Andrea Verdemare a tu per tu

Amici di Spirito Guerriero, ho avuto il grande piacere di fare una chiacchierata con un grande campione di Bjj, Andrea Verdemare…

Ciao Andrea, grazie per aver concesso a Spirito Guerriero questa intervista.

L: Cominciamo dalle basi, per chi non ti conoscesse… a che età hai iniziato il Bjj? Chi è stato il tuo primo Mestre?

A: Se non ricordo male è stata l’estate tra i miei 17 e 18 anni, si parla quindi del 2002 più o meno. In realtà ero orientato come molti ad arti marziali tipo la muay thai, ma mio fratello che all’epoca si allenava già, ogni volta che tornava da una lezione mi usava come un Dummy per provare leve e strangolamenti e così decisi di provare anche io. Il mio Maestro è stato Federico Tisi, era cintura marrone all’epoca, con lui ho fatto il mio percorso dalla cintura bianca alla cintura nera fino a che ho scelto di dare inizio ad una mia realtà.

L: Quando hai deciso che avresti fatto l’agonista?

A: Allora quando ho cominciato c’era veramente poco in giro, perciò appena qualcuno organizzava una gara andavamo. In realtà per me fu complicato poiché, a differenza di oggi, non c’era una federazione, un regolamento, delle categorie di peso precise… percui spesso mi trovavo a lottare in categorie molto più psesanti delle mie. Poi cominciai a lavorare presso un noto negozio di giocattoli nel periodo di natale perché avevo il desiderio di competere alla seconda edizione del campionato europeo IBJJF, ero cintura blù all’epoca. Fu particolarmente dura… lavoravo 10 ore al giorno dalle 8 del mattino alle 8 di sera 7 giorni su 7, appena finito di lavorare scappavo in palestra. Dopo tanti sacrifici riuscii a gareggiare e a vincere diventando il primo italiano nella storia del nostro sport a vincere l’europeo negli “Adulti” (fino a 30 anni di età).
Da lì cominciai a pensare che forse qualcosa di buono finalmente nella vita lo stavo combinando e così diciamo che ho intrapreso la via dell’agonismo.

L: Oltre che agonista sei tu stesso Professore… rifaccio la stessa domanda che ho posto a Serena nella sua intervista di settimana scorsa… Cosa deve dare un Maestro ai propri allievi, oltre al bagaglio tecnico?

A: Allora la tecnica è una parte importante, ma un buon maestro deve dare prima di tutto DISCIPLINA. Caratteristica senza la quale è difficile raggiungere qualsiasi risultato, purtroppo al giorno d’oggi è un po’ complicato poiché molte persone hanno preso le arti marziali come semplici attività ricreative e quindi non comprendono che sul tatami esistono delle regole che devono essere rispettate per mantenere un ambiente favorevole all’apprendimento e al conseguimento dei risultati di tutti.
Una cosa che reputo altrettanto fondamentale è avere un programma tecnico ben chiaro e strutturato al fine di far comprendere ai propri allievi i principi fondamentali del Bjj, la mia teoria è che è come quando si legge un libro andando di capitolo in capitolo (capitolo 1, capitolo 2, capitolo 3) se invece si salta da una tecnica all’altra senza creare connessioni logiche, l’apprendimento risulta più lento, motivo per cui le mie scuole ricevono un programma tecnico ad inizio anno uguale per tutti. Infine penso sia importante essere un esempio positivo… io cerco di farlo dando la mia massima disponibilità in palestra, cercando di essere sempre educato e cordiale (per quanto i miei limiti caratteriali me lo permettano) dando il 100% negli allenamenti come professore e come atleta e cercando per quel che posso di gareggiare e portare buoni risultati che siano di ispirazione per i ragazzi e lustro all’accademia.

L: Più o meno tutti sappiamo come si allena il fisico… ma la mente, come la alleni?

A: La mente è un mistero, ognuno ha una chiave diversa. Ci sono alcune cose importanti da capire e fare proprie, ma se una rivoluzione non parte da noi stessi non cambieremo mai. Io ho avuto un lungo periodo nero ad esempio dalla fine della cintura marrone a poco tempo fa: abituato a vincere fino all’europeo di marrone sono arrivato al mondiale e persi per la prima volta alla prima lotta, presi comunque la cintura nera e da li in poi per molto tempo non sono riuscito a vincere una lotta…non una gara, proprio una lotta. Alcune volte era per 2 punti o un vantaggio, altre volte perdevo per finalizzazione… ma più andavo avanti più mi sentivo inadeguato. Poi, inseguito ad alcuni problemi ho ritrovato la motivazione di far bene e sono riuscito ad piazzarmi sul podio europeo cinture nere adulti e da li agli ultimi risultati arrivati quest’anno il mio focus è rimasto lo stesso: fare bene per me e per le persone che credono in me. Bisogna tenere presente che il dolore, il fallimento e l’angoscia fanno parte del percorso, capire che per arginarli bisogna capire il perché lottiamo e focalizzarci sulle nostre motivazioni e su noi stessi senza pensare agli altri, a quello che diranno o penseranno di noi, in definitiva chi ti vuole bene ti sosterrà sempre, nelle vittorie e nelle sconfitte più nere… le persone a cui non piaci invece non cambieranno idea su di te nemmeno se fossi il più forte, saggio e simpatico del pianeta.

L: Parlami della tua Accademia, la FLOW ACADEMY, come sono strutturati i corsi?

A: Flow è nata con l’idea di portare un Jiu Jitsu nuovo e al passo con i tempi, con le giuste modalità. Per farlo ho dovuto implementare molte classi (3/4 al giorno tutti i giorni) suddividento in:
Basic: in cui si lavora sui movimenti fondamentali, le tecniche più basiche e le dinamiche della lotta (come i punteggi).
Fundamentals: è un turno in cui lavoriamo più specificatamente le situazioni di lotta partendo dalle proiezioni e tutto ciò che poi si sviluppa la suolo cercando di affrontare situazioni reali di lotta non posizioni statiche.
Advanced: si lavora sulle tecniche di gara più moderne come concatenazioni di passaggi, guardie aperte…
Competition: è un turno particolarmente intenso che prevede drills guidati come riscaldamento e molto sparring alternato a esercizi fisici con lo scopo di stressare fisicamente e mentalmente gli studenti cambiando costantemente il ritmo dell’allenamento.

L: “Mezzo kg” il tuo soprannome… ho qualche idea da dove possa venire, ma meglio che me lo spieghi tu…

A: Chiaramente è legato al fatto che sono sempre stato magro, da quando sono bambino non ho mai assimilato i grassi… in ospedale mi fecero fare per ben 3 volte il test dell’assorbimento dei grassi facendomi mangiare un panetto di burro a volta e controllando i grassi nel sangue e ogni volta il valore era uguale a prima che mangiassi. Ora considerato il fatto che avevo 17 anni quando ho cominciato a praticare bjj e il mio peso corporeo era di a mala pena 55kg all’ingrasso, durante uno sparring stavo tentando di passare la guardia del mio compagno con un passaggio di pressione (che è inevitabilmente fallito) e il mio maestro che era li a dare consigli disse la galeotta frase “Ma dove vuoi andare che pesi Mezzo Kilo”. E da lì mi si è appiccicato addosso… non lo amavo all’inizio, tutti sognano un nome tipo “The Storm” o che ne so “The Dream Killer” e invece a me era toccato “Mezzo kilo”, ma poi con il tempo è diventato praticamente il mio vero nome… anche mia madre mi ci chiama ogni tanto. 😀

L: I prossimi obiettivi?

A: I prossimi obiettivi… in realtà competo come ho detto per la mia squadra, per farla crescere e essere di esempio, per me stesso vorrei solamente vincere l’europeo anche da cintura nera (unica cintura che mi manca e nella quale ho collezionato bronzi e un argento). Ma il mio focus principale è nella mia squadra che sta crescendo molto in termini di numeri e di risultati, perciò il mio obbiettivo e migliorarne l’organizzazione per poter dare a chi entra nella squadra un esperienza sportiva e umana eccezionale in un team ben organizzato e coeso.
Vi ringrazio tantissimo per questa opportunità… spero che i vostri lettori possano aver trovato questa intervista interessante.

Ecco questo è Andrea Mezzo kg. Verdemare… mi ha colpito l’umiltà di questo campione che non è presentissimo sui vari social e preferisce sudare in palestra piuttosto che farsi selfies tutti i giorni!! Grazie a te Andrea, continua così campione! 💪🏻💪🏻

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