It’s time per il nostro colosso Mauro Cerilli pronto a poche ore dalla unificazione dei titoli CAGE WARRIORS.. forza Mauro…

Buonasera a tutti!
Dopo la grande prestazione e la conseguente vittoria del titolo dei pesi massimi Cage Warriors, ecco a voi l’intervista esclusiva al grandissimo Mauro “the Hammer” Cerilli:

D: Bentrovato Mauro, innanzitutto ti ringraziamo per averci concesso quest’intervista: è un onore per noi averti su Spirito Guerriero. Sei l’attuale campione dei pesi massimi di Cage Warriors, una delle maggiori promotions a livello europeo. Ti aspettavi una loro chiamata dopo la schiacciante vittoria contro Parobiec? Come hai reagito alla notizia?

R: Non mi aspettavo la loro chiamata, all’epoca ero in trattativa con altre organizzazioni, principalmente in Russia; quando però si è prospettata questa possibilità ho accettato subito, dato anche che inizialmente avrei dovuto combattere contro Moore, un fighter con cui avevo dei precedenti.

D: Il tuo ultimo match, contro l’olandese Nills van Noord, è stato probabilmente l’incontro fino ad ora più importante della tua carriera ed una delle tue migliori performance. Come ti sei preparato mentalmente e fisicamente a questo grande appuntamento? Hai modificato qualcosa rispetto alla tua preparazione tipica?

R: La preparazione in vista di questo match è stata completamente diversa rispetto alle precedenti. Logicamente il camp era stato improntato nell’ottica di affrontare Moore. Purtroppo hanno dovuto cambiare avversario a preparazione in corso, quindi siamo stati costretti a modificare il gameplan iniziale; però abbiamo curato tutto nei minimi dettagli: parte atletica, fisica, massa, ho seguito un nuovo tipo di alimentazione. Ci siamo preparati al meglio per avere questo tipo di performance: velocità, esplosività e potenza.

D: La tua prima difesa titolata è già stata pianificata: il 24 marzo a Londra, contro l’attuale campione dei pesi mediomassimi Karl Moore. Il nord-irlandese è un fighter di spessore, con cui avresti già dovuto combattere ben due volte ma, in entrambi i casi, il match è purtroppo saltato, non per causa tua. Raccontaci le tue impressioni ed il tuo stato d’animo in vista di questa grande opportunità ed anche le tue considerazioni riguardo l’avversario.

R: Come dicevo prima è già la seconda volta che avrei dovuto confrontarmi con Moore, salvo poi veder saltare tutto prima dell’incontro: in entrambe le occasioni sono rimasto molto deluso. Ci tengo moltissimo oramai ad affrontarlo, a prescindere dal risultato. So che non sarà un match facile, so che sarà il match più duro della mia carriera, ma questo è quello che voglio, voglio mettermi alla prova; se poi sarà più forte ci sarà poco da fare, ma questo si vedrà in gabbia.

D: Come anticipato precedentemente, Cage Warriors è una promotion molto importante a livello europeo, da cui sono passati grandi atleti che hanno fatto il salto in UFC proprio dopo importanti vittorie conquistate in queste gabbie (mi limito a citare, fra i più conosciuti, Conor McGregor e Michael Bisping). Quali sono le tue ambizioni ed i tuoi progetti per il futuro prossimo? Come ti consideri paragonandoti al livello medio dei fighter militanti in Bellator e nell’UFC?

R: Il mio obiettivo è entrare in UFC, e so che per arrivare dove mi sono prefissato devo passare da Cage Warriors. Sono conscio delle difficoltà che incontrerò in questa promotion, ma nella vita nessuno ti regala niente e sono sempre stato abituato a prendermi quello che volevo, a crederci fino alla fine, e sarà così anche questa volta. Non mi sento assolutamente inferiore al livello medio degli atleti UFC e sono pronto a competere con loro; devo solo battere Moore, e magari l’UFC si convincerà.

D: Le MMA, in Italia, sono uno sport in forte espansione, ma devono ancora raggiungere il livello di altri paesi in cui sono più radicate. Come è possibile, secondo te, velocizzare questo processo ed abbattere i pregiudizi, stupidi, che purtroppo circondano ancora questa disciplina?

R: In Italia abbiamo una cultura diversa, purtroppo abbiamo solo il calcio: tutti gli altri sono considerati sport minori. Le soddisfazioni migliori, agli italiani, le danno però questi sport, ingiustamente bollati come minori. Penso che il calcio sia ormai solo uno sperpero di soldi, con più violenza, soprattutto sugli spalti, che nella nostra disciplina. Non credo sia possibile velocizzare ancor di più l’espansione delle MMA, stiamo già facendo moltissimo, ti basti pensare alla crescita che abbiamo avuto negli ultimi due anni. E’ solamente questione di tempo.

D: Parlando di MMA italiane, soprattutto per fighter di alto livello come te, un argomento ricorrente sono i campi di preparazione. Molti atleti d’elite, fra cui Vettori, Di Chirico, Borella e Scatizzi, hanno deciso di trasferire oltreoceano (o, nel caso di Scat, in Irlanda) la preparazione dei loro match. Pensi che sia possibile, raggiunto un certo livello, continuare la preparazione in Italia oppure diventa quasi obbligatorio confrontarsi con realtà più profonde?

R: Io dico che non bisogna andare per forza all’estero per allenarsi in maniera competitiva, personalmente ho fatto un camp di alto livello a soli 150 km da casa mia. Con un po’ di sacrificio si può arrivare a fare delle cose buone anche in Italia, ovviamente circondandosi con le persone giuste: sparring partner ottimi ed istruttori preparati. Certo, andare in America sarebbe un sogno anche per me, purtroppo però non sono più un ragazzino che pensa solo ad allenarsi, combattere ed a dare aria alla bocca; io oltre a questo ho un lavoro, una vita, una famiglia qua in Italia.

D: Come e quando ti sei avvicinato al mondo delle MMA? Con quale disciplina hai, invece, iniziato il tuo viaggio negli sport da combattimento?

R: Ho iniziato all’incirca a 6 anni con il Judo, fino ai 16, facendo diverse gare a livello agonistico e togliendomi parecchie soddisfazioni. Durante l’adolescenza, come succede a molte persone, mi sono perso: ho lasciato stare con il Judo, ho intrapreso altre strade e mi sono sposato giovane. A 28 anni ho deciso di cominciare questo percorso nelle MMA, all’epoca uno sport nuovo in Italia, e, nonostante ci capissi molto poco, mi sembrava di averlo dentro: lo vedevo in televisione e dicevo: “Questo è il mio sport”.

D: Bene, ora che la nostra intervista è quasi giunta al termine, voglio ringraziarti nuovamente per la tua gentilezza e per la tua disponibilità, e voglio farti un enorme in bocca al lupo, a nome mio e di tutto lo staff di Spirito Guerriero, per i tuoi prossimi impegni. Ti lascio questo spazio finale libero, nel caso in cui ci tenessi a dire altro che non è stato trattato in questa nostra chiacchierata.

R: Non ho nulla da aggiungere, i ringraziamenti sono sempre per le persone che mi sono vicine, che mi vogliono bene e per i miei fan, che mi seguono e mi stanno facendo sentire un calore mostruoso, un calore che non avevo mai sentito prima.

A cura di MATTEO MANFREDINI

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