1999: il primo evento di Mma in Italia

Il 10 aprile 1999 Marco Panattoni, allora venticinquenne, organizzò “UFB: Ultimate Fight Brescia”, il primo evento, un torneo tutto in una notte in cui si fronteggiarono 8 atleti, con regolamento UFC in Italia. Più precisamente, le regole erano le stesse di UFC 1: non c’erano round o limiti di tempo né guantini protettivi e limiti di peso; era vietato cercare intenzionalmente di uccidere o storpiare l’avversario, perciò non erano concesse le dita negli occhi e i morsi. “Rispetto alle Mma attuali – spiega Panattoni – a terra era valido colpire con gambe e ginocchia al viso. Ciò cambiava completamente le fasi al suolo, perché, essendo i soccer kick e gli stomp kick concessi, quando un atleta subiva un takedown poteva calciare con il tallone il viso dell’avversario, rendendo la lotta a terra molto diversa da quella che si vede oggi. Era differente anche l’uso della gabbia: ci si poteva aggrappare e tenere per avere un vantaggio sull’avversario. Insomma, le regole generali e di tutela dell’incolumità dell’atleta erano le stesse del primo torneo siglato UFC”.

Da dove nasce l’idea di proporre per la prima volta in Italia un evento del genere? “Ho tratto spunto – chiarisce l’organizzatore – guardando le vecchie cassette VHS in cui avevo registrato UFC 1, nel quale c’erano incontri inter stile, ovvero diversi stili di combattimento l’uno contro l’altro. All’epoca non esisteva il concetto di arti marziali miste, la logica era: visto che tu che fai karate dici di essere più bravo del pugile, chiudiamovi dentro una gabbia dalla quale chi esce, vince”.

All’Ultimate Fight Brescia Panattoni invitò Michele Verginelli, perché “era un fenomeno, lo chiamavano il Tyson bianco; anche adesso è il migliore atleta di Mma che abbiamo in Italia, un monumento per questo sport”, affermando anche di averlo avuto protagonista in altri suoi eventi precedenti. A questo punto la parola passa proprio a Michele, che ha raccontato così l’esperienza:

Nel primo sorteggio ero capitato con un olandese della Mejiro Gym, si chiamava Rodney Faverus (Rodney Glunder, ndr) e aveva all’angolo Andre Mannaart. Era favorito, ma dopo undici minuti e mezzo l’ho sottomesso, conquistando la finale. A questo punto dovevo affrontare un mio compagno di palestra, Giuliano Pierini, che mi propose di dividere equamente la borsa senza farci troppo male: non ci pensai neanche un secondo, dopo aver sconfitto l’olandese alla fine di un match molto duro volevo mettermi in tasca tutti e 10 i milioni di lire in palio; vinsi per sottomissione dopo poco più di un minuto”.

Panattoni, nonostante la giovane età, aveva già organizzato mondiali di kick boxing e muay thai. Scelse di occuparsi anche delle prime forme di Mma perché “volevo lanciare una disciplina che ritenevo potesse essere lo sport del futuro, e il tempo mi ha dato ragione”. Ma diciannove anni fa le reazioni furono durissime: “L’evento era stato organizzato con tutti i crismi: ambulanza, medico, autorizzazioni, eccetera. Ma l’allora sindaco aveva deciso che a Brescia, nella sua città, un evento del genere non doveva esserci, con fare da sceriffo. Sono stato denunciato da lui ai Carabinieri per istigazione alla violenza e una serie di cose assurde. Il giorno prima dell’evento la Digos ha vietato l’uso del palazzetto prestabilito, perciò fummo costretti a spostarci a Roncadelle: nonostante ciò registrammo il tutto esaurito, tremila spettatori. I principali media dell’epoca, Mediaset, Rai, e volti noti della Tv e radio italiana mi intervistarono. In seguito mi rinviarono a giudizio e processarono, solo per avere fatto una manifestazione sportiva; naturalmente mi hanno assolto in primo grado dichiarando che il fatto non sussisteva, però è stata una vicenda che mi ha segnato essendo io all’epoca molto giovane”. Infine aggiunge: “E’ stato l’utilizzo della gabbia a scatenarmi contro l’attenzione della Digos. Ricordo che molti personaggi di spicco delle arti marziali dell’epoca erano presenti tra il pubblico: anche Carlo Di Blasi, che criticò duramente l’Ultimate Fight Brescia, salvo poi organizzare l’Oktagon con la gabbia..”.

Successivamente venne annunciato un altro evento simile a Roma, che però non vide mai la luce. “L’evento di Roma, organizzato insieme al Maestro di Verginelli, Agostino Moroni – chiarisce Panattoni – venne annullato perché la Digos lo vietò. Pensavo che in una piazza più grande si riuscisse a organizzare con più facilità, ma invano. Da lì ho capito che l’Italia non era il posto adatto per fare eventi del genere. Sono passati vent’anni e adesso le cose sono cambiate, perché l’Ufc ha semi sdoganato le Mma, che comunque qua da noi non vengono trasmesse da nessun media di una certa rilevanza, ma solo in reti minori. All’epoca sembrava che organizzassimo qualcosa di scandaloso, quando il mio Ultimate Fight Brescia era molto meno cruento, ad esempio, del calcio storico fiorentino, lo sport che personalmente ritengo essere il più violento al mondo, ma considerato un evento culturale e quindi largamente accettato. Non ho più organizzato eventi dopo questa esperienza e soprattutto dopo un processo: ho imparato che il privato cittadino contro lo Stato ha solo da perdere, e ho preferito rinunciare”.

Autore: Tommaso Clerici

Laureato in Comunicazione e Società all'Università Statale di Milano, amo scrivere, pratico boxe.

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