dopo la sconfitta contro Antonio Carlos Jr:

Mi sono concentrato troppo sulle sue skills anziché sulle mie. Mi sono fatto condizionare dal suo curriculum, non lo farò più. Non ho voluto affrontarlo apertamente a terra se non obbligato a farlo ([…] Antonio Carlos Jr. ha un ottimo bjj ndr) e ho sbagliato perché quando sono stato in top position, nel secondo round, ho quasi finito il match. Non mi sarei dovuto fare problemi ad affrontarlo a terra, anzi avrei dovuto portarcelo io“. (Fonte: http://www.ultimouomo.com/marvin-vettori-e-pronto/).

Ma il primo, vero salto di qualità a livello psicologico Marvin lo aveva fatto dopo il match perso contro Bill Beaumont, precedente al suo ingresso in UFC. Prima di quell’incontro, a posteriori, il fighter italiano affermò di non sentirsi a proprio agio fino in fondo nella gabbia, di avere una strana frenesia che lo spingeva a cercare frettolosamente di chiudere il confronto e di non essere molto consapevole delle sue potenzialità.

Prima entravo molto carico, ma anche troppo emotivo. Sprecavo delle energie da usare nell’incontro. Negli ultimi due incontri ho trovato un equilibrio diverso, entro sempre carico, ma più calmo. Tanto io sono uno che parte al massimo fin dal primo secondo […]. Per cui salire sull’ottagono con tutta quella cattiveria mi faceva sprecare energie. Adesso sono più lucido“. (Fonte: http://www.ultimouomo.com/intervista-marvin-vettori-ufc/).

Una delle caratteristiche di Vettori è sicuramente quella di saper imparare dai propri errori, unitamente alla capacità di fare autocritica. La sua evoluzione è continua, e non comprende solo l’aspetto tecnico. Alla viglia del suo debutto in UFC, ai microfoni de “L’Ultimo Uomo” dichiarò:

“Io cerco di essere autocritico, però anche obiettivo. Se dico che sono superiore a un avversario è perché l’ho studiato, e penso di essere superiore. Mi dedico completamente a questo sport e non faccio altro, mi alleno dalle tre alle quattro ore al giorno, e faccio in modo di essere preparato in ogni aspetto. La sicurezza viene dal lavoro che fai”.

Prima del match contro Adesanya, l’italiano aveva affermato di volerlo “rompere mentalmente”. In effetti, nonostante la vittoria, il neozelandese non ha fornito una prova molto convincente, o almeno non sul livello delle precedenti: lui stesso si è detto deluso della propria perfomance. Vettori lo aveva previsto, dichiarando di volerlo stupire e lasciare interdetto, sostenendo di avere la piacevole sensazione che il suo avversario lo stesse sottovalutando. Purtroppo, questo non è bastato.

Quello che forse manca ancora all’atleta trentino, da un punto di vista mentale, è la capacità di non farsi coinvolgere troppo dall’andamento dell’incontro: ciò è avvenuto in particolare con Akhmedov, con cui a tratti Marvin ha accettato di scambiare apertamente, esponendosi in modo pericoloso (e criticando lui stesso, in un secondo momento, questa sua scelta). Occorre tenere sempre a mente che anche l’eccesso di sicurezza e convinzione può rivelarsi controproducente; tuttavia si tratta di aspetti che maturano con l’esperienza. L’importante è che vi sia una base solida su cui continuare a costruire.

 

 

 

 

Autore: Tommaso Clerici

Laureato in Comunicazione e Società all'Università Statale di Milano, amo scrivere, pratico boxe.

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