SI PUÒ SCONFIGGERE ANCHE IL PROPRIO KARMA

Molto raramente, anzi forse questa è la prima volta, ho scritto articoli che non riguardassero specificatamente le MMA, eppure quando ho avuto modo di conoscere la storia di un ragazzo speciale che giorno dopo giorno insegue il suo sogno più grande, non ci ho pensato due volte e ho voluto fortemente essere io a portarvela davanti agli occhi.

Partiamo dall’inizio. Ci troviamo a Bergamo all’incirca nel 2010, quando un ragazzino di appena nove anni entra in una palestra per fare semplicemente dell’attività motoria, così come tanti, prima e dopo di lui, ma quella non è una semplice plaestra; in quel luogo dove il giovane Alessandro per due volte alla settimana si allena, si trovano i fratelli Sindy e Bobo Huyer, i quali diventano in breve gli idoli indiscussi del protagonista della nostra storia. Alessandro vorrebbe fare Muay Thai, ma la palestra dove si allena non ha fra le proprie offerte quel corso. La possibilità si presenta poco dopo, quando per uno stage arriva a Bergamo Sak Kaopelek ed Alessandro partecipa rimanendo praticamente estasiato da questa esperienza. Certo, è molto giovane, poco più che un bambino e non ancora un adolescente, quindi non è per nulla facile affrontare con i genitori determinati argomenti, ma il giovane ragazzo ha le idee chiare, molto chiare. Quella è la sua strada e la vuole percorrere ad ogni costo! Se non è stato per niente facile parlare con i genitori, immaginate quanto possa essere stato complicato per questi ultimi non solo accettare le decisioni del figlio, ma anche aiutarlo in questa sua passione. Ben tre volte alla settimana la mamma ed il papà di Alessandro lo portavano a Milano, precisamente a Rho, per permettergli di continuare ad allenarsi.

Naturalmente, come sempre, avendo ogni medaglia un rovescio, anche in questo caso le difficoltà concrete non mancavano; dopotutto conciliare il grande amore di Alessandro per questo sport con gli impegni scolastici non era semplice, così come non lo era il conciliare poi il tutto con gli impegni lavorativi dei genitori.

Dopo un camp in Thailandia di 15 giorni con Cristian Daghio, vedendo la felicità del figlio, nonché le sue prospettive, i genitori di Alessandro decidono di assecondare definitivamente la scelta del figlio e, dopo un’attenta analisi e valutazione, il papà di Ale decide di mettersi in aspettativa dal lavoro per rimanere assieme al figlio in Thailandia e trasferirvisi definitivamente a partire dal successivo Gennaio, nonostante anche il parere contrario delle insegnanti di scuola del ragazzo
Nel frattempo Alessandro inizia a combattere i primi match e suo padre si rende conto che, sebbene il ragazzo abbia le carte in regola, viene gestito non adeguatamente per cui i match vinti sono inferiori alle attese e alle possibilità del giovane.

Tornata nuovamente l’Estate, anche la mamma di Alessandro torna in Thailandia dopo aver trascorso i mesi precedenti in Italia, lontana tanto dal figlio quanto dal marito, il quale invece, dopo essersi definitivamente licenziato dal lavoro per seguire Alessandro, torna a Bergamo per la necessità di doversi procurare dei documenti. Mentre Mirko, il papà di Ale, è in Italia, la vita decide di salire sul ring, improvvisamente, come solo lei sa fare, per colpire duramente e senza alcun preavviso la famiglia. Volendo trascorrere quanto più tempo possibile con suo figlio, la mamma di Alessandro e lo stesso si recano in spiaggia dove, ancor oggi ancora inspiegabilmente, avviene un incidente in mare che coinvolge la donna che affoga e viene tratta a riva in coma. Avvisato telefonicamente, il marito riparte immediatamente dall’Italia ma, una volta giunto, non può far altro che constatare l’impossibilità per la moglie di sopravvivere. In base alle leggi della Thailandia, dopo aver verificato l’impossibilità di salvarla e vedendone progressivamente peggiorare le condizioni, almeno per salvarne la dignità personale evitandole un inutile, forzoso e dolorosissimo accanimento terapeutico, Mirko Sara acconsente a staccare la spina agli apparati elettronici che tengono in vita la moglie, la quale si spegne lasciando Alessandro orfano ad appena 11 anni e a soli 3 giorni da un match. Entrambi, padre e figlio, decidono comunque di far salire il ragazzo sul ring e di rispondere alla vita affrontandola a viso aperto e senza mai indietreggiare.
Alessandro continua a combattere, adesso anche con una motivazione in più, per onorare sua madre e ribadire ancora una volta quanto fosse stata giusta la scelta di mutare completamente vita in modo così radicale. Sono trascorsi 4 anni circa da quel giorno, oggi Alessandro ha alle spalle oltre 60 match, dei quali 15 al prestigioso Lumpinee, con uno score di 10 vittorie, 3 sconfitte e 2 pareggi ed il prossimo 21 Aprile, dopo oltre 5 anni di assenza, Alessandro Sara tornerà in Italia, per combattere sul ring del Thai Fight, dove molto probabilmente anche il sottoscritto sarà presente, in modo da abbracciare lui e suo padre, un piccolo ed un grande uomo che hanno saputo reagire a quel fiele che la vita spesso ti fa ingerire.

Emiliano Palombi

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