MICHELE VERGINELLI

***** MICHELE VERGINELLI *****

Michele “Iron Mike” Verginelli, un atleta che non ha bisogno di presentazioni. Orgoglio italiano da anni, Michele è riconosciuto a livello mondiale come uno dei più completi fighter in circolazione.

Papà romano e mamma calabrese, Michele è nato e cresciuto nel quartiere borgata di Torpignattara a Roma, nel 1973, per poi trasferirsi dopo pochi anni in un’altra zona, all’epoca “molto calda” di Roma, il quartiere Laurentino.
Molto legato alla famiglia, vera ancora e porto sicuro in un periodo storico dove, per chi cresceva in certe realtà urbane degradate ed abbandonate dalle istituzioni, il rischio di “finire male” o di inciampare in “amicizie sbagliate” era praticamente all’ordine del giorno, “Iron Mike” cresce con solide basi e valori granitici.

“Papà è stato avaro in quanto a calore umano, ma doveva pensare a sfamare 6 figli e da quel punto di vista nulla posso rimproverargli. Un grande lavoratore che si alzava alle 5 del mattino, ma il vero collante familiare è stata mia madre. Tipica donna del Sud, ha sacrificato e speso ogni energia per tenere unita la famiglia anche nei periodi più difficili”.

Altro importante punto fermo nella vita di Michele è stato lo sport. “Mi ha tolto il tempo per poter cadere in tentazione e rischiare, come purtroppo è capitato a due dei miei fratelli, di incappare in cattive amicizie e prendere una strada che non mi appartneva e non mi appartiene”. Purtroppo in quegli anni Roma è invasa dalla droga; c’era più cocaina ed eroina nelle strade che acqua nel Tevere e, purtroppo, ad esserne vittime sono anche due dei fratelli di Michele, che purtroppo non ce l’hanno fatta. Gli chiesi se aveva provato rancore verso coloro che avevano portato i suoi fratelli in quell’abominio. Questa fu la sua risposta: “Io rancore l’ho provato soprattutto verso i miei fratelli, vedendo il dolore lacerante che causavano a mia madre e alle mie sorelle. Vendetta verso chi li aveva portati dentro quello schifo? Certa gente non merita nemmeno il lusso di essere presa a pugni. Ti infettano solo a toccarli. Ho riversato nello sport anche tutta la mia rabbia e la mia determinazione nel dedicarmici”.

Il primo approccio è nell’atletica, precisamente nel lancio del giavellotto, mentre per vederlo negli sport da combattimento dobbiamo aspettare che compia i 18 anni. Sono il Full contact e la Kick Boxing le prime discipline nelle quali Michele si cimenta, seguite subito dopo dal Sanda, nel quale si laurea nel 1992 campione italiano di Sanda, titolo che si aggiudicherà in tutto per ben sei volte (due da amatore e 4 volte da professionista). Qualche anno più tardi, a cavallo fra il 1998 ed il 1999 Michele Verginelli fa letteralmente la storia. Vince per ben due volte il campionato mondiale di Sanda e, primo italiano a combattere in Italia (a Roncadelle) in tale disciplina, affronta e sconfigge in un match di Valetudo l’olandese Rodney Faverus. A seguire Michele in questi primi anni di carriera c’è Agostino Moroni.

Dal 1998 al 2000 combatte in ben 8 incontri vincendoli tutti (7 su 8 prima del limite), combattendo sia in Italia che all’estero contro avversari ostici e di assoluto valore. “Non ho mai cercato di vincere facile nè di costruirmi lo score. Ho invece sempre cercato di migliorarmi cimentandomi in diverse discipline, cercando di competere con i migliori affinchè potessi imparare da loro”. Umiltà, tenacia e spirito di sacrificio proiettano Michele Verginelli nell’Olimpo dei fighter mondiali.

Il successo più bello lo raggiunge, però al di fuori della gabbia o dei ring nei quali ha combattuto. Dal suo legame sentimentale con Laura, durato una decina d’anni, nasce sua figlia Michela e quando ne parla gli occhi gli si illuminano in un modo che non è assolutamente possibile descrivere. L’amore che trasmettono il suo volto ed il suo sorriso quando il discorso si sposta sulla figlia è qualcosa di unico. “Ho assistito al parto ed ho anche pianto per l’emozione di tenere fra le braccia quel corpicino cosi tenero e minuto.

Non so se anche lei si dedicherà agli sport da combattimento; Michela ha delle doti artistiche molto spiccate, potrebbe essere quella la sua strada, anche se ultimamente si sta interessando sempre di più a quello che è il mio mondo e mi ha chiesto anche di darle delle lezioni. In un figlio vedi sempre una parte di te e la cosa che mi piace di più è che, mentre cresce (ormai ha 15 anni n.d.r) mi vedo sempre di più in lei. Cerco e spero di essere un buon padre e di trasmetterle dei sani valori”.

Purtroppo la serenità e solidità familiare che Michele sperava di aver costruito, coronata appunto dalla nascita di sua figlia, si interrompe dopo meno di un anno; il suo decennale legame con Laura si chiude definitivamente, “Un rapporto che mi ha regalato momenti belli ed intensi ed altrettanti difficili, ma l’amore è anche questo”, ed Iron Mike rimane per alcuni anni lontano dalle gare e dalle competizioni, dove torna nel 2005, incontrando, purtroppo, la prima sconfitta della sua carriera combattendo al Meca 12 contro Rafael “Barata” Freitas, con un verdetto decisamente generoso verso il brasiliano. in quella stessa serata (lo scriviamo tanto per far capire l’importanza dell’evento e di quale prestigio già fosse in possesso Verginelli per essere invitato a tale competizione) si combattè un grandissimo match fra Josè Aldo ed Anderson Silverio.

L’anno successivo è invece quello che vede scoccare un nuovo amore sportivo per Michele: è l’inizio della sua avventura nel calcio storico fiorentino, dove da ben 11 anni è protagonista nelle fila dei Bianchi di Santo Spirito, compagine dove militano o hanno militato altri nomi molto importanti (come anche nelle altre squadre che si contendono il trofeo finale), fra i quali Gianluca Caruso e Matteo Minonzio. “Quest’anno però non ho potuto disputare la finale a causa di una squalifica avvenuta in una specie di rissa dove sono intervenuto per difendere un compagno di squadra”, ci dice Michele, abbozzando un sorrisetto come quello dei bambini che confessano di aver fatto una monelleria. Nonostante la sua assenza, i Bianchi conquistano uno storico triplete sconfiggendo per 6 cacce contro 5 e mezzo i Rossi di Santa Maria Novella.

Sempre nel 2006, a Novembre, troviamo Michele in Brasile, a San Paolo, dove al Fury 2 affronta, uscendone purtroppo sconfitto, Giva “The Arm” Santana. Nonostante incappi in una nuova sconfitta, l’attenzione e l’opinione dei maggiori esperti non diminuisce, tutt’altro; il coraggio con il quale l’atleta italiano si cimenta ogni volta viene chiamato in causa fa breccia non solo nei tifosi ma anche e soprattutto negli organizzatori che, l’anno successivo, lo richiamano per la terza edizione, organizzando\n per lui un match contro Daniel Acacio, atleta che si presenta con un record di 10-5. Anche questa volta l’esito è negativo, caratterizzato da diversi dubbi sulle decisioni dei giudici, ma anche questa terza sconfitta non intacca nè scalfisce l’immagine del nostro atleta, ormai unanimemente riconosciuto quale uno dei maggiori interpreti in campo mondiale di questa disciplina, soprattutto per le sue indiscusse qualità mentali. La grande determinazione, la capacità di uscire dalle situazione più critiche sia nello sport che nella vita senza mai apparentemente scomporsi più di tanto, affrontando sempre di petto ogni evento (ad esempio una sera di alcuni anni, durante una notte nella quale il caldo era notevolmente opprimente, prese, assieme all’immancabile figlia, il materasso e lo portò fuori sul balcone trascorrendo lì la notte per poi risvegliarsi zuppo di umidità), lo hanno reso un esempio ed un punto di riferimento per moltissimi che si approcciano al mondo degli sport da combattimento. “Non mi sono mai scelto un avversario nè ho mai voluto che mi si chiedesse di farlo. Un incontro, vinto o perso che sia, deve servire in primis a migliorarsi e ad accumulare una maggiore esperienza da utilizzare nell’incontro successivo; a me non interessa fare match solamente per riempire di x la casella delle vittorie. alla lunga non serve a niente, perchè solamente in una visione limitata di questo sport, ed è limitata proprio perchè viene fatta da pochi e non di alto livello, si può pensare che i grossi circuiti e le maggiori Promotions possano scegliere un atleta solo basandosi aridamente su un mero score. I grandi matchmaker e le principali organizzazioni si informano anche e soprattutto su quanti e quali avversari uno abbia incontrato e, naturalmente, dove li abbia affrontati. Se ti costruisci una immagine da campione di condomionio, solo nei condominii potrai combattere. come esci dal tuo cerchio la realtà viene a galla”.
L’anno si conclude comunque con la vittoria su Carciuc per sottommisione (armbar) al primo round.

La carriera procede quindi speditamente negli anni successivi, sempre affiancata dal suo impegno nel calcio storico fiorentino. Il 18 Giugno del 2009 affronta nientemeno che Igor Araujo in uno Sport Palace di Piazza Apollodoro (Roma) che presentava nella card atleti come Luigi Fioravanti, statunitense ma di chiarissime origini italiane vincitore del The Ultimate Fighter 3 e protagonista di vari match in UFC fra il 2006 e il 2009. La vittoria viene dai giudici (con giudizio non unanime) assegnata ad Araujo, ma Michele ne esce come sempre a testa altissima a tal punto da essere contattato dalle maggiori promotions europee e mondiali (XC, SHC, CGP, WFE, CMMA e CWFC) collezionando ben 6 vittorie (1 Ko, 2 TKO, 1 sottomissione per RNC e due per Decisione unanime), due sole sconfitte (entrambe per decisione, a dimostrazione che Iron Mike non lo butti giù) ed il pareggio nel match contro Norman Paraisy nel SHC 4, dove nella stessa serata erano in card anche Ivan Musardo, opposto a Hristov, e, nell’incontro di cartello, Jeff Monson contro Maro Perak.

Questo ruolino impressionante è il biglietto da visita con il quale, il 24 Marzo 2012 in un gremitissimo forum di Assago, Iron Mike affronta nell’Oktagon il brasiliano Anderson da Silva (lo stesso che sarà battuto nel Gennaio 2015 da Marvin Vettori al Venator) in un incontro ad altissima spettacolarità. L’atleta italiano trionfa vincendo al primo round per ko a seguito di una perfetta serie di gomitate sferrate in fase di lotta a terra.

Tra il 2012 ed il 2013, anno dell’ultimo incontro di MMA finora combattuto da Michele, si susseguono altri 3 matches, fra i quali quello contro il fortissimo Andrei Semenov. “E’ il combattente che più mi ha impressionato fra i miei avversari. Duro, resistente e con colpi pesantissimi; una vera macchina da guerra, però neanche lui è riuscito a buttar mi giù” mi ha detto Iron Mike parlando di quell’incontro.

La vita però non è fatta solamente di incontri, di sport e di attività in palestra; vi sono anche altri ambiti più personali ed intimi che non possono e non devono essere tralasciati, in quanto permettono di dare all’anima quel completamento ed appagamento che lo sport ha regalato al fisico. Nonostante il suo essere decisamente introverso e poco incline all’espansività, “Ma da piccolo era ancora peggio; adesso anche grazie allo sport e alle mie attività, stando a contatto con tantissime persone, sono decisamente più aperto rispetto a prima. Pensa che a 5 anni se qualcuno, non necessariamente adulto, mi rivolgeva la parola, io abbassavo lo sguardo a terra e non riuscivo praticamente ad articolare parola alcuna”, nella sua vita entra la sua attuale compagna, Francesca, “Una donna splendida e meravigliosa che mi sta dando veramente tantissimo. Per carità come tutte le donne ha la sua dose di rompimento di scatole e di stress da elargire, ma è comunque una presenza che per me ha un grande significato nella mia vita. Mi dispiace che io, caratterialmente cosi poco incline al manifestare apertamente certi sentimenti, non riesca a ricambiare in proporzione a quello che mi da lei, che è davvero tanto”.
Nella casa di un guerriero inoltre non poteva di certo mancare anche un animale per allenarsi nel combattimento pure quando si è fra le mura domestiche; non riuscendo a trovare una tigre bianca, perchè l’altro Iron Mike, Tyson, è arrivato prima, a fare da sparring a Michele Verginelli c’è invece Nelson (chiamato cosi dalla figlia in onore del premio nobel Nelson Mandela), un gatto dal carattere (ed anche dal colore del pelo) simile a Darth Vader di Guerre Stellari.

P.S: Ringrazio moltissimo una persona che mi ha aiutato a preparare parte del racconto/intervista e nello scegliere alcune foto che vi presentiamo. questa persona ha anche un messaggio per Michele:

“Vorrei dire a papà che sono molto fortunata ad avere un padre come lui e che anche se delle volte mi rimprovera perchè lo faccio arrabbiare, so che lo fa per migliorarmi e farmi crescere ogni giorno di più.

Ti voglio tanto bene papà,

Michela ”

Alla sua carriera di combattente e di protagonista nel calcio storico fiorentino (come raccontato precedentemente),

Iron Mike ha aggiunto un altro tassello nel puzzle della sua poliedrica vita, quello da brand Ambassador del Magnum Fc, l’ambiziosa Promotion creata da Max Baggio, presidente della Kombat League, e da Patrizia Marin, affascinante ed espertissima presidentessa di Marco Polo Experience, azienda leader nella promozione e sponsorizzazione di eventi con grande attenzione ai rapporti con i mass media. E’ lo stesso Michele a spiegarci la sua decisione di collaborare a questo progetto “A differenza di altre situazioni, a convincermi sono state soprattutto la chiarezza e l’altissima professionalità delle persone coinvolte, nonchè, cosa per me fondamentale, la volontà di creare un qualcosa di duraturo che permetta una continuità fin qui mai purtroppo realizzata. L’organizzazione è gestita in ogni aspetto da professionisti di ogni campo ed al centro del progetto c’è l’atleta, che viene trattato da professionista in tutto e per tutto, a partire dalle borse che percepisce”.

Quello della professionalità degli atleti è, soprattutto qui in Italia, un tasto assai dolente. Chiediamo a Michele di chiarire e, se possibile, ampliare il discorso. Non si fa pregare “In primis noi trattiamo l’atleta da professionista partendo, come già specificato, dal compenso. Inoltre non obblighiamo gli atleti a vincoli restrittivi, tutt’altro, concediamo loro la massima libertà di poter combattere anche in altri eventi e Promozioni. Ritengo che uno dei gravi problemi che abbiamo qui in Italia sia proprio questo considerare gli atleti una proprietà per poter lucrare su di essi. Questo avviene in primis anche nei team, molti dei quali sono quasi delle vere e proprie sette che impediscono agli atleti di confrontarsi con realtà al di fuori del team stesso. Colpe però ne hanno anche gli stessi combattimenti, perchè loro stessi devono imparare a mettersi in gioco e non a pensare esclusivamente alle caselline dello score, credendo ingenuamente che i Promoter ed i Matchmaker delle più importanti organizzazioni siano cosi sprovveduti da non saper leggere dietro uno score. Lo sport, e soprattutto quello da combattimento, come prima cosa serve a migliorarsi e lo si pratica per vedere i propri limiti per poi imparare a superarli. Assurdo pensare di fare strada scegliendo solo e sempre avversari di comodo. Se non cambiamo questa mentalità, pur avendo negli ultimi anni moltiplicato il gran numero dei praticanti, soprattutto nelle MMA, non vedremo mai un aumento a livello qualitativo, mentre negli altri paesi, soprattutto nell’Est Europa, ma anche in Gran Bretagna, l’incremento quantitativo ha permesso di forgiare anche atleti di livello superiore. Molti fighters italiani non difettano rispetto a quelli stranieri nel fisico o nella tecnica, ma a livello di testa. Prima ancora di raggiungere determinati traguardi si atteggiano già a superstar e poi, come detto prima, per paura di rovinarsi lo score, rifiutano di affrontare incontri dove potrebbero venire sconfitti”.

Anche sugli attuali nostri alfieri nella massima rassegna mondiale Michele ci rilascia una dichiarazione.
“Sono due ragazzi molto talentuosi e che hanno anche grandi mezzi fisici. Preferirei che Marvin fosse più concentrato su se stesso e sul suo percorso di crescita come combattente e accantonasse un po’ il trash talking. Deve ancora dimostrare parecchie cose. Alessio ha un atteggiamento che mi piace molto, soprattutto come affronta i match. A lui consiglio una maggiore aggressività”.

Un pensiero è rivolto anche a chi volesse entrare a far parte del mondo degli sport da combattimento.
“Le MMA, ma anche tutte le altre discipline, possono dare molto sia a chi esce da un contesto sociale critico sia a chi ha avuto la fortuna di avere una diversa socialità, più agiata e comoda. Inoltre nel futuro, cosa da non sottovalutare soprattutto in una fase come quella che stiamo vivendo da alcuni anni, possono anche essere una opportunità di lavoro che consentirebbe di coniugare la possibilità di guadagno con lo sport ed il divertimento”.

Ringraziamo Michele per il tempo che ci ha dedicato e ci stringiamo intorno a lui affinchè senta tutta la nostra vicinanza e partecipazione.

Le emozioni sono quei battiti del cuore che avvicinano l’essere umano a Dio.

(a cura di Emiliano Palombi)

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